CONSIGLIO EUROPEO DI MADRID

15 E 16 DICEMBRE 1995

 

 

 

CONCLUSIONI DELLA PRESIDENZA

PARTE A

INTRODUZIONE

Il Consiglio europeo, riunito a Madrid il 15 e 16 dicembre 1995, ha adottato decisioni sull'occupazione, la moneta unica, la Conferenza intergovernativa e l'allargamento verso l'Europa centrale e orientale e verso il Mediterraneo.

Il Consiglio europeo ritiene che la creazione di posti di lavoro costituisca il principale obiettivo sociale, economico e politico dell'Unione europea e dei suoi Stati membri e si dichiara fermamente determinato a continuare a compiere tutti gli sforzi necessari per la riduzione della disoccupazione.

Il Consiglio europeo ha adottato il quadro di riferimento per l'introduzione della moneta unica e ha confermato inequivocabilmente che questa fase comincerà il 1°  gennaio 1999.

Il Consiglio europeo ha deciso di denominare "euro" la moneta unica, che sarà utilizzata dal 1°  gennaio 1999.

Il Consiglio europeo ha proseguito la riflessione sul futuro dell'Europa, avviata ad Essen e proseguita a Cannes e a Formentor.

In tale contesto, dopo aver accolto con soddisfazione la relazione del Gruppo di riflessione, il Consiglio europeo ha convenuto di avviare la Conferenza intergovernativa il 29 marzo 1996 al fine di definire le condizioni politiche ed istituzionali necessarie per adeguare l'Unione europea alle necessità attuali e future, in particolare in previsione del prossimo allargamento.

E' indispensabile che detta conferenza possa ottenere risultati sufficienti per permettere all'Unione di apportare un valore aggiunto a tutti i suoi cittadini e di assumere adeguatamente le proprie responsabilità sul piano interno ed esterno.

Il Consiglio europeo accoglie con soddisfazione alcuni risultati di particolare rilievo conseguiti dopo la sua ultima riunione nel settore delle relazioni esterne, in cui l'Unione europea ha svolto un ruolo determinante:

- la firma a Parigi dell'accordo raggiunto a Dayton, che pone fine alla terribile guerra nell'ex Iugoslavia e si basa sui cospicui sforzi compiuti dall'Europa nei mesi precedenti sul piano militare e umanitario nonché nell'ambito dei negoziati svolti. Il Consiglio europeo riconosce il decisivo contributo apportato dagli Stati Uniti in un momento cruciale;

- la Nuova agenda transatlantica e il Piano di azione congiunto Unione europea-Stati Uniti, firmati in occasione del vertice di Madrid del 3 dicembre, che rappresentano importanti impegni assunti congiuntamente con gli Stati Uniti per conferire nuova vitalità e rafforzare la nostra associazione;

- la firma a Madrid dell'accordo quadro interregionale tra l'Unione europea e il Mercosur, primo accordo di tale genere firmato dall'Unione europea;

- la dichiarazione di Barcellona, che dà l'avvio ad una nuova associazione globale euromediterranea che promuoverà la pace, la stabilità e la prosperità nella regione del Mediterraneo mediante un processo permanente di dialogo e cooperazione;

- la firma a Maurizio, da parte dell'Unione europea e degli Stati ACP, della quarta Convenzione di Lomé riveduta, che consoliderà l'associazione tra le due parti;

- il parere conforme del Parlamento europeo in merito all'Unione doganale tra l'Unione europea e la Turchia, che apre la via al consolidamento e al rafforzamento di relazioni politiche, economiche e di sicurezza di fondamentale importanza per la stabilità di tale regione.

Il Consiglio europeo ha iniziato i lavori con uno scambio di opinioni con il sig. Klaus HÄNSCH, Presidente del Parlamento europeo, in merito ai principali temi di discussione della presente riunione.

Infine, si è svolta in data odierna una riunione con i Capi di Stato e di governo e i Ministri degli Affari esteri dei paesi associati dell'Europa centrale e orientale, compresi gli Stati baltici (qui di seguito denominati PECO), nonché Cipro e Malta. Si è proceduto a un ampio scambio di opinioni in merito alle presenti conclusioni, ai problemi connessi con la strategia di preparazione all'adesione e a diverse questioni di politica internazionale.

I

RILANCIO ECONOMICO DELL'EUROPA

IN UN QUADRO SOCIALMENTE INTEGRATO

A. UNIONE ECONOMICA E MONETARIA

I. Quadro di riferimento per l'introduzione della moneta unica.

1. Il Consiglio europeo conferma che il 1° gennaio 1999 sarà la data di inizio della terza fase dell'Unione economica e monetaria, conformemente ai criteri di convergenza, al calendario, ai protocolli e alle procedure stabiliti nel trattato.

Il Consiglio europeo conferma che un elevato grado di convergenza economica costituisce una condizione preliminare dell'obiettivo della creazione di una moneta unica stabile, previsto dal trattato.

2. La denominazione della nuova moneta rappresenta un importante elemento della preparazione del passaggio alla moneta unica, in quanto determina parzialmente l'accettabilità, da parte del pubblico, dell'Unione economica e monetaria. Il Consiglio europeo ritiene che la denominazione della moneta unica debba essere la medesima in tutte le lingue ufficiali dell'Unione europea, tenendo conto dell'esistenza dei diversi alfabeti, e che debba essere semplice e simboleggiare l'Europa.

Il Consiglio europeo decide di conseguenza che, sin dall'inizio della terza fase, la denominazione della moneta europea sarà euro. Euro sarà la sua denominazione completa e non un semplice prefisso da anteporre alle denominazioni delle monete nazionali.

La denominazione specifica euro sarà utilizzata in luogo dell'espressione generica "ecu" utilizzata dal trattato per indicare l'unità monetaria europea.

I governi dei quindici Stati membri hanno convenuto che questa decisione costituisce l'interpretazione concordata e definitiva delle disposizioni del trattato.

3. Come passo decisivo nel chiarimento del processo di introduzione della moneta unica, il Consiglio europeo adotta il quadro di riferimento per l'introduzione della moneta unica figurante nell'allegato 1 in base alla relazione elaborata a sua richiesta dal Consiglio, di concerto con la Commissione e l'Istituto monetario europeo. Constata con soddisfazione che il quadro di riferimento è pienamente compatibile con la relazione dell'IME sull'introduzione della moneta unica.

4. Il quadro di riferimento assicura la trasparenza e l'accettabilità, rafforza la credibilità e l'irreversibilità del processo; è tecnicamente fattibile e mira a fornire la necessaria sicurezza giuridica, a ridurre al minimo i costi di adattamento e ad evitare distorsioni di concorrenza. Conformemente al quadro di riferimento, il Consiglio, riunito a livello di Capi di Stato e di governo, confermerà quanto prima possibile nel 1998 quali Stati membri soddisfino le condizioni richieste per l'adozione della moneta unica. La Banca centrale europea (BCE) dovrà essere creata con sufficiente anticipo in modo che i lavori preparatori possano essere completati e che possa essere pienamente operativa per il 1°  gennaio 1999.

5. La terza fase inizierà il 1° gennaio 1999 con la fissazione irrevocabile dei tassi di conversione delle monete dei paesi partecipanti le une rispetto alle altre e nei confronti dell'euro. A partire da tale data, la politica monetaria e la politica dei tassi di cambio saranno attuate in euro, si promuoverà l'utilizzazione dell'euro sui mercati valutari e gli Stati membri partecipanti emetteranno in euro i nuovi titoli del debito negoziabili.

6. Un regolamento del Consiglio, i cui lavori tecnici preparatori dovranno essere conclusi entro il 1996, entrerà in vigore il 1° gennaio 1999 e fisserà il quadro giuridico per l'utilizzazione dell'euro che, a partire da tale data, si trasformerà in una moneta a pieno diritto e il paniere ufficiale dell'ecu cesserà di esistere. Detto regolamento stabilirà, fintanto che sussisteranno unità monetarie diverse, un'equivalenza legalmente obbligatoria tra l'euro e le unità monetarie nazionali. La sostituzione delle monete nazionali con l'euro non altererà di per sé la continuità dei contratti, salvo nel caso in cui questi ultimi dispongano altrimenti. In caso di contratti espressi in riferimento al paniere ufficiale dell'ecu della Comunità europea, conformemente al trattato, la sostituzione con l'euro avverrà al tasso di cambio 1 a 1, salvo nel caso che il contratto disponga altrimenti.

7. Al più tardi il 1° gennaio 2002 inizieranno a circolare le banconote e le monete in euro, insieme alle banconote e alle monete nazionali. Al più tardi sei mesi dopo le monete nazionali saranno completamente sostituite dall'euro in tutti gli Stati membri partecipanti e l'introduzione sarà completa. Le banconote e le monete nazionali continueranno tuttavia a poter essere cambiate presso le banche centrali nazionali.

8. Il Consiglio europeo invita il Consiglio ECOFIN ad accelerare tutto il lavoro tecnico supplementare necessario per attuare il quadro di riferimento adottato in data odierna. Dovrà anche essere definito l'aspetto grafico delle banconote e monete in euro nei diversi alfabeti dell'Unione.

II. Altri preparativi per la terza fase dell'UEM

Convergenza economica duratura

La disciplina di bilancio riveste fondamentale importanza sia per il successo dell'Unione economica e monetaria che per l'accettazione della moneta unica da parte del pubblico. E' quindi necessario garantire che, dopo il passaggio alla terza fase, le finanze pubbliche restino sane conformemente agli obblighi contemplati dal trattato.

Il Consiglio europeo prende atto con interesse dell'intenzione della Commissione di presentare nel 1996 le proprie conclusioni sulle modalità per garantire la disciplina di bilancio e il coordinamento nell'unione monetaria conformemente alle procedure e ai principi del trattato.

Relazione tra gli Stati membri aderenti all'area dell'euro e gli Stati membri non aderenti

Le future relazioni tra gli Stati membri aderenti all'area dell'euro e gli Stati membri che non aderiscano a tale area sin dall'inizio dovranno essere definite prima del passaggio alla terza fase.

Il Consiglio europeo chiede che il Consiglio ECOFIN esamini, in collaborazione con la Commissione e l'Istituto monetario europeo, ciascuno nei rispettivi settori di competenza, l'insieme delle questioni derivanti dal fatto che alcuni Stati membri potrebbero non aderire all'area dell'euro sin dall'inizio e in particolar modo, ma non esclusivamente, quelle relative ai problemi connessi con la stabilità monetaria.

Lavori futuri

Il Consiglio europeo chiede al Consiglio ECOFIN di riferirgli in merito alle due questioni sopra menzionate il più presto possibile.

I lavori su questi due temi dovranno rispettare la disposizione del trattato secondo cui gli Stati membri che aderiranno all'area dell'euro dopo il 1999 potranno aderirvi negli stessi termini e alle stesse condizioni applicabili nel 1998 agli Stati membri aderenti sin dall'inizio.

B. ORIENTAMENTI GENERALI DI POLITICA ECONOMICA

Il Consiglio europeo rammenta la necessità di mantenere durevolmente un alto grado di convergenza tra le economie degli Stati membri sia per creare le condizioni stabili che permettono di passare alla moneta unica sia per assicurare il corretto funzionamento del mercato interno. Esso ha approvato in proposito la relazione del Consiglio sull'attuazione dei grandi orientamenti di politica economica adottati nel luglio scorso.

C. OCCUPAZIONE

1. Il Consiglio europeo ribadisce che la lotta contro la disoccupazione e a favore della parità di opportunità costituisce il compito prioritario della Comunità e dei suoi Stati membri.

La strategia a medio termine tracciata ad Essen e confermata a Cannes costituisce il quadro appropriato per lo sviluppo delle misure convenute. Dette misure hanno già cominciato ad essere applicate negli Stati membri con risultati globalmente positivi, grazie soprattutto ad un'adeguata combinazione di misure strutturali e politiche che favoriscano una crescita economica sostenuta.

Il Consiglio europeo accoglie favorevolmente la relazione interinale della Commissione e l'analisi sugli effetti reciprocamente benefici di un coordinamento rafforzato tra le politiche economiche e strutturali dell'Unione. Chiede alla Commissione di presentare la sua relazione finale nella riunione di dicembre 1996.

2. Il Consiglio europeo esprime compiacimento per come è stata concepita ed applicata, per la prima volta, la procedura per seguire gli sviluppi dell'occupazione prevista a Essen e basata su una strategia di cooperazione tra tutti gli operatori impegnati in questo sforzo comune:

- gli Stati membri hanno tradotto le raccomandazioni di Essen in programmi pluriennali per l'occupazione, che comprendono misure innovatrici che hanno già cominciato a produrre risultati e costituiscono lo strumento adeguato per concretare le raccomandazioni che il Consiglio adotterà in campo socioeconomico;

- la strategia di creazione di posti di lavoro nell'Unione europea acquisirà nuovo slancio con l'approvazione, da parte del Consiglio europeo, della relazione congiunta presentata dal Consiglio (ECOFIN e Lavoro e Affari sociali) e dalla Commissione (allegato 2). Per la prima volta si è raggiunta una convergenza di analisi in merito alla via da seguire perché l'attuale ripresa economica sia accompagnata da un miglioramento più accentuato della situazione occupazionale.

Con l'approvazione di tale relazione si realizza il mandato del Consiglio europeo di Essen di seguire gli sviluppi nel settore dell'occupazione e si consolidano le politiche occupazionali concordate in precedenti Consigli europei. Mediante la cooperazione tra tutte le parti interessate si compiono nuovi passi non soltanto nell'individuazione degli ostacoli che si frappongono alla riduzione della disoccupazione ma soprattutto in relazione agli aspetti macroeconomici e strutturali che favoriscono sostanzialmente la creazione di nuovi posti di lavoro;

- esprime compiacimento per il fatto che gli interlocutori sociali a livello europeo abbiano definito, nella dichiarazione fatta in occasione del vertice sul dialogo sociale a Firenze, un criterio comune sulle misure atte a favorire l'occupazione. Esprime parimenti soddisfazione per l'ampio margine di coincidenza esistente tra detto accordo degli interlocutori sociali e i criteri della relazione unica;

- in questa stessa linea di implicazione dei vari soggetti e delle varie istituzioni che operano nell'Unione, ha esaminato con grande interesse la risoluzione del Parlamento europeo sull'occupazione, constatando parimenti l'ampia coincidenza tra detta risoluzione e la relazione unica.

3. Il Consiglio europeo, sulla base delle raccomandazioni contenute nella relazione unica,

chiede agli Stati membri di considerare prioritari, nell'ambito dei loro programmi pluriennali per l'occupazione, i seguenti campi d'azione:

- intensificare i programmi di formazione destinati in particolar modo ai disoccupati;

- rendere flessibili le strategie imprenditoriali per quanto concerne aspetti quali l'organizzazione del lavoro e dell'orario di lavoro;

- garantire un'evoluzione dei costi indiretti del lavoro adeguata agli obiettivi di riduzione della disoccupazione;

- mantenere l'attuale moderazione salariale, legandola alla produttività, quale elemento indispensabile per favorire l'impiego intensivo di manodopera;

- conseguire la massima efficacia dei sistemi di protezione sociale secondo modalità che, mantenendo per quanto possibile il livello raggiunto, non disincentivino in nessun caso la ricerca di impiego;

- insistere su una maggiore conversione delle politiche passive di protezione a favore dei disoccupati in misure attive di creazione di posti di lavoro;

- migliorare sostanzialmente i meccanismi di informazione tra l'offerta e la domanda di impiego;

- favorire iniziative locali per l'occupazione.

Le misure sopramenzionate saranno attuate prendendo particolarmente in considerazione i gruppi che richiedono un'attenzione speciale, quali i giovani alla ricerca di un primo impiego, i disoccupati di lunga durata e le donne disoccupate.

Per quanto riguarda le misure relative alla moderazione salariale, ricorda che tali azioni rientrano nella sfera di competenza degli interlocutori sociali. Alla luce dell'evoluzione dei contributi sociali, occorre operare all'interno di un margine di manovra che permetta di preservare la stabilità finanziaria dei sistemi di protezione sociale.

Il grado di applicazione dei programmi pluriennali di occupazione e delle raccomandazioni adottate a Madrid dovrà essere esaminato dal Consiglio europeo del dicembre 1996, al fine di rafforzare la strategia occupazionale e adottare ulteriori raccomandazioni.

4. Il Consiglio europeo ribadisce la necessità di garantire una crescita economica che incrementi la creazione di posti di lavoro, e chiede agli Stati membri di portare avanti politiche in linea con i grandi orientamenti di politica economica, integrandole con le riforme strutturali già avviate o in attesa di essere applicate, allo scopo di eliminare le rigidità esistenti e di migliorare il funzionamento dei mercati del lavoro nel settore dei prodotti e dei servizi.

E' necessario sfruttare al massimo l'opportunità offerta dall'attuale fase di espansione economica per compiere ulteriori progressi nelle riforme strutturali da realizzare.

5. Il Consiglio europeo sottolinea infine l'importante ruolo svolto dalle politiche interne, in particolar modo il mercato interno, la politica dell'ambiente, le PMI e le reti transeuropee, nella creazione di posti di lavoro.

6. I membri del Consiglio europeo i cui Stati sono parti dell'accordo allegato al protocollo sulla politica sociale del trattato si compiacciono che, per la prima volta, sia stato raggiunto un accordo con gli interlocutori sociali nel quadro di detto accordo, in relazione al progetto di direttiva sulla possibilità di conciliare la vita professionale con la vita familiare ("congedo parentale"). Confidano che tale accordo apra la via ad ulteriori accordi in altri importanti

ambiti del settore sociale e occupazionale.

7. Infine, per continuare a garantire il successo di questa strategia, chiede al Consiglio (ECOFIN e Lavoro e Affari sociali) e alla Commissione di seguire costantemente l'attuazione di tali programmi e di presentargli una nuova relazione annuale congiunta per la riunione del dicembre 1996. Per facilitare l'applicazione pratica della procedura per seguire gli sviluppi dell'occupazione decisa a Essen è necessario attuare quanto prima i meccanismi previsti nella relazione congiunta (struttura e indicatori comuni). Il Consiglio europeo ribadisce la propria determinazione a continuare ad attribuire alla creazione di posti di lavoro nei prossimi anni la massima priorità dell'Unione europea.

D. ALTRE POLITICHE

Mercato interno

Il Consiglio europeo prende atto della relazione della Commissione sul mercato interno e si compiace degli accordi raggiunti su un cospicuo numero di proposte nonché dell'adozione di una nuova procedura di notifica delle misure nazionali che possono ostacolare la libera circolazione delle merci e garantire il reciproco riconoscimento.

Il Consiglio europeo ha preso atto della relazione CIAMPI sulla competitività e ha incaricato il Consiglio di studiarla.

Il mercato interno deve favorire e integrare pienamente i cittadini grazie all'applicazione delle disposizioni del trattato sulla libera circolazione, ad una maggiore protezione dei consumatori, al miglioramento della dimensione sociale e allo sviluppo di meccanismi che permettano ai cittadini di essere informati dei vantaggi che possono trarre dal mercato interno e di meglio conoscere le loro necessità.

Il Consiglio europeo sottolinea l'importanza di completare la realizzazione del mercato interno introducendo una maggiore concorrenza in numerosi settori per aumentare la competitività ai fini della creazione di posti di lavoro. A tale proposito il Consiglio europeo ribadisce le conclusioni di Cannes del giugno 1995 sulla necessità di rendere tale obiettivo compatibile con l'esercizio dei compiti d'interesse economico generale propri dei servizi pubblici. In particolare, bisogna assicurare la parità di trattamento tra i cittadini, garantire i requisiti di qualità e di continuità dei servizi e partecipare al riassetto territoriale equilibrato.

Il Consiglio europeo conferma che le reti transeuropee possono apportare un contributo essenziale alla competitività, alla creazione di posti di lavoro e alla coesione dell'Unione. Prende atto con soddisfazione della relazione della Commissione e dei progressi recentemente realizzati in questo settore. Invita il Consiglio e il Parlamento a perfezionare rapidamente il quadro legislativo e gli Stati membri ad accordare la massima priorità all'effettiva realizzazione dei progetti, in particolare quelli che il Consiglio europeo ha

individuato come particolarmente importanti. Il Consiglio europeo chiede al Consiglio ECOFIN di adottare, su proposta della Commissione, le decisioni necessarie per integrare le risorse finanziarie attualmente disponibili per le reti transeuropee.

PMI

Il Consiglio europeo ha preso atto della relazione della Commissione sul ruolo svolto dalle PMI come fonte di occupazione, di crescita e di competitività, e in cui si sottolinea in particolare la necessità di:

- semplificare le formalità amministrative,

- assicurare un migliore accesso all'informazione, alla formazione e alla ricerca,

- eliminare nel mercato interno gli ostacoli che pregiudicano le PMI e facilitarne l'internazionalizzazione,

- migliorare il contesto finanziario in cui operano, grazie ad un migliore accesso al mercato dei capitali e favorire lo sviluppo della funzione del Fondo europeo per gli investimenti nei confronti delle PMI.

Il Consiglio europeo esorta la Commissione a attuare tali obiettivi il più rapidamente possibile nel prossimo programma integrato a favore delle PMI.

Ambiente

Il Consiglio europeo si compiace del ruolo chiaro e decisivo svolto dall'Unione a livello internazionale nella difesa dell'ambiente, in particolare in materia di controllo dei movimenti transfrontalieri di rifiuti pericolosi e della loro eliminazione (Convenzione di Basilea), diversità biologica, sostanze che riducono lo strato di ozono (Protocollo di Montreal) e altri temi trattati nella terza Conferenza paneuropea dei Ministri dell'Ambiente.

Il Consiglio europeo prende atto con soddisfazione degli importanti accordi raggiunti nel quadro di detta politica, nonché del dibattito in merito ad un nuovo approccio integrato, imperniato non soltanto sulla qualità dell'acqua ma anche sulla sua scarsità in quanto risorsa economica e ambientale limitata.

Agricoltura

Il Consiglio europeo si rallegra dell'avanzamento dei lavori per quanto concerne le riforme delle organizzazioni comuni di mercato (OCM). Chiede al Consiglio che l'organizzazione comune di mercato del riso sia adottata entro l'anno e quella del vino quanto prima possibile. Chiede al Parlamento europeo di formulare il proprio parere in merito alla proposta di riforma dell'organizzazione comune di mercato degli ortofrutticoli affinché essa possa essere adottata al più presto.

Pesca

Il Consiglio europeo prende atto che i lavori del Consiglio hanno permesso la piena realizzazione del mandato conferito dal Consiglio di Essen ai fini della completa integrazione della Spagna e del Portogallo nella politica comune della pesca.

II

UN'EUROPA APERTA AL CITTADINO

 

A. SUSSIDIARIETA'

Il Consiglio europeo ha proceduto ad uno scambio di opinioni sull'applicazione del principio di sussidiarietà quale espresso nel trattato. Esso conferma i principi direttivi stabiliti nelle riunioni di Birmingham e di Edimburgo che devono orientare l'azione dell'Unione.

Ha preso atto della seconda relazione annuale della Commissione sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità e si compiace del fatto che il programma del 1993 sull'adeguamento della legislazione esistente al principio di sussidiarietà sia praticamente concluso.

Ha chiesto alla Commissione di riferire al Consiglio europeo di Firenze in merito all'applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità all'attuale legislazione della CE e alle proposte allo studio.

B. POLITICHE VICINE AL CITTADINO

Il Consiglio europeo chiede di progredire nella lotta contro l'esclusione sociale, nelle sue varie forme, ritenendo che la solidarietà costituisca un fattore di fondamentale importanza per l'integrazione e lo sviluppo di obiettivi comuni nell'Unione europea.

Prende atto dell'approvazione del quarto programma in materia di parità di diritti e di opportunità tra uomini e donne e auspica la prosecuzione delle azioni a favore della donna ai fini della sua totale equiparazione. Al riguardo l'Unione europea verificherà annualmente la piattaforma di azione creata a seguito della Conferenza di Pechino.

Il Consiglio europeo ribadisce l'importanza dell'azione culturale per promuovere una dimensione comunitaria delle culture di tutti gli Stati membri dell'Unione.Sottolinea l'interesse di raggiungere in breve tempo un accordo valido sul programma RAFFAELLO relativo al patrimonio culturale di rilevanza europea.

Accoglie con favore il rinnovo del programma Media e si compiace dei progressi decisivi compiuti in seno al Consiglio sulla proposta di modifica della direttiva "Televisione senza frontiere", che spera possa essere adottata non appena saranno soddisfatte le condizioni necessarie.

Prende atto dei lavori realizzati in materia di tutela della salute dei cittadini e sollecita l'approvazione dei programmi di lotta contro il cancro e contro l'AIDS, nonché dei programmi di istruzione e formazione nel settore sanitario.

Prende atto dell'importante relazione sulla situazione sanitaria nell'Unione europea e auspica che il Parlamento e il Consiglio adottino al più presto il programma d'azione sulla sorveglianza e il controllo sanitario.

Si compiace dei progressi compiuti per quanto riguarda l'obiettivo di una maggiore trasparenza dei lavori del Consiglio mediante l'approvazione di un codice di condotta inteso a facilitare l'accesso del pubblico ai processi verbali e alle dichiarazioni del Consiglio, in qualità di organo legislatore, e l'aumento del numero di dibattiti che sono stati diffusi con mezzi audiovisivi.

Si compiace dell'adozione di due decisioni relative alla protezione consolare che permetteranno ai cittadini dell'Unione di rivolgersi a tutti i consolati degli Stati membri in paesi terzi, ai sensi dell'articolo 8 C del trattato.

C. GIUSTIZIA E AFFARI INTERNI

Il Consiglio europeo ha preso atto della relazione sulle attività realizzate nel 1995 nel settore della giustizia e degli affari interni che illustra attività di natura molto differente tra le quali la conclusione di quattro convenzioni e l'istituzione dell'Unità droga Europol.

Il Consiglio europeo, che ha l'ambizione che l'Unione possa creare uno spazio di libertà e di sicurezza per i suoi cittadini, chiede che, al fine di approfondire la cooperazione in questi settori, le attività future si concentrino su temi prioritari programmati, compreso Europol, durante varie Presidenze, in particolare:

1. Terrorismo

Il Consiglio europeo accoglie con viva soddisfazione l'approvazione, da parte del Consiglio, della dichiarazione della Gomera sul terrorismo (allegato 3), che esprime la ferma volontà dell'Unione di potenziare la collaborazione nella lotta contro il terrorismo, uno degli obiettivi principali della cooperazione in materia di giustizia e affari interni. Invita il Consiglio a tradurre tale collaborazione in misure concrete ed efficaci.

2. Droga e criminalità organizzata

Il Consiglio europeo approva la relazione del gruppo di esperti in materia di droga e insiste sull'urgenza di tradurre gli orientamenti di detta relazione in attività precise, operative e coordinate all'interno dell'Unione.

Il Consiglio europeo invita la prossima Presidenza italiana, in collaborazione con la futura Presidenza irlandese e previa consultazione degli Stati membri, della Commissione, dell'Unità droga Europol e dell'Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze, ad elaborare un programma di attività che tenga conto delle direttrici figuranti in detta relazione. Il Consiglio europeo del dicembre 1996 esaminerà lo stato di applicazione di detta relazione.

A questo riguardo ritiene prioritario istituire un meccanismo di cooperazione per la lotta contro la droga tra l'Unione europea e l'America latina, compresa la regione dei Caraibi. Ritiene che la strategia internazionale di lotta contro l'abuso e il traffico illecito di stupefacenti debba basarsi su un approccio globale e coordinato, inteso a ridurre l'offerta e la domanda di droga, mediante la cooperazione bilaterale tra le due regioni. Accoglie con soddisfazione l'iniziativa franco-britannica relativa ai Caraibi, con la quale si propone un'azione regionale per combattere il narcotraffico che figura altresì tra le azioni dell'agenda transatlantica.

Chiede al Consiglio e alla Commissione di elaborare una relazione e le corrispondenti proposte di azione per le due regioni prima del prossimo mese di aprile. A tal fine verrà costituito un gruppo ad hoc "Droga".

Si compiace del fatto che il 18 dicembre sarà firmato a Madrid un accordo sui precursori tra la Comunità e i cinque paesi del Patto andino, accordo che rappresenta un importante progresso in questa strategia. In tale contesto dà il proprio sostegno al mantenimento dei vantaggi preferenziali a favore dei paesi andini e centroamericani nel quadro del regime speciale di lotta contro la droga del sistema di preferenze generalizzate.

Si compiace altresì per la conferenza in materia di droga che si è svolta a Bruxelles il 7 e 8 dicembre.

Prende atto dei lavori sulla criminalità organizzata ed esorta il Consiglio ad adottare le misure operative necessarie per lottare contro questa minaccia che grava su tutti gli Stati membri.

Il Consiglio europeo invita il Consiglio e la Commissione a studiare in quale misura un'eventuale armonizzazione della legislazione degli Stati membri possa contribuire ad una riduzione del consumo e del traffico illecito di stupefacenti.

3. Cooperazione giudiziaria

Il Consiglio europeo ritiene che i lavori debbano concentrarsi prioritariamente sull'estradizione e l'assistenza giudiziaria in materia penale, nonché sull'estensione della Convenzione di Bruxelles e la trasmissione degli atti in materia civile. Prende atto con soddisfazione della firma della convenzione sulle procedure di insolvenza.

4. Immigrazione e asilo

Il Consiglio europeo prende atto con soddisfazione dei risultati raggiunti in materia di immigrazione dei cittadini di paesi terzi in situazione irregolare, clausole di riammissione, controllo dell'immigrazione e del lavoro illegali, ed esorta il Consiglio a proseguire i lavori in questo settore.

Esprime altresì soddisfazione per l'approvazione della risoluzione sulla ripartizione degli oneri per quanto riguarda l'accoglienza degli sfollati, nonché per la decisione relativa ad una procedura di allarme e di emergenza per la ripartizione degli oneri.

Il Consiglio europeo prende atto della posizione comune sull'applicazione armonizzata del termine "rifugiato" ai sensi dell'articolo 1 della Convenzione di Ginevra e chiede di completare la ratifica della Convenzione di Dublino.

5. Frontiere esterne

Il Consiglio europeo esorta il Consiglio a risolvere quanto prima possibile le questioni in sospeso che ostano all'adozione della convenzione relativa all'attraversamento da parte delle persone delle frontiere esterne degli Stati membri dell'Unione e si compiace dei risultati raggiunti in materia di visti.

6. Razzismo e xenofobia

Il Consiglio europeo ha preso atto dei risultati ottenuti per quanto riguarda la definizione di strategie di lotta contro il razzismo e la xenofobia (allegato 4); chiede che sia adottata l'azione comune per combattere il razzismo e la xenofobia al fine di conseguire il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri e incrementare le possibilità di assistenza giudiziaria tra questi ultimi nel settore in parola.

La relazione interinale della commissione consultiva ha suscitato altresì l'interesse del Consiglio europeo, che l'invita a proseguire i lavori in base alla relazione stessa e a completare lo studio di fattibilità del futuro Osservatorio europeo sul razzismo e la xenofobia per il Consiglio europeo di giugno 1996.

D. FRODE E TUTELA DEGLI INTERESSI FINANZIARI

Il Consiglio europeo ha preso atto dell'analisi comparata e della relazione di sintesi sui provvedimenti presi a livello nazionale per lottare contro gli sprechi e la distrazione di fondi comunitari, che la Commissione ha elaborato in base alle relazioni degli Stati membri.

Appoggia le conclusioni approvate dal Consiglio "Economia e finanze" (allegato 5) e invita gli Stati membri e le istituzioni ad adottare le misure necessarie per assicurare un livello equivalente di protezione in tutta la Comunità e nell'insieme del bilancio comunitario e del FES.

Si compiace inoltre per l'imminente adozione del regolamento relativo alla tutela degli interessi finanziari delle Comunità e la firma della relativa convenzione.

Chiede alla Commissione di presentare rapidamente la proposta concernente i controlli e le verifiche in loco e invita il Consiglio "Economia e finanze" ad adottare questo dispositivo prima della riunione del Consiglio europeo di giugno.

Prende atto con soddisfazione del consenso raggiunto sul protocollo addizionale della convenzione relativa alla tutela degli interessi finanziari delle Comunità europee, il cui obiettivo consiste nell'armonizzare le norme in materia di incriminazione per atti di

corruzione compiuti da funzionari sia nazionali che europei e da membri delle istituzioni e degli organi comunitari o nazionali.

Chiede al Consiglio GAI di proseguire i lavori per completare la convenzione, in particolare nel settore della cooperazione giudiziaria.

Il Consiglio europeo accoglie con soddisfazione l'iniziativa della Commissione per una sana gestione finanziaria e in particolare la decisione di costituire un gruppo di rappresentanti personali per individuare le azioni prioritarie a livello comunitario e nazionale, intese a migliorare l'esecuzione del bilancio e a ovviare alle irregolarità di gestione finanziaria rilevate dalla Corte dei conti.

Invita la Commissione ed il Consiglio ad esaminare la possibilità di estendere il sistema di liquidazione dei conti dell'agricoltura ad altri settori.

E. SEMPLIFICAZIONE LEGISLATIVA E AMMINISTRATIVA

Il Consiglio europeo ribadisce l'importanza di evitare oneri inutili per le attività delle imprese mediante un processo di semplificazione legislativa e amministrativa che dovrà preservare l'"acquis" comunitario ed essere accompagnato da misure nazionali finalizzate allo stesso obiettivo. A tale riguardo fa riferimento alla relazione della Commissione sulla relazione del gruppo di esperti indipendenti.

Invita la Commissione a presentare le nuove proposte intese alla codificazione del diritto comunitario e il Consiglio a deliberare al più presto.

III

UN'EUROPA APERTA AL MONDO NELLA STABILITA', SICUREZZA,

LIBERTA' E SOLIDARIETA'

 

A. ALLARGAMENTO

L'allargamento rappresenta al tempo stesso un'esigenza politica e un'opportunità storica per l'Europa. Nell'assicurare la stabilità e la sicurezza del continente, esso offrirà non solo agli Stati candidati, ma anche agli attuali Stati membri dell'Unione, nuove prospettive di crescita economica e benessere generale. L'allargamento deve servire a rafforzare la costruzione europea nel rispetto dell'"acquis" comunitario che comprende le politiche comuni.

In tale prospettiva il Consiglio europeo ha preso nota delle relazioni della Commissione sugli effetti dell'allargamento sulle politiche dell'Unione europea, sulle strategie alternative in campo agricolo e sull'evoluzione della strategia di preadesione dei paesi associati dell'Europa centrale e orientale.

Prende atto della relazione del Consiglio sulle relazioni con i PECO associati nel corso del secondo semestre 1995 (allegato 6).

Il programma PHARE, sostenuto dalle decisioni del Consiglio europeo nella riunione di Cannes, nonché il proseguimento delle attività della Banca europea per gli investimenti consentiranno un aumento globale dello sforzo per la preparazione dell'adesione.

Ribadisce che i negoziati per l'adesione di Malta e Cipro all'Unione inizieranno, in base alle proposte della Commissione, sei mesi dopo la conclusione della Conferenza intergovernativa del 1996 e tenuto conto dei suoi risultati. Si compiace per il dialogo strutturato avviato con questi due paesi lo scorso mese di luglio nel quadro della strategia di preadesione.

Conferma altresì l'esigenza di preparare opportunamente l'allargamento in base ai criteri stabiliti a Copenaghen e nell'ambito della strategia di preadesione definita ad Essen per i PECO; questa strategia dovrà essere intensificata per rendere possibile l'integrazione progressiva ed armoniosa di detti Stati, grazie soprattutto allo sviluppo dell'economia di

mercato, all'adeguamento delle loro strutture amministrative e alla creazione di un contesto economico e monetario stabile.

Il Consiglio europeo invita la Commissione ad approfondire la valutazione degli effetti dell'allargamento sulle politiche comunitarie, per quanto riguarda in particolare la politica agricola e le politiche strutturali. Il Consiglio europeo proseguirà la sua analisi nelle prossime riunioni in base alle relazioni della Commissione.

Invita la Commissione a preparare attivamente i pareri sulle candidature presentate, affinché siano trasmesse al Consiglio appena possibile dopo la conclusione della Conferenza intergovernativa, nonché ad avviare l'elaborazione di un documento d'insieme sull'allargamento. Tale procedura consentirà di trattare i paesi candidati su una base di parità.

Invita altresì la Commissione ad iniziare il più rapidamente possibile un'analisi approfondita del sistema di finanziamento dell'Unione europea al fine di presentare, immediatamente dopo la conclusione della Conferenza intergovernativa, una comunicazione sul futuro quadro finanziario dell'Unione, a decorrere dal 31 dicembre 1999, che tenga conto della prospettiva dell'allargamento.

Dopo la conclusione della Conferenza intergovernativa e alla luce dei suoi risultati, nonché dei pareri e delle relazioni sopracitati della Commissione, il Consiglio adotterà il più presto possibile le decisioni necessarie per l'avvio dei negoziati di adesione.

Il Consiglio europeo desidera che la fase iniziale dei negoziati coincida con l'inizio dei negoziati con Cipro e Malta.

B. RELAZIONI ESTERNE

EX IUGOSLAVIA

Il Consiglio europeo si compiace per la firma, avvenuta il 14 dicembre a Parigi, dell'accordo di pace negoziato a Dayton e conferma la propria determinazione a contribuire in maniera sostanziale alla sua applicazione.

Si compiace che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite abbia adottato la risoluzione con cui appoggia gli accordi di pace firmati a Parigi e applica le sue disposizioni sul piano sia civile che militare.

Quanto agli aspetti civili fa proprie le conclusioni della conferenza tenutasi a Londra il 7 e 8 dicembre; si compiace della nomina del sig. Carl Bildt ad Alto rappresentante e gli assicura il suo pieno appoggio.

L'applicazione dell'accordo di pace comporta l'instaurazione di un equilibrio militare stabile, basato su un livello di armamenti quanto più ridotto possibile. Il Consiglio europeo spera che le parti interessate approfittino dell'occasione di dialogo offerta a tale proposito dalla conferenza che si svolgerà a Bonn il 18 dicembre.

Spetta adesso alle parti assumersi le loro responsabilità per la piena applicazione dell'accordo allo scopo di porre fine alla guerra in modo definitivo.

Dal canto suo, l'Unione europea ribadisce di essere disposta a contribuire alla ricostruzione dell'ex Iugoslavia nel quadro di un'equa ripartizione internazionale degli oneri. Una conferenza preparatoria si svolgerà a Bruxelles il 20 e 21 dicembre al fine di delineare le esigenze più urgenti.

Il Consiglio europeo ribadisce inoltre il diritto dei rifugiati e degli sfollati a ritornare liberamente e in condizioni di sicurezza nelle loro case in tutto il territorio dell'ex Iugoslavia e di ottenere un'equa compensazione quale principio fondamentale.

Il Consiglio europeo ha approvato la dichiarazione che figura nell'allegato 7.

EX REPUBBLICA IUGOSLAVA DI MACEDONIA

Il Consiglio europeo si compiace del fatto che sussistono le condizioni per instaurare relazioni contrattuali di cooperazione tra l'Unione e l'ERIM e chiede al Consiglio di approvare, entro il 1995, il mandato di negoziato per concludere un accordo sugli scambi e la cooperazione che tenga pienamente conto delle sue aspirazioni.

SLOVENIA

Alla luce delle conclusioni di Cannes e sulla scorta della proposta di compromesso della Presidenza, il Consiglio europeo riafferma il suo desiderio che l'accordo di associazione con la Slovenia sia firmato il più presto possibile.

MAR BALTICO

Il Consiglio europeo ha preso atto della relazione della Commissione sulla situazione attuale e le prospettive di cooperazione regionale nella regione del Mar Baltico.

L'Unione è interessata a promuovere la stabilità politica e lo sviluppo economico di questa regione. Il Consiglio europeo chiede pertanto alla Commissione di elaborare un'iniziativa di cooperazione regionale adeguata da presentare ai Capi di Stato e di governo del Consiglio degli Stati del Mar Baltico nella conferenza di Visby del 3 e 4 maggio 1996, e di riferire quindi al riguardo al Consiglio europeo di Firenze.

RUSSIA

Il Consiglio europeo confida che la Russia prosegua la sua azione a favore della stabilità, dello sviluppo, della pace e della democrazia. Intende appoggiarne gli sforzi e desidera rafforzare in modo permanente i legami tra l'Unione europea e questo grande paese.

E' persuaso che lo sviluppo della cooperazione nel settore della sicurezza tra l'Unione europea e la Russia sia essenziale per la stabilità in Europa.

Prende atto con soddisfazione che l'accordo interinale con la Russia, firmato a Bruxelles il 17 luglio scorso, entrerà in vigore il 1°  febbraio 1996 e esorta le parti contraenti a ratificare l'accordo di partenariato e di cooperazione quanto prima possibile. Si compiace altresì dei risultati del vertice Unione europea-Russia, tenutosi a Mosca in settembre. Conferma l'orientamento della politica globale dell'Unione europea per quanto concerne le future relazioni con la Russia, quale formulato dal Consiglio "Affari generali" del 20 novembre 1995 (allegato 8).

Ha approvato una dichiarazione sulle elezioni parlamentari che si terranno prossimamente in Russia (allegato 9).

Sostiene gli sforzi compiuti dalla Russia per la sua completa integrazione nell'economia

internazionale e la sua ammissione all'OMC e ad altre organizzazioni internazionali.

Conferma altresì il suo appoggio per una tempestiva adesione della Russia al Consiglio d'Europa.

TACIS

Il Consiglio europeo riafferma che l'Unione europea è disposta a proseguire il programma di assistenza alle repubbliche dell'ex Unione sovietica al fine di sostenere il processo di riforma politica e economica da esse avviato. Sottolinea l'importanza che il nuovo regolamento TACIS venga adottato nel prossimo Consiglio "Affari generali".

UCRAINA

Il Consiglio europeo si compiace per la recente adesione dell'Ucraina al Consiglio d'Europa e appoggia l'impegno delle sue autorità a proseguire il processo di riforme economiche in corso. L'Unione continua a sostenere l'Ucraina mediante l'assistenza macroeconomica e si compiace dell'importante accordo raggiunto con l'Ucraina sulla chiusura definitiva, nell'anno 2000, della centrale nucleare di Cernobil, secondo il calendario e le condizioni stabiliti.

TURCHIA

Il Consiglio europeo conferma il carattere prioritario che attribuisce allo sviluppo e all'approfondimento delle relazioni con la Turchia e si compiace del parere conforme, reso dal Parlamento europeo, che consentirà l'entrata in vigore, il 31 dicembre prossimo, della fase finale dell'unione doganale con la Turchia, nonché delle modalità per il rafforzamento del dialogo politico e della cooperazione istituzionale. Auspica che il regolamento relativo alla cooperazione finanziaria con questo paese entri in vigore al più presto.

Rammenta l'importanza che annette al rispetto dei diritti dell'uomo, dello stato di diritto e delle libertà fondamentali e sostiene fermamente tutti coloro che, in Turchia, si sforzano di porre in atto le riforme. In questo spirito si compiace per le misure già adottate dalle autorità turche e le esorta a continuare su questa via.

CIPRO

Il Consiglio ricorda l'importanza che attribuisce alla realizzazione di sforzi sostanziali per pervenire ad una soluzione giusta e valida della questione cipriota conformemente alle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, sulla base di una federazione bizonale e bicomunitaria.

SICUREZZA

Nell'ambito della sicurezza il Consiglio europeo si compiace dei progressi compiuti nell'Unione per la definizione di una politica comune per quanto riguarda l'integrazione dei paesi dell'Europa centrale e orientale nell'architettura europea di sicurezza e il posto che vi devono avere la Russia e l'Ucraina.

Esprime soddisfazione per l'approvazione da parte del Consiglio dell'UEO, tenutosi a Madrid nel novembre del 1995, del contributo dell'UEO alla Conferenza intergovernativa del 1996 che conferma l'opportunità di rafforzare i vincoli tra l'Unione europea e l'UEO. Prende atto della volontà dell'UEO di contribuire in modo adeguato ai lavori della Conferenza intergovernativa nei settori della sicurezza e della difesa e di seguirne da vicino l'evoluzione. Il Consiglio europeo prende atto altresì del contributo del gruppo di riflessione in materia.

Ha sottolineato la necessità di continuare a favorire il disarmo e la non proliferazione nel quadro della politica estera e di sicurezza comune. Al riguardo:

- esprime il fermo desiderio che i negoziati del trattato per la proibizione totale degli esperimenti nucleari siano conclusi non oltre il giugno del 1996;

- appoggia l'avvio immediato dei negoziati di un trattato per la proibizione della produzione di materiale fissile per armi nucleari;

- si congratula per l'adozione, nella prima serie di incontri della conferenza di revisione della convenzione sulle armi nocive del 1980, di un nuovo protocollo che proibisce l'utilizzazione delle armi laser accecanti;

- ribadisce che l'Unione europea auspica che tutti i suoi membri ratifichino il più presto possibile la convenzione sulle armi chimiche, per permetterne la rapida entrata in vigore.

OSCE

L'Unione si compiace per i risultati della conferenza dell'OSCE tenutasi a Budapest, che tendono a rafforzare le strutture e capacità dell'OSCE per permetterle di compiere le sue sempre più numerose missioni, in particolare nell'ambito della diplomazia preventiva.

Il Consiglio europeo riafferma che l'Unione europea intende continuare a contribuire attivamente al rafforzamento dell'OSCE e, in particolare, all'elaborazione di un "modello comune e globale di sicurezza per l'Europa del XXI secolo".

Il Consiglio europeo ha accolto con favore l'adozione, il 13 dicembre a Royaumont su proposta dell'Unione europea, della dichiarazione su un processo di stabilità e buon vicinato nell'Europa sudorientale.

ANDORRA

Il Consiglio europeo si rallegra per il nuovo impulso impresso alle relazioni dell'Unione con Andorra e invita la Commissione a presentare le opportune proposte per lo sviluppo dei nuovi settori di cooperazione.

RELAZIONI TRANSATLANTICHE

Il Consiglio europeo pone in rilievo la grande importanza della nuova Agenda transatlantica e del piano di azione congiunto Unione europea - Stati Uniti che sono stati firmati in occasione del vertice Unione europea - Stati Uniti che ha avuto luogo a Madrid il 3 dicembre 1995 (allegato 10). Esso ritiene che questa iniziativa rappresenti un salto qualitativo verso il rafforzamento delle nostre relazioni, che presuppone il passaggio da una fase consultiva ad una nuova fase di concertazione e azione congiunta. Esprime la sua

determinazione a far sì che l'Unione, dal canto suo, dia pienamente seguito a quanto approvato a Madrid, nonché a riesaminare questo fascicolo al Consiglio europeo di Firenze.

Si compiace per le iniziative presentate nella riunione del Dialogo imprenditoriale transatlantico di Siviglia.

Auspica che altre democrazie atlantiche condividano gli obiettivi della nuova Agenda transatlantica.

MEDITERRANEO

Il Consiglio europeo sottolinea la notevole importanza dei risultati raggiunti nella Conferenza euromediterranea di Barcellona e invita il Consiglio e la Commissione ad attuare la dichiarazione e il programma di lavoro di Barcellona (allegato 11).

La Conferenza di Barcellona ha segnato l'avvio di una nuova fase nella quale l'obiettivo di assicurare la pace, la stabilità e la prosperità nel Mediterraneo costituisce un compito collettivo di tutti i partecipanti alla nuova associazione euromediterranea. Lo "spirito di Barcellona" dovrà ispirare la continuità di questo processo, che dovrebbe terminare con la conclusione di un patto per il Mediterraneo.

Il Consiglio europeo si compiace vivamente per gli accordi conclusi con Tunisia, Israele e Marocco. Esprime la speranza che i negoziati in corso con Egitto, Giordania e Libano possano essere rapidamente portati a termine e dichiara che l'Unione europea è disposta a negoziare siffatti accordi con l'Algeria e la Siria il più presto possibile. In questo contesto conferma le conclusioni di Cannes relative alla natura della zona di libero scambio euromediterranea.

Accoglie con soddisfazione le elezioni presidenziali recentemente tenutesi in Algeria e confida che prossimamente siano fatti nuovi passi per la normalizzazione politica del paese attraverso il dialogo e elezioni legislative e municipali libere e incontestabili. Prende atto del desiderio di questo paese di concludere con l'Unione europea un nuovo accordo di associazione e invita pertanto la Commissione a presentare un progetto di mandato.

MEDIO ORIENTE

Il Consiglio europeo esprime la propria soddisfazione per l'accordo interinale tra Israele e l'Organizzazione per la liberazione della Palestina firmato a Washington il 28 settembre.

Il Consiglio europeo deplora il tragico assassinio del Primo Ministro Yitzhak Rabin e appoggia l'impegno del nuovo Primo Ministro Perez di portare avanti con la stessa

determinazione il processo di pace. Lancia un appello in tal senso affinché siano compiuti rapidi progressi nel capitolo siriano e affinché tutte le parti intensifichino i loro sforzi per instaurare una pace globale, giusta e duratura.

Si compiace per la rapida erogazione dei prestiti concessi dalla BEI all'autorità palestinese per un importo di 250 milioni di ecu e spera che la Commissione presenti al più presto un progetto di direttive di negoziato per un accordo con l'Unione europea. Si compiace parimenti per il varo delle misure necessarie per garantire il coordinamento dell'osservazione delle elezioni palestinesi.

Prende atto con soddisfazione dei progressi realizzati dal vertice economico di Amman e confida nel raggiungimento di risultati positivi in occasione della conferenza ministeriale per l'assistenza economica al popolo palestinese, che si terrà a Parigi il 9 gennaio 1996.

IRAN

L'Unione europea continuerà a provvedere affinché la cooperazione con l'Iran sia attuata con tutte le garanzie necessarie, per evitare qualsiasi tipo di contributo all'acquisizione di una capacità nucleare militare.

Nel rispetto dei diritti fondamentali e della libertà di espressione, l'Unione europea continuerà i propri sforzi nel quadro del dialogo critico per ottenere dalle autorità iraniane una soluzione soddisfacente per la questione relativa allo scrittore britannico Salman Rushdie e chiede alle autorità iraniane una risposta costruttiva a tali sforzi. Chiede al Consiglio di seguire da vicino la questione.

AMERICA LATINA

Il Consiglio europeo sottolinea i notevoli progressi compiuti nel processo di rafforzamento delle relazioni con l'America latina. Invita il Consiglio e la Commissione ad attuare rapidamente le conclusioni relative al rafforzamento della cooperazione tra l'Unione europea e l'America latina durante il periodo 1996-2000 (allegato 12).

Esprime la propria soddisfazione per la firma, a Madrid, di un accordo quadro interregionale di cooperazione economica e commerciale tra l'Unione europea e il Mercosur, il cui obiettivo finale è la creazione di un'associazione di carattere politico e economico.

Sottolinea la prossima firma della dichiarazione congiunta sul dialogo politico tra l'Unione europea e il Cile, che rappresenta un importante passo per la rapida negoziazione di un nuovo accordo il cui obiettivo finale sia un'associazione di carattere politico e economico.

Invita il Consiglio e la Commissione ad avviare quanto prima possibile i negoziati con il

Messico per un nuovo accordo politico, economico e commerciale che comprenda la liberalizzazione graduale e reciproca degli scambi, tenendo conto del carattere sensibile di taluni prodotti e conformemente alle regole dell'Organizzazione mondiale del commercio.

Ricorda parimenti il proprio interesse per il rinnovo del dialogo di San José tra l'Unione europea e l'America centrale, in base alla comunicazione recentemente presentata dalla Commissione.

Prende atto della volontà manifestata dal Consiglio presidenziale andino di rafforzare le relazioni tra il Patto andino e l'Unione europea e chiede alla Commissione di presentare le opportune misure a tal fine. Considera parimenti di particolare importanza il rapido rinnovo del sistema di preferenze generalizzate a favore dei paesi dell'America centrale e del Patto andino e chiede al Consiglio di adottarlo il più presto possibile.

Ritiene opportuno continuare il dialogo e la cooperazione con Cuba al fine di appoggiare attivamente il processo di riforme in corso, incoraggiare il rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e ampliare l'ambito dell'iniziativa privata e lo sviluppo della società civile. A tal fine chiede alla Commissione di presentare un progetto di mandato per un accordo di cooperazione economica e commerciale durante il primo semestre del 1996, che il Consiglio esaminerà alla luce dell'evoluzione della situazione politica e economica a Cuba.

Invita infine la Banca europea per gli investimenti ad intensificare le sue attività in America latina nel rispetto delle procedure e dei criteri di finanziamento.

CONVENZIONE DI LOME'

Il Consiglio europeo esprime la propria soddisfazione per la firma, che ha avuto luogo a Maurizio il 4 novembre scorso, dell'accordo di revisione della quarta Convenzione ACP-CE, unitamente al protocollo di adesione dell'Austria, della Finlandia e della Svezia, nonché per l'adozione di misure provvisorie di applicazione.

AFRICA

Il Consiglio europeo esprime grave preoccupazione per la situazione in Nigeria, conferma le sanzioni adottate nell'ambito dell'Unione europea e lancia un nuovo appello alle autorità

nigeriane affinché assicurino il pieno rispetto dei diritti dell'uomo e una rapida transizione ad un regime democratico. In caso contrario si riserva la facoltà di adottare nuove misure.

Per far cessare la violenza, in particolare nel Burundi, e facilitare il ritorno dei rifugiati ruandesi, il Consiglio europeo sottolinea l'importanza della conciliazione nazionale e della stabilità nella regione dei grandi laghi. Conferma il suo appoggio alla convocazione della conferenza sulla regione dei grandi laghi sotto l'egida delle Nazioni Unite e dell'Organizzazione dell'unità africana, nonché alla rapida nomina di un nuovo rappresentante speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite in Burundi.

Accoglie con soddisfazione il dialogo politico avviato tra l'Unione e l'OUA e, in special modo, le conclusioni del Consiglio del 4 dicembre in materia di diplomazia preventiva, soluzione dei conflitti e mantenimento della pace in Africa (allegato 13).

Prende atto con soddisfazione dei negoziati in corso con il Sudafrica miranti all'elaborazione di un accordo per la creazione di una zona di libero scambio. Sottolinea l'importanza di una rapida conclusione di detti negoziati.

ASIA

Il Consiglio europeo si rallegra dell'adozione della relazione del Consiglio, che servirà di base per la preparazione dell'incontro Europa-Asia che si terrà a Bangkok il 1° e 2 marzo 1996 (allegato 14).

Conferma l'importanza che l'Unione europea attribuisce allo sviluppo delle relazioni con la Cina. Prende atto delle conclusioni adottate dal Consiglio su una politica a lungo termine per le relazioni tra la Cina e l'Europa.

Il Consiglio europeo ribadisce la sua profonda preoccupazione per la pesante pena detentiva inflitta al difensore dei diritti dell'uomo cinese, sig. WEI JINGSHEN, e chiede alla Cina di dar prova di clemenza e provvedere alla sua scarcerazione immediata e incondizionata.

L'Unione europea parteciperà, a condizioni da negoziare, all'Organizzazione per lo sviluppo energetico nella penisola coreana (KEDO).

Il Consiglio europeo, tenendo presenti in particolare gli ultimi sviluppi a Giacarta in relazione con l'acuirsi della tensione nel Timor orientale, esprime il suo sostegno a qualsiasi azione appropriata che possa contribuire ad una soluzione equa, globale e accettabile a livello internazionale, e in special modo agli sforzi di mediazione attualmente compiuti dal Segretario generale delle Nazioni Unite.

NAZIONI UNITE

In occasione del 50° anniversario delle Nazioni Unite, l'Unione europea ha manifestato il suo costante appoggio a questa organizzazione come sede universale finalizzata a concretare l'aspirazione dell'umanità alla pace, alla sicurezza e al progresso economico e sociale.

L'Unione europea, i cui Stati membri apportano collettivamente il più consistente contributo finanziario, ha espresso nella dichiarazione del 25 ottobre 1995 la propria preoccupazione per la grave crisi finanziaria in cui versano attualmente le Nazioni Unite. Il Consiglio europeo sollecita nuovamente tutti gli Stati membri dell'organizzazione ad adempiere integralmente, puntualmente e incondizionatamente i loro obblighi finanziari nei confronti sia del bilancio ordinario sia dei bilanci delle operazioni per il mantenimento della pace.

Il Consiglio europeo desidera in tale contesto che siano compiuti progressi ai fini di un migliore adeguamento delle strutture e delle istituzioni delle Nazioni Unite, compreso il Consiglio di sicurezza.

IV

LE BASI DELL'EUROPA DEL FUTURO

 

AGENDA POLITICA DELL'EUROPA

Il Consiglio europeo ha individuato le sfide cui gli Stati membri dell'Unione devono rispondere per preparare l'Europa del XXI secolo. Nei prossimi cinque anni si dovrà:

- realizzare l'adattamento del trattato sull'Unione europea;

- compiere il passaggio alla moneta unica secondo il calendario e le condizioni previste;

- preparare e condurre i negoziati di allargamento con gli Stati associati dell'Europa centrale, orientale e meridionale candidati all'adesione;

- definire parallelamente le prospettive finanziarie oltre il 31 dicembre 1999;

- contribuire all'elaborazione di una nuova architettura europea di sicurezza;

- proseguire attivamente la politica di dialogo, cooperazione e associazione già avviata con i paesi vicini dell'Unione e, in particolare, con la Russia, l'Ucraina, la Turchia e i paesi mediterranei.

La realizzazione dell'insieme di questi compiti permetterà di creare, su scala continentale europea, una grande comunità libera, prospera e stabile.

CONFERENZA INTERGOVERNATIVA

1. Il Consiglio europeo ha accolto con grande interesse la relazione del Gruppo di riflessione presieduto dal sig. Westendorp (allegato 15), incaricato dal Consiglio europeo di preparare la Conferenza intergovernativa del 1996. Ritiene che gli orientamenti delineati in seno al Gruppo, al termine di un'analisi approfondita delle sfide interne e esterne che si presentano all'Unione e delle possibili risposte,

rappresentino una buona base per i lavori della Conferenza.

2. La Conferenza intergovernativa dovrà esaminare le disposizioni del trattato sull'Unione di cui il trattato stesso prevede esplicitamente una revisione, nonché le questioni di cui la Conferenza si dovrà occupare conformemente a quanto deciso nelle conclusioni dei Consigli europei di Bruxelles e di Corfù e nelle dichiarazioni adottate in occasione di accordi interistituzionali. Il Consiglio europeo riafferma anche gli orientamenti definiti al vertice di Cannes. Su un piano generale, la Conferenza intergovernativa dovrà esaminare i miglioramenti che occorrerà apportare ai trattati per adattare l'Unione alle realtà attuali e alle esigenze future, alla luce dei risultati dei lavori del Gruppo di riflessione.

3. Il Consiglio europeo conviene che la procedura formale di revisione prevista dall'articolo N del trattato sia espletata il più rapidamente possibile, affinché la conferenza possa essere solennemente inaugurata il 29 marzo a Torino. Il Consiglio europeo prende atto dell'intenzione della prossima presidenza italiana di adottare le misure appropriate per la preparazione della conferenza.

4. La conferenza terrà riunioni con ritmo regolare, in linea di massima una al mese, a livello di Ministri degli Affari esteri, che avranno la responsabilità dell'insieme dei lavori; questi ultimi saranno preparati da un gruppo composto di un rappresentante di ciascun Ministro degli Affari esteri degli Stati membri e del Presidente della Commissione.

Il Segretario generale del Consiglio adotterà le disposizioni necessarie per organizzare il segretariato della conferenza.

5. Il Parlamento europeo sarà strettamente associato ai lavori della conferenza per poter essere informato regolarmente e dettagliatamente dello sviluppo delle discussioni, e poter esprimere il suo punto di vista, se lo riterrà utile, su tutte le questioni dibattute. Le modalità di associazione saranno definite dai Ministri degli Affari esteri nel rispetto delle disposizioni applicabili alla revisione dei trattati.

6. I rappresentanti dei paesi dell'Europa centrale e orientale con i quali sono stati conclusi accordi europei, e i rappresentanti di Malta e Cipro saranno informati regolarmente

circa l'andamento delle discussioni e potranno esporre i loro punti di vista in occasione delle riunioni con la Presidenza dell'Unione europea, previste in linea di massima ogni due mesi. Saranno parimenti informati lo Spazio economico europeo e la Svizzera.

 

 

PARTE B

ALLEGATO 1

 

QUADRO DI RIFERIMENTO PER L'INTRODUZIONE DELLA MONETA UNICA

 

1. Nella riunione di Cannes del 27 giugno 1995, il Consiglio europeo ha chiesto al Consiglio "ECOFIN" di definire, di concerto con la Commissione e l'Istituto monetario europeo (IME), un quadro di riferimento per il passaggio alla moneta unica e di riferire al riguardo, in previsione della sua adozione, al Consiglio europeo di Madrid del dicembre 1995.

2. Dall'entrata in vigore del trattato sull'Unione europea (trattato di Maastricht), in particolare dall'inizio della seconda fase del processo di passaggio ad un'Unione economica e monetaria, gli Stati membri, gli organi europei e i rappresentanti di numerose organizzazioni private hanno studiato i vari aspetti della transizione. I lavori preparatori hanno oramai raggiunto uno stadio in cui è possibile presentare un quadro di riferimento comportante misure chiaramente definite da attuare entro termini prestabiliti.

3. I lavori preparatori in corso perseguono l'obiettivo prioritario del trattato: la creazione di una moneta unica stabile. Una delle condizioni preliminari per il raggiungimento di tale obiettivo consiste nella realizzazione di un elevato grado di convergenza dei risultati economici, prima di fissare in modo irrevocabile i tassi di cambio. Un'applicazione rigorosa dei criteri di convergenza nella determinazione degli Stati membri che soddisfano le condizioni necessarie per l'adozione della moneta unica creerà un clima di fiducia nella nuova moneta e convincerà il pubblico in generale nonché i mercati della sua forza e della sua stabilità. Dopo il passaggio alla terza fase dell'Unione economica e monetaria sarà necessario mantenere la convergenza. Le finanze pubbliche dovranno, in particolare, rimanere sane conformemente agli obblighi risultanti dal trattato. Pertanto, si dovranno prendere in esame gli strumenti atti a garantire la disciplina di bilancio tra i paesi facenti parte dell'area dell'euro conformemente alle procedure e ai principi stabiliti dal trattato. Inoltre, sarà necessario definire le future relazioni tra gli Stati membri facenti parte dell'area dell'euro e gli altri Stati prima di passare alla terza fase, segnatamente al fine di salvaguardare la stabilità monetaria nell'ambito del mercato unico.

4. Per dissipare le incertezze e per contribuire a rendere maggiormente accettabile al pubblico la nuova moneta occorre un'accurata preparazione tecnica della transizione alla terza fase. Il quadro di riferimento descritto in appresso è stato definito di concerto con la Commissione

e l'IME, tenendo conto del Libro verde della Commissione e della relazione dell'IME sul passaggio alla moneta unica. Esso è conforme al calendario, alle procedure e ai criteri stabiliti dal trattato. Garantisce la trasparenza, rafforza la credibilità e sottolinea il carattere irreversibile del processo. E' realizzabile sotto il profilo tecnico e mira a creare le basi per la necessaria sicurezza giuridica, a ridurre al minimo i costi dell'adattamento e ad evitare le distorsioni di concorrenza. Nell'annunciare misure concrete da prendere secondo un calendario preciso, il quadro di riferimento fornisce agli utilizzatori della moneta le informazioni necessarie perché essi possano adattarsi all'introduzione della moneta unica. Il quadro di riferimento è compatibile con la summenzionata relazione dell'IME.

5. Il quadro di riferimento prevede come data di avvio della terza fase il 1º gennaio 1999. Le misure da prendere nel corso delle varie fasi del processo sono esposte in appresso e riassunte nelle tabelle allegate, che presentano il calendario e le diverse date e scadenze previste per gli Stati membri per partecipare alla terza fase.

6. Il Consiglio, riunito a livello dei Capi di Stato o di governo, confermerà quali Stati membri soddisfino le condizioni necessarie per l'adozione della moneta unica. La data di tale decisione segnerà l'inizio di un periodo interinale precedente il passaggio alla terza fase, in cui dovranno essere prese decisioni al fine di completare i lavori preparatori. Da un lato, l'ampiezza della mole di lavoro lascia presupporre che il periodo interinale durerà all'incirca un anno; d'altro lato, i Capi di Stato o di governo dovrebbero prendere la decisione sugli Stati membri partecipanti basandosi sui dati effettivi più recenti e più affidabili relativi al 1997. Si esplicherà quindi un impegno particolare affinché i Capi di Stato o di governo prendano una decisione il più presto possibile nel 1998. Dei lavori preliminari contribuiranno a far sì che tutte le misure necessarie siano state introdotte per l'inizio della terza fase dell'Unione economica e monetaria. Varie di queste misure sono di competenza della Banca centrale europea (BCE).

7. La BCE dovrà essere creata entro un termine sufficientemente ravvicinato di modo che i lavori preparatori possano essere completati e la Banca possa essere pienamente operativa il 1º gennaio 1999. Pertanto, non appena possibile nel corso del periodo interinale, il Consiglio e gli Stati membri partecipanti dovranno adottare un certo numero di disposizioni giuridiche e nominare il Comitato esecutivo della Banca centrale europea (BCE). Non appena nominato detto Comitato, saranno istituiti la BCE e il sistema europeo di banche centrali (SEBC). Gli organi decisionali della BCE decideranno, realizzeranno e verificheranno il quadro atto a consentire al SEBC e alla BCE di adempiere i propri compiti nell'ambito della terza fase.

8. La terza fase dell'Unione economica e monetaria inizierà il 1º gennaio 1999 con la fissazione irrevocabile dei tassi di conversione tra le monete dei paesi partecipanti e rispetto all'euro, e con l'inizio della politica monetaria unica che sarà definita e attuata dal SEBC in euro. Il SEBC promuoverà l'utilizzazione dell'euro sui mercati valutari; le sue operazioni su tali mercati saranno effettuate e regolate in euro. L'infrastruttura dei sistemi di pagamento dovrà essere tale da garantire il buon funzionamento di un mercato monetario relativo ad una determinata area e basato sull'euro. Le banche centrali nazionali potrebbero accordare agevolazioni di conversione agli istituti finanziari che non fossero stati in grado di dotarsi delle strutture necessarie per convertire gli importi espressi in euro in unità monetarie nazionali e viceversa.

9. Un regolamento del Consiglio che entrerà in vigore il 1º gennaio 1999 costituirà il quadro giuridico per l'utilizzazione dell'euro. A partire da tale data, l'euro sarà "una valuta di pieno diritto" e il paniere ufficiale dell'ecu cesserà di esistere. In forza di detto regolamento le monete nazionali e l'euro diverranno espressioni differenti di una moneta identica sul piano economico. Fintantoché esisteranno le diverse unità monetarie nazionali, il regolamento del Consiglio fisserà un'equivalenza giuridicamente vincolante tra l'euro e le unità monetarie nazionali (con l'espressione "equivalenza giuridicamente vincolante" si intende che ad ogni importo monetario verrà attribuito, in modo giuridicamente vincolante, un controvalore invariabile in euro al tasso di conversione ufficiale e viceversa). Il regolamento garantirà che, nel periodo precedente il termine stabilito per il completamento del processo di introduzione dell'euro, gli operatori economici privati abbiano la facoltà di utilizzare l'euro, senza averne tuttavia l'obbligo. Per quanto possibile, essi dovrebbero essere autorizzati ad elaborare i loro propri meccanismi di adattamento al passaggio alla moneta unica; l'applicazione di tali principi dovrebbe tuttavia tener conto delle prassi del mercato in materia di normalizzazione. Il regolamento prevedrà inoltre che le banconote nazionali continuino ad avere corso legale entro le frontiere dei rispettivi territori nazionali sino alla completa introduzione della moneta unica. I lavori tecnici di preparazione di tale regolamento dovranno essere conclusi al più tardi entro la fine del 1996.

10. La sostituzione delle monete nazionali con l'euro non dovrebbe di per sé influire sulla continuità dei contratti; gli importi espressi in moneta nazionale saranno convertiti in euro al tasso di conversione stabilito dal Consiglio. Nel caso di titoli e prestiti a tasso di interesse fisso, questa sostituzione non influirà di per sé sul tasso di interesse nominale pagabile dal debitore, salvo indicazione contraria nel contratto. Nel caso di contratti formulati con riferimento al paniere ufficiale dell'ecu della Comunità europea, conformemente al trattato, la sostituzione con l'euro avverrà al tasso 1:1 salvo indicazione specifica nei singoli contratti.

11. I nuovi titoli di debito pubblico negoziabili - in particolare i titoli di debito con scadenza successiva al 1°  gennaio 2002 - saranno emessi in euro dagli Stati membri partecipanti a decorrere dal 1°  gennaio 1999. Al più tardi il 1°  luglio 2002 il debito pubblico espresso nelle precedenti monete nazionali sarà rimborsabile solo in moneta unica.

12. L'uso dell'euro per le operazioni del settore pubblico sarà generalizzato in tutti gli Stati membri partecipanti al più tardi quando saranno pienamente introdotte le banconote e le monete europee. Il calendario sarà stabilito dalla legislazione comunitaria e potrebbe lasciare un certo margine di libertà ai singoli Stati membri.

13. Le autorità pubbliche sono invitate a prendere provvedimenti per pianificare l'adeguamento delle rispettive amministrazioni all'euro.

14. Al più tardi il 1°  gennaio 2002 le banconote e monete in euro cominceranno a circolare parallelamente alle banconote e monete nazionali. Le banconote e monete in euro avranno corso legale. Man mano che saranno messe in circolazione le banconote e monete in euro, saranno progressivamente ritirate le banconote e monete nazionali. Gli Stati membri dovranno cercare di ridurre al minimo questo periodo di duplice circolazione. In ogni caso, le banconote e monete nazionali cesseranno di avere corso legale al più tardi sei mesi dopo l'introduzione delle banconote e monete in euro. A quella scadenza la transizione sarà completa. Successivamente le banconote e monete nazionali potranno ancora essere cambiate gratuitamente presso le banche nazionali centrali.

 

 

 

ALLEGATO

TRANSIZIONE ALLA MONETA UNICA

SEQUENZA CRONOLOGICA

 

 

DAL DICEMBRE 1995 ALLA DECISIONE SUGLI STATI MEMBRI PARTECIPANTI

CALENDARIO

AZIONI DA INTRAPRENDERE

COMPETENZA

Dicembre 1995

Adozione del quadro di riferimento per l'introduzione della moneta unica e annuncio della data di conclusione del processo di transizione (1°  luglio 2002) e della denominazione della nuova moneta

Consiglio europeo

31 dicembre 1996

Specificazione del quadro regolamentare, organizzativo e logistico per lo svolgimento delle mansioni di BCE/SEBC nella terza fase

Preparazione di una legislazione relativa a BCE/SEBC e all'introduzione della moneta unica

IME

 

 Commissione, IME, Consiglio

Prima della decisione sugli Stati membri partecipanti

Messa in conformità della legislazione nazionale ()

Stati membri

 

DALLA DECISIONE SUGLI STATI MEMBRI PARTECIPANTI AL 1° GENNAIO 1999

CALENDARIO

AZIONI DA INTRAPRENDERE

COMPETENZA

Quanto prima possibile nel 1998

Decisione sugli Stati membri partecipanti

Consiglio ()

Quanto prima possibile dopo la decisione sugli Stati membri partecipanti

i) Nomina del Comitato esecutivo della BCE

ii) Fissazione della data di introduzione delle banconote e monete in euro

iii) Inizio dell'emissione di banconote in euro

iv) Inizio del conio di monete frazionarie in euro

Stati membri ()

 

BCE; Consiglio()

SEBC

Consiglio e Stati membri (4)

Fino al 1° gennaio 1999

Messa a punto definitiva di BCE/SEBC

i) Adozione del diritto derivato, in particolare:

criterio per la sottoscrizione di capitale;

raccolta di statistiche;

riserve minime;

consultazione della BCE;

ammende e penalità per le imprese;

ii) Preparazione di BCE/SEBC alla fase operativa (istituzione della BCE; adozione del quadro regolamentare; verifica della politica monetaria, ecc.)

 

 

Consiglio

 

 

 

 

 

BCE/SEBC

 

DAL 1° GENNAIO 1999 AL 1° GENNAIO 2002 AL PIU' TARDI

- Dall'inizio della terza fase all'introduzione delle banconote e monete in euro -

CALENDARIO

AZIONI DA INTRAPRENDERE

COMPETENZA

1° gennaio 1999

Fissazione irrevocabile dei tassi di conversione ed entrata in vigore di legislazione connessa all'introduzione dell'euro (status legale, continuità dei contratti, arrotondamento, ecc.)

Consiglio ()

Dal 1° gennaio 1999

i) Definizione ed attuazione della politica monetaria unica in euro

ii) Svolgimento di operazioni di cambio in euro

iii) Entrata in funzione del sistema di pagamento TARGET

iv) Emissione di nuovo debito pubblico in euro

SEBC

 

SEBC

SEBC

Stati membri

Dal 1°  gennaio 1999 al 1° gennaio 2002 al più tardi

i) Cambio alla pari delle monete con tassi di cambio irrevocabilmente fissi

ii) Controllo del processo di transizione nel settore bancario e finanziario

iii) Assistenza a tutti i settori economici per assicurare una transizione regolare

SEBC

SEBC, autorità pubbliche di Stati membri e Comunità

SEBC, autorità pubbliche di Stati membri e Comunità

 

DAL 1° GENNAIO 2002 AL 1° LUGLIO 2002 AL PIU' TARDI

- Completamento della transizione -

CALENDARIO

AZIONI DA INTRAPRENDERE

COMPETENZA

1°  gennaio 2002 al più tardi

i) Messa in circolazione delle banconote in euro e ritiro delle banconote nazionali

ii) Messa in circolazione delle monete in euro e ritiro delle monete nazionali

SEBC

 

Stati membri ()

 

1° luglio 2002 al più tardi

i) Fine del processo di transizione nell'amministrazione pubblica

ii) Abolizione del corso legale delle banconote e monete nazionali

Consiglio; Stati membri (6);

 

 SEBC

 

 

 

ALLEGATO 2

OCCUPAZIONE

Attuazione dell'impostazione dell'Unione europea nel settore dell'occupazione

La lotta contro la disoccupazione deve rimanere la prima priorità per l'UE

Come hanno riaffermato i Consigli europei di Essen e di Cannes, la lotta contro la disoccupazione e per la parità delle opportunità rimane il compito più importante dell'Unione europea e degli Stati membri.

La presente relazione del Consiglio e della Commissione è intesa a ottemperare al mandato, conferito loro dal Consiglio europeo, di riferire sulle misure adottate e i progressi raggiunti dagli Stati membri nell'attuazione degli orientamenti definiti a Essen. I recenti sviluppi in termini di politica e di coordinamento hanno messo in evidenza il valore degli accordi raggiunti nei vertici di Essen del 1994 e di Cannes del 1995, che hanno suscitato una forte mobilitazione degli Stati membri per quanto riguarda sia le politiche macroeconomiche che quelle strutturali.

Il tasso di disoccupazione nell'UE, che alla metà del 1994 registrava un livello record dell'11,4 %, è sceso attualmente al 10,5 % e riguarda circa 18 milioni di persone. Tale livello inaccettabile della disoccupazione riguarda quasi tutti gli Stati membri. Deriva essenzialmente dal fatto che per vari anni è mancata una crescita economica sostenuta dalla rigidità dei mercati dei prodotti e dei servizi dovuta a un'eccessiva regolamentazione e a una concorrenza insufficiente e dal fatto che il grado di qualificazione della manodopera non corrisponde alle esigenze del mercato del lavoro, che cambiano a causa dell'evoluzione della tecnica e della produttività, creando in tal modo una disparità tra il costo totale della manodopera e la produttività.

Il Consiglio europeo di Essen del 1994 ha concordato sulla necessità di uno sforzo comune inteso ad avviare e rafforzare un processo di riforma strutturale inteso a migliorare il funzionamento dei mercati del lavoro. Ciò dovrebbe consentire di rafforzare la capacità dell'economia di creare nuovi posti di lavoro e nuove risorse. Le politiche strutturali stesse contribuiscono allo sviluppo della crescita e alla creazione di posti di lavoro consentendo livelli di occupazione più elevati senza dar luogo a tensioni inflazionistiche sfavorevoli. Tuttavia siffatte politiche strutturali saranno pienamente efficaci solo se saranno sostenute da una politica macroeconomica orientata verso la stabilità, che favorisca gli investimenti e la creazione di nuovi posti di lavoro. Per ridurre la disoccupazione è necessaria una crescita economica soddisfacente.

Vi sono chiare indicazioni che la disoccupazione sta diventando in gran parte un fenomeno strutturale caratterizzato da periodi di disoccupazione sempre più lunghi e dall'incidenza particolarmente grave su determinate categorie di persone, ossia le persone scarsamente qualificate, i giovani e le donne. Pertanto il Consiglio e la Commissione ritengono che, nell'ambito della strategia adottata a Essen in materia di occupazione, sia giunto il momento di prevedere un'ulteriore concentrazione degli sforzi per quanto riguarda:

- l'inserimento dei giovani nella vita attiva,

- la prevenzione della disoccupazione di lunga durata,

- la realizzazione della parità di opportunità per gli uomini e le donne nella vita attiva.

L'occasione offerta dall'attuale contesto economico

Per alcuni anni si è registrato un processo di ripresa macroeconomica. I risultati globali dei principali fattori che incidono sull'attività economica sono generalmente positivi e offrono l'occasione di portare avanti le politiche occupazionali:

- l'Europa registra attualmente un'inflazione media del 3 % - in ribasso rispetto agli ultimi decenni - e secondo le previsioni dovrebbe mantenersi a un basso livello.

- Gli aumenti salariali nominali sono inferiori al 4 % e i costi salariali unitari reali sono in netta diminuzione.

- L'industria europea sta ottenendo buoni risultati sui mercati mondiali. Le esportazioni sono attualmente più elevate delle importazioni. Gli scambi extracomunitari registrano un'eccedenza dell'1 % circa del PIL. Negli ultimi anni l'UE ha mantenuto o rafforzato la sua posizione sui mercati a forte crescita.

- La redditività dell'industria europea ha ora ritrovato livelli che non aveva più raggiunto dagli anni '60, ma nella maggior parte dei paesi i tassi di interesse reali rimangono elevati.

- Le finanze pubbliche sono state risanate grazie alla crescita economica e alle decisioni prese nell'ambito dei programmi di convergenza; i disavanzi pubblici dovrebbero ancora essere ridotti nel 1996.

Il rallentamento temporaneo subìto attualmente dall'attività economica mette in evidenza la necessità di portare avanti senza tregua la strategia di una politica macroeconomica orientata verso la stabilità. Attualmente esistono i dati economici fondamentali per la prosecuzione e il rafforzamento della crescita; essi dovrebbero essere pienamente messi a frutto per avviare le riforme strutturali necessarie al miglioramento dei risultati dell'UE in materia di occupazione.

Gli orientamenti di Essen in materia di occupazione hanno dato luogo a una forte mobilitazione a tutti i livelli

A livello degli Stati membri si è registrata di recente una forte mobilitazione che ha portato all'adozione di programmi nazionali pluriennali che danno un'immagine coerente delle principali misure adottate o previste per l'attuazione della strategia in materia di occupazione decisa a Essen.

Questi programmi pluriennali sono stati oggetto di ampi dibattiti interni. La loro elaborazione ha favorito il dialogo tra le amministrazioni responsabili, rispettivamente, dell'occupazione o degli affari sociali e delle politiche economica e di bilancio. In determinati casi vi hanno partecipato le parti sociali. Questo ampio processo di concertazione costituisce da solo un rilevante successo della strategia adottata a Essen.

E' stata presa tutta una serie di misure per attuare le cinque priorità definite a Essen per quanto riguarda la politica del mercato del lavoro. Queste misure sono state oggetto di relazioni dettagliate della Commissione e del Consiglio. Sono stati compiuti sforzi particolarmente significativi nei settori seguenti:

- formazione iniziale dei giovani, formazione speciale destinata ai disoccupati e promozione della formazione permanente;

- maggiore flessibilità del quadro giuridico dell'organizzazione del lavoro e adozione di misure nelle quali la flessibilità o la riduzione dell'orario di lavoro siano legate al mantenimento o alla creazione di posti di lavoro;

- presa in considerazione della dimensione geografica dell'occupazione mobilizzando gli attori locali e promuovendo le iniziative locali in materia di occupazione;

- decentramento del processo di negoziazione salariale;

- riduzione degli oneri salariali indiretti, segnatamente per talune categorie e per le persone a bassa retribuzione;

- rafforzamento dell'efficacia dei servizi pubblici preposti all'occupazione;

- riesame dei sistemi di indennità di disoccupazione e del loro nesso con i programmi di aiuti, al fine di rafforzare l'incentivazione al lavoro;

- attuazione di misure volte ad aiutare i giovani privi di esperienza o di formazione di base a recuperare il ritardo mediante l'accesso a formazioni o esperienze di lavoro adeguate;

- reinserimento professionale per i disoccupati di lunga durata grazie alla formazione, al collocamento, alla promozione di possibilità locali di occupazione o sussidi all'assunzione;

Le parti sociali hanno ribadito il loro sostegno sia ai grandi orientamenti di politica economica sia alle priorità stabilite nel settore della politica strutturale del mercato dell'occupazione. Esse hanno svolto un ruolo determinante nell'attuazione delle misure adottate di recente in tali settori, segnatamente per mezzo di accordi in materia di formazione, organizzazione del lavoro e dell'orario di lavoro, moderazione salariale e reinserimento professionale di particolari categorie in difficoltà, e si sono impegnate ad intensificare gli sforzi in tali direzioni.

Il valore aggiunto apportato dall'Unione europea nell'attuazione della strategia definita a Essen è illustrato dall'intensificarsi degli scambi di informazioni e di esperienze tra gli Stati membri, nel quadro del Consiglio "ECOFIN" e del Consiglio "Affari sociali", in collaborazione con la Commissione. Sono stati compiuti progressi verso un rafforzamento del coordinamento delle politiche macroeconomiche e strutturali.

Inoltre i programmi adottati in associazione tra gli Stati membri e la Commissione europea al fine di sfruttare i fondi strutturali nel corso del periodo 1994-1999 rappresentano un utile contributo all'attuazione delle priorità definite a Essen.

Vi è stato un approccio più rigoroso per comprendere taluni aspetti specifici delle politiche dell'occupazione.

In risposta alle richieste del Consiglio europeo, il Consiglio e la Commissione hanno avviato un approfondito esame di taluni aspetti delle politiche occupazionali.

Gli effetti della fiscalità e dei regimi di aiuti sulla disponibilità sia a creare che ad accettare posti di lavoro e le relazioni tra crescita economica e ambiente sono stati esaminati dal Consiglio "ECOFIN" e dalla Commissione.

Nel corso del vertice di Cannes il Consiglio europeo ha sottolineato che l'Unione europea, in quanto entità economica, offriva un margine di manovra supplementare ed un valore aggiunto specifico per consentire la creazione di posti di lavoro stabili. La Commissione ha effettuato una analisi iniziale dei reciproci vantaggi che potrebbero derivare da un maggiore coordinamento delle politiche macroeconomiche e strutturali e una relazione finale sarà presentata al Consiglio europeo nel 1996.

Il Consiglio europeo ha anche sottolineato il contributo delle piccole e medie imprese all'occupazione e ha chiesto un esame delle politiche loro applicate e dei mezzi per migliorarne l'efficacia. La Commissione ha elaborato una relazione in proposito.

CONCLUSIONI E ORIENTAMENTI

1. Il Consiglio europeo di Madrid dovrebbe dare un nuovo impulso e realizzare ulteriori progressi nello sviluppo e nella concretizzazione della strategia definita a Essen e confermata a Cannes.

2. Tale strategia in materia di occupazione, particolarmente per quanto riguarda i cinque principali settori d'azione sul mercato del lavoro, fornisce e continuerà a fornire il quadro per i programmi pluriennali degli Stati membri e per lo sviluppo delle loro politiche dell'occupazione.

3. L'attuazione di tale strategia si trova in una fase avanzata negli Stati membri. Il successo dipende in ampia misura dalla mobilitazione dei partner istituzionali, sociali ed economici a tutti i livelli e, soprattutto, dall'elaborazione di un'impostazione locale integrata in materia di politica dell'occupazione.

La partecipazione e il contributo delle parti sociali a questo processo sono essenziali a tutti i livelli e sono utili in tutte le fasi dell'attuazione della strategia di Essen.

4. L'impostazione integrata in materia di politica dell'occupazione, basata in particolare sul nesso tra le politiche d'occupazione macroeconomiche e strutturali, dovrebbe essere proseguita e potenziata in modo da rendere ottimali gli effetti reciprocamente benefici di tali politiche.

5. Le riforme in corso debbono essere attivamente proseguite se si vuole che l'attuale ripresa economica apporti un decisivo miglioramento alla situazione dell'occupazione nell'Unione europea. Il clima favorevole creato dall'espansione economica offre una possibilità unica di realizzare ulteriori progressi ai fini sia di un aumento del livello dell'occupazione sia di una sostanziale riduzione della disoccupazione strutturale. Le azioni debbono essere proseguite e potenziate, in particolare nei seguenti settori:

Favorire la realizzazione di una crescita sana e duratura

- E' necessario attuare i grandi orientamenti di politica economica con continuità e determinazione. In particolare, gli aumenti salariali dovrebbero rispettare le condizioni connesse alla stabilità dei prezzi e alla redditività degli investimenti, e i disavanzi di bilancio dovrebbero essere ulteriormente ridotti per pervenire a medio termine ad un livello sensibilmente inferiore al valore di riferimento del 3% del PIL stabilito a Maastricht. Tali politiche dovrebbero creare le condizioni atte a permettere nuove riduzioni dei tassi di interessi reali e un aumento di investimenti in grado di creare nuovi posti di lavoro.

Assicurare un miglior funzionamento dei mercati dei prodotti e dei servizi, favorire lo spirito imprenditoriale e preservare un ambiente sano

- Il completamento del mercato interno deve essere sostenuto da una vigorosa politica della concorrenza onde eliminare le eccessive rigidezze sui mercati dei prodotti e dei servizi (per esempio sui mercati delle telecomunicazioni e dell'energia). Un certo numero di vincoli strutturali deve essere eliminato affinché le possibilità di avviare imprese e di creare posti di lavoro, in particolare nel settore dei servizi, possano essere pienamente sfruttate.

- In condizioni di crescita economica stabili, il contributo delle piccole e medie imprese al miglioramento della situazione dell'occupazione deve essere reso ottimale adeguando meglio l'ambiente giuridico, fiscale e finanziario alle loro specifiche esigenze e incoraggiandole ad investire nel settore della formazione.

- Per sfruttare le possibilità di creazione di posti di lavoro offerte dalla tutela dell'ambiente, tali politiche dovrebbero, in misura maggiore di quanto lo sia attualmente, essere fondate su strumenti imperniati sul mercato, compresi gli strumenti fiscali. Le autorità pubbliche dovrebbero parimenti favorire gli investimenti a lunga scadenza destinati alle tecnologie rispettose dell'ambiente in settori importanti come l'energia, i trasporti e l'agricoltura.

Attuare le cinque priorità di Essen per la riforma dei mercati del lavoro

L'attuazione delle cinque priorità di Essen sarà proseguita e potenziata grazie ai programmi pluriennali ponendo l'accento sulle seguenti misure:

- bisognerebbe migliorare ulteriormente l'investimento nel settore della formazione: si dovrebbe dare la priorità al rafforzamento della capacità per i disoccupati, in particolare per la manodopera poco qualificata e senza esperienza, di occupare un impiego e alla riduzione dell'inadeguatezza delle competenze sul mercato del lavoro, proponendo una formazione più consona alle mutevoli esigenze del mercato del lavoro e favorendo la formazione all'interno dell'impresa. Una manodopera relativamente stabile nell'impresa contribuirà a rafforzare l'efficacia di queste misure.

- Bisognerebbe sviluppare e diffondere in modo più soddisfacente le buone pratiche in materia di riorganizzazione del lavoro e dell'orario di lavoro. Esse dovrebbero determinare un aumento dell'occupazione e bisognerebbe adottare misure per rivalorizzare i posti di lavoro in questione.

- Le iniziative locali per lo sviluppo dovrebbero essere favorite cercando di assicurare l'attiva partecipazione delle autorità locali e degli operatori locali migliorando le condizioni giuridiche, fiscali e finanziarie per lo sviluppo di nuovi settori di occupazione.

- Gli sforzi delle parti sociali hanno consentito di mantenere la moderazione salariale, di favorire la tendenza attuale a rendere meno rigide le negoziazioni salariali e di vincolare maggiormente la struttura dei salari alla produttività. Tale sforzo va mantenuto e intensificato nell'ambito dei grandi orientamenti di politica economica al fine di creare il maggior numero possibile di posti di lavoro.

- I governi, all'interno del margine di manovra di cui dispongono per preservare la stabilità fiscale, dovrebbero sforzarsi di capovolgere la tendenza ad aumentare la tassazione del lavoro manifestatasi negli ultimi anni. Il regime fiscale applicabile ai salari più bassi dovrebbe essere riveduto, al fine di sopprimere gli inutili intralci all'attività lavorativa derivanti da parametri fiscali regressivi per quanto concerne sia l'imposta sul reddito sia i contributi sociali.

Occorrerebbe valutare l'incidenza sull'occupazione di una riduzione mirata dei contributi sociali. Tale determinazione dovrebbe in primo luogo favorire l'assunzione di persone sfavorite, incentivare la creazione di posti di lavoro, in particolare nei nuovi settori sociali e locali, e incoraggiare ulteriori assunzioni da parte delle imprese.

- Dovrebbe essere proseguita e rafforzata la transizione da politiche del mercato del lavoro passive a politiche attive, in particolare a favore delle categorie di persone più vulnerabili, per migliorare la loro capacità ad occupare un posto di lavoro e incentivare maggiormente i datori di lavoro ad assumerle. Inoltre gli uffici di collocamento dovrebbero essere potenziati, per migliorare la loro funzione di intermediari nella ricerca di posti di lavoro; a tale riguardo alcuni elementi di concorrenza potrebbero rivelarsi utili. La messa a disposizione di informazioni a quanti cercano un lavoro e ai datori di lavoro dovrebbe essere intensificata.

Si dovrebbe fornire un'assistenza tecnica o finanziaria alla ricerca attiva di un posto di lavoro.

Inoltre i sistemi di indennità di disoccupazione devono essere ancora migliorati per sopprimere qualsiasi disincentivo al lavoro, mantenendo nel contempo un alto livello di protezione sociale. Si dovrebbe attuare un controllo più rigoroso della effettiva disponibilità a lavorare. I sistemi di previdenza che coesistono con i sistemi di tutela contro la disoccupazione dovrebbero essere riesaminati al fine di prevenire un trasferimento "occulto" di disoccupati verso i sistemi di previdenza.

- Le azioni a favore di gruppi particolarmente colpiti dalla disoccupazione dovrebbero essere intensificate:

 

- I giovani: gli Stati membri e le parti sociali dovrebbero assicurare una via d'accesso alla loro integrazione nel mercato del lavoro. Tutti i giovani dovrebbero ricevere un livello di istruzione, di formazione e di esperienza lavorativa che li renda in grado di essere assunti.

- I disoccupati di lunga durata: gli Stati membri e le parti sociali dovrebbero impegnarsi in una politica più attiva per la prevenzione della disoccupazione di lunga durata. A tutti i disoccupati dovrebbe essere concessa la facoltà di riciclarsi o di reinserirsi prima di divenire disoccupati di lunga durata.

Ai lavoratori più anziani dovrebbe essere offerta l'opportunità di utilizzare pienamente la loro esperienza e le loro capacità lavorative. Dovrebbero avere la facoltà di intraprendere un'attività di formazione e essere incoraggiati a farlo.

- Le donne: si assicurerà la promozione delle pari opportunità nell'ambito di tutte le politiche pubbliche relative al lavoro, una politica attiva per eliminare la segregazione dal mercato del lavoro ricorrendo a una nuova impostazione in materia di lavoro a tempo parziale come misura transitoria, e la conciliazione della vita familiare e dell'attività lavorativa per gli uomini e le donne.

6. I fondi strutturali dovrebbero essere utilizzati più sistematicamente come meccanismo di sostegno allo sviluppo della strategia di Essen.

Seguito

7. Gli scambi e la cooperazione sviluppatisi a livello comunitario nel processo che ha fatto seguito alle conclusioni di Essen mettono in evidenza il valore aggiunto di una strategia comunitaria e di un dialogo sull'occupazione.

Per facilitare tale impostazione si dovrebbe istituire, in associazione con il Comitato di politica economica, una struttura stabile di sostegno al Consiglio "Affari sociali" nel settore dell'occupazione.

L'analisi delle politiche legate all'occupazione rappresenta uno strumento essenziale in questo processo ed è opportuno che a sostegno di tale analisi vengano definiti, a decorrere dal 1996, una serie di indicatori comuni fondati su dati statistici armonizzati e su nuovi criteri qualitativi.

Detto processo dovrà essere sviluppato nei prossimi anni in particolare attraverso i programmi nazionali pluriennali.

Il Consiglio europeo che si terrà alla fine del 1996 dovrà costituire un'occasione per esaminare i progressi compiuti in merito alle raccomandazioni politiche qui formulate, sulla base di una relazione congiunta del Consiglio (ECOFIN e Affari sociali) e della Commissione allo scopo di rafforzare ulteriormente la cooperazione in questo settore. Un'attenzione particolare deve essere riservata ai giovani, ai disoccupati di lunga durata e alla parità di opportunità.

 

ALLEGATO 3

TERRORISMO

DICHIARAZIONE DELLA GOMERA

 

IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,

richiamando la riunione informale dei ministri della giustizia e dell'interno degli Stati membri tenutasi alla Gomera il 14 ottobre 1995,

CONSTATA che il fenomeno terrorista:

- costituisce una minaccia per la democrazia, il libero esercizio dei diritti umani e lo sviluppo economico e sociale, minaccia dalla quale nessuno Stato membro dell'Unione europea può considerarsi escluso;

- si è intensificato, a causa, segnatamente, delle azioni di matrice integrista;

- ha assunto la dimensione di un'attività transnazionale che non può essere efficacemente combattuta con la sola azione isolata e i mezzi propri di ciascuno Stato;

- attua strategie e utilizza forme di criminalità organizzata internazionale;

- potrebbe trarre vantaggio da eventuali differenze di trattamento giudiziario tra i vari Stati membri per cercare di ottenere l'impunità;

CONSIDERA che la lotta contro il terrorismo, che è una delle forme più gravi di criminalità, è stata definita quale obiettivo prioritario dal trattato sull'Unione europea tra i settori di interesse comune;

 

DICHIARA che, al fine di prevenire e combattere efficacemente le azioni terroristiche, è necessario realizzare un coordinamento in profondità tra gli Stati membri attraverso un miglioramento dei meccanismi di cooperazione di polizia e giudiziaria mediante:

- l'incremento dello scambio di informazioni operative sulle organizzazioni terroristiche, per poterle meglio conoscere relativamente alle forme d'azione, in particolare al traffico di armi, ai finanziamenti e al riciclaggio di danaro;

- il miglioramento del coordinamento e della cooperazione tra le autorità giudiziarie al fine di eliminare eventuali rischi d'impunità;

- la consegna alle autorità giudiziarie competenti delle persone responsabili di atti di terrorismo affinché siano giudicati e, se del caso, siano eseguite le pene, mediante l'estradizione, tenuto conto delle disposizioni dei trattati internazionali.

 

 

 

 

ALLEGATO 4

LOTTA CONTRO IL RAZZISMO E LA XENOFOBIA

1. Lavori della commissione consultiva "Razzismo e xenofobia"

Il Consiglio europeo di Cannes ha dato mandato alla commissione consultiva affinchè prosegua i lavori per studiare, in stretta collaborazione con il Consiglio d'Europa, la fattibilità di un Osservatorio europeo sul razzismo e la xenofobia.

Durante il secondo semestre 1995, nel corso di quattro riunioni, la suddetta commissione ha studiato sotto la presidenza del sig. J. KAHN gli aspetti sia scientifici e tecnici che giuridici e istituzionali del futuro Osservatorio europeo.

Al termine dei lavori essa presenterà una relazione intermedia al Consiglio europeo di Madrid (doc. 12008/95 RAXEN 58) in cui saranno illustrate le missioni di un osservatorio e le soluzioni previste per l'eventuale base giuridica. La stessa commissione desidera concludere lo studio per il Consiglio europeo del giugno 1996.

2. Lavori in sede di Consiglio "Giustizia e affari interni"

a) Cooperazione giuriziaria

Su proposta della Presidenza il Consiglio ha esaminato un progetto di azione comune sulla base dell'articolo K.3 del TUE per combattere il razzismo e la xenofobia. Tale progetto è inteso ad agevolare la cooperazione giudiziaria internazionale in materia prevedendo un'incriminazione di taluni comportamenti razzisti o xenofobi oppure, se ciò risultasse inattuabile e in attesa dell'aventuale adozione delle necessarie disposizioni, la rinuncia al principio della duplice incriminazione. La questione della forma dello strumento giuridico e del suo carattere vincolante nonché gli altri problemi in sospeso saranno sottoposti al Consiglio europeo di Madrid (doc. 12089/95 JUSTPEN 163).

b) Cooperazione tra forze di polizia

Alla luce delle conclusioni del seminario di Toledo sulla formazione degli agenti di polizia in materia di razzismo e xenofobia (6-8 novembre 1995), il Consiglio (GAI) ha incaricato gli organi competenti di preparare uno strumento, basato sul titolo VI del TUE, destinato a migliorare la formazione degli istruttori delle scuole di polizia, a potenziare la formazione di base degli agenti di polizia e a prevedere la possibilità di un modulo di formazione permanente per meglio comprendere e analizzare il fenomeno del razzismo e della xenofobia al fine di preparare le risposte adeguate da porre in atto concretamente (doc. 11727/95 ENFOPOL 148).

A inizio dicembre sarà organizzata ad Amsterdam una conferenza europea sulla società multiculturale.

3. Lavori in sede di Consiglio "Lavoro e affari sociali"

Su proposta della Presidenza il Consiglio e i rappresentanti dei governi degli Stati membri riuniti in sede di Consiglio hanno adottato, il 5 ottobre 1995, la risoluzione sulla lotta contro il razzismo e la xenofobia nei settori dell'occupazione e degli affari sociali (doc. 9935/95 SOC 301 RAXEN 42).

Tale risoluzione invita gli Stati membri ad adottare misure adeguate per:

- proteggere le persone contro la discriminazione,

- lottare contro la discriminazione sul lavoro,

- incoraggiare la cooperazione e lo scambio di esperienze tra gli Stati membri per quanto riguarda i criteri e le modalità di lavoro intesi a promuovere la coesione sociale,

- sviluppare il rispetto della diversità e dell'uguaglianza degli esseri umani nonché il senso di tolleranza,

- promuovere gli strumenti di autoregolamentazione quali i codici deontologici per i professionisti dei mezzi di comunicazione.

4. Lavori in sede di Consiglio "Istruzione"

Su proposta della Presidenza il Consiglio e i rappresentanti dei governi degli Stati membri riuniti in sede di Consiglio hanno adottato, il 23 ottobre 1995, la risoluzione sulla risposta che il sistema scolastico dovrà dare al problema del razzismo e della xenofobia (doc. 10621/95 EDUC 76 RAXEN 49). Tale risoluzione sottolinea il ruolo essenziale che l'istruzione deve avere nella prevenzione e eliminazione dei pregiudizi e degli atteggiamenti razzisti e xenofobi.

Gli Stati membri sono inoltre invitati a promuovere l'introduzione di metodi pedagogici e di nuovi programmi che contribuiscano allo sviluppo di concetti quali pace, democrazia, rispetto nonché uguaglianza tra le culture, tolleranza e cooperazione.

La Commissione, in cooperazione con gli Stati membri, è invitata:

- a garantire la coerenza tra tutti i programmi comunitari intesi a promuovere gli aspetti della lotta contro il razzismo e la xenofobia connessi all'istruzione e alla formazione,

- ad avvalersi delle parti del programma SOCRATES concernenti questi problemi per favorire il partenariato tra istituti scolastici, gli scambi di esperienze in materia interculturale e la formazione degli insegnanti,

- ad assicurare che nel settore dell'istruzione sia attuata una cooperazione adeguata in materia di lotta contro il razzismo e la xenofobia tra la Comunità e le organizzazioni internazionali, segnatamente il Consiglio d'Europa.

 

 

 

ALLEGATO 5

FRODE

Conclusioni del Consiglio ECOFIN

sull'analisi comparata dei rapporti degli Stati membri relativi

ai provvedimenti presi a livello nazionale per lottare contro gli sprechi

e la distrazione di fondi comunitari

 

A. In base ai rapporti elaborati dagli Stati membri conformemente alle conclusioni del Consiglio europeo di Essen e dando seguito alla richiesta del Consiglio europeo di Cannes e alla richiesta del Consiglio ECOFIN dell'11 luglio 1994, la Commissione ha tracciato un bilancio dello stato di applicazione dell'articolo 209 A CE ed ha effettuato un'analisi comparata dei provvedimenti presi a livello nazionale per lottare contro gli sprechi e la distrazione di fondi comunitari.

Il Consiglio ringrazia la Commissione per l'importante lavoro di analisi comparata e di sintesi compiuto in questo contesto e sottolinea che si tratta di una relazione intermedia che servirà di base per i successivi lavori.

Benché la maggior parte dei rapporti degli Stati membri affermi l'osservanza del principio di assimilazione, l'analisi comparata indica piste di riflessione per i futuri lavori in taluni settori per i quali risultano necessari ulteriori progressi.

B. Per poter realizzare tali progressi e in linea con le conclusioni del Consiglio ECOFIN del 19 giugno 1995, il Consiglio ritiene necessario proseguire la riflessione nel corso del 1996 secondo gli orientamenti seguenti, nell'osservanza delle competenze rispettive della Comunità e degli Stati membri e delle strutture costituzionali di questi ultimi:

1. a livello degli Stati membri

- garantire un'adeguata protezione sia delle spese che delle entrate comunitarie, in vista di un approccio globale di lotta contro gli sprechi e la distrazione di fondi comunitari (rafforzamento, se necessario, della prevenzione, soprattutto migliorando l'organizzazione dei servizi amministrativi, applicazione effettiva delle sanzioni amministrative, recepimento della convenzione relativa alla tutela penale degli interessi finanziari delle Comunità);

- esaminare la possibilità di sviluppare strutture specializzate nella lotta antifrodi che siano pluridisciplinari e indipendenti dagli enti di gestione degli stanziamenti;

- valutare l'affidabilità dei sistemi di controllo nazionali mediante verifiche ispettive regolari e sistematiche;

- migliorare la densità e l'omogeneità dell'informazione sui risultati della lotta antifrodi, compresa quella concernente il recupero dei fondi comunitari, per soddisfare gli obblighi di comunicazione previsti dalla regolamentazione comunitaria;

- adottare le misure necessarie affinché i controlli effettuati dagli Stati membri e le sanzioni da essi applicate permettano di raggiungere un livello equivalente di protezione degli interessi finanziari delle Comunità su tutto il territorio comunitario;

- migliorare la cooperazione amministrativa, i nessi operativi tra i servizi incaricati del perseguimento delle frodi gravi e complesse, i mezzi e i poteri di controllo dei servizi competenti, nonché l'assistenza reciproca in materia di recupero;

- rafforzare le procedure di recupero degli importi sottratti;

2. a livello comunitario

- invitare la Commissione ad approfondire con gli Stati membri i punti sui quali potrebbe essere utilmente completata l'analisi dei rapporti nazionali (ad esempio, l'aspetto "prevenzione", la questione delle transazioni, i risultati dei controlli e il seguito riservato ai casi di frode identificati, tra cui il recupero);

- incoraggiare l'introduzione di meccanismi di controllo che garantiscano un livello equivalente di protezione degli interessi finanziari delle Comunità su tutto il territorio comunitario e in tutti i settori che rientrano nel bilancio comunitario, nel quadro dell'orientamento comune del Consiglio relativo alla tutela degli interessi finanziari delle Comunità europee;

- migliorare e completare il dispositivo relativo alle sanzioni amministrative comunitarie nel quadro del suddetto orientamento comune;

- studiare le semplificazioni e gli adeguamenti necessari della legislazione in vigore per definire maggiormente il comportamento richiesto dagli operatori economici (ad esempio, codificazione della legislazione);

3. a livello di partenariato

- approfondire l'analisi delle frodi e delle irregolarità individuate, di concerto tra Commissione e Stati membri, per orientare l'azione e costituire basi di dati operative;

- rafforzare la cooperazione prevista all'articolo 209 A, secondo comma, utilizzando in modo ottimale le competenze in materia di valutazione e di incoraggiamento del comitato consultivo per il coordinamento della lotta contro le frodi (COCOLAF), affidandogli tra l'altro i lavori complementari necessari per la verifica dei rapporti nazionali e dell'analisi comparata sugli aspetti contemplati dal trattato CE;

- rafforzare la rigorosità della gestione finanziaria, continuando il lavoro già avviato dalla Commissione nel quadro del suo programma di miglioramento della gestione finanziaria;

- nel quadro di una maggiore cooperazione tra gli Stati membri e la Corte dei conti, rispondere adeguatamente alle osservazioni di quest'ultima;

- favorire, nell'ambito della collaborazione tra gli Stati membri e le istituzioni comunitarie, la coerenza dei controlli ed evitare la ripetizione ingiustificata di controllo sugli stessi fatti, in applicazione del principio "costo-efficacia", anche mediante l'adozione di protocolli tra gli Stati membri e la Commissione.

 

ALLEGATO 6

ALLARGAMENTO

RELAZIONI CON I PECO ASSOCIATI NEL SECONDO SEMESTRE DEL 1995

 

Il secondo semestre del 1995 è stato caratterizzato dalla prosecuzione dell'attuazione della strategia di preparazione all'adesione dei paesi associati dell'Europa centrale e orientale, definita dal Consiglio europeo di Essen tenutosi il 9 e 10 dicembre 1994, nonché dall'intensificarsi delle relazioni bilaterali dell'Unione con i paesi partner.

Le numerose sessioni ministeriali tenutesi sia a livello bilaterale (accordi di associazione) che a livello multilaterale (dialogo strutturato) e gli importanti temi in esse affrontati confermano la validità dell'impostazione seguita, nonché la vitalità e la positiva evoluzione delle relazioni reciproche.

La volontà di inserirsi nell'Unione europea, già manifestata a più riprese dai paesi associati, si è tradotta nella presentazione nel 1995 di quattro nuove domande di adesione, che si aggiungono a quelle già inoltrate dall'Ungheria e dalla Polonia nel 1994.

Il Consiglio ha di conseguenza deciso, il 17 luglio 1995 per la Romania e la Slovacchia, il 30 ottobre 1995 per la Lettonia e il 4 dicembre 1995 per l'Estonia, di attuare le procedure di cui all'articolo "O" del trattato sull'Unione europea, che prevede segnatamente la consultazione della Commissione e il parere conforme del Parlamento europeo.

I. RELAZIONI BILATERALI

Dopo l'entrata in vigore degli accordi europei di associazione con la Bulgaria, la Romania, la Slovacchia e la Repubblica ceca e a seguito dei primi Consigli di associazione tenuti con questi quattro paesi partner nel corso del primo semestre del 1995, i Consigli di associazione con l'Ungheria e la Polonia hanno tenuto la loro seconda sessione il 17 luglio 1995. In ciascuna di queste due ultime sessioni, oltre all'esame globale dello stato e delle prospettive delle relazioni bilaterali nel quadro degli accordi europei, il Consiglio di associazione ha dedicato una parte essenziale dei lavori a due questioni che rivestono particolare importanza: da un lato, l'andamento del processo di integrazione dei paesi partner nell'Unione europea nell'ambito della strategia di preparazione all'adesione e, dall'altro, la cooperazione regionale e le relazioni di buon vicinato di ciascun paese partner con gli altri paesi della regione.

Peraltro, le riunioni dei Comitati di associazione con la Repubblica ceca, la Romania e la Bulgaria, tenutesi nell'ambito istituzionale proprio di ciascun accordo di associazione rispettivamente il 14 e 15 settembre, il 12 e 13 ottobre e il 9 e 10 novembre, hanno reso possibili progressi nell'attuazione degli accordi europei.

Nel periodo considerato si sono infine tenute riunioni delle Commissioni parlamentari di associazione con la Polonia, il 5 e 6 settembre, con la Bulgaria, dal 6 all'8 settembre, con la Romania, il 16 e 17 settembre, con la Slovacchia, il 23 e 24 novembre e con l'Ungheria, il 28 e 29 novembre (); inoltre, si sono parimenti svolte riunioni interparlamentari con la Lituania (20 novembre), la Lettonia (22 novembre) e l'Estonia (24 novembre). Tali riunioni, avendo comportato sinceri e aperti scambi di vedute su importanti questioni quali il processo di integrazione dei paesi associati in previsione dell'adesione, hanno permesso di rafforzare i legami del Parlamento europeo con i Parlamenti dei paesi associati.

II. DIALOGO STRUTTURATO

Nel secondo semestre del 1995 è stata intensificata l'attuazione del dialogo strutturato definito dal Consiglio di Essen, culminata nell'invito dei Capi di Stato e di governo dei paesi associati a margine del Consiglio europeo di Madrid. Nell'ambito di tale dialogo è stato possibile tenere numerose riunioni:

Giustizia e Affari interni: 25 settembre; Agricoltura: 26 settembre; Trasporti: 28 settembre; Istruzione: 23 ottobre; Problemi economici e finanziari: 23 ottobre; Affari esteri: 31 ottobre; Mercato interno: 23 novembre.

- I temi trattati in occasione della riunione ministeriale "Giustizia e affari interni" hanno riguardato, più in particolare, l'adeguamento del sistema giudiziario, la formazione del personale di polizia, le questioni inerenti alla criminalità organizzata (traffico di stupefacenti, riciclaggio di denaro sporco, traffico di veicoli rubati) e l'immigrazione clandestina. E' stato inoltre delineato un programma d'azione in materia di cooperazione giudiziaria contro la criminalità organizzata internazionale.

- I Ministri dell'agricoltura hanno avuto uno scambio generale di vedute che ha permesso di "fare il punto", da un lato, sull'evoluzione della politica agricola comune e, dall'altro, sulla situazione e sulle prospettive del settore agricolo nei paesi associati. In tale occasione, la Commissione ha espresso alcune riflessioni sull'evoluzione delle politiche agricole in una prospettiva mondiale e nell'ottica dell'ampliamento, laddove i Ministri dei paesi associati hanno sviluppato le loro idee e priorità. La Commissione presenterà al Consiglio europeo di Madrid una relazione sulle strategie alternative utilizzabili nel settore agricolo in previsione dell'adesione.

- La riunione dei Ministri dei trasporti si è incentrata su tre principali questioni: il processo di integrazione nel settore dei trasporti, basato su una strategia articolata in due parti (apertura del mercato e, di pari passo, ravvicinamento delle legislazioni); le infrastrutture dei trasporti nei paesi associati, per le quali è stato possibile delineare una valutazione comune sulla necessità di definire progetti prioritari; i sistemi integrati di trasporto, per i quali occorre elaborare un'impostazione comune intesa al loro sviluppo mediante la partecipazione dei paesi associati ai programmi e alle attività comunitari. A quest'ultimo proposito e in previsione della prossima riunione, la Commissione è stata invitata ad esaminare - nel quadro dei protocolli addizionali agli accordi europei - le possibilità e le modalità di tale partecipazione, segnatamente per quanto riguarda il finanziamento dei progetti di infrastruttura.

- I Ministri dell'istruzione hanno approfondito la partecipazione dei paesi associati ai programmi comunitari SOCRATES, LEONARDO e GIOVENTU' PER L'EUROPA III, recentemente adottati dal Consiglio per il periodo 1995-2000. L'Unione europea ha preso atto dell'interesse dei paesi associati a partecipare ai programmi sopramenzionati, come pure delle loro priorità e delle misure concrete di preparazione prese in ciascun paese. La partecipazione dei paesi associati a detti programmi potrebbe servire di esperienza e di esempio per la partecipazione ad altri programmi comunitari.

- La riforma del settore finanziario è stata oggetto di scambi di vedute tra i Ministri responsabili dei problemi economici e finanziari; sono state trattate, in particolare, le questioni legate alla riforma del settore bancario e, più specificatamente, la vigilanza e la privatizzazione degli istituti bancari. Altro importante punto discusso è stato lo sviluppo dei mercati dei capitali e la liberalizzazione della circolazione dei capitali. Gli approfonditi scambi di vedute hanno consentito ai paesi associati di evidenziare i progressi già ottenuti in questi settori e di individuare quelli in cui occorrerà sviluppare una cooperazione più stretta in vista della realizzazione del processo di integrazione nel mercato interno della Comunità.

- La riunione dei Ministri degli Affari esteri - preparata dal COREPER e dagli ambasciatori dei paesi associati - ha riguardato innanzitutto il programma PHARE nella sua dinamica futura di strumento finanziario della strategia di preparazione all'adesione dei paesi associati. Sono state inoltre trattate questioni di attualità inerenti alla politica estera - importanti per la stabilità del continente europeo: la situazione nell'ex Iugoslavia e gli impegni da assumere per la ricostruzione nella regione; i diversi aspetti del processo di pace in Medio Oriente, al fine di consolidare la pace e assistere le nuove autorità palestinesi nei difficili compiti che sono chiamate a svolgere. Nel corso di una colazione di lavoro sono state altresì discusse altre importanti questioni, ossia le relazioni tra l'Unione europea e gli Stati Uniti, la preparazione della Conferenza intergovernativa del 1996 e l'andamento del dialogo strutturato al cui riguardo taluni paesi associati hanno formulato suggerimenti.

- Infine, i Ministri responsabili del mercato interno hanno avuto occasione di esaminare le questioni inerenti all'attuazione del Libro bianco sulla preparazione dell'integrazione dei paesi associati nel mercato interno, presentato dalla Commissione al Consiglio europeo di Cannes. Tali lavori si collocano nella trama di un processo lungo e complesso e sono intesi ad inquadrare e ottimizzare i risultati dei lavori tecnici in corso in tale ambito.

III. PESC

Il rafforzamento del dialogo politico con i paesi associati dell'Europa centrale e orientale, istituito dalla decisione del Consiglio del 7 marzo 1994, è stato proseguito appieno nel secondo semestre del 1995. Va notato che l'associazione di Cipro e Malta a tale processo ha fatto seguito ad una decisione del Consiglio del 17 luglio 1995.

Oltre alla riunione dei Ministri degli Affari esteri del 31 ottobre ha avuto luogo, il 20 ottobre 1995, una riunione dei Direttori politici. In occasione di tale riunione, cui i paesi baltici hanno partecipato per la prima volta, i Direttori politici hanno fatto il punto sull'andamento del dialogo e hanno discusso in merito alle possibilità di consolidarlo ulteriormente.

In seguito a detta riunione, il Comitato politico ha adottato i nuovi orientamenti per il rafforzamento del dialogo politico con i paesi associati dell'Europa centrale e orientale e con i paesi associati Cipro e Malta.

Sono state tenute riunioni, sotto forma di troïka o di riunione plenaria a livello di esperti, nei seguenti settori: terrorismo (13 luglio), ONU (7 settembre), disarmo (12 settembre), sicurezza (19 settembre), OCSE (22 settembre), non proliferazione delle armi nucleari (26 settembre), non proliferazione delle armi chimiche e biologiche (4 ottobre), stupefacenti (13 ottobre), esportazione di armi convenzionali (23 ottobre), diritti dell'uomo (24 ottobre), ex Iugoslavia (17 novembre), Europa centrale e Asia centrale (22 novembre).

Il coordinamento evolve positivamente nelle capitali dei paesi terzi e in seno alle organizzazioni internazionali, segnatamente nell'ambito delle Nazioni Unite e della loro prima commissione. Identica evoluzione è stato possibile riscontrare nella recente conferenza di revisione della Convenzione del 1980, detta "Convenzione sulle armi disumane".

A ciò si aggiunge l'associazione dei PECO associati ad un numero crescente di dichiarazioni edite dalla Presidenza a nome dell'Unione europea.

IV. ASPETTI SPECIFICI

Conformemente alle conclusioni del Consiglio europeo di Essen, sono attualmente in corso con i paesi associati negoziati relativi all'adeguamento della parte agricola degli accordi europei per tenere conto dell'ampliamento e della conclusione dell'Uruguay Round e ai fini dello sviluppo delle relazioni commerciali con questi paesi. In tale contesto, il 4 ottobre 1995 il Consiglio ha adottato direttive complementari a quelle già fornite alla Commissione nello scorso marzo e intese, da un lato, alla flessibilità dei contingenti tariffari accordati dall'Unione e, dall'altro, ad un aumento di tali contingenti.

Peraltro, in tale contesto e onde evitare qualsiasi perturbazione, anche transitoria, degli scambi tradizionali, l'8 agosto il Consiglio ha adottato misure autonome per il 1995 relative a talune concessioni agricole previste dagli accordi europei per tenere conto dell'accordo sull'agricoltura concluso nel quadro dei negoziati commerciali multilaterali dell'Uruguay Round. Tali misure - prese su una base di reciprocità e nel rispetto del principio di "standstill" - si innestano sugli altri due gruppi di misure autonome precedentemente adottate dal Consiglio per tenere conto dell'ampliamento. Inoltre, è all'esame degli organi del Consiglio un progetto di regolamento inteso a sostituire, mediante un dispositivo consolidato, a decorrere dal 1° gennaio 1996, gli attuali tre regolamenti di misure autonome.

 

ALLEGATO 7

DICHIARAZIONE SULL'EX IUGOSLAVIA

 

Il conflitto nell'ex Iugoslavia resta la prova più difficile della transizione da un'Europa divisa ad una nuova Europa fondata sui valori comuni della democrazia, della tolleranza e del rispetto dei diritti dell'uomo. Il Consiglio europeo accoglie con la massima soddisfazione, quale passo di grande importanza, la firma dell'accordo di pace in Bosnia Erzegovina, avvenuta a Parigi il 14 dicembre.

L'instaurazione della pace in Bosnia Erzegovina costituisce un progresso estremamente importante non solo per le popolazioni dell'ex Iugoslavia, ma anche per la comunità internazionale nel suo complesso. Il Consiglio europeo rende omaggio a coloro che hanno contribuito a raggiungere tale risultato con i loro sforzi, la loro solidarietà e la loro determinazione. A tale proposito, si compiace dell'adozione, da parte del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, della risoluzione che sostiene gli accordi di pace firmati a Parigi e ne attua le disposizioni sul piano sia civile che militare).

Spetta adesso alle Parti assumersi le loro responsabilità per la piena applicazione dell'accordo allo scopo di porre fine alla guerra in modo definitivo.

Il Consiglio europeo ribadisce la volontà dell'Unione europea di contribuire in modo sostanziale all'attuazione dell'accordo di pace per la Bosnia Erzegovina, in base alle posizioni espresse nelle conclusioni del Consiglio del 30 ottobre e del 4 dicembre. Il Consiglio europeo fa proprie le conclusioni della Conferenza di Londra e ritiene necessario realizzare al più presto le strutture previste.

Per quanto riguarda il futuro immediato, il Consiglio europeo formula le seguenti priorità:

- afferma l'importanza e l'urgenza del reciproco riconoscimento degli Stati dell'ex Iugoslavia;

- esprime preoccupazione per la situazione di incertezza in cui si trova attualmente la popolazione serba di Sarajevo. Ricorda alle autorità della Repubblica di Bosnia Erzegovina la loro responsabilità di fare quanto necessario affinché l'intera città di Sarajevo possa vivere in condizioni di sicurezza, e di ristabilire la coesistenza plurietnica;

- ribadisce che l'Unione europea è disposta ad apportare un contributo all'attuazione degli aspetti civili dell'accordo di pace. Invita la comunità internazionale a contribuire anch'essa a tale sforzo nel contesto di un'equa ripartizione degli oneri.

Il Consiglio europeo riafferma la volontà dell'Unione europea di proseguire l'assistenza umanitaria nell'ex Iugoslavia per tutto il tempo necessario. Conferma altresì il diritto dei rifugiati e degli sfollati di ritornare liberamente e in condizioni di sicurezza nelle loro case in tutto il territorio dell'ex Iugoslavia o di ottenere un'equa compensazione quale principio fondamentale;

- sottolinea l'importanza di un'urgente soluzione del problema della Slavonia orientale per l'intero processo di pace nella regione. A tale scopo chiede alle Parti di proseguire il negoziato secondo l'accordo di base per la regione della Slavonia orientale, Barania e Sirmia occidentale. Chiede al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di assicurare la piena applicazione di questo accordo mediante l'adozione di un mandato attuabile, basato sull'instaurazione di un'amministrazione provvisoria efficace e lo spiegamento di una forza internazionale credibile, dotata di mezzi sufficienti.

Il Consiglio europeo, pur costatando l'importanza storica dei successi raggiunti in queste ultime settimane, è pienamente consapevole del notevole compito che resta ancora da svolgere. Non è il momento di allentare i nostri sforzi ma occorre invece dar prova di perseveranza e di coraggio. Il Consiglio europeo continuerà ad operare in questo spirito.

 

 

ALLEGATO 8

STRATEGIA DELL'UNIONE EUROPEA PER LE FUTURE RELAZIONI UE-RUSSIA

 

1. Per salvaguardare la stabilità in Europa è fondamentale che le relazioni tra l'Unione europea e una Russia democratica siano buone. L'Unione europea si adopera pertanto per stabilire un partenariato sostanziale con la Russia al fine di promuovere il processo di riforma democratica e economica, accrescere il rispetto dei diritti dell'uomo, consolidare la pace, la stabilità e la sicurezza allo scopo di evitare nuove linee di separazione in Europa e raggiungere la piena integrazione della Russia nella comunità delle nazioni libere e democratiche. L'accordo di partenariato e di cooperazione costituisce una struttura di base rigorosa su cui fondare siffatte relazioni .

L'evoluzione del sistema di sicurezza europeo deve rifletterne il carattere globale, indivisibile e cooperativo, riconoscendo appieno il ruolo della Russia al suo interno.

2. A tal fine, ispirandosi ai quattro punti identificati nelle conclusioni del Consiglio del 17 luglio 1995, l'Unione europea adotta, per il suo approccio comune alla condotta delle relazioni con la Russia, gli elementi seguenti:

Contributo alla riforma democratia della Russia

3. - Sostegno costante all'ulteriore sviluppo della democrazia e del pluralismo e al rafforzamento delle norme giuridiche;

- promozione di un sistema giudiziario solido e indipendente e potenziamento della libertà dei mezzi di comunicazione;

- adesione a breve termine della Russia al Consiglio d'Europa.

4. L'assistenza dell'Unione europea nel raggiungere i suddetti obbiettivi potrebbe concretarsi in misure quali:

- consultazioni regolari e supporto tecnico nei settori summenzionati;

- promozione attiva di contatti e scambi interpersonali a tutti i livelli;

- sostegno della cooperazione regionale in un'ampia gamma di settori;

- monitoraggio delle elezioni parlamentari e presidenziali russe;

- sostegno per l'adesione della Russia al Consiglio d'Europa.

Cooperazione economica

5. L'UE dovrebbe incoraggiare:

- l'irreversibile consolidamento in Russia delle riforme economiche che, attraverso la crescita economica e il costante aumento del tenore di vita, promuoveranno la stabilità della società russa e rafforzeranno la democrazia di detto paese;

- l'integrazione della Russia nell'economia internazionale conformemente ai principi dell'economia di mercato e la sua ammissione il più presto possibile all'OMC e di conseguenza alle altre istituzioni economiche internazionali di cui la Russia non è ancora membro;

- lo sviluppo di scambi e investimenti e armoniose relazioni economiche tra le Parti in base ai principi dell'economia di mercato al fine di promuovere lo sviluppo sostenibile nelle Parti;

- la creazione, come previsto nel PCA, delle necessarie condizioni per la futura istituzione di una zona di libero scambio tra la Comunità e la Russia, che comprenda essenzialmente tutti gli scambi di merci nonché le condizioni atte a creare libertà di stabilimento per le imprese, di scambi transfrontalieri di servizi e di movimenti di capitali;

- la progressiva integrazione tra la Russia e una zona molto più ampia di cooperazione in Europa;

- la cooperazione regionale tra la Russia e gli Stati vicini conformemente ai principi dell'OSCE;

- l'applicazione da parte della Russia di valide politiche macroeconomiche elaborate insieme all'FMI;

- l'applicazione da parte della Russia di principi di sicurezza per gli impianti nucleari, formulati internazionalmente;

- il miglioramento della protezione ambientale in Russia conformemente al principio dello sviluppo sostenibile;

- il completamento e consolidamento del contesto giuridico in Russia per quanto riguarda le attività economiche, parallelamente alla progressiva compatibilità della legislazione russa con quella vigente nell'Unione.

6. Modalità:

- attuazione appena possibile dell'accordo interinale e dell'accordo di partenariato e di cooperazione e perseguimento della cooperazione nei settori specifici previsti in detti accordi;

- negoziazione e conclusione di nuovi accordi bilaterali previsti nell'accordo di partenariato e di cooperazione. Siffatti accordi dovranno servire a formare legami commerciali e di cooperazione più intensi con la Russia nella sua riconversione all'economia di mercato.

Si dovrebbe prestare particolare attenzione al miglioramento dell'accesso al mercato per taluni settori, ad esempio quello dei servizi finanziari;

- sostegno all'impegno della Russia di ottemperare alle condizioni di accesso all'OMC e alle altre istituzioni internazionali di cui essa non è ancora membro;

- studi per individuare gli ostacoli che si frappongono a più ampi flussi di scambi e investimenti. Sarà necessario chiarire tutta una serie di questioni, soprattutto l'impatto sulle nostre rispettive economie e il necessario ravvicinamento delle legislazioni, in vista dell'adesione della Russia all'OMC e tenuto conto altresì delle pertinenti disposizioni del PCA sull'eventuale creazione di una zona di libero scambio tra UE e Russia. Necessità di valutare regolarmente i progressi russi verso l'economia di mercato;

- miglioramento del dialogo tra le due parti su questioni riguardanti il commercio e gli investimenti attraverso i canali esistenti;

- persistente assistenza alle riforme economiche russe attraverso il programma TACIS, la cui visibilità andrebbe accresciuta ;

- aumento della cooperazione regionale con la Russia nelle regioni del Mar Baltico e del Mare di Barents, nonché nella regione del Mar Nero.

Cooperazione nel settore della Giustizia e degli Affari interni

7. L'UE dovrebbe promuovere la cooperazione in materie connesse con la Giustizia e gli Affari interni attraverso il perseguimento degli obiettivi dell'Accordo di partenariato e di cooperazione.

Sicurezza

8. L'Unione europea dovrebbe garantire la trasparenza delle decisioni in materia di sicurezza nell'Europa occidentale, soprattutto nel caso di nuove adesioni, al fine di prendere in considerazione le preoccupazioni della Russia, dissipare percezioni erronee, e fornendole assicurazioni sul fatto che tali decisioni non indeboliranno la sua sicurezza bensì miglioreranno la sicurezza dell'Europa nel suo complesso. Questo obiettivo dovrà essere perseguito rispettando sia la piena autonomia delle strutture incaricate della sicurezza nell'Europa

occidentale, nel decidere il loro sviluppo istituzionale e possibili allargamenti, sia la sovranità

di ciascuno Stato di scegliere liberamente le modalità per garantire la propria sicurezza, come previsto nei documenti dell'OSCE.

9. Questi obiettivi potrebbero essere raggiunti applicando le misure seguenti:

- sviluppare, avvalendosi degli strumenti esistenti, un dialogo ed un partenariato aperto, duraturo e sostanziale tra l'Unione europea e la Russia nel settore della sicurezza, compresi gli aspetti relativi al disarmo, alla non proliferazione, al controllo dell'esportazione di armi, alla prevenzione dei conflitti e alla loro conduzione;

- vagliare con la Russia la fattibilità di iniziative congiunte per affrontare problemi di interesse comune nei settori della sicurezza e del disarmo e per rispondere a nuove sfide quali la prevenzione del traffico illecito di materiale fissile, la cooperazione nel campo della non proliferazione delle armi, ecc.;

- orientare l'attenzione della Russia su progetti connessi ai problemi della sicurezza che possono rientrare in programmi sostentuti dall'UE (riconversione delle strutture difensive, sicurezza nucleare, ecc.);

- collaborare all'elaborazione di un sistema di sicurezza comune e globale per l'Europa del XXI secolo. Se del caso sviluppare iniziative comuni con la Russia nel contesto dell'OSCE;

- esortare la Russia a partecipare attivamente al NACC e al PFP e, se del caso, incoraggiarla a ricorrere ai suoi nuovi canali di dialogo con la NATO;

- incoraggiare la Russia ad avvalersi pienamente dei contatti avviati con l'UEO;

- stimolare la Russia e i paesi dell'Europa centrale ed orientale, a consolidare le relazioni di buon vicinato, sviluppando accordi di cooperazione regionale in base alle norme vigenti per le relazioni internazionali. L'UE dovrebbe avvalersi degli strumenti disponibili per sostenere queste imprese regionali contribuendovi direttamente, soprattutto nella regione del Baltico nonché riguardo al seguito da riservare al patto di stabilità nel quadro dell'OSCE.

Politica estera

10. - Sostegno per la composizione pacifica delle controversie nell'area della CSI rispettando appieno i diritti di sovranità e assistenza nello sviluppo di una cooperazione regionale ed economica volontaria;

- promozione di un dialogo costruttivo tra la Russia, l'Unione europea e altri partner occidentali e della cooperazione nell'ambito delle organizzazioni internazionali;

- potenziamento dell'impegno della Russia per il mantenimento della pace conformemente alla Carta dell'ONU, nonchè ai principi e agli obiettivi dell'OSCE.

11. Questi obiettivi potrebbero essere raggiunti applicando le misure seguenti:

- attuazione e sviluppo ulteriore a tutti i livelli, compresi i massimi livelli politici della consultazione politica convenuta ;

- scambio di esperienze sulla condotta degli affari esteri. In questo contesto sarebbe particolarmente utile procedere a scambi in materia di formulazione e organizzazione (ad esempio dipartimenti giuridici) della politica estera;

- sviluppo di contatti regolari in seno alle appropriate organizzazioni internazionali nonché bilateralmente;

- potenziamento del ruolo dell'OSCE quale sede internazionale privilegiata per sviluppare un dialogo politico globale con la Russia.

 

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12. In base agli obiettivi e alle priorità sopracitati il Consiglio deciderà in merito ad un programma d'azione nel quale saranno delineate in modo particolareggiato le misure a breve e lungo termine che potrebbero essere adottate.

ALLEGATO 9

DICHIARAZIONE SULLA RUSSIA

 

Il Consiglio europeo ritiene che le elezioni parlamentari del 17 dicembre 1995 in Russia costituiscano un passo importante verso il consolidamento delle istituzioni costituzionali e l'instaurazione dei principi democratici nella vita politica di questo paese.

 

Auspica che questo processo, che dovrà proseguire con le elezioni presidenziali del 1996, rafforzi il rispetto dei diritti dell'uomo e migliori il consolidamento della pace, la stabilità e la sicurezza in Europa come pure l'approfondimento di buone relazioni con l'Unione europea.

 

A tal fine l'Unione europea appoggia pienamente il rapido accesso della Russia al Consiglio d'Europa e ribadisce la propria determinazione a mantenere il sostegno fornito al processo di riforme democratiche ed economiche.

 

Attende l'entrata in vigore, prevista per il 1°  febbraio 1996, dell'accordo interinale che fornirà una migliore base per le sue relazioni con questo paese, nella prospettiva di una ratifica quanto più rapida possibile dell'accordo di partenariato e di cooperazione.

 

ALLEGATO 10

LA NUOVA AGENDA TRANSATLANTICA

 

Noi, Stati Uniti d'America e Unione europea, affermiamo il convincimento che i legami tra i nostri popoli sono oggigiorno solidi quanto nell'ultimo cinquantennio. Per oltre mezzo secolo, la partnership transatlantica ha svolto un ruolo di primo piano a favore della pace e della prosperità delle nostre nazioni e della comunità internazionale. Insieme, abbiamo contribuito a trasformare gli avversari in alleati e le dittature in democrazie. Insieme, abbiamo creato istituzioni e modelli di cooperazione che hanno garantito la nostra sicurezza e forza economica. Questi risultati sono stati grandiosi.

Oggi dobbiamo far fronte a nuove sfide sul piano interno ed esterno. Per affrontarle, dobbiamo rafforzare ulteriormente, apportandovi gli opportuni adeguamenti, la partnership che è stata per noi tanto proficua. Le sfide che si pongono sul piano interno non costituiscono un pretesto per ripiegarsi su se stessi: possiamo trarre insegnamento dalle reciproche esperienze e gettare nuovi ponti attraverso l'Atlantico. Dobbiamo avvalerci in primo luogo delle opportunità offerte dalla trasformazione storica dell'Europa al fine di consolidare la democrazia e l'economia di mercato aperta in tutto il continente.

Condividiamo una comune visione strategica della futura sicurezza europea. Insieme, abbiamo studiato una linea di condotta atta a garantire una pace duratura in Europa nel prossimo secolo. Siamo impegnati nella costruzione di una nuova architettura di sicurezza europea in cui l'Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico, l'Unione europea, L'Unione dell'Europa occidentale, l'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa e il Consiglio d'Europa hanno ruoli complementari che si rafforzano reciprocamente.

Riaffermiamo il carattere indivisibile della sicurezza transatlantica. La NATO rimane, per i suoi membri, l'elemento centrale della sicurezza transatlantica, che garantisce l'indispensabile collegamento tra l'America settentrionale e l'Europa. Un ulteriore adattamento delle strutture politiche e militari dell'Alleanza, affinché rispecchino l'intera gamma dei suoi ruoli nonché lo sviluppo dell'emergente identità europea in materia di sicurezza e di difesa, rafforzerà il pilastro europeo dell'Alleanza.

 

Quanto all'adesione di nuovi membri alla NATO e all'Unione europea, tali processi, autonomi ma complementari, dovrebbero contribuire in modo significativo ad estendere la sicurezza, la stabilità e la prosperità in tutta l'Europa. Il sostegno all'operato della Partnership per la pace e del Consiglio di cooperazione dell'Atlantico del Nord e l'instaurazione di una partnership in materia di sicurezza fra la NATO e la Russia e fra la NATO e l'Ucraina daranno luogo ad una cooperazione senza precedenti sulle questioni di sicurezza.

Stiamo rafforzando l'OSCE cosicché possa realizzare le proprie potenzialità di organo atto a prevenire conflitti regionali destabilizzanti e a far progredire le prospettive di pace, sicurezza, prosperità e democrazia a livello internazionale.

La nostra sicurezza comune viene sempre più potenziata rafforzando e riaffermando i legami tra l'Unione europea e gli Stati Uniti nell'ambito dell'attuale rete delle relazioni che ci uniscono.

Le relazioni economiche sostengono la nostra sicurezza ed accrescono la nostra prosperità. Le nostre relazioni bilaterali in materia di scambi e di investimenti sono le più importanti a livello mondiale. Ci incombe la specifica responsabilità di dirigere gli sforzi multilaterali verso un sistema più aperto di scambi e di investimenti a livello mondiale. La nostra cooperazione ha reso possibile ogni accordo commerciale globale, dal Kennedy Round all'Uruguay Round. Attraverso il G7 operiamo per incentivare la crescita mondiale. Nell'ambito dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici stiamo sviluppando strategie che consentano di vincere la disoccupazione strutturale e di adattarci ai mutamenti demografici.

Siamo determinati a creare un Nuovo mercato transatlantico che espanderà le opportunità commerciali e di investimento e moltiplicherà i posti di lavoro sulle due sponde dell'Atlantico. Tale iniziativa contribuirà altresì ad accrescere il dinamismo dell'economia mondiale.

Alla vigilia di un nuovo secolo, vi è un nuovo mondo da plasmare, ricco di opportunità ma che comporta sfide non meno cruciali di quelle fronteggiate dalle generazioni che ci hanno preceduto. Si potrà rispondere a tali sfide e realizzare pienamente le possibilità che si presentano soltanto se la comunità internazionale agirà di concerto. Opereremo con altre parti a livello bilaterale, nell'ambito delle Nazioni Unite e in sede di altri organismi multilaterali.

 

Siamo determinati a rafforzare la nostra partnership politica ed economica al fine di operare con efficacia per il bene sul piano mondiale. A tale scopo ci baseremo sulle ampie consultazioni istituite con la dichiarazione transatlantica del 1990 e sulle conclusioni del nostro vertice del giugno 1995, e intraprenderemo azioni comuni.

La Nuova agenda transatlantica oggi adottata è basata su un quadro d'azione comportante quattro obiettivi principali:

Promuovere la pace e la stabilità, la democrazia e lo sviluppo nel mondo. Ci adopereremo per accrescere sempre più la stabilità e la prosperità in Europa; daremo impulso alla democrazia e alla riforma economica nell'Europa centrale e orientale nonché in Russia, in Ucraina e in altri nuovi Stati indipendenti; garantiremo la pace in Medio Oriente; caldeggeremo i diritti dell'uomo; promuoveremo la non proliferazione e coopereremo in materia di sviluppo e di assistenza umanitaria.

Rispondere alle sfide globali. Insieme, combatteremo la criminalità internazionale, il traffico di stupefacenti e il terrorismo; provvederemo ai bisogni dei profughi e degli sfollati, tuteleremo l'ambiente e lotteremo contro le malattie.

Contribuire all'espansione del commercio mondiale e all'instaurazione di relazioni economiche più strette. Insieme, rafforzeremo il sistema commerciale multilaterale e intraprenderemo iniziative specifiche concrete miranti all'intensificazione delle nostre relazioni economiche.

Gettare ponti attraverso l'Atlantico. Insieme, lavoreremo con i nostri uomini d'affari, scienziati, educatori ed altri per promuovere la comunicazione, affinché le future generazioni continuino ad impegnarsi quanto noi per lo sviluppo di una partnership completa ed equa.

In questo quadro, abbiamo sviluppato un ampio piano d'azione congiunto UE-USA. Nel lasso di tempo che ci separa dal nostro prossimo vertice, sarà conferito carattere particolarmente prioritario alle seguenti azioni.

I. PROMUOVERE LA PACE E LA STABILITÀ, LA DEMOCRAZIA E LO SVILUPPO NEL MONDO

- Ci impegniamo ad agire con fermezza e rapidità, di concerto e con altri partner, al fine di realizzare la pace, sostenere la ripresa delle regioni dell'ex Iugoslavia devastate dalla guerra e appoggiare le riforme economiche e politiche nonché le nuove istituzioni democratiche. La nostra cooperazione perseguirà i seguenti obiettivi: (1) salvaguardia del rispetto dei diritti dell'uomo, dei diritti delle minoranze nonché dei diritti dei profughi e degli sfollati, in particolare il diritto di ritorno; (2) rispetto dell'operato del Tribunale sui crimini di guerra, istituito dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, per stabilire le responsabilità penali internazionali; (3) creazione di un contesto favorevole all'indizione di elezioni libere ed eque in Bosnia-Erzegovina non appena possibile; (4) attuazione del processo concordato di controllo degli armamenti, disarmo e adozione di misure atte ad instaurare la fiducia. Continuando a fornire assistenza umanitaria contribuiremo all'opera di ricostruzione, fatta salva l'applicazione delle disposizioni del piano di composizione pacifica, nell'ambito della più ampia ripartizione possibile degli oneri con gli altri donatori e avvalendoci dell'esperienza delle istituzioni internazionali, della Commissione europea e di tutti i pertinenti donatori bilaterali nel contesto del meccanismo di coordinamento.

- Sosterremo i paesi dell'Europa centrale e orientale nei loro sforzi di ristrutturazione dell'economia e di rafforzamento delle istituzioni democratiche e di mercato. Il loro impegno a favore dei sistemi democratici di governo, del rispetto delle minoranze, dei diritti dell'uomo, dell'economia di mercato e delle relazioni di buon vicinato faciliterà la loro integrazione nelle nostre istituzioni. Stiamo intraprendendo iniziative atte ad intensificare la nostra cooperazione al fine di condividere le informazioni, coordinare i programmi di assistenza e sviluppare azioni comuni, tutelare l'ambiente e garantire la sicurezza delle loro centrali nucleari.

 

- Siamo determinati a rafforzare la nostra cooperazione per consolidare la democrazia e la stabilità in Russia, in Ucraina e in altri nuovi Stati indipendenti. Siamo impegnati ad operare con tali paesi per rafforzare le istituzioni democratiche e le riforme di mercato, tutelare l'ambiente, garantire la sicurezza delle loro centrali nucleari e promuovere l'integrazione dei suddetti paesi nell'economia internazionale. Un quadro di sicurezza durevole e stabile per l'Europa deve includere queste nazioni. Intendiamo continuare a costruire una stretta partnership con una Russia democratica. Un'Ucraina indipendente, democratica, stabile e senza armi nucleari contribuirà alla sicurezza e alla stabilità in Europa; collaboreremo per sostenere le riforme democratiche ed economiche dell'Ucraina.

- Sosterremo gli sforzi del Governo turco per rafforzare la democrazia e portare avanti le riforme economiche allo scopo di promuovere l'ulteriore integrazione della Turchia nella comunità transatlantica.

- Ci adopereremo per una soluzione della questione di Cipro tenendo conto dell'eventuale adesione di Cipro all'Unione europea. Sosterremo la missione di mediazione del Segretario Generale delle Nazioni Unite e incoraggeremo il dialogo tra e con le comunità cipriote.

- Ribadiamo il nostro impegno per il raggiungimento di una pace equa, duratura e globale in Medio oriente. Costruiremo sui recenti successi nel processo di pace, compresi i coraggiosi passi compiuti dalla Giordania e da Israele, mediante azioni concertate volte a sostenere gli accordi già conclusi ed a estendere l'ambito della pace. Prendendo atto dell'importante pietra miliare raggiunta con la firma dell'accordo provvisorio israelo-palestinese svolgeremo un ruolo attivo nella conferenza per l'assistenza economica al popolo palestinese, sosterremo le elezioni palestinesi ed opereremo energicamente per migliorare l'accesso da noi garantito ai prodotti provenienti dalla Cisgiordania e dalla striscia di Gaza. Incoraggeremo e sosterremo le parti della regione nell'attuazione delle conclusioni del vertice di Amman. Inoltre continueremo ad adoperarci per promuovere la pace tra Israele, Libano e Siria. Perseguiremo attivamente lo smantellamento del boicottaggio arabo di Israele.

 

- Ci impegniamo a collaborare più strettamente nella nostra diplomazia di prevenzione e di crisi, a rispondere efficacemente alle emergenze umanitarie, a promuovere uno sviluppo sostenibile e l'edificazione di società democratiche, nonché a sostenere i diritti dell'uomo.

- Abbiamo deciso di coordinare, cooperare e agire congiuntamente nel settore dello sviluppo e delle azioni di assistenza umanitaria. A tale scopo istituiremo un Gruppo consultivo ad alto livello, avente il compito di controllare i progressi compiuti nelle azioni già avviate, di valutare le politiche e le priorità e di individuare i progetti e le regioni in cui la cooperazione dovrà essere ulteriormente rafforzata.

- Intensificheremo la cooperazione per lo sviluppo di un programma di riforma economica e sociale dell'ONU. Coopereremo per trovare rapidamente le necessarie soluzioni alla crisi finanziaria del sistema delle Nazioni Unite. Siamo decisi a mantenere i nostri impegni, compresi quelli finanziari. Contemporaneamente l'ONU dovrà destinare le sue risorse alle principali priorità e riorganizzarsi in modo da poter raggiungere i suoi obiettivi fondamentali.

- Forniremo il nostro sostegno all'Organizzazione per lo sviluppo energetico della penisola coreana (KEDO), sottolineando il comune desiderio di risolvere le importanti sfide in materia di proliferazione a livello mondiale.

 

II. RISPONDERE ALLE SFIDE GLOBALI

- Siamo determinati a compiere nuovi passi nella comune lotta contro la piaga della criminalità internazionale, del traffico di droga e del terrorismo. Ci impegniamo ad un'attiva e concreta cooperazione tra gli Stati Uniti e l'Europol, il futuro Ufficio europeo di polizia. Insieme forniremo sostegno e contributo ai programmi di formazione in corso e alle relative istituzioni per i funzionari incaricati della lotta contro la criminalità nell'Europa centrale e orientale, in Russia, in Ucraina, in altri nuovi Stati indipendenti e in altre parti del globo.

 

- Opereremo congiuntamente per intensificare gli sforzi multilaterali volti a proteggere l'ambiente globale e sviluppare strategie di politica ambientale per una crescita sostenibile a livello mondiale. Coordineremo le nostre posizioni di negoziato sulle principali questioni ambientali globali, quali il cambiamento climatico, l'impoverimento dello strato di ozono, gli agenti inquinanti organici persistenti, la desertificazione e l'erosione nonché i terreni contaminati. Stiamo avviando iniziative coordinate per diffondere le tecnologie ambientali e ridurre i rischi per la salute pubblica risultanti dalle sostanze nocive, in particolare dall'esposizione al piombo. Rafforzeremo la nostra cooperazione bilaterale sulle questioni relative ai prodotti chimici, alla biotecnologia e all'inquinamento atmosferico.

- Siamo impegnati a sviluppare ed attuare un efficace sistema globale di allarme tempestivo ed una rete di risposta per le malattie trasmissibili nuove e riemergenti quali l'AIDS e il virus Ebola, a potenziare la formazione e gli scambi professionali in questo settore. Insieme, inviteremo le altre nazioni ad unirsi a noi per combattere più efficacemente tali malattie.

 

III. CONTRIBUIRE ALL'ESPANSIONE DEL COMMERCIO MONDIALE E ALL'INSTAURAZIONE DI RELAZIONI ECONOMICHE PIÙ STRETTE

- Abbiamo una particolare responsabilità nel rafforzare il sistema commerciale multilaterale, nel sostenere l'Organizzazione mondiale del commercio nell'essere all'avanguardia nell'apertura dei mercati al commercio e agli investimenti.

- Contribuiremo all'espansione del commercio mondiale attuando pienamente gli impegni assunti nell'ambito dell'Uruguay Round, ci adopereremo per il completamento entro i termini convenuti dei lavori ancora in sospeso e favoriremo il risultato positivo e sostanziale della riunione ministeriale dell'OMC che si svolgerà a Singapore nel dicembre 1996. In questo contesto, esploreremo la possibilità di concordare un pacchetto di riduzioni tariffarie reciprocamente soddisfacente per quanto riguarda i prodotti industriali ed esamineremo se ci sono obblighi dell'Uruguay Round in materia tariffaria di cui si possa accelerare l'attuazione. Considerata l'importanza della società dell'informazione, stiamo avviando un'iniziativa specifica per cercare di concludere un accordo sulle tecnologie dell'informazione.

- Opereremo congiuntamente per la positiva conclusione di un accordo multilaterale sugli investimenti nell'ambito dell'OCSE, che sostenga saldi principi sulla liberalizzazione e sulla tutela internazionale degli investimenti. Nel frattempo, opereremo per sviluppare le discussioni sulla questione con i nostri partner in sede di OMC. Esamineremo nelle sedi appropriate i problemi che il commercio pone per l'ambiente, le norme in materia di lavoro internazionalmente riconosciute e la politica di concorrenza. Coopereremo per creare ulteriori opportunità commerciali a livello bilaterale e in tutto il mondo, in conformità degli impegni assunti nell'ambito dell'OMC.

- Senza ridurre la nostra cooperazione nelle sedi multilaterali, istituiremo un nuovo mercato transatlantico riducendo progressivamente o eliminando tra noi gli ostacoli che si frappongono al flusso di merci, servizi e capitali. Eseguiremo uno studio congiunto sulle modalità per agevolare gli scambi di merci e servizi e ridurre ulteriormente o eliminare gli ostacoli tariffari e non tariffari.

- Rafforzeremo la cooperazione nel settore regolamentare, in particolare incoraggiando gli organismi che operano in questo campo a dare priorità alla cooperazione con le rispettive controparti transatlantiche, in modo da affrontare gli ostacoli tecnici e altri ostacoli non tariffari al commercio derivanti da processi normativi divergenti. Miriamo a concludere quanto prima un accordo sul reciproco riconoscimento della valutazione di conformità (che comprende procedure di certificazione e di prova) per taluni settori. Proseguiremo i lavori in corso in diversi settori e ne individueremo altri per ulteriori lavori.

- Ci adopereremo per concludere, entro la fine del 1996, un accordo di cooperazione doganale e di assistenza reciproca tra l'Unione europea e gli Stati Uniti.

- Per consentire ai nostri cittadini di avvalersi appieno della tecnologia e dei servizi di informazione recentemente sviluppati, opereremo per la realizzazione di una società transatlantica dell'informazione.

 

- Considerata la capitale importanza della creazione di posti di lavoro, ci impegniamo a cooperare per il seguito da dare alla Conferenza sul lavoro di Detroit e all'iniziativa del vertice del G7. Auspichiamo un'ulteriore cooperazione nella preparazione della Conferenza del G7 sul lavoro che si terrà in Francia e nel prossimo vertice del G7 dell'estate 1996, nonché in altre sedi quali l'OCSE. Istituiremo un gruppo di lavoro congiunto in materia di impiego e di questioni connesse al lavoro.

 

IV. GETTARE PONTI ATTRAVERSO L'ATLANTICO

- Riconosciamo la necessità di rafforzare ed ampliare il sostegno pubblico alla nostra partnership. A questo scopo cercheremo di approfondire i legami esistenti tra i nostri popoli a livello commerciale, sociale, culturale, scientifico ed educativo. Ci impegniamo a promuovere nelle generazioni presenti e future la reciproca comprensione e il senso di uno scopo comune che ha caratterizzato i nostri legami nel periodo postbellico.

- Non potremo raggiungere questi obiettivi ambiziosi senza il sostegno delle nostre rispettive comunità economiche. Appoggeremo le relazioni commerciali transatlantiche, incoraggiandone lo sviluppo, in quanto parte integrante dei nostri sforzi di più vasto raggio tesi a rafforzare il nostro dialogo bilaterale. Il successo della conferenza tra i leader economici dell'Unione europea e degli Stati Uniti, svoltasi a Siviglia il 10 e l'11 novembre 1995, è stato un passo importante in questa direzione. Alcune delle raccomandazioni della conferenza sono già state incorporate nel nostro piano d'azione ed esamineremo in che modo dare esito concreto ad altre.

- Lavoreremo attivamente per raggiungere entro il 1997 un nuovo accordo globale CE/USA per la cooperazione scientifica e tecnica.

 

- Riteniamo che il recente accordo UE/USA sulla cooperazione in materia di istruzione e formazione possa fare da catalizzatore per un'ampia gamma di attività innovative di cooperazione di immediata utilità per studenti e insegnanti. Esamineremo le possibilità di aumentare il sostegno privato agli scambi nel campo dell'istruzione, compresi programmi di borse di studio e di internato. Opereremo per introdurre nuove tecnologie nelle scuole, stabilendo collegamenti tra gli istituti di istruzione dell'Unione e quelli statunitensi ed incoraggeremo l'insegnamento delle lingue, della storia e della cultura rispettive.

 

Collegamenti tra i Parlamenti

Annettiamo grande importanza a più intensi collegamenti tra i Parlamenti. Consulteremo i leader parlamentari delle due sponde dell'Atlantico in merito a nuovi meccanismi consultivi, compresi quelli basati sulle istituzioni esistenti, intesi a discutere questioni relative alla nostra partnership transatlantica.

 

 

Attuare la nostra agenda

La Nuova agenda transatlantica è una dichiarazione globale dei diversi settori di azione comune e di cooperazione. Abbiamo incaricato il Gruppo ad alto livello di sovraintendere ai lavori su tale agenda, in particolare sulle azioni prioritarie da noi individuate. In occasione delle nostre riunioni periodiche al vertice valuteremo i progressi compiuti ed aggiorneremo e modificheremo le nostre priorità.

Nell'ultimo cinquantennio la relazione transatlantica è stata fondamentale per la sicurezza e la prosperità dei nostri cittadini. Le nostre aspirazioni per il futuro devono superare i risultati conseguiti nel passato.

 

 

ALLEGATO 11

MEDITERRANEO

DICHIARAZIONE DI BARCELLONA

ADOTTATA ALLA CONFERENZA EUROMEDITERRANEA

(27 e 28 novembre 1995)

 

Il Consiglio dell'Unione europea, rappresentato dal Suo Presidente, sig. Javier SOLANA, Ministro degli Affari esteri della Spagna,

la Commissione europea, rappresentata dal sig. Manuel MARIN, Vicepresidente,

la Germania, rappresentata dal sig. Klaus KINKEL, Vicecancelliere e Ministro degli Affari esteri,

l'Algeria, rappresentata dal sig. Mohamed Salah DEMBRI, Ministro degli Affari esteri,

l'Austria, rappresentata dalla sig.ra Benita FERRERO-WALDNER, Sottosegretario di Stato, Ministero degli Affari esteri,

il Belgio, rappresentato dal sig. Erik DERYCKE, Ministro degli Affari esteri,

Cipro, rappresentata dal sig. Alecos MICHAELIDES, Ministro degli Affari esteri,

la Danimarca, rappresentata dal sig. Ole Loensmann POULSEN, Sottosegretario di Stato, Ministero degli Affari esteri,

l'Egitto, rappresentato dal sig. Amr MOUSSA, Ministro degli Affari esteri,

la Spagna, rappresentata dal sig. Carlos WESTENDORP, Sottosegretario di Stato per le relazioni con la Comunità europea,

la Finlandia, rappresentata dalla sig.ra Tarja HALONEN, Ministro degli Affari esteri,

la Francia, rappresentata dal sig. Hervé de CHARETTE, Ministro degli Affari esteri,

la Grecia, rappresentata dal sig. Károlos PAPOULIAS, Ministro degli Affari esteri,

l'Irlanda, rappresentata dal sig. Dick SPRING, Vice Primo Ministro e Ministro degli Affari esteri,

Israele, rappresentato dal sig. Ehud BARAK, Ministro degli Affari esteri,

l'Italia, rappresentata dalla sig.ra Susanna AGNELLI, Ministro degli Affari esteri,

la Giordania, rappresentata dal sig. Abdel-Karim KABARITI, Ministro degli Affari esteri,

il Libano, rappresentato dal sig. Fares BOUEZ, Ministro degli Affari esteri,

il Lussemburgo, rappresentato dal sig. Jacques F. POOS, Vice Primo Ministro e Ministro degli Affari esteri, del Commercio estero e della Cooperazione

Malta, rappresentata dal Prof. Guido DE MARCO, Vice Primo Ministro e Ministro degli Affari esteri,

il Marocco, rappresentato dal sig. Abdellatif FILALI, Primo Ministro e Ministro degli Affari esteri,

i Paesi Bassi, rappresentati dal sig. Hans van MIERLO, Vice Primo Ministro e Ministro degli Affari esteri,

il Portogallo, rappresentato dal sig. Jaime GAMA, Ministro degli Affari esteri,

il Regno Unito, rappresentato dal sig. Malcolm RIFKIND QC MP, Segretario di Stato per gli Affari esteri e del Commonwealth,

la Siria, rappresentata dal sig. Farouk AL-SHARAA, Ministro degli Affari esteri,

la Svezia, rappresentata dalla sig.ra Lena HJELM-WALLEN, Ministro degli Affari esteri,

la Tunisia, rappresentata dal sig. Habib Ben YAHIA, Ministro degli Affari esteri,

la Turchia, rappresentata dal sig. Deniz BAYKAL, Vice Primo Ministro e Ministro degli Affari esteri,

l'Autorità palestinese, rappresentata dal sig. Yassir ARAFAT, Presidente dell'Autorità palestinese,

partecipanti alla Conferenza euromediterranea di Barcellona:

- sottolineando l'importanza strategica del Mediterraneo e volendo conferire alle loro future relazioni una nuova dimensione, basata su una collaborazione e solidarietà globali, consona alla natura privilegiata dei vincoli forgiati dalla vicinanza e dalla storia;

- consapevoli che i nuovi problemi politici, economici e sociali nei vari punti del Mediterraneo costituiscono sfide comuni che richiedono un'impostazione globale e coordinata;

- decisi a creare a tal fine, per le loro relazioni, un quadro multilaterale e durevole, fondato su uno spirito di partenariato, nel rispetto delle caratteristiche, dei valori e delle specificità di ciascun partecipante;

- considerando che questo quadro multilaterale è complementare a un rafforzamento delle relazioni bilaterali, che si devono salvaguardare accentuandone la specificità;

- sottolineando che questa iniziativa euromediterranea non intende sostituirsi alle altre azioni e iniziative intraprese a favore della pace, della stabilità e dello sviluppo della regione ma contribuirà a favorirne il successo; i partecipanti sostengono il conseguimento di una soluzione pacifica giusta, globale e durevole nel Medio Oriente basata sulle pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e sui principi menzionati nella lettera di invito alla conferenza di pace per il Medio Oriente tenutasi a Madrid, segnatamente il principio "terra in cambio di pace", con tutto ciò che questo implica;

- convinti che l'obiettivo generale - consistente nel fare del Bacino mediterraneo una zona di dialogo, di scambi e di cooperazione che garantisca la pace, la stabilità, la prosperità - esige il rafforzamento della democrazia e il rispetto dei diritti dell'uomo, uno sviluppo economico e sociale sostenibile ed equilibrato, misure per combattere la povertà e la promozione di una migliore comprensione tra culture, tutti aspetti essenziali del partenariato,

convengono di stabilire un partenariato globale tra i partecipanti - partenariato euromediterraneo -mediante un regolare dialogo politico rafforzato, lo sviluppo della cooperazione economica e finanziaria e un maggiore accento sulla dimensione umana, culturale e sociale, questi tre assi costituendo i diversi aspetti del partenariato euromediterraneo.

PARTENARIATO POLITICO E DI SICUREZZA: DEFINIRE UNO SPAZIO COMUNE DI PACE E STABILITA'

I partecipanti esprimono la convinzione che la pace, la stabilità e la sicurezza della regione mediterranea sono un bene comune che si impegnano a promuovere e a rafforzare con tutti i mezzi di cui dispongono. A tal fine essi convengono di procedere, a intervalli regolari, a un dialogo politico rafforzato fondato sul rispetto di principi essenziali di diritto internazionale, e riaffermano un certo numero di obiettivi comuni in materia di stabilità interna ed esterna.

Con questo spirito essi si impegnano, con la seguente dichiarazione di principi, a:

- agire in conformità della Carta delle Nazioni Unite e della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, come pure di altri obblighi a norma del diritto internazionale, segnatamente quelli risultanti dagli strumenti regionali ed internazionali di cui sono parti;

- sviluppare il principio di legalità e la democrazia nei loro sistemi politici, riconoscendo in questo quadro il diritto di ciascun partecipante di scegliere e sviluppare liberamente il suo sistema politico, socioculturale, economico e giudiziario;

- rispettare i diritti dell'uomo e le libertà fondamentali e garantire l'effettivo e legittimo esercizio di tali diritti e libertà, comprese la libertà di espressione, la libertà di associazione a scopi pacifici e la libertà di pensiero, di coscienza e di religione, individualmente e in comune con altri membri dello stesso gruppo, senza alcuna discriminazione per motivo di razza, nazionalità, lingua, religione o sesso;

- accogliere favorevolmente, mediante il dialogo tra le parti, gli scambi di informazioni su questioni attinenti ai diritti dell'uomo, alle libertà fondamentali, al razzismo ed alla xenofobia;

- rispettare e assicurare rispetto per la diversità e il pluralismo nelle loro società, promuovere la tolleranza tra i diversi gruppi esistenti nella società e lottare contro le manifestazioni di intolleranza, di razzismo e di xenofobia; i partecipanti sottolineano l'importanza di un'adeguata formazione in materia di diritti dell'uomo e libertà fondamentali;

- rispettare la loro uguaglianza sovrana e tutti i diritti inerenti alla loro sovranità, e adempiere in buona fede gli obblighi assunti a norma del diritto internazionale;

- rispettare l'uguaglianza di diritti dei popoli e il loro diritto all'autodeterminazione, operando sempre in conformità degli scopi e principi della Carta delle Nazioni Unite e delle pertinenti norme di diritto internazionale, comprese quelle relative all'integrità territoriale degli Stati, come risulta da accordi conclusi tra le parti interessate;

- astenersi, in conformità delle norme del diritto internazionale, da ogni intervento diretto o indiretto negli affari interni di un altro partner;

- rispettare l'integrità territoriale e l'unità di ciascuno degli altri partner;

- risolvere le loro controversie con mezzi pacifici, invitare tutti i partecipanti a rinunciare alla minaccia o all'uso della forza contro l'integrità territoriale di un altro partner, compresa l'acquisizione di territorio mediante la forza, e ribadire il diritto al pieno esercizio della sovranità mediante mezzi legittimi in conformità della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale;

- rafforzare la loro cooperazione per prevenire e combattere il terrorismo, in particolare attraverso la ratifica e l'applicazione di strumenti internazionali ai quali hanno sottoscritto, mediante l'adesione a tali strumenti come pure con altre misure appropriate;

- lottare insieme contro l'espansione e la diversificazione della criminalità organizzata e combattere il flagello della droga in tutti i suoi aspetti;

- promuovere la sicurezza regionale adoperandosi, tra l'altro, a favore della non proliferazione chimica, biologica e nucleare mediante l'adesione e l'ottemperanza ai regimi di non proliferazione sia internazionali che regionali, nonché agli accordi sul disarmo e il controllo degli armamenti - quali TNP, CWC, BWC, CTBT e/o accordi regionali quali quelli concernenti aree demilitarizzate, compresi i relativi sistemi di controllo, nonché mediante il rispetto in buona fede degli impegni assunti nel quadro delle convenzioni in materia di controllo degli armamenti, disarmo e non proliferazione.

Le parti perseguono l'obiettivo di creare un'area mediorientale reciprocamente ed efficacemente controllabile, priva di armi di distruzione di massa, nucleari, chimiche e biologiche e dei loro sistemi di consegna.

Inoltre le parti:

- studieranno iniziative pratiche per prevenire la proliferazione delle armi nucleari, chimiche e biologiche nonché l'eccessiva accumulazione di armi convenzionali;

- si asterranno dallo sviluppare un potenziale militare superiore alle loro esigenze di legittima difesa, riaffermando nel contempo la volontà di pervenire al medesimo livello di sicurezza e fiducia reciproca con il minor numero possibile di truppe e di armamenti e aderendo alla CCW;

- promuoveranno condizioni atte a sviluppare relazioni di buon vicinato tra di loro e daranno il proprio sostegno ai processi volti ad assicurare stabilità, sicurezza, prosperità e cooperazione regionale e subregionale;

- studieranno le misure comportanti fiducia e sicurezza che si dovrebbero adottare tra le parti al fine del consolidamento di uno "spazio di pace e stabilità nel Mediterraneo", inclusa la possibilità a lungo termine di stabilire, a tal fine, un patto euromediterraneo.

 

PARTENARIATO ECONOMICO E FINANZIARIO: CREAZIONE DI UNA ZONA DI PROSPERITA' CONDIVISA

I partecipanti mettono in rilievo l'importanza che annettono ad uno sviluppo sociale ed economico sostenibile ed equilibrato finalizzato al conseguimento del loro obiettivo di creare una zona di prosperità condivisa.

Le parti riconoscono le difficoltà che la questione del debito può creare per lo sviluppo economico dei paesi della regione mediterranea. Data l'importanza delle loro relazioni, essi convengono di continuare il dialogo allo scopo di compiere progressi nelle sedi competenti.

Rendendosi conto che i partner devono far fronte a sfide comuni, sebbene in diversa misura, i partecipanti si prefiggono i seguenti obiettivi a lungo termine:

- accelerare il ritmo di uno sviluppo socioeconomico sostenibile;

- migliorare le condizioni di vita delle loro popolazioni, aumentare il livello di occupazione e ridurre le disparità di sviluppo nella regione euromediterranea;

- incoraggiare la cooperazione e integrazione regionale.

Per il conseguimento di tali obiettivi, i partecipanti convengono di stabilire un partenariato economico e finanziario che, tenendo conto dei diversi gradi di sviluppo, sia volto a:

- instaurare gradualmente una zona di libero scambio;

- attuare un'opportuna cooperazione economica e un'azione concertata nei settori pertinenti;

- potenziare sostanzialmente l'assistenza finanziaria dell'Unione Europea ai suoi partner.

a) Zona di libero scambio

La zona di libero scambio sarà instaurata grazie ai nuovi accordi euromediterranei e agli accordi di libero scambio tra i partner dell'Unione Europea. Le parti hanno fissato la data del 2010 come meta per la graduale realizzazione di questa zona che coprirà la maggior parte degli scambi, nel rispetto degli obblighi risultanti dall'OMC.

Allo scopo di sviluppare gradualmente il libero scambio in questa zona: saranno progressivamente eliminati gli ostacoli tariffari e non tariffari al commercio per quanto riguarda i prodotti manufatti, secondo scadenzari che saranno negoziati tra i partner; partendo dai flussi tradizionali e nella misura permessa dalle differenti politiche agricole e tenendo debitamente conto dei risultati raggiunti nel quadro dei negoziati GATT, il commercio dei prodotti agricoli sarà progressivamente liberalizzato mediante l'accesso preferenziale e reciproco tra le parti; gli scambi in materia di servizi, incluso il diritto di stabilimento, saranno progressivamente liberalizzati tenendo conto dell'accordo GATS.

I partecipanti decidono di facilitare la progressiva realizzazione di questa zona di libero scambio grazie:

- all'adozione di misure adeguate in materia di norme d'origine, di certificazione, di tutela dei diritti di proprietà intellettuale e industriale, di concorrenza;

- al proseguimento e allo sviluppo di politiche fondate sui principi dell'economia di mercato e dell'integrazione delle loro economie, tenendo conto dei rispettivi bisogni e livelli di sviluppo;

- all'adattamento e ammodernamento delle strutture economiche e sociali, accordando priorità alla promozione ed allo sviluppo del settore privato, al miglioramento del settore produttivo ed alla creazione di un opportuno quadro istituzionale e regolamentare per un'economia di mercato; analogamente, si sforzeranno di attenuare le conseguenze sociali negative che possono risultare da tale adattamento, incoraggiando programmi a favore delle popolazioni più povere;

- alla promozione di meccanismi volti a sviluppare i trasferimenti di tecnologia.

b) Cooperazione economica ed azione concertata

La cooperazione sarà sviluppata in particolare nei settori elencati più avanti, e a tal fine i partecipanti:

- riconoscono che lo sviluppo economico deve essere sostenuto dal risparmio interno, base dell'investimento, e dagli investimenti stranieri diretti; sottolineano l'importanza di creare un ambiente propizio agli investimenti, in particolare eliminando progressivamente gli ostacoli agli investimenti che possono condurre al trasferimento di tecnologia e all'aumento della produzione e delle esportazioni;

- affermano che la cooperazione regionale, realizzata su base volontaria, segnatamente al fine di sviluppare gli scambi tra gli stessi partner, costituisce un fattore chiave per favorire la creazione di una zona di libero scambio;

- incoraggiano le imprese a concludere accordi tra loro e si impegnano a promuovere tale cooperazione e l'ammodernamento industriale offrendo un ambiente e un quadro regolamentare favorevoli: ritengono necessarie l'adozione e l'attuazione di un programma di sostegno tecnico per le PMI;

- sottolineano la loro interdipendenza in materia di ambiente, che richiede un'impostazione regionale e una cooperazione rafforzata, nonchè un migliore coordinamento dei programmi multilaterali esistenti, ribadendo l'importanza che annettono alla Convenzione di Barcellona e al PAM; riconoscono la necessità di conciliare lo sviluppo economico con la protezione dell'ambiente, di integrare le preoccupazioni ambientali in tutti i pertinenti aspetti della politica economica e di attenuare le conseguenze negative per l'ambiente che potrebbero risultarne; si impegnano a stabilire un programma di azioni prioritarie a breve e medio termine, anche in relazione alla lotta contro la desertificazione, e di concentrare adeguati aiuti tecnici e finanziari su queste azioni;

- riconoscono il ruolo decisivo delle donne nello sviluppo e si impegnano a promuovere la loro partecipazione attiva nella vita economica e sociale e nella creazione di posti di lavoro;

- sottolineano l'importanza della conservazione e gestione razionale delle risorse ittiche e di una migliore cooperazione nel settore della ricerca sulle risorse, tra cui l'acquicoltura, e si impegnano a facilitare la formazione e la ricerca scientifica e a studiare la creazione di strumenti comuni;

- riconoscono il ruolo centrale del settore energetico nel partenariato economico euromediterraneo e decidono di rafforzare la cooperazione e di intensificare il dialogo nel settore delle politiche energetiche; decidono inoltre di creare adeguate condizioni quadro per gli investimenti e le attività delle società operanti nel campo dell'energia, cooperando per creare condizioni che permettano a tali società di estendere le reti energetiche e promuovere le interconnessioni;

- riconoscono che l'approvvigionamento idrico, unitamente all'opportuna gestione e all'adeguato sviluppo delle risorse, sono questioni prioritarie per tutti i partner mediterranei e che la cooperazione in questi settori dovrebbe essere sviluppata;

- convengono di cooperare per l'ammodernamento e la ristrutturazione dell'agricoltura e di favorire uno sviluppo rurale integrato; tale cooperazione punterà in particolare sull'assistenza tecnica e sulla formazione, sul sostegno alle politiche seguite dai partner per diversificare la produzione, sulla riduzione della dipendenza in campo alimentare e sulla promozione di un'agricoltura rispettosa dell'ambiente; essi convengono inoltre di cooperare all'estirpazione delle produzioni illegali ed allo sviluppo delle regioni interessate.

I partecipanti convengono inoltre di cooperare in altri settori e, in proposito:

- sottolineano l'importanza di sviluppare e migliorare le infrastrutture, fra l'altro attraverso la creazione di un sistema efficace di trasporti, lo sviluppo delle tecnologie dell'informazione e l'ammodernamento delle telecomunicazioni; convengono di elaborare un programma di priorità in tal senso;

- si impegnano a rispettare i principi del diritto marittimo internazionale e in particolare la libera prestazione di servizi nel settore dei trasporti internazionali e il libero accesso ai carichi internazionali; si terrà conto dei risultati cui perverranno i negoziati commerciali multilaterali sui servizi di trasporto marittimo, attualmente in corso nell'ambito dell'OMC;

- si impegnano ad incoraggiare la cooperazione tra collettività locali ed a favore della pianificazione regionale;

- riconoscendo che la scienza e la tecnologia hanno un considerevole influsso sullo sviluppo socioeconomico, convengono di rafforzare le proprie capacità di ricerca e di sviluppo scientifico, di contribuire alla formazione di personale scientifico e tecnico e di promuovere la partecipazione a progetti di ricerca congiunti a partire dalla creazione di reti scientifiche;

- convengono di promuovere la cooperazione nel settore statistico ai fini di un'armonizzazione dei metodi e di uno scambio di dati.

c) Cooperazione finanziaria

I partecipanti considerano che la realizzazione di una zona di libero scambio e il successo del partenariato euromediterraneo poggiano su un potenziamento sostanziale dell'assistenza finanziaria che deve favorire in via prioritaria uno sviluppo endogeno sostenibile e l'intervento attivo degli operatori economici locali. A questo proposito constatano:

- che il Consiglio europeo di Cannes ha convenuto di prevedere per tale assistenza finanziaria stanziamenti per un importo pari a 4.685 milioni di ecu per il periodo 1995-1999 sotto forma di fondi disponibili del bilancio comunitario: a ciò si aggiungono l'intervento della BEI, sotto forma di prestiti di importo più elevato, e i contributi finanziari bilaterali degli Stati membri;

- che è necessaria una cooperazione finanziaria efficace, gestita nel quadro di una programmazione pluriennale, tenuto conto delle specificità di ciascuno dei partner;

- che una sana gestione macroeconomica riveste un'importanza fondamentale per il successo del loro partenariato: a tal fine, essi convengono di favorire il dialogo sulle rispettive politiche economiche e sui metodi per ottimizzare la cooperazione finanziaria.

PARTENARIATO NEI SETTORI SOCIALE, CULTURALE E UMANO: SVILUPPO DELLE RISORSE UMANE, PROMOZIONE DELLA COMPRENSIONE TRA LE CULTURE E DEGLI SCAMBI TRA SOCIETA' CIVILI

I partecipanti riconoscono che le tradizioni di cultura e civiltà in tutta la regione mediterranea, il dialogo tra queste culture e gli scambi a livello umano, scientifico e tecnologico costituiscono un fattore essenziale per avvicinare i popoli dei rispettivi paesi, favorire la comprensione tra di essi e migliorare la percezione reciproca.

In quest'ottica i partecipanti convengono di creare un partenariato nei settori sociale, culturale e umano. A tal fine:

- riaffermano che il dialogo e il rispetto tra culture e religioni è una condizione necessaria per il riavvicinamento dei popoli: in proposito, sottolineano l'importanza del ruolo che i mezzi di comunicazione di massa possono svolgere ai fini di una conoscenza e comprensione reciproca delle culture, come fonte di arricchimento reciproco;

- insistono sul carattere essenziale dello sviluppo delle risorse umane, sia per quanto concerne l'istruzione e formazione dei giovani, in particolare nel settore della cultura; manifestano la volontà di promuovere gli scambi culturali e la conoscenza di altre lingue, rispettando l'identità culturale di ciascun partner, e di instaurare una politica duratura di programmi educativi e culturali; in questo contesto, i partner si impegnano a adottare misure per facilitare gli scambi a livello umano, in particolare mediante il miglioramento delle procedure amministrative;

- sottolineano l'importanza che il settore sanitario riveste per uno sviluppo sostenibile e dichiarano l'intenzione di promuovere l'effettiva partecipazione della comunità a iniziative volte a migliorare la salute ed il benessere;

- riconoscono l'importanza dello sviluppo sociale che, a loro parere, deve andare di pari passo con qualsiasi sviluppo economico; annettono particolare importanza al rispetto dei diritti sociali fondamentali, tra cui il diritto allo sviluppo;

- riconoscono il contributo essenziale che la società civile può fornire nello sviluppo del partenariato euromediterraneo e come fattore essenziale per maggior comprensione e ravvicinamento tra i popoli;

- di conseguenza, convengono di attuare e/o potenziare gli strumenti necessari a una cooperazione decentrata per favorire gli scambi tra gli attori dello sviluppo, nel contesto delle legislazioni nazionali: responsabili della società politica e civile, del mondo culturale e religioso, delle università, della ricerca, dei mezzi di comunicazione di massa, delle associazioni, i sindacati e le imprese pubbliche e private;

- su questa base, riconoscono l'importanza di incoraggiare i contratti e gli scambi tra i giovani nel contesto dei programmi di cooperazione decentrata;

- incoraggiano azioni di sostegno per le istituzioni democratiche e per il rafforzamento del principio di legalità e della società civile;

- riconoscono che l'attuale evoluzione demografica rappresenta una sfida prioritaria cui si deve far fronte con politiche appropriate per accelerare il decollo economico;

- riconoscono l'importante ruolo svolto dalle migrazioni nelle loro relazioni; convengono di accrescere la loro cooperazione per ridurre le pressioni migratorie ricorrendo, tra l'altro, a programmi di formazione professionale e di assistenza per la creazione di posti di lavoro. Si impegnano a garantire la protezione di tutti i diritti riconosciuti, ai sensi della legislazione vigente, ai migranti legalmente residenti nei rispettivi territori;

- nel settore dell'immigrazione clandestina, decidono di instaurare una più stretta cooperazione; in questo contesto le parti, consapevoli delle loro responsabilità per quanto riguarda la riammissione, convengono di adottare le pertinenti disposizioni e misure, mediante accordi o regimi bilaterali, per riammettere i loro cittadini che si trovino in situazione irregolare: a tal fine gli Stati membri dell'Unione europea considerano "cittadini" i cittadini degli Stati membri quali sono definiti ai fini comunitari;

- convengono di rafforzare la cooperazione con varie misure volte a prevenire e combattere in modo più efficace il terrorismo;

- ritengono del pari necessario lottare congiuntamente e efficacemente contro il traffico di droga e la criminalità internazionale, nonché contro la corruzione;

- sottolineano l'importanza di attuare una decisa campagna contro il razzismo, la xenofobia e l'intolleranza e convengono di cooperare a tal fine.

SEGUITO DELLA CONFERENZA

I partecipanti:

- considerando che la Conferenza di Barcellona getta le basi di un processo aperto e destinato a svilupparsi;

- riaffermando la loro volontà di creare un partenariato basato sui principi e gli obiettivi definiti dalla presente dichiarazione;

- decisi a dare un'espressione concreta a tale partenariato euromediterraneo;

- convinti che per conseguire tale obiettivo è necessario portare avanti il dialogo globale così avviato e realizzare una serie di azioni specifiche,

adottano il programma di lavoro qui allegato.

I Ministri degli Affari esteri si riuniranno periodicamente per verificare l'applicazione della presente dichiarazione e definire azioni che consentano di conseguire gli obiettivi del partenariato.

Le diverse azioni saranno oggetto di verifica attraverso riunioni tematiche ad hoc di ministri, alti funzionari e esperti, scambi di esperienze, scambi di informazioni, contatti tra i partecipanti della società civile o con qualsiasi altro mezzo appropriato.

Saranno incoraggiati i contatti a livello di parlamentari, autorità regionali e parti sociali.

Un "Comitato euromediterraneo per il processo di Barcellona" a livello di alti funzionari, composto dalla troika dell'Unione europea e da un rappresentante di ciascun partner mediterraneo, si riunirà periodicamente per preparare le riunioni dei Ministri degli Affari esteri, fare il punto e dare una valutazione del seguito del processo di Barcellona e di tutte le sue componenti ed aggiornare il programma di lavoro.

I servizi della Commissione assicureranno i lavori necessari per la preparazione e il seguito delle riunioni risultanti dal programma di lavoro di Barcellona e dalle conclusioni del "Comitato euromediterraneo per il processo di Barcellona".

La prossima riunione a livello di Ministri degli Affari esteri si terrà nel primo semestre del 1997 in uno dei dodici partner mediterranei dell'Unione europea, da determinare dopo ulteriori consultazioni.

 

 

ALLEGATO 12

AMERICA LATINA

 

CONCLUSIONI DEL CONSIGLIO SUGLI ORIENTAMENTI GENERALI PER LA COOPERAZIONE TRA LA COMUNITA' E L'AMERICA LATINA 1996-2000

 

 

Il Consiglio

dopo avere esaminato la comunicazione della Commissione intitolata "Unione europea-America latina: attualità e prospettive di rafforzamento del partenariato 1996-2000" di cui approva nella sostanza l'analisi, e tenendo conto delle conclusioni dei Consigli europei di Corfù, Essen e Cannes, nonché del documento di base approvato dal Consiglio "Affari generali" del 31 ottobre 1994, sottolinea la propria volontà di rafforzare i legami politici con i partner dell'America latina, sostenere la democrazia, progredire nel settore della liberalizzazione degli scambi, appoggiare il processo di integrazione regionale e meglio indirizzare la sua cooperazione. A tale scopo verranno approfonditi i dialoghi istituzionalizzati con i partner latino-americani.

Il Consiglio conviene di adottare le seguenti linee prioritarie per la futura cooperazione con i paesi e le regioni dell'America latina:

a) La Comunità dedicherà particolare attenzione all'appoggio istituzionale e al consolidamento dei processi democratici mediante azioni di cooperazione volte a:

- consolidare le istituzioni, ai vari livelli, dello stato di diritto, tutelare i diritti dell'uomo e pervenire ad una corretta gestione pubblica ("good governance");

- favorire la riforma dello Stato e il decentramento, in particolare attraverso l'ammodernamento della pubblica amministrazione;

- appoggiare l'elaborazione di politiche settoriali quali l'istruzione, la sanità e lo sviluppo agricolo, privilegiando le azioni di sostegno istituzionale e di mobilitazione del

"know-how" della società civile.

b) Nell'ambito della cooperazione, la Comunità darà particolare importanza e valore prioritario alla lotta contro la povertà e l'esclusione sociale. Le sfide lanciate in questo settore intendono contribuire ad ottenere la partecipazione delle popolazioni emarginate all'economia di mercato, nonché una ripartizione più equa dei redditi per assicurare uno sviluppo sostenibile.

Saranno approntati programmi intesi non soltanto all'incentivazione del settore agricolo, ma anche a una maggiore integrazione delle popolazioni emarginate delle città.

Occorre inoltre proseguire i programmi di cooperazione a favore degli strati più poveri della popolazione e dei paesi più poveri soprattutto a livello di politiche demografiche, sanitarie, di istruzione e ambientali. Queste azioni saranno destinate a gruppi specifici quali i giovani, le donne, le comunità autoctone.

Si tratta di correlare lo sviluppo economico al progresso sociale. In tale ottica, i programmi di cooperazione terranno conto delle conclusioni operative dei programmi d'azione del vertice sociale tenutosi a Copenaghen nel marzo 1995.

c) Nelle sue azioni di cooperazione l'appoggio della Comunità si concentrerà soprattutto sulle riforme economiche e sul miglioramento della competitività internazionale, in particolare nei seguenti settori:

- sostegno allo sviluppo del settore privato, segnatamente delle PMI;

- rafforzamento della promozione industriale e degli investimenti;

- maggiore sinergia tra la cooperazione industriale e la cooperazione scientifica e tecnologica;

- sostegno tecnico alla promozione del commercio estero;

- conferma dell'importanza del ruolo della BEI come strumento di cooperazione tra l'UE e l'America latina.

Nell'attuare queste linee prioritarie di cooperazione, è necessario mettere in evidenza i seguenti temi:

- La Comunità dedicherà particolare attenzione a programmi e azioni a favore dell'istruzione e della formazione di base, settori chiave dello sviluppo economico e sociale sostenibile. La cooperazione si attuerà sia nell'ambito della democratizzazione sia a livello dell'insegnamento superiore, nonché della scienza, della tecnologia e della formazione professionale.

- La Comunità promuoverà la cooperazione e l'integrazione regionali, soprattutto la nozione di "regionalismo aperto", nella prospettiva di una maggiore apertura dei mercati regionali e subregionali nonché di un migliore inserimento nei mercati internazionali, nel rispetto delle regole dell'OMC.

- La Comunità attribuirà particolare importanza alle questioni di discriminazione tra i sessi in tutti i settori e programmi della cooperazione con l'America latina, conformemente alle raccomandazioni della quarta conferenza mondiale sulle donne.

- In considerazione delle sfide lanciate e dell'interdipendenza a livello mondiale in questi settori, sarà necessario:

- provvedere affinché le azioni di cooperazione tengano conto del loro impatto ambientale. La Comunità contribuirà pertanto, attraverso il trasferimento di tecnologie, ad un uso più razionale dell'energia e alla promozione delle energie rinnovabili;

- proseguire e potenziare, mediante misure e progetti specifici o mediante la cooperazione nelle sedi appropriate, la lotta congiunta alla produzione degli stupefacenti, tenuto conto delle ripercussioni sociali della droga, e alla criminalità ad essa collegata;

- adoprarsi per la modernizzazione dei sistemi di trasporto e per un libero accesso ai mercati dei trasporti, soprattutto marittimi.

Per rispondere alle molteplici necessità derivanti dalla diversità dei paesi e delle regioni dell'America latina; per assicurare altresì una combinazione ottimale dei mezzi e strumenti esistenti in funzione di tali necessità; per aumentare infine l'efficacia di tali azioni, la Comunità ricercherà:

- la partecipazione attiva, in tutte le fasi dei programmi di cooperazione, dei beneficiari e della società civile mediante azioni e programmi decentrati;

- un maggiore coordinamento, soprattutto in loco, con gli Stati membri a livello cooperativo e finanziario, mobilitando gli operatori e i consorzi europei, per permettere un miglioramento qualitativo dei programmi e un uso più efficace e maggiormente percepibile delle risorse disponibili;

- il cofinanziamento tra paesi latino-americani e Stati membri dell'Unione, coinvolgendo anche altri finanziatori internazionali;

- i vari organismi comunitari potranno periodicamente controllare, valutare e approfondire tali orientamenti generali; in proposito il Consiglio terrà in particolare considerazione l'elaborazione e la revisione da parte della Commissione, su base regolare e in stretta collaborazione con gli Stati membri, di documenti di strategia operativa per ciascun paese, che precisino i settori più importanti dell'attività comunitaria;

- occorre inoltre mettere maggiormente in evidenza le azioni realizzate.

 

 

 

ALLEGATO 13

AFRICA

 

1. Il Consiglio rammenta che in occasione della sua riunione ad Essen, il Consiglio europeo si è dichiarato favorevole ad un dialogo politico tra l'Unione europea e l'Organizzazione dell'Unità africana (OUA), in particolare per la prevenzione dei conflitti in Africa. La diplomazia preventiva, il mantenimento della pace e il rafforzamento della sicurezza internazionale costituiscono obiettivi prioritari della PESC. L'Unione europea è disposta ad appoggiare gli sforzi degli africani nel campo della diplomazia preventiva e del mantenimento della pace, eventualmente tramite l'UEO.

2. Il Consiglio prende atto della dichiarazione dell'Assemblea dei Capi di Stato e di governo dell'OUA, tenutasi al Cairo dal 28 al 30 giugno 1993, relativa ad un meccanismo per la prevenzione e la risoluzione dei conflitti, nonché delle conclusioni di tale assemblea adottate ad Addis Abeba nel giugno 1995.

3. Il contributo dell'Unione europea in questo settore deve consistere nel sostegno alle azioni degli organismi africani, in particolare dell'OUA, che debbono svolgere il ruolo principale durante tutte le fasi del processo. Esso dovrà ispirarsi ai seguenti principi:

- coinvolgere maggiormente gli africani nella prevenzione e risoluzione delle proprie crisi;

- migliorare il coordinamento tra gli sforzi dell'Unione europea e quelli dei paesi africani e degli altri membri della comunità internazionale;

- a tal fine armonizzare in modo particolare gli sforzi dell'Unione europea e gli sforzi bilaterali dei suoi Stati membri;

- concertare tali sforzi in questo settore con la politica di aiuto allo sviluppo della Comunità e dei suoi Stati membri e con il processo di democratizzazione;

- aiutare gli africani a mobilitare le loro capacità e i loro mezzi di azione. E' essenziale che essi assumano la direzione dell'attività di diplomazia preventiva e di risoluzione dei conflitti in Africa. Attraverso l'OUA e senza pregiudicare l'eventuale ruolo importante delle organizzazioni subregionali, spetta ai paesi africani prendere l'iniziativa per affrontare e risolvere in qualsiasi momento i problemi che costituiscono una minaccia per la pace.

4. Per realizzare tali obiettivi, l'Unione europea incoraggerà in primo luogo la cooperazione tra le Nazioni Unite e l'OUA nonché il rafforzamento delle attuali capacità dell'OUA al riguardo.

5. Dovranno inoltre essere presi in considerazione i seguenti elementi:

- il contributo dell'Unione europea dovrà essere studiato, da un lato, in funzione del quadro politico-giuridico in cui rientra l'azione prevista (ONU, OUA, ambito subregionale) e, dall'altro, in funzione delle varie fasi del processo, ovvero dall'allarme precoce all'attuazione di misure per la risoluzione dei conflitti. Potrebbe esservi una partecipazione dell'Unione e eventualmente dell'UEO;

- deve essere riconosciuta la preminenza della parte africana nel dirigere gli sforzi politici intesi a gestire i conflitti;

- la diplomazia preventiva, la risoluzione dei conflitti e le azioni di mantenimento della pace in Africa debbono essere soggetti all'osservanza rigorosa dei principi e degli obiettivi sanciti nella Carta delle Nazioni Unite;

- le eventuali operazioni debbono essere condotte in base ai seguenti principi: consenso delle parti nel conflitto, neutralità e imparzialità, unità di comando;

- gli Stati membri dell'Unione europea e la Comunità avvieranno in seno al Consiglio un sistema di scambio di informazioni allo scopo di migliorare il coordinamento della loro cooperazione bilaterale in questo settore.

6. Il contributo dell'Unione europea potrà assumere le forme seguenti:

a) Allarme precoce:

- scambio d'informazioni o comunicazione di elementi attinenti a crisi specifiche o riguardanti paesi in cui si manifestano situazioni di tensione;

- formazione di analisti per il Segretariato generale dell'OUA,

- organizzazione di seminari;

- aiuto finanziario per l'assistenza tecnica e pratica.

b) Diplomazia preventiva:

- incoraggiare la creazione di gruppi di accompagnamento delle situazioni di crisi tramite l'offerta di collaborazione e eventualmente di un sostegno finanziario puntuale;

- organizzazione di seminari e forum di scambio ai fini della diplomazia preventiva;

- aiuto per l'organizzazione di missioni sotto forma di personale.

c) Mantenimento della pace:

Qualora fosse prevista una partecipazione dell'OUA, su sua richiesta, nel quadro di una decisione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, l'UE esaminerà la possibilità di fornire un aiuto, eventualmente tramite l'UEO.

7. L'UE invita l'UEO a comunicarle i risultati delle sue riflessioni circa la possibilità di sostenere il contributo dell'Unione europea. L'UE chiede all'UEO di elaborare e attuare azioni specifiche che possano contribuire a mobilitare le capacità africane nelle forze delle Nazioni Unite. Essa si riserva di chiedere all'UEO di contribuire all'attuazione delle azioni dell'Unione.

8. Le presenti conclusioni sono intese come base per l'adozione ulteriore di una posizione comune.

 

ALLEGATO 14

ASIA

 

INCONTRO EUROPA-ASIA (ASEM): POSIZIONE DELL'UNIONE

 

PARTE I: ASPETTI GENERALI

 

L'incontro Europa-Asia rappresenterà una delle più importanti iniziative intraprese dall'Unione europea e dagli Stati membri e da 10 dei più dinamici paesi dell'Asia.

Nell'ambito di questo evento storico i Capi di Stato o di governo dei paesi partecipanti accompagnati dai rispettivi Ministri degli Affari esteri e il Presidente della Commissione, si riuniranno con lo scopo di creare un nuovo partenariato tra l'Europa e l'Asia che contribuirà allo sviluppo generale delle popolazioni di entrambe le regioni.

Questo nuovo partenariato dovrebbe essere basato sulla promozione del dialogo politico, sull'approfondimento delle relazioni economiche e sull'intensificazione della cooperazione in vari settori.

L'Unione considera l'ASEM un processo aperto, trasparente e in evoluzione che, malgrado il suo carattere informale, dovrebbe cercare di conseguire risultati concreti e sostanziali. Non dovrebbe pertanto incidere sulle relazioni particolari che intrattengono i partecipanti con altre aree del mondo.

Questo primo ASEM dovrebbe essere reciprocamente vantaggioso in modo da dare impulso alla volontà politica di intensificare il dialogo e le relazioni tra le due regioni e porre solide basi per una nuova era nelle relazioni eurasiatiche. Questo esercizio è proiettato nel futuro e mira a creare un clima costruttivo di comprensione reciproca e di cooperazione in tutti i settori politici ed economici di interesse comune.

Si auspica che i partecipanti si accomiatino dalla riunione inaugurale restando inteso che entrambe le parti si riuniranno per un secondo ASEM in Europa (in una data da convenirsi). L'Unione dovrebbe altresì proporre di prevedere un meccanismo flessibile per sottoporre a revisione l'applicazione delle decisioni prese in sede ASEM.

L'Unione auspica che la dichiarazione finale rispecchi gli accordi fondamentali raggiunti in sede ASEM.

L'Unione ha indicato una serie di problemi specifici da discutere (cfr. parti II e III) e ha preparato proposte dettagliate. In generale il modo di affrontare questi problemi dovrebbe essere globale ed equilibrato. Il dialogo può vertere anche su questioni economiche di carattere generale.

 

 

 

 

PARTE II. PROMOZIONE DEL DIALOGO POLITICO TRA L'EUROPA E L'ASIA

 

a) Intensificazione di un ampio dialogo politico euroasiatico

La promozione del dialogo politico tra i due continenti dovrebbe puntare a far progredire ed a consolidare la stabilità politica e la sicurezza internazionale, nonché ad approfondire la comprensione reciproca in tutti i settori.

Per fare ciò sarà necessario intensificare i contatti allo scopo di migliorare la cooperazione politica tra l'Europa e l'Asia nell'ambito delle organizzazioni internazionali e affrontare i problemi internazionali.

Uno dei principali obiettivi della riunione dovrebbe consistere in un chiaro impegno dei partecipanti in tal senso i quali dovrebbero sondare le possibilità di cooperazione individuando il punto d'incontro sui vari problemi discussi. Al riguardo gli Alti funzionari potrebbero enucleare particolari problemi e specifici settori di notevole importanza ai fini di tale cooperazione.

b) Dialogo sui principi inerenti ai valori e ai codici sociali delle società nei due continenti

Benché per il nuovo partenariato tra l'Europa e l'Asia non sia necessario stabilire valori, idee e codici sociali identici, è tuttavia necessaria una maggiore comprensione delle differenze di valori e costumi tra i paesi partecipanti.

L'ASEM dovrebbe incoraggiare un dialogo aperto e di ampia portata tra le culture e le civiltà di entrambi i continenti onde agevolare il ravvicinamento delle rispettive società. Al riguardo la promozione degli scambi culturali, scientifici ed accademici e il dialogo informale tra intellettuali, coloro che formano l'opinione pubblica, uomini politici e uomini d'affari contribuiranno grandemente ad ampliare la base della comprensione reciproca e a percepire più chiaramente il potere fecondo della diversità culturale.

I diritti dell'uomo, lo stato di diritto e il buon governo svolgono un ruolo chiave nel favorire lo sviluppo sociale armonioso. A questo riguardo i partecipanti dell'ASEM dovrebbero riflettere sugli stretti legami esistenti tra gli aspetti politici ed economici connessi al processo di costruzione di una società sicura, stabile e democratica.

L'ASEM dovrebbe puntare a promuovere la collaborazione specifica tra le nazioni partecipanti, riaffermando al tempo stesso l'impegno dei partecipanti nei confronti delle dichiarazioni e convenzioni ONU su questi problemi.

Al tempo stesso i partecipanti dovrebbero porre in rilievo il loro comune impegno per la promozione ed il rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali sulla base della Carta delle Nazioni Unite, della dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e della dichiarazione di Vienna e relativo programma di azione. Essi dovrebbero altresì esprimere il loro massimo sostegno per un'effettiva applicazione della dichiarazione di Vienna e relativo programma di azione.

c) Nazioni Unite

I partecipanti dell'ASEM potrebbero procedere ad uno scambio di idee sulla riforma e sul finanziamento dell'Organizzazione delle Nazioni Unite, nonché sulle rispettive esperienze e sull'eventuale collaborazione in materia di mantenimento della pace e uso della diplomazia preventiva.

d) Processi di integrazione regionale

Questo è un settore di indubbio valore per creare interessi comuni e incrementare la stabilità interregionale. Potrebbe essere reciprocamente vantaggioso prevedere uno scambio di informazioni sugli aspetti politici di questi processi e discutere le eventuali conseguenze dei processi in atto in entrambi i continenti.

e) Cooperazione in materia di sicurezza

L'Unione europea dovrebbe sottolineare la propria disponibilità a contribuire attivamente alla pace e alla stabilità in tutto il mondo e nella regione Asia-Pacifico, mettendo in comune le proprie esperienze in questo campo. A questo proposito il forum regionale ASEAN è il contesto idoneo per intensificare la cooperazione tra l'Unione e l'Asia.

Nell'ambito di uno scambio bilaterale di informazioni i partecipanti all'ASEM potrebbero affrontare temi quali misure miranti a rafforzare la fiducia (CBM), meccanismi per la composizione delle controversie, nonché nuove strutture di sicurezza in Europa e in Asia.

f) Non proliferazione

Questo potrebbe rappresentare un vasto tema comprendente tutti i problemi connessi alla non proliferazione. L'ASEM dovrebbe concentrarsi sul seguito da dare alle decisioni per estendere il TNP (trattato di non proliferazione delle armi nucleari) compreso un approccio comune per affrontare problemi quali il CTBT (trattato di divieto completo degli esperimenti nucleari), la convenzione di interdizione delle materie fissili, il potenziamento delle salvaguardie AIEA. Le discussioni dovrebbero inoltre riguardare il divieto e la non proliferazione delle armi chimiche e biologiche, il rafforzamento dei controlli all'esportazione di armi convenzionali, il registro UN delle armi convenzionali e i controlli sull'utilizzo e il trasferimento delle mine anti-uomo.

 

 

 

PARTE III. - POTENZIAMENTO DELLA COOPERAZIONE ECONOMICA; COMMERCIO, INVESTIMENTI, TRASFERIMENTO DI TECNOLOGIA E PARTECIPAZIONE DEI SETTORI PRIVATI

a) Potenziamento dei legami economici

I paesi partecipanti rappresentano due delle regioni più dinamiche del mondo. L'attuale livello degli scambi e dei flussi di investimenti tra queste due regioni non rispecchia tuttavia il reale potenziale economico. Si dovrebbe osservare che l'ASEM rappresenta, per i leader partecipanti, un'occasione straordinaria di valutare questo potenziale e intraprendere iniziative per sfruttarlo più efficacemente. A questo fine gli alti funzionari dovrebbero esaminare come giungere alla liberalizzazione e ad una disciplina multilaterale potenziata in seno all'OMC. Si dovrebbero inoltre individuare misure specifiche che potrebbero essere adottate dai paesi partecipanti per agevolare gli scambi e gli investimenti.

b) Rafforzamento del sistema commerciale aperto

Tutti gli sforzi in sede ASEM dovrebbero basarsi sui principi dell'OMC e del regionalismo aperto. I partecipanti dovrebbero condannare fermamente qualsiasi forma di approccio unilaterale e ribadire il proprio impegno a rispettare il principio della clausola della nazione più favorita (NPF). Dovrebbero inoltre decidere di collaborare strettamente per preparare la riunione ministeriale dell'OMC di Singapore. Si dovrebbero porre in evidenza il completamento e la piena attuazione dell'Uruguay Round.

L'ASEM dovrebbe in particolare sottolineare la necessità di concludere positivamente i negoziati nei settori della liberalizzazione delle telecomunicazioni e dei trasporti marittimi e decidere di unire gli sforzi per far sì che all'accordo provvisorio riguardante i servizi finanziari segua un pacchetto più cospicuo di impegni di liberalizzazione permanente.

L'incontro dovrebbe inoltre esprimere l'auspicio che i paesi partecipanti che ancora non hanno aderito all'Organizzazione mondiale del commercio (OMC) ne divengano membri prossimamente.

L'incontro dovrebbe decidere di appoggiare iniziative finalizzate ad un'ulteriore liberalizzazione, promuovendo in particolare una maggiore partecipazione e l'ampliamento degli esistenti accordi in materia di appalti pubblici, nonché migliorando il livello della tutela dei diritti di proprietà intellettuale.

Gli alti funzionari dovrebbero essere invitati a collaborare in questo settore in vista di un ordine del giorno impegnativo per i futuri lavori della riunione ministeriale dell'OMC di Singapore, prevista nel dicembre 1996.

Costituiscono importanti questioni tutti i problemi risultanti dalla Conferenza di Marrakesh di cui al documento MTN.TNC/45(MIN) che presentino un interesse per le parti nonché i nuovi temi.

Si dovrebbe inoltre incoraggiare il dialogo ai fini dello scambio di esperienze nel settore dell'integrazione regionale e per evidenziare le condizioni in cui il liberalismo in contesti regionali è compatibile con un sistema multilaterale aperto.

c) Agevolazione degli scambi e degli investimenti

L'incontro dovrebbe offrire l'opportunità di migliorare le relazioni commerciali bilaterali. A tal fine gli alti funzionari dovrebbero essere incaricati di individuare i provvedimenti atti a facilitare gli scambi commerciali tra le due regioni. Sarà consultato il mondo imprenditoriale.

L'incontro dovrebbe porre l'accento sulla necessità di intensificare gli investimenti nelle due regioni e di ricercare il modo migliore per creare condizioni atte ad agevolarli. Le parti potrebbero prendere atto dei negoziati attualmente in corso tra i paesi industrializzati dell'OCSE per prevedere un accordo generale multilaterale sugli investimenti e potrebbero riconoscere l'opportunità di estendere le discipline ai paesi non facenti parte dell'OCSE. In questo contesto gli alti funzionari potrebbero essere invitati ad intavolare discussioni nell'intento di attribuire agli investimenti un'alta priorità in ambito OMC allo scopo di preparare il terreno di negoziati relativi ad un contesto multilaterale di norme per gli investimenti. Si dovrebbe proseguire il dialogo volto ad instaurare rigorose discipline internazionali in tale settore, che vertano sulla non discriminazione, sulla tutela degli investitori e sulla trasparenza.

PROMOZIONE DELLA COOPERAZIONE IN VARI SETTORI

a) Risorse umane

SI dovrebbe porre l'accento sullo sviluppo delle risorse umane e sulle condizioni necessarie affinché gli individui realizzino il proprio potenziale. A tale riguardo la promozione della mobilità dei giovani manager tra l'Asia e l'Europa su base di reciprocità e l'intensificazione delle iniziative nel campo dell'istruzione primaria e secondaria e della formazione professionale appaiono particolarmente prioritarie. Si dovrebbero incoraggiare l'insegnamento delle lingue e i programmi di scambi tra università e dovrebbe essere preso in considerazione un programma di scambi bilaterali rivolto ai giovani e agli studenti.

b) Cooperazione allo sviluppo

Tenendo conto degli aspetti ambientali, si dovrebbe rafforzare la cooperazione allo sviluppo. In via prioritaria bisognerebbe migliorare le condizioni di vita dei gruppi più sfavoriti, ridurre la povertà e promuovere il ruolo delle donne.

c) Si dovrebbe in particolare sottolineare l'importanza di affrontare questioni ambientali quali l'effetto serra, la protezione delle risorse idriche, la deforestazione e la desertificazione, la biodiversità delle specie e il riconoscimento delle potenzialità per una cooperazione reciprocamente vantaggiosa in questo settore.

d) Scambi culturali e informazione

Si dovrebbe attribuire carattere prioritario alla promozione della comprensione reciproca tra l'Europa e l'Asia attraverso più intensi scambi culturali e maggiori informazioni sulle rispettive culture tenendo conto del ruolo dei mezzi di comunicazione di massa.

e) Promozione della cooperazione tra imprese

L'incontro dovrebbe porre l'accento sull'importanza di promuovere una cooperazione reciprocamente vantaggiosa, favorendo tra l'altro strutture di dialogo su iniziativa del settore privato, che diano modo ai leader commerciali dell'Europa e dell'Asia di identificare nuovi settori di cooperazione industriale. La cooperazione dovrebbe riguardare settori quali l'energia, i trasporti, la tecnologia dell'informazione e ambientale, le telecomunicazioni e il turismo. Saranno privilegiate le esigenze particolari delle piccole e medie imprese.

f) Correnti di scambio di tecnologia

Nell'incontro si dovrebbe sostenere la realizzazione di più intense correnti di scambio di tecnologia tra l'Asia e l'Europa mediante una più stretta cooperazione nel campo della ricerca, un più vasto sistema di interconnessione tra le università e la facilitazione del trasferimento di conoscenze tecniche nei settori ad alta tecnologia. L'ambiente, la tecnologia dell'informazione e della comunicazione e i trasporti potrebbero essere settori di interesse prioritario. In questo contesto si dovrebbe riconoscere l'importanza di un'adeguata tutela della proprietà intellettuale e di un clima aperto per gli investimenti.

A questo riguardo gli Stati membri dell'Unione europea sono particolarmente interessati a condividere la competenza e il know-how dei paesi asiatici nel rapido processo di trasformazione del progresso tecnologico nei procedimenti di produzione industriale.

g) Lotta contro le droghe e le attività illecite

Si dovrebbe intensificare la cooperazione nella lotta contro il narcotraffico e compiere sforzi particolari al fine di pervenire ad un accordo sui precursori delle droghe e nell'ambito della lotta per combattere il riciclaggio del denaro sporco. L'incontro dovrebbe inoltre favorire il dialogo sulla criminalità internazionale. Si dovrebbe incoraggiare la cooperazione per combattere l'organizzazione clandestina dell'immigrazione, prestando particolare attenzione al problema della riammissione degli immigrati clandestini.

SEGUITO DA DARE

Si dovrebbe concordare di riesaminare i progressi compiuti nei suddetti settori sulla base di una relazione concernente le principali attività che verrà redatta dai rispettivi alti funzionari nel 1997.

 

 

 

ALLEGATO 15

CONFERENZA INTERGOVERNATIVA

UNA STRATEGIA PER L'EUROPA

 

Per sei mesi i membri del Gruppo di riflessione hanno lavorato, in virtù del mandato conferito loro dal Consiglio europeo, per preparare la revisione del trattato da parte della Conferenza del 1996 e altri eventuali miglioramenti del funzionamento dell'Unione, in uno spirito di apertura e democrazia.

Riteniamo che fosse nostro compito non solo preparare un ordine del giorno commentato per la conferenza ma anche avviare un processo di pubblica discussione e spiegazione sull'essenza delle modifiche da apportare.

 

LA SFIDA

Oggi più che mai, uomini e donne d'Europa sentono la necessità di un progetto comune. Eppure, per un crescente numero di europei, la ragion d'essere dell'integrazione comunitaria non è evidente. Questo paradosso costituisce una prima sfida.

Quando le Comunità europee sono state istituite, circa quarant'anni fa, la necessità di un progetto comune era chiara a causa della consapevolezza del fallimento dell'Europa nella prima metà di questo secolo.

Ora, quasi mezzo secolo dopo, i successivi allargamenti dell'Unione, l'espansione dei suoi compiti, la grande complessità della sua natura e l'ampiezza dei problemi del nostro tempo rendono difficile comprendere il vero significato e la perdurante necessità di un'integrazione europea.

Accettiamo che la complessità sia il prezzo che l'Europa paga per tutelare la nostra molteplice identità. Ma noi crediamo fermamente che questa creazione del genio politico dell'Europa - che non può prendere il posto ma è ora l'inseparabile controparte degli Stati membri dell'Unione, da cui riceve la sua principale legittimità politica - ha apportato un suo proprio inestimabile contributo: pace e prosperità basate su una definizione di interessi e azioni comuni che è il risultato non già di politiche di potere ma di un comune corpo di leggi accettato da tutti.

 

Oggi l'Europa è cambiata, in parte a causa del successo dell'Unione. Tutte le nazioni europee che ritrovano la loro libertà desiderano unirsi o cooperare più strettamente con l'Unione europea. Eppure nell'Europa occidentale serpeggia un crescente senso di pubblico malcontento, nonostante il contributo dell'Unione a un periodo senza precedenti di pace e prosperità.

Abbiamo quindi bisogno di spiegare chiaramente ai nostri cittadini perché l'Unione, che è così attraente per gli altri europei, resta tuttora necessaria per noi.

Una ragione è che anche il mondo fuori d'Europa è cambiato. Merci, capitali e servizi circolano oggi su scala mondiale in mercato sempre più concorrenziale. I prezzi sono fissati a livello mondiale. La prosperità dell'Europa di oggi e di domani dipende dalla sua capacità di successo in un mercato su scala planetaria.

La fine della guerra fredda può aver accresciuto la sicurezza generale dell'Europa. Ma ha pure apportato all'Europa una maggior instabilità.

Inoltre alti tassi di disoccupazione, pressioni migratorie esterne, crescenti squilibri ecologici e la crescita della criminalità organizzata internazionale hanno stimolato nella popolazione un'esigenza di maggior sicurezza che gli Stati membri sono incapaci di soddisfare con la loro sola azione.

In un mondo sempre più interdipendente, questa realtà propone nuove sfide all'Unione offrendole nel contempo nuove opportunità.

 

LA RISPOSTA

Tuttavia noi non partiamo da zero. Negli ultimi cinque anni l'Europa è riuscita a adeguarsi all'evoluzione dei tempi. Nel 199O la Comunità ha accolto i 17 milioni di tedeschi che vivevano dall'altra parte del Muro di Berlino.

Il trattato di Maastricht riesce a tracciare la via dell'adeguamento della Comunità all'evoluzione dei tempi: istituisce un'Unione europea più vicina ai suoi cittadini, stabilendo il principio di sussidiarietà; traccia la via per una moneta unica e propone una strategia di integrazione economica basata sulla stabilità dei prezzi che rafforza la competitività e favorisce la crescita della nostra economia. Rafforza la coesione sociale e economica e prevede livelli elevati di protezione dell'ambiente. Apre la via a una politica estera e di sicurezza comune e cerca di creare una zona di libertà e sicurezza pubblica.

Dopo tale data, in circostanze economiche estremamente difficili, l'Unione europea è riuscita a prendere tempestivamente decisioni rispondenti ai suoi nuovi bisogni: ha approvato l'esito dell'Uruguay Round, è riuscita a giungere a un accordo sulle proprie finanze sino al 1999 e si è allargata a tre nuovi membri.

Ma non è abbastanza. I Capi di Stato o di governo europei hanno già indicato i passi necessari per sviluppare una strategia dell'Europa per questi nuovi tempi: la Conferenza del 1996, il passaggio a una moneta unica, la negoziazione di un nuovo accordo finanziario, l'eventuale revisione o estensione del trattato di Bruxelles che istituisce l'UEO e infine, come obiettivo più ambizioso, l'allargamento dell'Unione ai paesi associati dell'Europa centrale e orientale, compresi i paesi baltici, a Cipro e a Malta.

Questo nuovo allargamento rappresenta una straordinaria opportunità per la riunificazione politica dell'Europa. Non solo è per noi un imperativo politico, ma rappresenta la miglior opzione per la stabilità del continente e per il progresso economico non solo dei paesi candidati ma di questa nostra Europa nel suo insieme. Questo allargamento non è un'operazione facile. Se ne dovrà valutare l'impatto sullo sviluppo delle politiche dell'Unione. Esso esigerà, sia dai paesi candidati sia dagli attuali membri dell'Unione, sforzi che dovranno essere equamente condivisi. Esso rappresenta quindi per l'Europa non solo una grande opportunità ma anche una sfida. Noi dobbiamo attuare l'allargamento, ma dobbiamo attuarlo bene.

In tale strategia europea l'Unione non può fare subito tutti i passi necessari, ma non ha tempo da perdere. I Capi di Stato o di governo hanno personalmente assunto la responsabilità di fissare un calendario per l'attuazione di questo programma, che diverrà realtà solo se riceverà l'appoggio democratico dei cittadini d'Europa.

 

LA CONFERENZA DEL 1996

In questo processo la Conferenza del 1996 è un passo importante, ma solo uno dei passi necessari.

Il trattato di Maastricht già prevede che una conferenza sia convocata nel 1996, con un mandato limitato. Questo mandato è poi stato ampliato da diversi Consigli europei.

I Capi di Stato o di governo hanno rilevato, come questione centrale per la conferenza, la necessità di riforme istituzionali per migliorare l'efficienza, il carattere democratico e la trasparenza dell'Unione.

In quest'ottica noi abbiamo cercato di delineare i miglioramenti necessari per aggiornare l'Unione e prepararla al prossimo allargamento.

Riteniamo che la conferenza debba concentrarsi sui cambiamenti necessari, senza impegnarsi in una revisione completa del trattato.

Su questa base, si dovrebbero ottenere risultati in tre settori principali:

- far meglio percepire l'importanza dell'Europa per i suoi cittadini;

- fare in modo che l'Unione funzioni meglio e prepararla all'allargamento;

- conferire all'Unione maggior capacità per un'azione esterna.

 

 

I. Il cittadino e l'Unione

L'Unione non è e non vuole essere un superstato. Eppure è molto più di un mercato. Essa è un progetto unico basato su valori comuni. Dovremmo rafforzare questi valori, che anche tutti i candidati all'adesione desiderano condividere.

La conferenza deve far meglio percepire l'importanza dell'Unione ai suoi cittadini. Per riottenere l'impegno dei suoi cittadini, l'Unione deve concentrarsi su ciò che deve esser fatto a livello europeo per affrontare i problemi che essi maggiormente sentono, quali una maggior sicurezza, solidarietà, occupazione nonché l'ambiente.

La conferenza deve anche rendere l'Unione più trasparente e vicina ai cittadini.

Promuovere i valori europei

La sicurezza interna dell'Europa poggia sui suoi valori democratici. In quanto europei, noi siamo tutti cittadini di Stati democratici che garantiscono il rispetto dei diritti umani. Molti di noi pensano che il trattato dovrebbe proclamare chiaramente tali valori comuni.

I diritti umani formano già parte dei principi generali dell'Unione. Tuttavia per molti di noi essi dovrebbero essere più chiaramente garantiti dall'Unione con una sua adesione alla convenzione europea di salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali. E' stata parimenti suggerita l'idea di un elenco di diritti e di una disposizione che preveda la possibilità di comminare sanzioni o anche di sospendere l'appartenenza all'Unione nei confronti di uno Stato che violi gravemente i diritti umani e la democrazia. Alcuni di noi ritengono che i governi nazionali già offrano adeguate salvaguardie per questi diritti.

Molti di noi ritengono importante che il trattato proclami chiaramente i valori europei - quali la parità del trattamento per uomini e donne e la non discriminazione per motivi di razza, religione, preferenza sessuale, età o handicap -, includa un'espressa condanna del razzismo e della xenofobia e preveda una procedura per la relativa applicazione.

Uno di noi ritiene che i diritti e le responsabilità che abbiamo in quanto cittadini siano di competenza dei nostri Stati nazionali: andare al di là potrebbe avere un effetto opposto a quello voluto.

Alcuni di noi ritengono pure che valga la pena di esaminare l'idea di creare un servizio comunitario o "corpo di pace" europeo per l'azione umanitaria, come espressione della solidarietà all'interno dell'Unione: a tale servizio si potrebbe anche ricorrere in caso di calamità naturali nell'Unione. Inoltre alcuni di noi raccomandano che la conferenza esamini come si possa meglio riconoscere nel trattato l'importanza dell'accesso a servizi pubblici di interesse generale.

Noi crediamo che l'Europa condivida anche taluni valori sociali che sono il fondamento della nostra coesistenza in un contesto di pace e di progresso. Molti di noi ritengono che il l'"Accordo sulla politica sociale" debba essere incorporato nel diritto comunitario. Uno di noi crede che ciò condurrebbe solo a una riduzione della competitività.

Libertà e sicurezza interna

L'Unione è una zona in cui vige la libera circolazione di persone, merci, capitali e servizi. Eppure la sicurezza delle popolazioni non è sufficientemente protetta su scala europea: mentre la protezione resta essenzialmente di competenza nazionale, la criminalità è di fatto organizzata su scala internazionale. L'esperienza fatta con l'attuazione del trattato di Maastricht in questi ultimi anni mostra che le possibilità di un'azione europea efficace sono ancora molto limitate. Di qui l'urgenza di una comune risposta a livello europeo, secondo un approccio pragmatico.

Noi tutti riteniamo che la conferenza dovrebbe rafforzare la capacità dell'Unione a proteggere i suoi cittadini contro il terrorismo, il traffico di droga, il riciclaggio di proventi illeciti, lo sfruttamento dell'immigrazione clandestina e altre forme di criminalità organizzata internazionale. Tale protezione della sicurezza dei cittadini a livello europeo non deve ridurre le salvaguardie individuali. Per molti di noi ciò presuppone un ulteriore ricorso a istituzioni e procedure comuni, nonché criteri comuni. Richiede pure che i parlamenti nazionali esercitino un controllo politico su coloro che gestiscono tale azione comune.

Molti di noi ritengono che, per agire con maggiore efficacia, dobbiamo far pienamente rientrare nella competenza comunitaria le questioni concernenti i cittadini di paesi terzi - quali la politica in materia di immigrazione, asilo e visti e regole comuni per i controlli alle frontiere esterne. Alcuni vorrebbero anche estendere la competenza comunitaria sia alla lotta della tossicodipendenza e della frode su scala internazionale sia alla cooperazione doganale.

Per alcuni di noi però la chiave del successo va ricercata in una combinazione di volontà politica e d'uso più efficace dei meccanismi intergovernativi esistenti.

Occupazione

Sappiamo che la creazione di posti di lavoro in una società aperta si basa su una vera crescita economica e sulla competitività delle imprese, che deve essere promossa con iniziative a livello locale, regionale e nazionale. Riteniamo che, nell'Unione europea, la principale responsabilità del benessere economico e sociale dei cittadini incomba agli Stati membri. Tuttavia, in una zona economica integrata come la nostra, una certa responsabilità per le condizioni richieste dalla creazione di posti di lavoro incombe anche all'Unione. Questa sta già agendo in tal senso con il completamento del mercato interno e lo sviluppo di altre politiche comuni, con una strategia comune in materia di crescita, competitività e occupazione che sta ottenendo risultati positivi e con il suo progetto di Unione economica e monetaria.

Noi siamo tutti concordi nel ritenere che le disposizioni per la moneta unica decise a Maastricht e ratificate dai nostri parlamenti debbano restare immutate.

Pur sapendo che i posti di lavoro non saranno creati unicamente con emendamenti del trattato, molti di noi desiderano che il trattato contenga sia un più chiaro impegno dell'Unione di pervenire a una maggior integrazione e coesione economica e sociale atta a promuovere l'occupazione sia disposizioni che permettano all'Unione di intraprendere un'azione coordinata per la creazione di posti di lavoro. Alcuni di noi sono contrari a che si inseriscano nel trattato disposizioni che destino aspettative ma il cui risultato dipenda innanzitutto da decisioni prese a livello di imprese e dello Stato. In ogni caso, la maggior parte di noi sottolinea la necessità di un maggior coordinamento delle politiche economiche all'interno dell'Unione.

Ambiente

L'ambiente ha essenzialmente effetti transfrontalieri. La protezione dell'ambiente è un obiettivo che concerne la nostra sopravvivenza non solo come europei ma anche come abitanti del pianeta. La conferenza dovrebbe quindi esaminare come si possa migliorare la capacità dell'Unione di agire con maggior efficienza e indicare quando l'azione debba restare nell'ambito degli Stati membri.

Un'Unione più trasparente

I cittadini hanno il diritto di essere meglio informati sull'Unione e sul suo funzionamento.

Molti di noi propongono che il diritto di accesso all'informazione sia riconosciuto nel trattato come un diritto dei cittadini dell'Unione. Quanto al modo di migliorare l'accesso del pubblico ai documenti dell'Unione sono stati fatti suggerimenti che la conferenza dovrebbe esaminare.

Prima di ogni importante proposta legislativa si dovrebbero raccogliere le debite informazioni presso i settori interessati, gli esperti e la società in genere. Gli studi che conducono a proposte dovrebbero essere resi pubblici.

Quando viene fatta una proposta, se ne dovrebbero debitamente informare i parlamenti nazionali, fornendo loro documenti - redatti nelle rispettive lingue ufficiali - in tempo utile per permetter loro di discuterne adeguatamente fin dall'inizio del processo legislativo.

Siamo tutti concordi nel ritenere che il diritto dell'Unione debba essere più accessibile. La Conferenza del 1996 dovrebbe sfociare in un trattato più semplice.

Sussidiarietà

L'Unione sarà più vicina al cittadino se si concentra su quelli che dovrebbero essere i suoi compiti.

Ciò significa che essa deve rispettare il principio di sussidiarietà. Di conseguenza questo principio non deve essere interpretato come se giustificasse una crescita inesorabile di poteri europei né come un pretesto per scalzare la solidarietà o i risultati dell'Unione.

Noi riteniamo che sia necessario rafforzarne la corretta applicazione pratica. La dichiarazione di Edimburgo dovrebbe costituire la base di tale miglioramento, e alcuni di noi credono che le sue principali disposizioni dovrebbero essere inserite nel trattato.

 

II. Fare in modo che l'Unione funzioni meglio e prepararla all'allargamento

La conferenza dovrebbe studiare i mezzi e modi di migliorare l'efficienza e il carattere democratico dell'Unione.

L'Unione deve preservare la sua capacità decisionale anche dopo un ulteriore allargamento. In considerazione del numero e della diversità dei paesi coinvolti, ciò esige cambiamenti nella struttura e nel funzionamento delle istituzioni. Ciò può anche implicare la necessità di trovare soluzioni flessibili che rispettino pienamente il quadro istituzionale unico e l'"acquis communautaire".

Il Consiglio europeo, composto dai Capi di Stato o di governo degli Stati membri e dal Presidente della Commissione, è la più alta espressione della volontà politica dell'Unione e ne definisce gli orientamenti politici generali. La sua importanza è destinata a crescere in ordine al programma politico dell'Unione.

Migliorare la democrazia nell'Unione significa sia avere un'equa rappresentanza in ciascuna delle istituzioni sia rafforzare il Parlamento europeo all'interno dell'equilibrio istituzionale esistente e il ruolo dei parlamenti nazionali. In questo contesto si ricorda che, secondo il trattato, per le elezioni del Parlamento europeo si dovrebbe stabilire una procedura uniforme. Molti di noi ritengono che le procedure del Parlamento europeo siano troppo numerose e complesse e si pronunciano quindi per una loro riduzione a tre: consultazione, parere conforme e codecisione.

L'attuale procedura di codecisione è estremamente complicata e noi proponiamo che la conferenza la semplifichi, senza però alterare l'equilibrio tra il Consiglio e il Parlamento europeo. Molti di noi propongono anche che la conferenza estenda il campo d'applicazione della procedura di codecisione. Un membro ritiene però che il Parlamento europeo abbia già ottenuto ampi nuovi poteri a Maastricht e che quindi debba esercitarsi in essi prima di ricercarne dei nuovi.

I parlamenti nazionali dovrebbero anch'essi essere adeguatamente coinvolti. Ciò non implica che essi debbano essere incorporati nelle istituzioni dell'Unione. Per molti di noi le procedure decisionali dovrebbero essere organizzate in modo da permettere ai parlamenti nazionali di esaminare e influenzare adeguatamente le posizioni dei rispettivi governi nel processo decisionale dell'Unione. Alcuni di noi suggeriscono un più diretto coinvolgimento dei parlamenti nazionali: in questo contesto uno di noi ha suggerito l'idea di un comitato consultivo di nuova costituzione. Si dovrebbe anche promuovere la cooperazione tra i diversi parlamenti nazionali e tra questi e il Parlamento europeo.

I processi decisionali e i metodi di lavoro del Consiglio dei ministri dovrebbero essere riveduti. L'Unione deve essere in grado di prendere decisioni tempestive e efficaci. Ma un processo decisionale efficiente non significa necessariamente un processo decisionale facile. Le decisioni dell'Unione devono ricevere l'appoggio popolare. Molti di noi ritengono che una maggior efficienza sarebbe favorita da un maggior ricorso a votazioni a maggioranza qualificata in sede di Consiglio, che, secondo altri, dovrebbero diventare la procedura generale nella Comunità allargata. Alcuni di noi ritengono che ciò possa essere accettabile solo se si migliorasse la legittimità democratica con una ponderazione dei voti che tenesse debito conto della popolazione. Uno di noi è contrario per principio all'estensione.

Riteniamo che il ruolo della Presidenza del Consiglio rivesta un'importanza decisiva per un'efficiente gestione delle attività dell'Unione e siamo favorevoli al principio della rotazione. Ma l'attuale sistema, qualora fosse applicato a un'Unione allargata, potrebbe divenire sempre più sconnesso. Si dovrebbero ulteriormente esaminare approcci alternativi che combinassero continuità e rotazione.

Riteniamo che la Commissione debba continuare a avere le sue tre funzioni fondamentali: promuovere l'interesse comune, avere il monopolio dell'iniziativa legislativa e essere la custode della legislazione comunitaria. La sua legittimità, sottolineata dalla sua approvazione parlamentare, si basa sulla sua indipendenza, credibilità, collegialità e efficienza. La composizione della Commissione era stata concepita per una Comunità di sei Stati. Abbiamo formulato opzioni per la sua futura composizione al fine di preservarne l'idoneità a svolgere le sue funzioni in vista di un'Unione allargata in cui sarà forse più che raddoppiato il numero di Stati membri partecipanti alla negoziazione del trattato di Maastricht.

Nelle grandi linee, una tendenza all'interno del Gruppo è favorevole a che in futuro si mantenga il sistema attuale rafforzandone, se necessario, la collegialità e la coerenza. Questa opzione permetterebbe a tutti gli Stati membri di avere almeno un Commissario. Un'altra tendenza è favorevole a che si pervenga a una maggior collegialità e coerenza riducendo il numero dei Commissari - che sarebbero quindi meno numerosi degli Stati membri - e rafforzandone l'indipendenza. Si dovrebbero stabilire procedure per selezionarne i membri in base alla loro

qualificazione e al loro impegno per l'interesse generale dell'Unione. Nel decidere la futura composizione della Commissione, la conferenza può anche esaminare la possibilità di creare Commissari di rango diverso.

Alcuni di noi ritengono che il Comitato delle regioni debba svolgere un ruolo importante nella legislazione comunitaria e che ci si debba meglio servire del suo ruolo consultivo.

I risultati dell'Europa dipendono dalla sua capacità di prendere decisioni in comune e poi di conformarvisi. A ciò contribuirebbero sia una maggior chiarezza e qualità della legislazione comunitaria sia una migliore gestione finanziaria e una più efficace lotta contro la frode. La conferenza dovrebbe anche migliorare il ruolo chiave della Corte di giustizia nell'assicurare in particolare l'interpretazione uniforme e l'applicazione del diritto comunitario.

 

III. Conferire all'Unione maggior capacità per un'azione esterna

Il trattato di Maastricht ha introdotto la politica estera e di sicurezza comune. A nostro avviso, questa è stata la giusta decisione al momento giusto, in un tempo in cui la fine della guerra fredda accresceva la parte di responsabilità dell'Unione europea nell'azione volta a gettare le basi della pace e del progresso in Europa e fuori d'Europa.

Le possibilità attualmente offerte dal trattato hanno permesso di ottenere alcuni risultati positivi. Riteniamo però che sia ormai tempo di fornire a questa politica comune i mezzi di cui ha bisogno per funzionare in modo più efficace.

Oggi l'Unione deve poter interpretare la sua parte sulla scena internazionale come fattore di pace e stabilità. Pur essendo oggi una potenza economica, l'Unione continua a essere debole sotto l'aspetto politico, con un ruolo spesso limitato a finanziare decisioni prese da altri.

Politica estera comune

Noi pensiamo che la conferenza debba trovare il mezzo e il modo di conferire all'Unione una maggior capacità per un'azione esterna, in uno spirito di lealtà e di reciproca solidarietà. Essa deve essere in grado di individuare i propri interessi, di decidere della propria azione e di attuarla efficacemente. L'allargamento renderà più difficile questo compito ma lo renderà anche ancora più impellente.

Ciò significa che l'Unione deve essere in grado di analizzare e preparare, congiuntamente, la propria azione esterna. Su questa base, proponiamo che sia creata un'unità per l'analisi e la programmazione della politica estera comune. Per la maggior parte di noi tale unità dovrebbe essere responsabile dinanzi al Consiglio. Molti di noi pensano anche che essa dovrebbe essere composta da persone provenienti dagli Stati membri, dal Segretariato del Consiglio e dalla Commissione e essere incorporata nel quadro istituzionale dell'Unione. Alcuni hanno suggerito che il capo di questa unità, le cui funzioni potrebbero - a termine - fondersi con quelle del Segretario Generale dell'UEO, dovrebbe essere il Segretario Generale del Consiglio.

 

 

Ciò richiede anche la capacità di prendere decisioni. A tal fine proponiamo che la conferenza esamini come si debbano rivedere le procedure decisionali e di finanziamento per adattarle alla natura della politica estera, che deve conciliare il rispetto per la sovranità degli Stati con la necessità di una solidarietà diplomatica e finanziaria. Si dovrebbe decidere in comune se e come prevedere la possibilità di formule flessibili che non impedissero a coloro che ritenessero necessario per l'Unione intraprendere un'azione comune di agire di conseguenza. Alcuni membri sono favorevoli a un'estensione alla PESC delle votazioni a maggioranza qualificata, mentre altri propongono di rafforzare il ruolo consultivo del Parlamento europeo in questo campo.

L'Unione deve essere in grado di eseguire le sue azioni esterne in una posizione di più alto profilo. Abbiamo esaminato diversi possibili modi di rendere l'Unione capace di parlare con una sola voce. Alcuni di noi hanno suggerito l'idea di un Alto Rappresentante per la PESC, in modo da dare un unico volto e un'unica voce all'azione politica esterna dell'Unione. Tale persona dovrebbe essere nominata dal Consiglio europeo e agire secondo un preciso mandato del Consiglio. Molti hanno sottolineato la necessità di una cooperazione strutturata tra la Presidenza del Consiglio e la Commissione, in modo da integrare in un tutto coerente i diversi aspetti della dimensione esterna dell'Unione di cui esse sono responsabili.

Questo maggior ruolo politico dell'Unione nel mondo dovrebbe essere coerente con la sua attuale influenza economica sul mondo esterno - in quanto primo partner commerciale e primo donatore di aiuti umanitari. La conferenza dovrà trovare il modo di assicurare che la politica esterna dell'Unione sia visibile per i suoi cittadini e il mondo, che essa sia rappresentativa dei suoi Stati membri e sia coerente nel tempo e nel suo insieme.

Politica europea di sicurezza e di difesa

Le sfaccettate sfide della nuova situazione internazionale sottolineano la necessità di una risposta europea efficace e coerente, basata su una nozione globale della sicurezza.

Riteniamo quindi utile che la conferenza esamini come si possa ulteriormente sviluppare l'identità europea, anche per quanto concerne la politica di sicurezza e difesa. Questo sviluppo dovrebbe realizzarsi in conformità degli obiettivi convenuti a Maastricht, tenendo conto del fatto che il trattato dispone che la PESC comprenda tutte le questioni relative alla sicurezza dell'Unione, ivi compresa la definizione a termine di una politica di difesa comune, che potrebbe successivamente condurre a una difesa comune.

La conferenza dovrà tener conto del fatto che, per i membri della NATO, tale sviluppo dovrebbe anche rafforzare il "pilastro" europeo dell'Alleanza atlantica e il legame transatlantico. L'Alleanza continua a garantire la difesa collettiva dei suoi membri e svolge un ruolo fondamentale nella sicurezza dell'intera Europa. Nello stesso tempo si deve rispettare il diritto degli Stati che non sono membri dell'Alleanza di prendere le proprie decisioni in materia di difesa.

Molti di noi ritengono che la conferenza debba esaminare in che modo si possa incoraggiare lo sviluppo di capacità operative europee, promuovere una più stretta cooperazione nel campo degli armamenti e assicurare una maggior coerenza dell'azione in campo militare con gli aspetti politici, economici e umanitari di una gestione di crisi a livello europeo.

Su queste basi, molti di noi desiderano rafforzare ulteriormente le relazioni tra l'Unione europea e l'Unione dell'Europa occidentale (UEO), che è parte integrante dello sviluppo dell'Unione.

In proposito, all'interno del Gruppo sono già state suggerite varie opzioni per il futuro sviluppo di queste relazioni. Una opzione consiste nel rafforzare il partenariato UE/UEO mantenendo al tempo stesso la piena autonomia dell'UEO. Una seconda opzione suggerisce di stabilire un più stretto legame che permetta all'Unione di svolgere un ruolo direttivo nei confronti dell'UEO per le operazioni di aiuto umanitario, di mantenimento della pace o di diversa gestione di crisi (note come "operazioni Petersberg"). Una terza opzione consiste nell'incorporare queste operazioni Petersberg nel trattato. Come quarta opzione, molti di noi hanno appoggiato l'idea di una graduale integrazione dell'UEO nell'UE: si potrebbe pervenire a questo risultato promuovendo una convergenza UE/UEO con un impegno dell'UEO a agire come organo d'esecuzione dell'Unione nel settore di operazioni militari o mettendosi d'accordo su una serie di tappe miranti alla piena fusione di UE e UEO. In quest'ultimo caso, il trattato incorporerebbe non solo le operazioni Petersberg ma anche un impegno di difesa collettiva, o nel corpo stesso del trattato o in un protocollo allegato.

In questo contesto alcuni membri hanno suggerito che la conferenza intergovernativa esamini la possibilità di includere nel trattato riveduto una disposizione di mutua assistenza per la difesa delle frontiere esterne dell'Unione.

Spetterà alla conferenza esaminare queste e altre eventuali opzioni.

 

 

 

Europa e democrazia sono concetti inseparabili. Finora tutti i passi nella via della costruzione dell'Europa sono stati decisi di comune accordo dai governi democratici degli Stati membri, sono stati ratificati dai parlamenti nazionali e hanno ricevuto un appoggio popolare nei nostri paesi. Questo è anche il modo in cui dobbiamo costruire l'avvenire.

Noi siamo consapevoli che questo lavoro di riflessione del Gruppo è solo una fase del pubblico dibattito avviato e guidato dal Consiglio europeo. Esprimiamo il voto che questo lavoro cui le nostre nazioni procedono in modo aperto e congiunto conduca a un rinnovato appoggio di un progetto che, oggi, è più che mai necessario per l'Europa.