Discorso del presidente Donald Tusk ai presidenti dei parlamenti dell'UE a Roma

Consiglio europeo
  • 17.3.2017
  • 17:20
  • Discorso
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  • Affari istituzionali
17.3.2017
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Preben Aamann
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È impossibile essere ospite del Senato della Repubblica e non percepire la storia che trasudano queste mura di Palazzo Madama. Qui ci vengono alla mente non soltanto gli eventi della vita politica quotidiana, ma anche secoli di grandi avvenimenti che rappresentano il certificato di nascita dell'Europa. Ad esempio, Cicerone denuncia Catilina, dipinto da Cesare Maccari, che è uno dei capolavori che decorano le mura del Senato, è perfetto per oggi. È un'allegoria politica della lotta delle istituzioni democratiche contro il populismo ed è la rappresentazione del trionfo delle une sull'altro.

Ci ricorda anche, in primo luogo, che la forza di ogni comunità politica dipende dalla sua volontà di sopravvivere, dal suo vigore e dalla sua intelligenza e, in secondo luogo, che nella lotta politica darwiniana le parole sono state e saranno sempre le armi più potenti.

Cicerone ha affermato che la libertà è partecipazione al potere. Anche gli antichi greci e romani dibattevano su cosa realmente significasse essere liberi. Sessanta anni fa gli statisti di sei paesi hanno deciso che l'unica vera libertà era la libertà di agire insieme. In altri termini, sovranità significava avere un posto intorno al tavolo. Ecco perché nel 1957 è stato firmato il trattato di Roma. Io nascevo nello stesso anno e proprio nella realtà costruita dal trattato di Roma si è svolta tutta la mia vita. È inutile che vi spieghi quanto sia importante per me personalmente essere qui oggi.

Naturalmente tutto sembra più nobile, più deliberato e meglio calcolato, se visto nella prospettiva odierna. Esiste una tendenza a ricordare coloro che hanno firmato il trattato di Roma come geni politici ed evangelisti di un'Europa unita. La verità è che erano leader con i propri dubbi personali, sottoposti a una pressione incredibile degli eventi e che si trovavano in una condizione di profonda vulnerabilità. La mancanza collettiva di potere dell'Europa dopo la Seconda guerra mondiale li aveva spinti a riunirsi. Le alternative non erano attraenti. Gli orrori delle distruzioni portate dalla guerra erano ancora sotto gli occhi di tutti.

La vulnerabilità dei paesi europei in uno stato di timore ha dato loro l'umiltà, la lucidità e la grande saggezza di riunirsi per firmare il trattato di Roma, con il quale è cominciato un processo che ha riportato libertà e prosperità in molti paesi sia dell'Est che dell'Ovest e che ci ha aiutati a capire che quando l'Europa è debole sono deboli anche i singoli paesi che la compongono. Se l'Europa è forte, i suoi Stati membri sono forti. Solo restando uniti possiamo realizzare la nostra propria sovranità, cioè essere veramente liberi nel mondo. Valeva allora, vale ancora oggi e varrà ancora tra sessanta anni da oggi.

Il trattato di Roma ha trionfato anche perché è stato creato e ci è stato consegnato da governi basati sul consenso democratico. I parlamenti nazionali, di cui voi siete rappresentanti, hanno prestato i rispettivi poteri alla Comunità europea con un messaggio che la invitava ad agire nell'interesse comune. Questo prestito è stato in seguito ripagato con gli interessi, anche se ci sono stati ritardi e delusioni.

Una volta qualcuno disse "l'Europa è come un albero: cresce ogni giorno, ma non te ne accorgi mai". È un pensiero piuttosto romantico, ma pur sempre valido perché dal seme del trattato di Roma sono nati cambiamenti che hanno trasformato il mondo intorno a noi in modo talmente profondo che la maggior parte delle persone non riesce più a ricordare come erano le cose prima. Il trattato ha aperto le nostre menti e società e, naturalmente, ha dato vita al più grande mercato del mondo per la nostra prosperità. Da giovane che cresceva all'ombra della cortina di ferro, queste cose mi sembravano quasi impossibili da immaginare, anche se all'epoca sognavo che un giorno potessero accadere.

L'anniversario che celebreremo la prossima settimana richiama tanto a un momento di sobria riflessione quanto a un momento di festa. Anche se possiamo vedere che le nostre ferite economiche si stanno lentamente rimarginando, molti ancora si disperano per la portata e la quantità delle sfide che abbiamo di fronte. La sfida più grande risiede nell'uscita del Regno Unito, da qui a qualche anno, dal novero degli Stati membri dell'UE. La risposta migliore in questi tempi duri è ritrovare quell'umiltà, quella lucidità e quella saggezza dei firmatari originari. Solo così potremo compiere le scelte giuste per il futuro. Il passato ci insegna che l'Europa dà il meglio ed è più creativa proprio quand'è più vulnerabile, anche se questo può sembrare un paradosso. Rende molto di più quando persegue un'ambizione modesta e paziente, piuttosto che grandi visioni.

Questo è uno dei motivi per cui sono lieto che il presidente della Fondazione De Gasperi, la signora Maria Romana De Gasperi, oggi sia qui con noi. È il momento giusto per richiamare le famose parole di suo padre: "Il futuro non verrà costruito con la forza, nemmeno con il desidero di conquista, ma attraverso la paziente applicazione del metodo democratico, lo spirito di consenso costruttivo e il rispetto della libertà". Forse queste parole non colpiscono abbastanza in un'epoca in cui la politica si fa su Twitter, ma io ancora ne apprezzo la verità e la forza. Sono convinto che tali parole siano ancora in grado di guidarci da oggi in avanti. Grazie. Grazie [in italiano nel testo].