Risanamento e risoluzione delle banche

Obiettivi principali:

  • maggiore stabilità finanziaria
  • maggiore fiducia nelle banche
  • migliore tutela dei depositanti
  • migliore tutela dei fondi pubblici
  • corretto funzionamento del mercato interno dei servizi finanziari

Le norme a livello dell'UE in materia di risanamento e risoluzione delle banche (la direttiva sul risanamento e la risoluzione delle banche) disciplinano la prevenzione delle crisi bancarie e garantiscono una risoluzione ordinata delle crisi che toccano le banche in dissesto, riducendone al minimo, nel contempo, l'impatto sull'economia reale e le finanze pubbliche.La direttiva pertanto rappresenta una delle pietre angolari del codice unico europeo.

In breve

Le norme in materia di risanamento e risoluzione delle banche:

  • forniscono alle autorità nazionali strumenti e poteri unificati per occuparsi efficacemente delle banche nazionali e transfrontaliere in dissesto o a rischio di dissesto
  • riducono al minimo l'impatto negativo dei fallimenti bancari sui contribuenti (istituendo norme di bail-in)
  • istituiscono fondi di risoluzione, finanziati dal settore bancario, per fornire sostegno alle banche in dissesto, se necessario

Principali elementi della direttiva 

In sostanza, la direttiva consente alle autorità nazionali dell'UE di affrontare le potenziali crisi bancarie a tre livelli:

  1. preparazione e prevenzione 
  2. intervento precoce, allorché la banca si trova in difficoltà o viola i requisiti patrimoniali
  3. risoluzione, quando la banca perde la sua solidità

1. Prevenzione 

Misure preparatorie e preventive fondamentali: 

Piani e norme

Tutte le banche nell'UE devono approntare i propri piani di risanamento e aggiornarli ogni anno. I piani devono includere misure cui le banche potrebbero ricorrere qualora la loro situazione subisse un grave deterioramento. 

Le autorità nazionali di risoluzione devono approntare per ciascuna banca piani di risoluzione in cui si predispongono le azioni che le banche dovrebbero intraprendere qualora si rendesse necessaria la risoluzione. 

All'autorità bancaria europea è assegnato il compito di elaborare norme tecniche vincolanti, orientamenti e relazioni relativi ai principali settori del risanamento e della risoluzione.

Fondo di risoluzione ex ante

Ciascuno Stato membro deve istituire un fondo di risoluzione ex ante (o un meccanismo di finanziamento equivalente) finanziato dal settore bancario che possa essere usato in caso di fallimento bancario.

I contributi annuali delle banche si basano sulle passività e sui rischi assunti dalle stesse. Entro il 2025 ciascun fondo di risoluzione nazionale dovrà raggiungere almeno l'1% dei depositi protetti di tutti gli enti creditizi operanti nel loro paese.

I fondi di risoluzione:

  • forniscono sostegno temporaneo alle banche di cui si rende necessaria la risoluzione (sotto forma di prestiti, garanzie, acquisto di attività o capitale per enti-ponte)
  • possono essere usati per indennizzare azionisti o creditori, ma solo se le perdite di questi ultimi nel contesto della procedura di bail-in superano le perdite che avrebbero subito nel contesto delle procedure di insolvenza
  • possono essere usati per assorbire le perdite o ricapitalizzare una banca in casi definiti ed eccezionali

2. Intervento precoce

Le autorità nazionali di risoluzione hanno il potere di intervenire prima che la situazione di una banca si deteriori irreparabilmente. Hanno la facoltà di:

  • richiedere l'attuazione di riforme urgenti
  • richiedere alla banca di elaborare un piano per la ristrutturazione del debito con i propri creditori
  • modificare la gestione della banca e nominare amministratori straordinari o amministratori temporanei

Lo scopo è assicurare la continuità dei servizi essenziali della banca e il suo rapido risanamento.

3. Risoluzione delle crisi 

Se la banca verte in una situazione talmente critica da far sì che il suo risanamento entro un adeguato periodo di tempo risulti irrealistico, le autorità nazionali di risoluzione hanno il potere di:

  • vendere una parte dell'attività
  • istituire un ente-ponte per proseguire le funzioni più importanti (ovvero trasferire temporaneamente le attività sane delle banche a un’entità gestita da enti pubblici
  • separare le attività sane da quelle deteriorate (le attività compromesse sarebbero trasferite a organismi di gestione delle attività
  • attuare misure di bail-in, ossia convertire il debito in azioni o svalutarlo. In questo modo le perdite sono imputate, secondo un ordine stabilito, agli azionisti e ai creditori della banca e non ai contribuenti

Il metodo per la risoluzione dipenderà dalla singola banca e dal piano di risoluzione approntato per essa.

Le misure di bail-in sono entrate in vigore il 1º gennaio 2016.

Chi sosterrà i costi di una banca in dissesto? 

Quando una banca deve essere assoggettata a risoluzione, i costi sono sostenuti in primo luogo dagli azionisti e dai creditori della banca ("bail-in") e quindi coperti da un fondo di risoluzione.

I depositi di persone fisiche o di piccole e medie imprese sono esenti da tale norma. Tali depositi sono trattati in modo preferenziale, ossia occupano l'ultimo posto nella procedura di bail-in. 

I depositi di privati cittadini e di piccole e medie impresefino a 100 000 EUR sono esenti da qualsiasi perdita e protetti dal sistema di garanzia dei depositi. Gli altri tipi di passività esclusi in via permanente dal bail-in sono i depositi protetti e le obbligazioni garantite.

Il fondo di risoluzione può essere usato solo quando siano state imputate agli azionisti e ai creditori di una banca perdite per almeno l'8% delle passività totali della banca stessa. 

Il contributo del fondo è limitato al 5% delle passività totali della banca. In circostanze eccezionali, laddove il limite del 5% sia stato raggiunto e solo dopo il ricorso alla procedura di bail-in, l'autorità di risoluzione può tentare di reperire finanziamenti ricorrendo a meccanismi alternativi. Ciò sarebbe possibile in situazioni di emergenza laddove il ricorso estensivo al bail-in dei creditori potrebbe mettere a repentaglio la stabilità finanziaria. 

In casi di eccezionale gravità, decretati dalla Commissione europea, sarebbe possibile far ricorso al sostegno pubblico sotto forma di strumenti governativi di stabilizzazione subito dopo il bail-in dell'8%.

Cooperazione con paesi terzi 

Ai gruppi bancari globali saranno necessari accordi speciali per la cooperazione tra le pertinenti autorità di risoluzione degli Stati membri dell'UE e le controparti di paesi terzi.

La direttiva prevede che la Commissione europea presenti proposte al Consiglio per la negoziazione di accordi con uno o più paesi terzi in merito a tale cooperazione.

Entrata in vigore

La direttiva è entrata in vigore il 1º gennaio 2015.

Le relative procedure di bail-in sono applicabili dal 1º gennaio 2016.