La crescente instabilità nel vicinato meridionale dell'UE ha fatto aumentare il numero di persone che cercano di raggiungere l'Unione europea. L'UE e i suoi Stati membri stanno intensificando gli sforzi per definire una politica migratoria europea efficace, umanitaria e sicura.

Il Consiglio europeo svolge un ruolo importante in questo settore, in quanto fissa le priorità strategiche. Sulla base di tali priorità il Consiglio dell'UE stabilisce determinate linee di azione e predispone i mandati di negoziato con i paesi terzi. Adotta inoltre atti legislativi e definisce programmi specifici.

Negli ultimi mesi, il Consiglio e il Consiglio europeo hanno contribuito a elaborare una forte risposta in diversi settori. La cronistoria delle pressioni migratorie fornisce una panoramica dei principali sviluppi dei lavori del Consiglio e del Consiglio europeo volti a elaborare una risposta dell'UE alla pressione migratoria.

Mappa interattiva del vertice di La Valletta sulla migrazione
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La presidenza del Consiglio, inoltre, ha attivato i dispositivi integrati per la risposta politica alle crisi (IPCR), che forniscono strumenti per intensificare il sostegno alla risposta del Consiglio in caso di crisi, a livello sia politico che operativo, con la Commissione, il SEAE e le agenzie competenti.

La politica migratoria dell'UE comprende i seguenti aspetti:

  • cooperare con i paesi di origine e di transito
  • rafforzare le frontiere esterne dell'UE
  • gestire i flussi migratori e contrastare le attività legate al traffico di migranti
  • riformare il sistema europeo comune di asilo
  • offrire percorsi di migrazione legali
  • promuovere l'integrazione dei cittadini di paesi terzi

Cooperare con i paesi di origine e di transito

L'approccio globale in materia di migrazione e mobilità (GAMM) costituisce il quadro generale per le relazioni dell'UE con i paesi terzi. Nel quadro del GAMM sono stati avviati e sviluppati diversi dialoghi sulla migrazione e sono stati istituiti quadri di cooperazione con i paesi terzi interessati. Nel 2015 i leader dell'UE hanno concordato un piano d'azione a La Valletta per rispondere al flusso migratorio verso l'UE proveniente principalmente dai paesi africani. Nel 2016 il Consiglio europeo ha approvato l'istituzione di un nuovo quadro di partenariato in materia di migrazione per approfondire la cooperazione con i principali paesi di origine. Lo stesso anno è stata adottata la dichiarazione UE-Turchia al fine di contrastare il flusso migratorio irregolare verso l'UE attraverso la Turchia. Inoltre l'UE sta prendendo provvedimenti per far fronte alle esigenze umanitarie urgenti dei rifugiati siriani in Turchia, Giordania e Libano.

Rafforzare le frontiere esterne dell'UE

La gestione efficace delle frontiere esterne dell'UE è essenziale affinché la libera circolazione all'interno dell'UE funzioni correttamente. L'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera è stata varata nell'ottobre 2016 in seguito all'invito del Consiglio europeo del settembre 2015 a rafforzare i controlli alle frontiere esterne. È in corso di negoziazione l'adozione di controlli rafforzati alle frontiere esterne, nonché il potenziamento dei controlli mediante l'uso delle nuove tecnologie.

Concetti chiave

Accordo di riammissione: stabilisce regole relative al ritorno di persone in situazione di soggiorno irregolare nei paesi di origine o di transito.

Ricollocazione: trasferimento di persone che hanno chiesto protezione internazionale dallo Stato membro incaricato di esaminarne la domanda (attualmente la Grecia o l'Italia) a un altro Stato membro dell'UE.

Reinsediamento: trasferimento da un paese terzo in uno Stato membro dell'UE di sfollati di paesi terzi in evidente bisogno di protezione internazionale.

Gestire i flussi migratori e contrastare le attività legate al traffico di migranti

Una delle priorità principali della politica migratoria dell'UE è la prevenzione della migrazione illegale nonché il rimpatrio dei migranti irregolari nei rispettivi paesi di origine. La direttiva sui rimpatri stabilisce regole chiare, trasparenti ed eque riguardo al rimpatrio di cittadini irregolari di paesi terzi. Gli accordi di riammissione dell'UE sono fondamentali per l'attuazione della politica di rimpatrio dell'Unione. L'UE ha inoltre istituito una serie di operazioni navali finalizzate a garantire la sicurezza delle frontiere dell'UE, salvare le vite dei migranti in mare e combattere le reti della tratta degli esseri umani e i trafficanti.

Riformare il sistema europeo comune di asilo

La crisi migratoria ha evidenziato la necessità di riformare il sistema europeo comune di asilo (CEAS). Nell'ambito del quadro vigente i richiedenti asilo non sono trattati in maniera uniforme e i tassi di riconoscimento variano, il che può incoraggiare i movimenti secondari e la caccia all'asilo più vantaggioso. Il Consiglio sta esaminando sette proposte legislative presentate dalla Commissione europea per riformare il CEAS.

Offrire percorsi di migrazione legali

L'UE si è impegnata ad offrire vie di accesso all'Europa sicure e legali a chi ha bisogno di protezione internazionale. Nel luglio 2015 gli Stati membri hanno concordato di reinsediare 22 504 persone. La dichiarazione UE-Turchia del marzo 2016 prevede che per ogni siriano che ritorna in Turchia dalle isole greche un altro siriano sarà reinsediato dalla Turchia nell'UE. Il 13 luglio 2016 la Commissione ha proposto un quadro permanente dell'UE per il reinsediamento che istituisce standard e procedure comuni. Inoltre, il Consiglio sta esaminando una proposta per migliorare la direttiva "Carta blu" volta ad attirare persone altamente qualificate di cui l'economia dell'UE ha bisogno.

Promuovere l'integrazione dei cittadini di paesi terzi

Le misure di ricollocazione e reinsediamento adottate in risposta alla crisi dei rifugiati e dei migranti hanno evidenziato l'esigenza di sostenere gli Stati membri che hanno meno esperienza in materia di integrazione. Infatti, in tutta l'UE i cittadini di paesi terzi spesso incontrano ostacoli per quanto riguarda l'occupazione, l'istruzione e l'inclusione sociale. Nelle conclusioni del dicembre 2016 il Consiglio ha invitato gli Stati membri a scambiare le migliori prassi in materia di integrazione dei cittadini di paesi terzi, migliorare il monitoraggio e la valutazione dell'integrazione, nonché affrontare la questione del riconoscimento delle qualifiche e delle competenze dei cittadini di paesi terzi.