Relazione del presidente Donald Tusk al Parlamento europeo sul Consiglio europeo del 9 marzo e sulla riunione informale dei 27 capi di Stato o di governo del 10 marzo

Consiglio europeo
  • 15.3.2017
  • 09:45
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15.3.2017
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Preben Aamann
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I leader si sono riuniti giovedì scorso per il Consiglio europeo di marzo e, il giorno successivo, a 27 per discutere del futuro dell'Unione europea in vista del 60º anniversario dei trattati di Roma. Le discussioni si sono rivelate costruttive e mirate, nonostante il momento di tensione cui abbiamo assistito all'inizio.

Cominciamo dalla riunione del Consiglio europeo. Sulla base della relazione di attuazione del primo ministro Muscat abbiamo discusso dei progressi compiuti rispetto alle priorità in materia di migrazione, definite dai leader nella dichiarazione di Malta del 3 febbraio. I lavori sono stati avviati, ma adesso occorre accelerarne il ritmo se vogliamo iniziare a ottenere risultati prima dell'estate che, come sappiamo, si preannuncia impegnativa.

In secondo luogo, i leader hanno discusso con il presidente della Banca centrale europea delle prospettive per le economie dell'Unione europea e della zona euro. La situazione sta migliorando, e sta migliorando in ogni Stato membro dell'Unione. Ciò dimostra che le nostre strategie economiche procedono nella giusta direzione. Sebbene la disoccupazione sia ai livelli più bassi dal 2009, i leader sono stati chiari quanto alla necessità di ridurla ulteriormente, in particolare nelle regioni maggiormente colpite. La creazione di posti di lavoro resterà la nostra priorità in quanto mezzo più efficace per combattere le disuguaglianze e l'ingiustizia sociale.

I leader hanno riaffermato il ruolo dell'Europa quale modello di un commercio aperto, disciplinato da regole, libero ed equo. Il commercio rappresenta un elemento centrale per il successo economico dell'Europa, la quale, come ho detto diverse settimana fa, deve intensificare i colloqui commerciali con i partner in tutto il mondo, non da ultimo alla luce dei segnali di protezionismo che arrivano da altri paesi. Abbiamo convenuto di far progredire rapidamente i negoziati in corso, come quelli con il Giappone (i più avanzati), il Mercosur e il Messico. Già la prossima settimana discuteremo con il presidente Juncker delle modalità con cui far avanzare l'accordo commerciale con il Giappone in occasione della visita del primo ministro Abe a Bruxelles. È nostro sincero auspicio concludere i colloqui entro quest'anno. I leader hanno espresso la volontà di rafforzare le relazioni commerciali con la Cina. Al tempo stesso non esiteremo a difenderci, ove necessario, contro pratiche commerciali sleali. Siamo lieti del forte impegno del Parlamento europeo a compiere rapidi progressi per quanto riguarda la legislazione pertinente. In questo modo si aiuterà l'Europa a definire la norma globale per un commercio libero ed equo.

In serata abbiamo discusso delle tensioni nei Balcani occidentali. È apparso chiaro a tutti che forze interne ed esterne si stanno adoperando con determinazione per destabilizzare la regione. Ed è per questo che i leader hanno ribadito il loro inequivocabile sostegno ai Balcani occidentali e alla loro prospettiva europea. Abbiamo altresì espresso il nostro pieno impegno a sostenere riforme e progetti orientati all'UE, attualmente in corso. L'Unione europea rimane fedele alla promessa di Salonicco e pienamente impegnata a favore della stabilità e della prosperità della regione. Spero che questo segnale positivo dell'Europa verrà sentito.

I leader hanno inoltre esaminato i progressi compiuti in materia di cooperazione nel campo della sicurezza e della difesa, un ambito a cui il Consiglio europeo ha impresso nuovo slancio lo scorso dicembre in quanto priorità strategica. Hanno convenuto di tornare su questo tema a giugno.

Venerdì ci siamo riuniti informalmente a 27 in vista del 60º anniversario dei trattati di Roma. Vi è stata una discussione onesta e costruttiva sul nostro futuro comune, incentrata su quali dovrebbero essere i principali elementi della dichiarazione di Roma e della nostra agenda per il futuro.

Dal dibattito è emerso chiaramente che l'unità dei 27 sarà il nostro bene più prezioso. La nostra ultima riunione a Malta, i pareri espressi successivamente da alcuni Stati membri e il Libro bianco della Commissione non lasciano dubbi quanto al fatto che l'idea di un Europa a più velocità sarà uno dei temi discussi in vista dell'anniversario di Roma. E ne capisco i motivi.

Alcuni si aspettano cambiamenti sistemici che allenterebbero i legami all'interno dell'UE e rafforzerebbero il ruolo delle nazioni in relazione alla comunità. Altri, al contrario, cercano dimensioni dell'integrazione nuove e più profonde, anche se dovessero applicarsi soltanto ad alcuni Stati membri - una possibilità prevista peraltro dai trattati attualmente in vigore. Tuttavia, alla luce degli interessi della comunità di 27 paesi nell'ambito degli imminenti negoziati sulla Brexit e degli interessi strategici a lungo termine dell'UE, esorterò tutti ad adoperarsi per mantenere l'unità politica tra i 27.

Ecco perché, quando si discutono i diversi scenari per l'Europa, il nostro obiettivo principale dovrebbe essere rafforzare la fiducia reciproca e l'unità tra i 27. Dopo il dibattito della scorsa settimana posso affermare apertamente che tutti i 27 leader condividono questo obiettivo. Abbiamo avuto una discussione relativamente ottimista sul nostro futuro comune, con un approccio positivo da tutte le parti, senza alcuna eccezione. Come ho detto al termine della riunione, "se vuoi andare veloce, vai da solo. Se vuoi andare lontano, andiamo insieme."

È nostra intenzione comune commemorare il 60º anniversario con lo spirito di celebrazione e di sobria riflessione che merita. Jean-Claude e io continuiamo a collaborare strettamente su questo punto con i primi ministri Gentiloni e Muscat, che desidero ringraziare per gli sforzi profusi e la dedizione dimostrata.

Infine, per quanto riguarda la conferma della mia nomina a presidente del Consiglio europeo, non ho niente da aggiungere se non ribadire che sono davvero grato per la fiducia riposta in me e assolutamente determinato a lavorare con tutti gli Stati membri e le istituzioni per rendere l'UE migliore e più unita.

Il tema della Brexit non figurava all'ordine del giorno la scorsa settimana, ma permettetemi di condividere con voi due osservazioni, dato che questa è la nostra ultima riunione prima dell'attivazione dell'articolo 50 da parte del Regno Unito.

Farò tutto quanto in mio potere per garantire che in futuro l'UE e il Regno Unito siano legati da una stretta amicizia. Sentiremo molto la mancanza del Regno Unito in quanto Stato membro dell'UE. Allo stesso tempo, vorrei sottolineare ancora una volta che la porta dell'UE resterà sempre aperta per i nostri amici britannici.

Per quanto riguarda i negoziati, non avremo altra scelta se non avviare i colloqui di recesso una volta ricevuta la notifica del Regno Unito. Ci stiamo preparando accuratamente per questi negoziati, in stretta consultazione con gli Stati membri e con il Parlamento europeo. È nostro auspicio far sì che questo processo sia costruttivo e condotto in modo ordinato. Tuttavia, è necessario rispondere alle affermazioni, che assumono sempre più la forma di minacce, secondo cui, se non si raggiungerà un accordo, ciò sarà positivo per il Regno Unito e negativo per l'UE. Voglio essere chiaro: uno scenario in cui non venga raggiunto nessun accordo sarebbe negativo per tutti, ma soprattutto per il Regno Unito, poiché lascerebbe irrisolta una serie di questioni. Non ci faremo intimidire dalle minacce e posso assicurarvi che, semplicemente, non funzioneranno. Il nostro obiettivo è procedere a un divorzio armonioso e disporre di un buon quadro per il futuro. E sono lieto di sapere che il primo ministro Theresa May condivide questa posizione.

Vorrei aggiungere un'ultima cosa a proposito dei Paesi Bassi, dopo quello che è successo nel fine settimana. I Paesi Bassi sono l'Europa, e oggi voglio dire: l'Europa è i Paesi Bassi. Uno spazio di libertà e democrazia. Di sicuro Rotterdam, città di Erasmo, brutalmente distrutta dai nazisti, oggi governata da un sindaco nato in Marocco. Se qualcuno vede del fascismo a Rotterdam, quel qualcuno è completamente avulso dalla realtà. Siamo tutti solidali con i Paesi Bassi.

Per rispetto dei nostri amici dei Paesi Bassi, lasciatemelo ripetere in neerlandese.

Nederland is Europa en Europa is Nederland. Plaats van vrijheid en democratie. Zeker Rotterdam. Stad van Erasmus, door de Nazi's kapot geschoten, vandaag met een burgemeester geboren in Marokko. Dat heeft met fascisme NIETS te maken. Wij zijn allen solidair met Nederland.

Sì, siamo europei e ne siamo orgogliosi.