Questo sito utilizza i cookie per migliorarne la consultazione. Come usiamo i cookie e come modificare le proprie impostazioni.

Giustizia e affari interni

Il settore della giustizia e degli affari interni (GAI), che riguarda molto da vicino la vita dei cittadini europei, è probabilmente il campo politico sul quale il trattato di Lisbona ha avuto il maggiore impatto:

  • In sostanza, l'intero settore GAI è soggetto alla procedura legislativa ordinaria (con voto a maggioranza qualificata nel Consiglio), ad eccezione del diritto di famiglia, della cooperazione di polizia a livello operativo e di alcuni altri settori (cfr. nota informativa).
  • Inoltre, le materie che precedentemente ricadevano sotto la disciplina del terzo pilastro, quali la cooperazione giudiziaria in materia penale e la cooperazione di polizia, saranno disciplinate dallo stesso tipo di norme applicabili alle materie del mercato unico. Di conseguenza, le misure adottate a livello dell'UE e le misure nazionali in tali settori saranno soggette al controllo giurisdizionale della Corte di giustizia di Lussemburgo.

Da una breve cronistoria si evince che la strada percorsa è stata lunga…

 

■ Cooperazione informale e creazione dello spazio Schengen

Gli Stati membri avviarono la cooperazione nel settore della giustizia e degli affari interni verso la metà degli anni '70 in un ambito informale e intergovernativo estraneo al quadro comunitario. Nel 1985, Germania, Francia e i paesi del Benelux firmarono l'accordo di Schengen, che segnò una tappa importante verso la cooperazione fra Stati membri nel settore. Negli anni successivi diversi altri Stati membri e paesi non appartenenti all'UE aderirono all'accordo di Schengen e alla relativa convenzione di applicazione.

Attualmente lo spazio Schengen comprende 26 paesi (Belgio, Repubblica ceca, Danimarca, Germania, Estonia, Grecia, Spagna, Francia, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Ungheria, Malta, Paesi Bassi, Austria, Polonia, Portogallo, Slovenia, Slovacchia, Finlandia, Svezia, Islanda, Norvegia, Svizzera e Liechtenstein).

Detto accordo aveva lo scopo di introdurre un'effettiva libertà di circolazione delle persone attraverso l'abolizione dei controlli alle frontiere interne, pur associandovi misure di accompagnamento in materia di controlli alle frontiere esterne, politica dei visti, cooperazione di polizia e cooperazione giudiziaria in materia penale.

■ Verso una maggiore integrazione

Il trattato sull'Unione europea, entrato in vigore nel novembre 1993, segnò un ulteriore passo avanti integrando nel suo quadro istituzionale i settori della giustizia e degli affari interni e arricchendo così la costruzione europea di una nuova dimensione.

Con l'entrata in vigore del trattato di Amsterdam nel maggio 1999, l'acquis di Schengen fu integrato nel quadro istituzionale dell'Unione europea. Uno degli obiettivi principali del trattato è conservare e sviluppare l'Unione quale spazio di libertà, sicurezza e giustizia in cui sia assicurata la libera circolazione delle persone insieme a misure appropriate per quanto concerne i controlli alle frontiere esterne, l'asilo, l'immigrazione, la prevenzione della criminalità e la lotta contro quest'ultima. Tale trattato ha altresì introdotto la possibilità di adottare misure relative alla cooperazione giudiziaria in materia civile con voto a maggioranza qualificata, in codecisione con il Parlamento europeo, fatta eccezione per le misure rientranti nel diritto di famiglia sulle quali il Consiglio decide all'unanimità previa consultazione del Parlamento europeo.

In seguito al trattato di Lisbona, il Consiglio delibera a maggioranza qualificata, in codecisione con il Parlamento europeo e secondo la procedura legislativa ordinaria, anche sulla maggior parte delle questioni legate al diritto penale.

La Danimarca, il Regno Unito e l'Irlanda non partecipano pienamente all'attuazione di talune misure.

Le sessioni del Consiglio sono preparate da gruppi di lavoro e comitati.


Le eccezioni

Si rileva che la Danimarca, il Regno Unito e l'Irlanda non partecipano pienamente all'attuazione di talune misure rientranti nel settore della giustizia e degli affari interni, o vi partecipano a determinate condizioni.

In particolare, il Regno Unito e l'Irlanda non partecipano all'attuazione delle norme Schengen relative alla libera circolazione delle persone, ai controlli alle frontiere esterne e alla politica dei visti. In sede di Consiglio, i rappresentanti di tali Stati non partecipano pertanto alle votazioni su tali tematiche.


Le strutture di lavoro e organi specializzati

Il Consiglio "Giustizia e affari interni" (GAI) riunisce i ministri della giustizia e dell'interno ogni tre mesi, per discutere dello sviluppo e dell'attuazione della cooperazione e delle politiche comuni in questo settore.

Il Consiglio esercita così la sua funzione di colegislatore dell'UE adottando direttive e regolamenti in tutto il campo della giustizia e degli affari interni. Le sessioni del Consiglio sono preparate da gruppi di lavoro e comitati, in particolare il CATS (cooperazione giudiziaria e di polizia), il comitato strategico sull'immigrazione e l'asilo, il COSI (comitato per la sicurezza interni), creato dopo l'entrata in vigore del trattato di Lisbona, e il Gruppo per le questioni di diritto civile.

Le politiche riguardanti lo spazio di libertà, sicurezza e giustizia sono attuate dagli Stati membri e dalle istituzioni dell'UE.
Queste ultime si avvalgono dell'ausilio di organi specializzati, tra cui: