La presidenza svedese intende iniziare a lavorare alla ripresa economica a lungo termine dell’UE


Fredrik Reinfeldt, Primo Ministro della Svezia
- nuovo Presidente del Consiglio europeo

Foto: Pawel Flato

Gestire la crisi economica e finanziaria e far fronte ai cambiamenti climatici, queste le principali sfide poste alla presidenza svedese, dichiara il Primo Ministro Fredrik Reinfeldt in un’intervista esclusiva per il sito web del Consiglio.

Signor Primo Ministro, quali sono le principali priorità della presidenza svedese del Consiglio dell’Unione europea?

Durante la nostra presidenza affronteremo molte sfide. Dobbiamo continuare a gestire la peggiore crisi economica e finanziaria dal 1930. In autunno l’Europa dovrà affrontare un aumento della disoccupazione e dell’esclusione sociale. Nel contempo, cresce la minaccia rappresentata dal cambiamento climatico. Credo che quest’ultima sfida vada affrontata assieme, a livello europeo e mondiale. Grande importanza riveste pertanto la conferenza sul clima, che l’ONU terrà a Copenaghen in dicembre e in cui la Svezia rappresenterà l’UE.

Con quali iniziative il suo paese intende aiutare l’UE a fronteggiare la crisi economica, rilanciare l’economia e rafforzare la competitività europea sul piano mondiale?

Il primo obiettivo della presidenza svedese in campo economico sarà di gestire gli sforzi dell’UE per combattere la crisi economica. Quando, lo scorso autunno, la crisi finanziaria è dilagata in tutto il mondo, l’UE è riuscita a fronteggiare la grave situazione. Durante la nostra presidenza, dobbiamo continuare a gestire la crisi, iniziando nel contempo a lavorare alla ripresa a lungo termine.

Occorre rafforzare il sistema di vigilanza dei mercati finanziari all’interno dell’UE e ripristinare il funzionamento di tali mercati e la fiducia nei medesimi. È inoltre necessario ristrutturare i sistemi di incentivi in modo che non premino comportamenti irresponsabili. Dobbiamo anche avviare il dibattito sulle politiche fiscali degli Stati membri e convenire una strategia comune di uscita per ritornare alle norme del patto di stabilità e crescita.


La presidenza svedese affronterà anche la realtà che i cittadini di tutta l’Europa vivono attualmente. Negli ultimi mesi, milioni di europei hanno perduto il posto di lavoro e altri milioni guardano con preoccupazione al futuro. La disoccupazione è una dura conseguenza della crisi economica e dobbiamo affrontare tale sfida evitando di muoverci in una direzione protezionistica. Bisogna riformare, adattare, modernizzare e trovare una strategia rinvigorita per la crescita sostenibile e la piena occupazione. Credo che una strategia del genere aumenterà la competitività dell’Unione europea nel tempo.

In che modo il fatto che la Svezia non partecipa alla zona dell’euro influirà sull’efficacia delle azioni della sua presidenza a livello economico?

Esercitare la presidenza dell’Unione europea significa agire nell’interesse di tutti gli Stati membri, sia di quelli che partecipano alla zona dell’euro che di quelli che non vi partecipano. La crisi economica e finanziaria costituisce una sfida per tutta l’Europa. Durante la nostra presidenza, ci adopereremo al massimo per guidare tutti gli Stati dell’UE attraverso questi tempi difficili.

Quale ruolo svolgerà la presidenza svedese nel garantire che l’Unione europea non solo affronti la minaccia posta dal cambiamento climatico, ma diventi anche un leader nello sviluppo delle nuove tecnologie necessarie?

La lotta al cambiamento climatico riveste una grande importanza per la Svezia, come pure per l’UE e il mondo intero. Si tratta di un problema che ci riguarda tutti. Con lo scioglimento dei ghiacciai e l’innalzamento del livello dei mari, il cambiamento climatico è diventato una questione di sopravvivenza. Possiamo inoltre constatare come i resoconti provenienti dal mondo accademico diventino sempre più allarmanti.

Se vogliamo rafforzare la nostra competitività sul piano mondiale, è essenziale intensificare la lotta al cambiamento climatico. In altri termini, soluzioni sostenibili sotto il profilo ambientale significano un numero maggiore di posti di lavoro e un maggiore riconoscimento economico nel lungo periodo. L’integrazione di una prospettiva sostenibile nella nuova strategia di Lisbona per la crescita e l’occupazione è determinante non solo da un punto di vista ambientale, ma anche sotto il profilo economico e della concorrenza.

Il suo paese è un forte sostenitore di ulteriori allargamenti dell'UE. Quali iniziative intende intraprendere riguardo ai negoziati di adesione con la Croazia e la Turchia ed alle ambizioni europee dei paesi dei Balcani occidentali?

Il proseguimento dei negoziati di adesione con la Turchia e la Croazia sarà una priorità della nostra presidenza, ma i progressi dipenderanno principalmente dagli sforzi di riforma compiuti da questi paesi. Durante la nostra presidenza ci occuperemo anche del follow up e del riesame dei progressi nel quadro dell'attuazione da parte della Turchia del cosiddetto protocollo di Ankara. Ovviamente la soluzione della questione di Cipro avrebbe un effetto positivo per le prospettive di adesione all'UE della Turchia, oltre che per la regione e per l'UE nel suo insieme.

L'allargamento ha rafforzato la stabilità, la sicurezza e la prosperità nell'UE, oltre ad accrescere la nostra influenza sulla scena mondiale. Continuare su questa via è dunque importante per tutta l'Unione. In questo contesto, la presidenza svedese rafforzerà ulteriormente la prospettiva di adesione dei paesi dei Balcani occidentali sulla scorta dei progressi compiuti da ciascuno di essi.


Quali proposte la presidenza svedese intende avanzare per rendere l'Unione europea più aperta e sicura?

Durante la nostra presidenza metteremo a punto una nuova strategia nel settore della giustizia e degli affari interni, denominata Programma di Stoccolma. È necessario rafforzare e sviluppare la cooperazione in questo settore per adeguarci alle nuove realtà che si presentano in Europa. L'UE attuale, composta da 27 Stati membri e 500 milioni di cittadini, è molto diversa dall'Unione fondata cinquant'anni fa. Dobbiamo riuscire a garantire ai nostri cittadini la sicurezza e lo stato di diritto in qualsiasi parte dell'UE essi decidano di studiare, lavorare o vivere.

Il Programma di Stoccolma traccerà orientamenti sui nostri progetti futuri e comprenderà una politica in materia di asilo più integrata, all'insegna di una maggiore solidarietà, insieme ad un rafforzamento della certezza del diritto per i rifugiati che arrivano negli Stati membri dell'UE, ed ancora un maggior coordinamento nella lotta alla criminalità e al terrorismo transnazionali. Al tempo stesso è importante stabilire il giusto equilibrio tra la lotta alla criminalità ed il rispetto dei diritti individuali.

Quali sono le aspettative della Svezia riguardo alla nuova strategia dell'UE per la regione del Mar Baltico?

Con l'allargamento dell'UE del 2004 otto dei nove paesi della regione del Mar Baltico sono diventati membri dell'UE. Penso che sia giunto il momento che i paesi di questa regione comincino a lavorare in stretta collaborazione per far fronte alle sfide regionali, come l'inquinamento e l'eutrofizzazione. Il Mar Baltico è il più grande mare interno nell'ambito dell'UE ed è molto vulnerabile; per questo è importante lavorare insieme per risolvere i problemi ambientali che lo affliggono. La strategia intende anche favorire la competitività e la crescita della regione, migliorando il funzionamento del mercato interno ed aumentando la cooperazione nell'innovazione e nella ricerca.

Un altro obiettivo della strategia dell'UE per il Mar Baltico è quello di rendere la regione più sicura, lottando contro la tratta degli esseri umani e rafforzando la cooperazione di polizia, la sorveglianza navale e la cooperazione militare tra i paesi della regione.

Spero che la regione del Mar Baltico possa nel tempo rappresentare un modello per altre regioni dell'UE.

Come valuta il lavoro di coordinamento della "troika" presidenziale dell'UE con la Francia e la Repubblica ceca?

La cooperazione tra Francia, Repubblica ceca e Svezia è stata intensa e fruttuosa. Il modello della "troika" ha dato ottimi risultati, permettendoci tra l'altro di conoscerci meglio e di condividere i rispettivi programmi. Si tratta di un lavoro utilissimo che rende più fluido il funzionamento delle presidenze a rotazione. Abbiamo anche stabilito stretti contatti con la Spagna, che assumerà la presidenza del Consiglio nel gennaio 2010.




01/07/2009