Accordo di Cotonou

L'accordo di Cotonou è il quadro generale per le relazioni dell'UE con i paesi dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP). È stato adottato nel 2000 per sostituire la convenzione di Lomé del 1975.

Si tratta dell'accordo di partenariato più completo tra paesi in via di sviluppo e UE, che riguarda le relazioni dell'UE con 79 paesi, tra cui 48 dell'Africa subsahariana.

L'accordo di Cotonou è inteso a ridurre e in definitiva eliminare la povertà e contribuire all'integrazione progressiva dei paesi ACP nell'economia mondiale. Si basa su tre pilastri:

  • cooperazione allo sviluppo
  • cooperazione economica e commerciale
  • dimensione politica

Il futuro delle relazioni UE-ACP dopo il 2020

Nel novembre 2016 il Consiglio ha avviato una discussione sulla natura e la struttura delle future relazioni tra l'UE e i paesi ACP dopo la scadenza dell'accordo di Cotonou nel febbraio 2020.

La discussione ha preso le mosse da una comunicazione congiunta della Commissione europea e dell'alto rappresentante, adottata il 22 novembre 2016, che si incentra sui tre principali aspetti delle relazioni future: la struttura, la natura di un possibile nuovo accordo e il suo ambito di applicazione geografico.

Istituzioni congiunte

Il Consiglio dei ministri ACP-UE è l'istituzione suprema del partenariato ACP-UE. Si riunisce una volta l'anno, alternativamente a Bruxelles e in un paese ACP, ed è formato da:

  • membri del Consiglio dell'UE
  • un membro della Commissione
  • un membro del governo di ciascuno Stato ACP

Il Comitato degli ambasciatori ACP-UE assiste il Consiglio dei ministri e controlla l'attuazione dell'accordo di Cotonou.

Il Comitato di cooperazione per il finanziamento dello sviluppo ACP-UE esamina l'attuazione della cooperazione per il finanziamento dello sviluppo e ne monitora i progressi.

Il Comitato ministeriale misto ACP-UE per il commercio discute qualunque questione inerente al commercio che sia motivo di preoccupazione per tutti gli Stati ACP. Monitora i negoziati e l'attuazione degli accordi di partenariato economico. Esamina inoltre l'impatto dei negoziati commerciali multilaterali sugli scambi ACP-UE e sullo sviluppo delle economie dei paesi ACP.

L'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE è un organo consultivo formato dallo stesso numero di rappresentanti UE e ACP. Promuove i processi democratici e favorisce una migliore comprensione tra i popoli dell'UE e quelli degli Stati ACP. Discute inoltre le questioni riguardanti lo sviluppo e il partenariato ACP-UE, compresi gli accordi di partenariato economico.

Attività in corso

1. Sviluppo

L'UE sostiene programmi e iniziative a favore di vari paesi del gruppo di Stati ACP. Esistono anche programmi per l'ulteriore crescita economica e lo sviluppo a livello regionale di determinate regioni del gruppo ACP.

L'UE finanzia la maggior parte dei suoi programmi di sviluppo per i paesi partner ACP attraverso il Fondo europeo di sviluppo (FES). Tali fondi non fanno parte del bilancio generale dell'UE, ma sono disciplinati da un accordo interno tra gli Stati membri riuniti in sede di Consiglio.

L'11º FES, adottato nel 2013, è operativo dal 2014 al 2020 e ha una dotazione complessiva di 30,5 miliardi di EUR.

2. Commercio

L'UE ha negoziato una serie di accordi di partenariato economico (APE) con i 79 paesi ACP. Obiettivo di tali accordi è creare un partenariato condiviso per il commercio e lo sviluppo, basato sul sostegno allo sviluppo.

Il Consiglio affida alla Commissione il mandato per negoziare tali accordi e deve firmare l'accordo finale - una volta messo a punto.

APE con i paesi africani

Nel luglio 2014, 16 paesi dell'Africa occidentale, la Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale (ECOWAS) e l'Unione economica e monetaria dell'Africa occidentale (UEMOA) hanno avviato un accordo con l'UE. Il processo di firma è attualmente in corso.

Nel luglio 2014 si sono inoltre conclusi positivamente i negoziati con i paesi della Comunità per lo sviluppo dell'Africa australe. L'accordo è stato firmato il 10 giugno 2016 a Kasane, in Botswana, ed è entrato in vigore in via provvisoria il 10 ottobre 2016.

Nell'ottobre 2014 si sono conclusi positivamente i negoziati con la Comunità dell'Africa orientale. Il processo di firma è attualmente in corso.

Il Camerun è stato l'unico paese della regione a firmare l'APE tra l'UE e l'Africa centrale il 15 gennaio 2009. Il 4 agosto 2014 l'accordo è entrato in vigore in via provvisoria.

Per quanto riguarda la regione dell'Africa orientale e australe, Maurizio, le Seychelles, lo Zimbabwe e il Madagascar hanno firmato un APE nel 2009, che è applicato a titolo provvisorio dal 14 maggio 2012.

APE nella regione dei Caraibi

Nell'ottobre 2008 l'UE ha firmato un APE con il Forum caraibico (CARIFORUM), un gruppo di 15 Stati caraibici. Il CARIFORUM UE-APE è applicato a titolo provvisorio dal 29 dicembre 2008.

APE nella regione del Pacifico

L'APE interinale tra l'UE e gli Stati ACP del Pacifico è stato firmato dalla Papua Nuova Guinea nel luglio 2009 e dalle Figi nel dicembre 2009. La Papua Nuova Guinea lo ha ratificato nel maggio 2011. Nel luglio 2014 le Figi hanno deciso di iniziare ad applicare l'accordo a titolo provvisorio. Dei 14 paesi del Pacifico, alla Papua Nuova Guinea e alle Figi si deve la maggior parte degli scambi ACP-UE.

3. Migrazione

Risposta alle pressioni migratorie

Il Consiglio e il Consiglio europeo stanno lavorando alla definizione di una politica migratoria europea globale

La migrazione costituisce un aspetto importante delle relazioni UE-ACP. Il quadro della cooperazione in questo settore è definito dall'articolo 13 dell'accordo di Cotonou.

Tale articolo comprende paragrafi riguardanti il miglioramento delle condizioni nei paesi di origine e di transito, la migrazione legale e il rimpatrio degli immigrati irregolari.

Nel novembre 2015 l'UE e i leader africani dei paesi maggiormente interessati hanno tenuto un vertice per rafforzare la cooperazione politica in materia di migrazione. Hanno concordato un piano d'azione che include 16 azioni concrete da avviare o attuare entro la fine del 2016.

4. Procedura di consultazione (articolo 96)

L'accordo di Cotonou prevede una procedura che può essere utilizzata nei casi in cui una delle parti non rispetti gli elementi essenziali del partenariato, tra cui il rispetto dei diritti umani, dei principi democratici e dello stato di diritto.

L'obiettivo di questa procedura è una normalizzazione delle relazioni tra i partner. Se non viene raggiunto un accordo, la parte che ha avviato la procedura può adottare misure sui progetti di cooperazione e gli aiuti allo sviluppo.

Da parte dell'UE, il Consiglio può avviare tale procedura tramite un invito a consultazioni. Il Consiglio conduce le consultazioni e adotta la decisione che porta alla loro conclusione.