CONCLUSIONI DELLA PRESIDENZA

 

CONSIGLIO EUROPEO DI NIZZA

7, 8 E 9 DICEMBRE 2000

1. Il Consiglio europeo si è riunito a Nizza il 7, 8 e 9 dicembre. All'inizio dei lavori il Consiglio europeo e la Presidente del Parlamento europeo, signora Nicole Fontaine, hanno proceduto a uno scambio di vedute sui principali temi in discussione.

I. CARTA DEI DIRITTI FONDAMENTALI

2. Il Consiglio europeo si compiace della proclamazione congiunta, da parte del Consiglio, del Parlamento europeo e della Commissione, della Carta dei diritti fondamentali, che riunisce in un unico testo i diritti civili, politici, economici, sociali e societali finora enunciati in fonti diverse, internazionali, europee o nazionali. Il Consiglio europeo auspica che alla Carta sia data la più ampia diffusione possibile presso i cittadini dell'Unione. In conformità delle conclusioni di Colonia, la questione della portata della Carta sarà esaminata in un secondo tempo.

II. CONFERENZA INTERGOVERNATIVA

3. La Conferenza intergovernativa, riunita a livello di Capi di Stato o di governo, ha raggiunto un accordo sul progetto di trattato di Nizza in base ai testi riportati nel documento sn 533/1/00 rev 1. Si procederà alla messa a punto giuridica e all’armonizzazione finali indispensabili dei testi in vista della firma del trattato all'inizio del 2001 a Nizza.

4. Questo nuovo trattato rafforza la legittimità, l’efficacia e l’accettabilità pubblica delle istituzioni e consente di riaffermare il fermo impegno dell’Unione nel processo di allargamento. Il Consiglio europeo è del parere che, a decorrere dalla data di entrata in vigore del trattato di Nizza, l’Unione sia in grado di accogliere nuovi Stati membri non appena essi abbiano dimostrato la loro capacità di far fronte agli obblighi inerenti all’adesione e i negoziati siano stati conclusi con esito positivo.

Funzionamento delle istituzioni

5. Il Consiglio europeo ricorda l'importanza dell'attuazione delle raccomandazioni operative adottate dal Consiglio europeo di Helsinki riguardo al funzionamento del Consiglio e prende atto della relazione sulla nuova procedura di codecisione. Rammenta il suo impegno a sostenere la riforma amministrativa della Commissione. Prende atto con soddisfazione delle misure decise dal Consiglio e dalla Commissione al fine di migliorare l'efficacia dell'azione esterna dell'Unione.

III. ALLARGAMENTO

6. Il Consiglio europeo riafferma la portata storica del processo di allargamento dell'Unione europea e la priorità politica che attribuisce al successo del medesimo. Si compiace dell'intensificazione dei negoziati di adesione con i paesi candidati, che ha permesso di conseguire importantissimi progressi, in particolare negli ultimi mesi.

7. Il Consiglio europeo ritiene che sia ora giunto il momento di imprimere nuovo slancio a questo processo. Fa proprie le conclusioni del Consiglio "Affari generali" del 4 dicembre 2000 sulla strategia proposta dalla Commissione. Constata con soddisfazione che il principio di differenziazione, basato sui meriti propri di ciascun paese candidato, e la possibilità di mettersi al passo sono riaffermati nelle conclusioni del Consiglio. Il ruolino di marcia per i prossimi 18 mesi agevolerà il proseguimento dei negoziati, nella consapevolezza che i paesi meglio preparati mantengono la possibilità di avanzare più rapidamente.

8. Il Consiglio europeo ritiene che questa strategia, unitamente alla conclusione della Conferenza intergovernativa sulla riforma istituzionale, consentirà all'Unione, in conformità dell'obiettivo fissato dal Consiglio europeo di Helsinki, di essere in grado di accogliere, a partire dalla fine del 2002, i nuovi Stati membri che saranno pronti, con la speranza che possano partecipare alle prossime elezioni del Parlamento europeo. Il Consiglio europeo valuterà nel giugno 2001 a Göteborg i progressi conseguiti nell'applicazione della nuova strategia, al fine di emanare gli orientamenti necessari per portare a buon fine il processo.

9. Il Consiglio europeo si compiace degli sforzi compiuti dai paesi candidati per creare le condizioni che consentano il recepimento, l'attuazione e l'applicazione effettiva dell'acquis. I paesi candidati sono invitati a proseguire e accelerare le riforme necessarie per prepararsi all'adesione, in particolare per quanto riguarda il rafforzamento delle proprie capacità amministrative, per essere in grado di aderire all'Unione il più rapidamente possibile. Il Consiglio europeo invita la Commissione a proporre un programma per le regioni frontaliere allo scopo di rafforzarne la competitività economica.

10. Il Consiglio europeo prende atto della relazione del Consiglio sulle strategie di cambio dei paesi candidati, che definisce la strategia di cambio compatibile con l'adesione all'Unione, quindi la partecipazione al meccanismo di cambio e infine l'adozione dell'euro. Accoglie con favore l'instaurazione di un dialogo economico e finanziario con i paesi candidati.

 

11. Il Consiglio europeo accoglie con favore i progressi conseguiti nell'attuazione della strategia di preadesione per la Turchia e si compiace dell'accordo sul regolamento quadro e sul partenariato per l'adesione raggiunto in sede di Consiglio il 4 dicembre 2000. Sottolinea l'importanza di questo documento per il ravvicinamento tra l'Unione e la Turchia nel cammino intrapreso con le conclusioni del Consiglio europeo di Helsinki. La Turchia è invitata a presentare rapidamente il suo programma nazionale per l'adozione dell'acquis sulla base del partenariato per l'adesione.

12. La riunione della Conferenza europea a livello di Capi di Stato o di Governo, il 7 dicembre, ha permesso uno scambio di opinioni approfondito sulla riforma delle istituzioni e il funzionamento dell'Unione europea a più lungo termine. Il Consiglio europeo ritiene che la Conferenza europea rappresenti un utile ambito di dialogo tra gli Stati membri dell'Unione e i

paesi che aspirano all'adesione. Ha proposto che i paesi partecipanti al processo di stabilizzazione e di associazione e i paesi dell'EFTA siano invitati in qualità di "membri designati".

IV. POLITICA EUROPEA COMUNE IN MATERIA DI SICUREZZA E DI DIFESA

13. Il Consiglio europeo ha approvato la relazione della Presidenza e i relativi allegati sulla politica europea in materia di sicurezza e di difesa. (Cfr. allegato).

14. Il Consiglio europeo invita la prossima Presidenza, assieme al Segretario Generale/Alto Rappresentante, a far progredire i lavori nell'ambito del Consiglio "Affari generali", conformemente ai mandati menzionati nella relazione della Presidenza. L'obiettivo è rendere l'UE rapidamente operativa in tale settore. Una decisione a tal fine sarà adottata quanto prima dal Consiglio europeo nel corso del 2001 e, al più tardi, in occasione del Consiglio europeo di Laeken. La Presidenza svedese è invitata a presentare al Consiglio europeo di Göteborg una relazione su tutti questi temi.

V. NUOVO SLANCIO PER L'EUROPA ECONOMICA E SOCIALE

A. Europa sociale

Agenda sociale europea

15. Il Consiglio europeo approva l'Agenda sociale europea (cfr. allegato) che definisce, conformemente alle conclusioni del Consiglio europeo di Lisbona e sulla scorta della comunicazione della Commissione, priorità d'azione concrete per i prossimi cinque anni secondo sei orientamenti strategici in tutti i settori della politica sociale. L'Agenda costituisce una tappa fondamentale per rafforzare e modernizzare il modello sociale europeo, contraddistinto da un legame indissociabile tra prestazione economica e progresso sociale.

 

16. In base alle relazioni della Commissione e del Consiglio e a un quadro di valutazione regolarmente aggiornato, il Consiglio europeo esaminerà ogni anno nella riunione di primavera, e per la prima volta nella riunione di Stoccolma del marzo 2001, l'attuazione di detta Agenda. Il Consiglio europeo invita segnatamente le parti sociali a prendere pienamente parte all'attuazione ed al follow-up di quest'ultima, in particolare in occasione di un incontro annuale prima del Consiglio europeo di primavera.

Strategia europea per l'occupazione

17. Il tasso di crescita economica nell'Unione europea è in questo momento il più elevato degli ultimi 10 anni; per quest'anno dovrebbe attestarsi sul 3,5%. La disoccupazione si è ridotta per il terzo anno consecutivo dal 1997 e, alla fine del primo semestre 2000, il tasso di disoccupazione era pari all'8,7%, e quello previsto per il 2001 inferiore all'8%. Nello stesso periodo il tasso di occupazione è aumentato dal 60,7% al 62,1%.

18. Il Consiglio europeo prende atto della proposta della Commissione relativa agli orientamenti per l'occupazione 2001 che conferma l'approccio a medio termine avviato dal Consiglio europeo di Lussemburgo. Detti orientamenti apportano miglioramenti segnatamente in materia di aumento degli obiettivi quantificati, tenendo conto degli aspetti qualitativi propri ai diversi paesi. Essi devono permettere la presa in considerazione della qualità dell'occupazione, il rafforzamento dello sviluppo dell'imprenditorialità e la presa in considerazione dell'obiettivo trasversale dell'istruzione e della formazione permanente.

19. Approva l'accordo raggiunto in sede di Consiglio su detti orientamenti, sulle raccomandazioni individuali rivolte agli Stati membri e sulla relazione comune. Si compiace della partecipazione costruttiva del Parlamento europeo e delle parti sociali nonché dell'approccio integrato comprendente gli aspetti dell'economia e dell'istruzione, alla base dei lavori su questo fascicolo.

Strategia europea contro l'esclusione sociale e tutte le forme di discriminazione

20. Il Consiglio europeo approva gli obiettivi della lotta contro la povertà e l'esclusione sociale adottati dal Consiglio. Invita gli Stati membri a sviluppare le loro priorità nel quadro di tali obiettivi, a presentare entro il giugno del 2001 un piano nazionale d'azione per un periodo di 2 anni e a definire indicatori e modalità di controllo che permettano di valutare i progressi compiuti.

 

21. Il Consiglio europeo sottolinea l'importanza dei testi recentemente adottati per combattere tutte le forme di discriminazione, conformemente all'articolo 13 del trattato.

Ammodernamento della protezione sociale

22. Il Consiglio europeo prende atto della relazione interinale del Gruppo ad alto livello "Protezione sociale" sulla futura evoluzione della protezione sociale in materia di pensioni e di quella del Comitato di politica economica sulle implicazioni finanziarie dell'invecchiamento della popolazione.

23. Il Consiglio europeo approva l'impostazione del Consiglio consistente nel valutare globalmente la questione della perennità e della qualità dei regimi pensionistici. Invita gli Stati membri, in cooperazione con la Commissione, a scambiare le rispettive esperienze presentando le strategie nazionali in materia. I risultati di questo primo studio d'insieme sulla sostenibilità a lungo termine dei regimi pensionistici dovrebbero essere disponibili per il Consiglio europeo di Stoccolma.

Coinvolgimento dei lavoratori

24. Il Consiglio europeo si compiace dell'accordo raggiunto sull'aspetto sociale della società europea. Questo accordo, che tiene conto della diversità delle situazioni negli Stati membri in materia di rapporti sociali, lascerà agli Stati membri la facoltà di recepire o no nel diritto nazionale le disposizioni di riferimento relative alla partecipazione applicabili alle società europee costituite mediante fusione. Perché una società europea possa essere registrata in uno Stato membro che non ha recepito tali disposizioni di riferimento è necessario che sia stato concluso un accordo sulle modalità di coinvolgimento dei lavoratori, inclusa la partecipazione, o che nessuna delle società partecipanti sia stata disciplinata da norme di partecipazione prima della registrazione della società europea. Su questa base, il Consiglio europeo invita il Consiglio a mettere a punto entro l'anno i testi che consentono la creazione dello statuto della società europea.

25. Il Consiglio europeo prende atto dei significativi progressi compiuti nei negoziati sul progetto di direttiva relativa all'informazione e alla consultazione dei lavoratori e invita il Consiglio a proseguirne l'esame.

B. Europa dell'innovazione e dei saperi

Mobilità degli studenti e degli insegnanti

26. Il Consiglio europeo approva la risoluzione adottata dal Consiglio e dai Rappresentanti dei Governi degli Stati membri riuniti in sede di Consiglio, relativa al piano d'azione per la mobilità (cfr. allegato). Invita gli Stati membri a rafforzare il rispettivo coordinamento interno per attuare le 42 misure concrete, di natura amministrativa, regolamentare, finanziaria o sociale, destinate a definire, incrementare e democratizzare la mobilità in Europa, nonché a promuovere le forme di finanziamento adeguate. Ogni due anni si procederà ad una valutazione dei progressi compiuti.

Piano e-Europe

27. Il Consiglio europeo prende atto delle relazioni interinali della Commissione e del Consiglio sull'attuazione del piano d'azione e-Europe, nelle quali si rende conto dei progressi compiuti. Nella riunione di Stoccolma procederà all'esame di una prima relazione sul contributo fornito da tale piano allo sviluppo di una società basata sulla conoscenza e delle priorità da fissare per la prosecuzione della sua attuazione. In tale contesto sarà inoltre esaminato il contributo apportato da questo piano alla modernizzazione della funzione pubblica negli Stati membri, alla luce della riunione dei Ministri della funzione pubblica tenutasi a Strasburgo.

Ricerca e innovazione

28. Il Consiglio europeo prende atto dei progressi compiuti nella costruzione dello "Spazio europeo della ricerca e dell'innovazione". Auspica che siano proseguite le iniziative avviate per accrescere la trasparenza dei risultati della ricerca e l'attrattiva delle carriere scientifiche. Prende atto delle conclusioni del Consiglio sugli strumenti finanziari comunitari per le piccole e medie imprese e dei primi risultati dell'iniziativa della BEI "Innovazione 2000".

29. Il Consiglio europeo invita la Commissione a presentare una prima relazione al Consiglio europeo di Stoccolma sui progressi compiuti nella realizzazione dello Spazio europeo della ricerca e dell'innovazione.

 

30. Il Consiglio europeo prende atto della relazione presentata dalla Commissione sul progetto GALILEO. Per la fase di convalida il finanziamento si baserà su stanziamenti della Comunità e dell'Agenzia spaziale europea. Per la realizzazione del progetto e la sua successiva gestione sarà necessario un partenariato pubblico-privato. Il Consiglio europeo conferma le conclusioni della riunione di Colonia sul ruolo che dovrà svolgere il finanziamento privato. Il Consiglio europeo invita il Consiglio a definire le modalità del progetto GALILEO nella sessione del 20 dicembre 2000, anche per garantire una sana gestione finanziaria e una partecipazione equilibrata di tutti gli Stati membri .

C. Coordinamento delle politiche economiche

Indicatori strutturali

31. Il Consiglio europeo accoglie con soddisfazione l'elenco degli indicatori strutturali compatibili tra i diversi Stati membri, predisposto in base ai lavori della Commissione e del Consiglio. Questi indicatori, che sono anche l'espressione dei progressi compiuti, serviranno per la stesura della relazione di sintesi. Un numero limitato di indicatori sarà scelto dal Consiglio prima del Consiglio europeo di Stoccolma.

Regolamentazione dei mercati finanziari

32. Il Consiglio europeo condivide nelle sue grandi linee le prime constatazioni della relazione interinale del comitato presieduto dal sig. Lamfalussy sulla regolamentazione dei mercati europei di valori mobiliari, nonché la terza relazione della Commissione sul piano d'azione per i servizi finanziari. Invita il Consiglio e la Commissione a presentargli una relazione al riguardo nel marzo del 2001 a Stoccolma sulla base della relazione definitiva del comitato.

Euro

33. Il Consiglio europeo si compiace dei miglioramenti apportati al funzionamento dell'Eurogruppo e alla sua visibilità. Si compiace inoltre dell'intenzione di ampliare la gamma delle questioni, segnatamente strutturali, affrontate in tale sede nel rispetto delle conclusioni del Consiglio europeo di Lussemburgo. Tali miglioramenti, destinati ad accrescere il coordinamento delle politiche economiche, contribuiranno a rafforzare il potenziale di crescita della zona euro.

 

34. Il Consiglio europeo prende atto dei progressi compiuti nella preparazione dell'introduzione delle monete e delle banconote in euro. Il quadro di valutazione della Commissione, presentato periodicamente in sede di Eurogruppo, consente di seguire lo stato di avanzamento dei vari paesi. Il Consiglio europeo auspica che i lavori di preparazione siano accelerati e propone che l'informazione su questo tema nella zona euro nel 2001 sia ritmata da alcune date comuni: settimana del 9 maggio nell'ambito delle giornate dell'Europa; presentazione delle monete e banconote in euro in settembre; disponibilità di monete per i privati a metà dicembre negli Stati membri che avranno operato questa scelta; introduzione delle monete e banconote in euro il 31 dicembre a mezzanotte. Quanto prima entro il 2001 deve essere adottato un dispositivo efficace di protezione dell'euro dalla contraffazione.

Pacchetto fiscale

35. Il Consiglio europeo accoglie con soddisfazione l'accordo raggiunto sul pacchetto fiscale, conformemente al calendario e alle condizioni definiti dal Consiglio europeo di Feira, e segnatamente sul contenuto essenziale della direttiva relativa alla tassazione del risparmio. Chiede alla Commissione ed alla Presidenza di avviare quanto prima discussioni con gli Stati Uniti ed altri paesi terzi, al fine di facilitare l'adozione di misure equivalenti sulla tassazione dei redditi da risparmio. Gli Stati membri interessati si sono impegnati a fare il necessario per l'adozione di misure identiche a quelle applicabili nell'Unione europea in tutti i territori dipendenti o associati menzionati nelle conclusioni di Feira. In parallelo vanno proseguiti i lavori sul codice di condotta (tassazione delle imprese) di modo che lo stesso e la direttiva sulla tassazione del risparmio possano essere adottati contemporaneamente. La Presidenza e la Commissione gli riferiranno in merito a tutti gli elementi del pacchetto fiscale nella riunione di Göteborg.

D. Preparazione del Consiglio europeo di primavera

36. Il Consiglio europeo terrà a Stoccolma, il 23 e 24 marzo 2001, la prima riunione periodica di primavera dedicata in special modo all'esame delle questioni economiche e sociali, in base alla relazione di sintesi preparata dalla Commissione e alle pertinenti relazioni del Consiglio, tra l'altro alla luce delle sfide demografiche cui è confrontata l'Unione europea. La riunione fornirà l'occasione per fare il punto sull'attuazione della strategia globale decisa a Lisbona. Questo primo appuntamento riveste un'importanza particolare per il seguito del processo e il Consiglio europeo esorta tutte le parti in causa a proseguirne attivamente la preparazione tenendo conto dei primi lavori avviati dalla Presidenza attuale.

VI. EUROPA DEI CITTADINI

A. Salute e sicurezza dei consumatori

37. Il Consiglio europeo afferma la necessità di attuare rapidamente e integralmente i principi sanciti dal trattato di Amsterdam, che prevede un livello elevato di protezione della salute umana nella definizione e nell'attuazione di tutte le politiche ed attività della Comunità. In tale contesto il Consiglio europeo prende atto della risoluzione del Consiglio sul principio di precauzione (cfr. allegato).

38. Il Consiglio europeo prende atto che la Commissione ha presentato una proposta di regolamento intesa, da un lato, a definire i principi generali e i requisiti fondamentali della normativa in materia alimentare e, dall'altro, ad istituire un'Autorità alimentare europea. La politica di sicurezza alimentare deve applicarsi a tutta la catena alimentare, umana e animale. La nuova Autorità alimentare europea dovrà funzionare al livello più elevato di eccellenza scientifica, indipendenza e trasparenza e contribuire così alla prevenzione delle crisi. Il Consiglio europeo invita il Consiglio e il Parlamento ad accelerare i lavori di modo che la futura Autorità alimentare europea sia operativa sin dall'inizio del 2002.

B. BSE

39. Il Consiglio europeo prende atto delle misure decise dal Consiglio in materia di lotta contro la BSE: sviluppo dei programmi di test, sospensione dell'utilizzo delle farine animali nell'alimentazione degli animali da produzione e ritiro del materiale specifico a rischio, il cui elenco potrà essere eventualmente integrato. Tutte queste disposizioni devono essere attuate rapidamente e con rigore, per offrire ai consumatori una garanzia durevole sulla sicurezza delle carni bovine. Un'intensificazione degli sforzi nel settore della medicina umana e della ricerca veterinaria è necessaria per assicurare la prevenzione, la diagnosi e il trattamento di tale malattia.

40. Il Consiglio europeo prende atto dell'intenzione della Commissione di proporre misure volte a migliorare la situazione del mercato delle carni bovine, di esaminare la situazione degli allevatori e di approfondire la sua analisi concernente l'offerta e la domanda di piante oleaginose e proteiche, rispettando rigorosamente le prospettive finanziarie.

C. Sicurezza della navigazione

41. Il Consiglio europeo invita il Parlamento europeo e il Consiglio a portare a termine quanto prima l'adozione delle disposizioni concernenti il controllo delle navi da parte dello Stato di approdo e le società di classificazione, prevedendo segnatamente un dispositivo che contempli controlli rafforzati per le navi che comportano maggiori rischi, nonché disposizioni relative all'eliminazione accelerata delle petroliere monoscafo, ricercando per quanto possibile un accordo in sede di Organizzazione marittima internazionale.

42. Il Consiglio europeo prende atto delle nuove proposte della Commissione destinate a rafforzare la sicurezza della navigazione; tali proposte sono intese a migliorare il sistema europeo di segnalazione e di informazione sul traffico marittimo, ad istituire un'Agenzia europea per la sicurezza della navigazione e a colmare le lacune del regime internazionale esistente in materia di responsabilità e di risarcimento.

43. Tali proposte, nel loro insieme, costituiscono un contributo essenziale alla strategia dell'Unione relativa alla sicurezza della navigazione, secondo quanto richiesto dal Consiglio europeo. Il Consiglio europeo invita gli Stati membri ad attuare anticipatamente le disposizioni convenute a 15 laddove non richiedano un quadro internazionale.

D. Ambiente

Cambiamenti climatici

44. Il Consiglio europeo si rammarica che non sia stato possibile giungere ad un accordo al termine della Conferenza dell'Aia. Sottolinea la necessità che tutte le parti elencate nell'Allegato B del protocollo avviino senza indugio le azioni atte a consentire l'assolvimento degli impegni assunti, e ribadisce l'impegno dell'Unione ad adoperarsi con determinazione per la ratifica del Protocollo di Kyoto affinché esso possa entrare in vigore entro il 2002. Nel corso dei negoziati si sono registrati, sull'insieme dei punti in discussione e in particolare per quanto concerne i paesi in via di sviluppo, progressi che vanno utilizzati in modo efficace nel contesto della prosecuzione dei negoziati con tutte le parti, compresi i paesi in via di sviluppo. Il Consiglio europeo sostiene la proposta intesa ad organizzare discussioni informali ad Oslo prima della fine dell'anno. La sesta Conferenza delle Parti dovrà riprendere i lavori senza indugio. Il Consiglio europeo lancia un appello a tutte le Parti affinché esplichino il massimo impegno onde pervenire quanto prima ad un accordo.

Ambiente e sviluppo sostenibile

45. Il Consiglio europeo ha preso visione con interesse della relazione del Consiglio sull'integrazione della problematica ambientale nelle politiche economiche. Prende atto della raccomandazione volta a privilegiare gli strumenti incitativi, segnatamente in materia fiscale. Le relazioni su tale integrazione costituiscono un importante contributo all'elaborazione della strategia europea di sviluppo sostenibile che dovrà essere esaminata dal Consiglio europeo di Göteborg.

46. Il Consiglio europeo prende atto con interesse dei lavori realizzati per quanto concerne il governo mondiale dell'ambiente e le possibili soluzioni atte a porre rimedio alle sue attuali carenze, tanto a breve quanto a lungo termine, compresa l'eventuale creazione di un'organizzazione mondiale dell'ambiente. Il Consiglio europeo invita il Consiglio a proseguire le riflessioni in materia e a presentargli, per la riunione di Göteborg del giugno 2001, proposte dettagliate, anche nella prospettiva di Rio+10.

E. Servizi di interesse generale

47. Il Consiglio europeo prende atto della comunicazione della Commissione sui servizi di interesse generale ed approva la dichiarazione adottata dal Consiglio (cfr. allegato). Invita il Consiglio e la Commissione a proseguire i lavori alla luce di tali orientamenti e delle disposizioni dell'articolo 16 del trattato. Il Consiglio europeo prende atto dell'intenzione della Commissione di esaminare, in stretta cooperazione con gli Stati membri, gli strumenti atti a garantire maggiore prevedibilità e certezza del diritto nell'applicazione del diritto della concorrenza relativo ai servizi di interesse generale. Il Consiglio e la Commissione presenteranno al Consiglio europeo del dicembre 2001 una relazione sull'attuazione di tali orientamenti.

F. Sicurezza dell'approvvigionamento dell'Unione in determinati prodotti

48. Il Consiglio europeo chiede alla Commissione di effettuare, in cooperazione con il Segretariato generale del Consiglio, uno studio approfondito sulla sicurezza dell'approvvigionamento nell'Unione e di individuare le possibilità di sviluppare una cooperazione in materia.

G. Spazio di libertà, di sicurezza e di giustizia

Lotta contro il riciclaggio dei capitali

49. L'Unione europea deve partecipare pienamente alla lotta internazionale contro il riciclaggio dei capitali. È stato raggiunto un accordo su alcuni testi fondamentali quali la direttiva e la decisione quadro sul riciclaggio dei capitali. Invita la Commissione e il Consiglio ad attuare quanto prima gli orientamenti definiti dai Ministri delle finanze, dell'interno e della giustizia il 17 ottobre 2000, in particolare quelli destinati a far adottare sin dal giugno del 2001 contromisure nei confronti dei territori non cooperativi definiti dal GAFI.

Cooperazione giudiziaria e di polizia

50. Il Consiglio è invitato ad adottare rapidamente le misure raccomandate nei programmi relativi al reciproco riconoscimento delle decisioni giudiziarie, al fine di agevolare la trasmissione delle decisioni giudiziarie nell'ambito dell'Unione.

51. Il Consiglio europeo ricorda la necessità di promuovere la collaborazione operativa tra i servizi competenti degli Stati membri nella sorveglianza alle frontiere esterne dell'Unione, segnatamente a quelle marittime, allo scopo, in particolare, di meglio controllare l'immigrazione clandestina. Ha preso atto con interesse della lettera del Primo Ministro spagnolo e del Primo Ministro italiano al riguardo. Invita il Consiglio a prendere iniziative in tal senso, associandovi eventualmente i paesi candidati.

Asilo e immigrazione

52. Il Consiglio europeo prende atto dei progressi compiuti in relazione a tutti gli aspetti della politica definita a Tampere: partenariato con i paesi d'origine, integrazione dei cittadini di paesi terzi e controlli dei flussi migratori. Chiede che le ultime difficoltà relative ai testi aventi per oggetto la lotta contro la tratta di esseri umani e l'immigrazione clandestina siano risolte quanto prima secondo l'invito espressamente rivolto a Feira. Il Consiglio europeo prende parimenti atto che la Commissione ha trasmesso due comunicazioni concernenti la politica d'immigrazione e una procedura comune in materia di asilo, ed invita il Consiglio ad avviare rapidamente la riflessione al riguardo.

H. Europa della cultura

Cultura e audiovisivi

53. Il Consiglio europeo si compiace dell'accordo raggiunto in sede di Consiglio sul programma MEDIA Plus di aiuto all'industria degli audiovisivi nonché dell'adozione di una risoluzione concernente i regimi nazionali di aiuto a questo settore.

Sport

54. Il Consiglio europeo prende atto della dichiarazione adottata dal Consiglio (cfr. allegato) sulla specificità dello sport. Accoglie inoltre con soddisfazione le conclusioni del Consiglio relative all'Agenzia mondiale antidoping e conviene di intensificare la cooperazione europea in questo settore. Prende nota altresì della dichiarazione dell'ONU per il Millennio relativa alla promozione della pace e della comprensione reciproca grazie allo sport e alla tregua olimpica.

I. Regioni ultraperiferiche

55. Il Consiglio europeo prende atto del programma di lavoro aggiornato della Commissione per la piena attuazione delle disposizioni del trattato relative alle regioni ultraperiferiche, nonché delle proposte presentate a favore di tali regioni. Invita il Consiglio a esaminare rapidamente tali proposte. Il Consiglio europeo farà il punto dell'andamento dei lavori sull'insieme del fascicolo nella riunione del giugno 2001 a Göteborg.

56. Il Consiglio europeo prende atto della relazione della Commissione sul POSEIMA e delle misure annunciate volte a permettere lo sviluppo dell'economia degli arcipelaghi delle Azzorre e di Madera. Data l'importanza economica e sociale del settore lattiero-caseario per dette regioni ultraperiferiche, la Commissione ha proposto di togliere, a talune condizioni, il consumo di prodotti lattiero-caseari delle Azzorre dal calcolo nazionale del prelievo supplementare per un periodo di quattro anni a decorrere dal 1999/2000.

J.

Regioni insulari

57. Il Consiglio europeo, sulla base della dichiarazione n. 30 allegata al trattato di Amsterdam, ribadisce la necessità di azioni specifiche a favore delle regioni insulari conformemente all'articolo 158 del TCE, a motivo dei loro svantaggi strutturali che ne ostacolano lo sviluppo economico e sociale, nei limiti delle disponibilità di bilancio.

VII. RELAZIONI ESTERNE

A. Cipro

58. Il Consiglio europeo ha accolto con favore e appoggia fermamente gli sforzi del Segretario generale delle Nazioni Unite per giungere a un accordo globale sul problema di Cipro, nel rispetto delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, e per giungere a una conclusione positiva del processo avviato nel dicembre 1999. Esso rivolge un appello a tutte le parti interessate per contribuire agli sforzi in tal senso.

B. Mediterraneo

59. La IV conferenza euromediterranea di Marsiglia ha confermato la pertinenza del processo avviato a Barcellona cinque anni fa e ha adottato orientamenti importanti per il rilancio del partenariato.

60. Il Consiglio europeo conferma l'impegno dell'Unione per un approfondimento di tale partenariato in tutti i settori. Il programma MEDA, modificato alla luce degli insegnamenti tratti dai primi anni di attività, avrà una dotazione pari a 5,35 miliardi di euro per il periodo 2000-2006, rispecchiando in tal modo l'importanza che l'Unione attribuisce al partenariato. Il Consiglio europeo appoggia l'annuncio della BEI riguardante un sostegno supplementare di un miliardo di euro per i paesi della zona.

61. Il Consiglio europeo prende atto dell'andamento dei negoziati su un futuro accordo di pesca con il Regno del Marocco e spera che entro l'anno si possa pervenire ad una soluzione. In caso contrario invita la Commissione a proporre, nel rispetto delle prospettive finanziarie, un programma d'azione specifico per la ristrutturazione della flotta comunitaria che ha svolto le sue attività di pesca nel quadro del vecchio accordo e a prorogare il vigente regime di aiuti all'inattività di tale flotta.

C. Balcani occidentali

62. Il vertice di Zagabria del 24 novembre, che ha riunito per la prima volta i paesi della regione tornati alla democrazia, ha accolto con soddisfazione i mutamenti storici che si sono verificati nei Balcani occidentali, inizialmente in Croazia e poi nella RFJ. L'Unione europea annette la massima importanza all'evoluzione della situazione nell'Europa sudorientale; essa continuerà a sostenere attivamente gli sforzi dei Balcani occidentali nei loro progressi verso la democrazia, lo Stato di diritto, la riconciliazione e la cooperazione fondata sul rispetto delle frontiere esistenti e degli altri obblighi internazionali, che contribuiranno al ravvicinamento di ciascuno di tali paesi all'Unione e costituiranno un complesso indivisibile. Il Consiglio europeo sottolinea l'importanza del contributo del patto di stabilità e rammenta l'interesse che presentano altre iniziative intese a promuovere la cooperazione con i paesi di tale regione. Conferma che il processo di stabilizzazione e di associazione è al centro della politica dell'Unione a favore dei cinque paesi interessati, ciascuno dei quali beneficia di un'azione individualizzata. Una chiara prospettiva di adesione, indissolubilmente legata ai progressi compiuti in materia di cooperazione regionale, è ad essi offerta conformemente alle conclusioni di Colonia e di Feira. La dotazione prevista per il programma CARDS destinato a questi paesi ammonta a 4,65 miliardi di euro per il periodo 2000-2006. Il Consiglio europeo continua a sostenere gli sforzi della Commissione europea e della Commissione del Danubio al fine di ripristinare la navigazione sul Danubio. Si tratta di un elemento essenziale per il rilancio dell'economia della regione e per lo sviluppo della cooperazione regionale.

D. Sviluppo

63. Il Consiglio europeo si compiace dell'adozione di una dichiarazione del Consiglio e della Commissione sulla politica di sviluppo della Comunità. Il Consiglio europeo accoglie inoltre con soddisfazione l'adozione di una risoluzione concernente le malattie trasmissibili e la povertà. Tale risoluzione definisce un approccio globale di lotta contro il flagello costituito dall'HIV/AIDS, dalla tubercolosi e dalla malaria per i paesi in via di sviluppo, che include in particolare la dimensione fondamentale dell'accesso ai trattamenti.

 

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ALLEGATI ALLE

conclusioni della presidenza

 

CONSIGLIO EUROPEO DI NIZZA

7, 8 E 9 DICEMBRE 2000

 

ALLEGATI

 

Allegato I Agenda sociale europea  

 

Allegato II Dichiarazione relativa ai servizi d’interesse economico generale

 Allegato III Risoluzione del Consiglio sul principio di precauzione

 Allegato IV Dichiarazione relativa alle caratteristiche specifiche dello sport e alle sue funzioni sociali in Europa di cui tener conto nell'attuazione delle politiche comuni  

 Allegato V Risoluzione del Consiglio e dei Rappresentanti dei Governi degli Stati membri riuniti, in sede di Consiglio, relativa al piano d’azione per la mobilità  

Allegato VI Relazione della Presidenza sulla politica europea in materia di sicurezza e di difesa

 Allegato VII Dichiarazione del Consiglio europeo sul Vicino Oriente

 Allegato VIII Documenti presentati al Consiglio europeo di Nizza

ALLEGATO I

AGENDA SOCIALE EUROPEA

 

1. Orientamenti politici delineati dal Consiglio europeo

1. Il Consiglio europeo di Lisbona ha fissato per l'Unione europea l'obiettivo strategico di "diventare l'economia della conoscenza più competitiva e più dinamica del mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale".

2. Ha inoltre stabilito l'obiettivo della piena occupazione in Europa in una società maggiormente adeguata alle scelte personali di donne e uomini. L'obiettivo finale è portare, sulla base dei dati disponibili, il tasso di occupazione (attualmente pari, in media, al 61% ) a un livello il più possibile vicino al 70% entro il 2010 e far sì che, entro tale data, la proporzione di donne attive (attualmente pari, in media, al 51%) superi il 60%. I Capi di Stato e di governo hanno sottolineato che un tasso medio di crescita economica del 3% circa dovrebbe essere una prospettiva realistica per i prossimi anni, se le misure da essi adottate a Lisbona saranno attuate in un sano contesto macroeconomico.

3. A tale riguardo il Consiglio europeo ha incaricato la Presidenza francese di avviare lavori "sulla scorta di una comunicazione della Commissione, nella prospettiva di giungere a un accordo sull'Agenda sociale europea al Consiglio europeo di Nizza in dicembre, tenuto conto anche delle iniziative dei diversi partner interessati".

4.

Basandosi su questi orientamenti la Commissione ha presentato, il 28 giugno 2000, la comunicazione sull'Agenda sociale europea. Tale comunicazione è stata annunciata dalla Commissione nel quadro del proprio programma quinquennale, come uno degli elementi chiave della sua agenda economica e sociale. Di tale contributo gli Stati membri hanno unanimemente sottolineato il valore. A loro giudizio, essa rappresenta una base rispondente agli orientamenti delineati dal Consiglio europeo a Lisbona e a Feira. Si ricorda inoltre che la comunicazione illustra come la Commissione intende valersi del suo diritto d’iniziativa nel settore della politica sociale.

5. Su tale base la risoluzione adottata dal Parlamento europeo il 26 ottobre 2000 ha apportato sostanziali elementi d’approfondimento e d’arricchimento, insistendo particolarmente sui punti seguenti: importanza dell’interazione fra le politiche economica, sociale e dell’occupazione, ruolo dei diversi strumenti e in particolare del metodo di coordinamento aperto e della normativa, mobilitazione di tutti gli attori. Il Parlamento ha auspicato un rafforzamento dell’Agenda su una serie di punti e ha sottolineato che è necessario un controllo annuale dell’attuazione dell’Agenda sociale in base a un "quadro di valutazione" elaborato dalla Commissione.

6. Anche i pareri del Comitato economico e sociale e del Comitato delle regioni sono venuti ad arricchire il dibattito. I contributi delle parti sociali e delle organizzazioni non governative hanno permesso d’integrare i punti di vista di questi attori fondamentali per le politiche sociali. I competenti comitati e gruppi del Consiglio o della Commissione, in particolare il Comitato per l'occupazione, il Gruppo ad alto livello "Protezione sociale" e il Comitato consultivo per l'uguaglianza delle possibilità tra le donne e gli uomini, hanno anch’essi apportato il loro contributo ai lavori.

2. Modernizzare e migliorare il modello sociale europeo

7. A Lisbona gli Stati membri hanno ricordato che: "il modello sociale europeo, con i suoi progrediti sistemi di protezione sociale, deve fornire un supporto alla trasformazione dell'economia della conoscenza." Essi hanno sottolineato che: "le persone sono la principale risorsa dell'Europa e su di esse dovrebbero essere imperniate le politiche dell'Unione. Investire nelle persone e sviluppare uno Stato sociale attivo e dinamico sarà essenziale per la posizione dell'Europa nell'economia della conoscenza nonché per garantire che l'affermarsi di questa nuova economia non aggravi i problemi sociali esistenti rappresentati dalla disoccupazione, dall'esclusione sociale e dalla povertà.".

8. Come nucleo della sua comunicazione la Commissione ha identificato la necessità di assicurare un’interazione positiva e dinamica fra le politiche economica, sociale e dell’occupazione e di mobilitare tutti gli attori per il conseguimento di quest’obiettivo strategico.

9. In quest’ottica va sottolineata la duplice finalità della politica sociale: l’Agenda deve potenziare il ruolo della politica sociale come fattore di competitività e, parallelamente, permetterle di essere più efficace nel perseguimento delle finalità che le sono proprie in materia di tutela dell’individuo, riduzione delle ineguaglianze e coesione sociale. Il Parlamento europeo e le parti sociali hanno insistito in modo particolare su questa duplice finalità. Infatti, la crescita economica e la coesione sociale si rafforzano a vicenda. Una società caratterizzata da maggiore coesione sociale e minore esclusione è garanzia di migliori prestazioni in economia.

10. Questo tipo d’impostazione presuppone anzitutto un aumento del livello di partecipazione al mercato del lavoro, soprattutto dei gruppi oggi sottorappresentati o svantaggiati. L’aumento quantitativo e il miglioramento qualitativo dei posti di lavoro costituiscono infatti la chiave dell’inclusione sociale. Bisogna promuovere mercati del lavoro più facilmente accessibili e incoraggiare la diversità occupazionale quale fattore di competitività e d’integrazione sociale. La strategia di reciproco rafforzamento delle politiche economiche e sociali definita a Lisbona, che consiste nel mobilitare tutte le potenzialità occupazionali disponibili, ha quindi un ruolo decisivo per assicurare la sostenibilità dei sistemi pensionistici.

11. Per preparare il futuro l’Unione deve costruire sul suo bagaglio esistente. Deve quindi continuare a promuovere i valori della solidarietà e della giustizia che la caratterizzano e che la Carta dei diritti fondamentali sancisce solennemente. Il modello sociale europeo, caratterizzato in particolare da sistemi previdenziali di alto livello, dall'importanza del dialogo sociale e da servizi d'interesse generale la cui portata copre attività essenziali per la coesione sociale, poggia attualmente, al di là delle diversità dei sistemi sociali degli Stati membri, su una base comune di valori.

12. Il modello sociale europeo si è sviluppato, negli ultimi quarant’anni, grazie a un acquis comunitario sostanziale che i trattati di Maastricht e di Amsterdam hanno permesso di rafforzare considerevolmente. Esso comprende ormai testi essenziali in numerosi settori, quali la libera circolazione dei lavoratori, la parità fra uomini e donne nella vita professionale, la salute e la sicurezza dei lavoratori dipendenti, le condizioni di lavoro e di occupazione e, più di recente, la lotta contro tutte le forme di discriminazione. Il capitolo sociale del trattato ha sancito il ruolo fondamentale degli accordi fra le parti sociali nel processo legislativo. Il Consiglio europeo straordinario di Lussemburgo ha rappresentato una tappa di rilievo nella mobilitazione dell'Unione europea a favore dell'occupazione. Il trattato di Amsterdam, con la strategia europea per l’occupazione, e i Consigli europei di Lisbona e di Feira, con il metodo di coordinamento aperto per l’esclusione sociale e la cooperazione rafforzata per la protezione sociale, hanno delineato metodi nuovi e calzanti per ampliare i nuovi settori dell’azione comunitaria.

13. L’obiettivo fissato a Lisbona presuppone che l’Unione europea individui le nuove sfide cui si dovrà rispondere nel prossimo quinquennio.

3. Le sfide comuni

Realizzare la piena occupazione e mobilitare tutte le potenzialità occupazionali disponibili

14. Il dinamismo della crescita in Europa, sostenuto dal proseguimento delle riforme strutturali, deve permettere di conseguire l'obiettivo del ritorno alla piena occupazione. Tale prospettiva richiede politiche ambiziose in termini di aumento dei tassi di attività, di riduzione dei divari regionali, di riduzione delle ineguaglianze e di miglioramento della qualità dell'occupazione.

15. È di fondamentale importanza migliorare le qualifiche e incrementare le possibilità di educazione permanente, affidando un ruolo essenziale alle parti sociali. Lo sviluppo e l’evoluzione delle competenze sono infatti indispensabili per migliorare la capacità d’adattamento e la competitività e per combattere l’esclusione sociale. Saranno necessari cambiamenti dell’organizzazione del lavoro perché si possano sfruttare tutte le potenzialità delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Flessibilità e sicurezza dovranno coesistere nel contesto di un’economia in trasformazione.

Trarre profitto dal progresso tecnico

16. La rapida evoluzione delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione, come pure delle scienze della vita, pone ciascuno dei nostri paesi di fronte alla necessità di occupare un posto di rilievo, secondo l'obiettivo fissato dal Consiglio europeo di Lisbona, nell'economia e nella società del sapere e dell'innovazione, nuovi stimoli per la crescita e lo sviluppo.

17. I cambiamenti tecnologici devono inoltre tradursi in un miglioramento del tenore e delle condizioni di vita a vantaggio dell'intero tessuto sociale. Le nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione costituiscono pertanto un'opportunità eccezionale da cui trarre pienamente profitto provvedendo a non allargare il divario fra le persone che hanno accesso alle nuove conoscenze e quelle che ne sono escluse.

Sviluppare la mobilità

18. L'integrazione economica e la costituzione di imprese binazionali o multinazionali determinano una mobilità crescente delle donne e degli uomini fra i paesi dell'Unione. Questa tendenza, già manifesta per i giovani laureati e i quadri superiori, deve essere incoraggiata e agevolata, in particolare per gli insegnanti, i ricercatori e le persone in formazione. Di questa necessità si deve tenere adeguatamente conto nel quadro dei sistemi scolastici e formativi nazionali. Occorre inoltre ammodernare e migliorare le norme comunitarie per garantire il mantenimento dei diritti sociali per i lavoratori che esercitano il diritto alla mobilità.

Trarre vantaggio dall'integrazione economica e monetaria

19. La realizzazione dell'Unione economica e monetaria e l'esistenza di un grande mercato interno comportano una maggiore trasparenza nel raffronto dei costi e dei prezzi. Tale integrazione, garanzia di maggiore competitività, si tradurrà in ristrutturazioni degli apparati produttivi e in mutamenti settoriali che occorrerà controllare e assecondare con rinnovata energia in materia di qualificazione e formazione dei lavoratori. Occorre elaborare un'impostazione positiva di tali mutamenti coinvolgendo le imprese e i lavoratori.

20. Una crescita sostenuta e non inflazionistica all'interno dell'Unione economica e monetaria implica inoltre che l'evoluzione delle retribuzioni sia compatibile, in particolare, con l'evoluzione in ciascuno Stato membro degli incrementi di produttività e con le disposizioni previste dai trattati sul mantenimento della stabilità dei prezzi.

Far fronte all'invecchiamento demografico

21. L'invecchiamento della popolazione costituisce una sfida per tutti gli Stati membri. Sono pertanto necessarie non solo politiche adeguate in materia di famiglia e d'infanzia, ma anche risposte nuove, relative sia all'aumento del tasso di attività femminile, all'agevolazione e al sostegno del mantenimento in attività dei lavoratori anziani, sia alla sostenibilità dei sistemi pensionistici e alle misure di assunzione a carico delle persone non autosufficienti.

22. Il raggiungimento di un livello occupazionale elevato e l'aumento dell'attività femminile con la diminuzione dell'onere pensionistico per persona occupata rafforzeranno la capacità di fronteggiare l'invecchiamento. È perciò necessario agevolare l'accesso al mercato del lavoro con misure di lotta alla discriminazione, e l'adeguamento dei sistemi di protezione sociale per promuovere l'attività e migliorare l'articolazione tra vita professionale e vita familiare.

Rafforzare la coesione sociale

23. La coesione sociale, il rifiuto di tutte le forme di esclusione e di discriminazione, la parità fra uomini e donne, costituiscono valori essenziali del modello sociale europeo, riaffermati in occasione del Consiglio europeo di Lisbona. L'occupazione è la migliore protezione contro l'esclusione sociale. Dalla crescita tutti devono poter trarre vantaggio, il che implica la prosecuzione e l'intensificazione di azioni proattive, segnatamente nei quartieri a rischio, per far fronte alla complessità e ai molteplici aspetti dei fenomeni di esclusione o ineguaglianza. Contestualmente alla politica dell'occupazione, la protezione sociale ha un ruolo fondamentale da svolgere, ma occorre ammettere anche l'importanza di altri elementi, quali l'alloggio, l'istruzione, la sanità, l'informazione e la comunicazione, la mobilità, la sicurezza e la giustizia, il tempo libero e la cultura. È altresì opportuno riuscire a realizzare l'integrazione dei cittadini di paesi terzi che risiedono legalmente nel territorio dell'Unione.

Realizzare l'allargamento nel settore sociale

24. L'allargamento rappresenta una sfida per l'Unione europea, in particolare nel settore sociale. L'Unione deve sostenere risolutamente gli sforzi già intrapresi dai paesi candidati per adattare e trasformare i loro sistemi sociali e promuovere l'attuazione di un processo di convergenza nel progresso. Infatti non solo fronteggiano la grande sfida di adattare e trasformare i loro sistemi, ma devono anche affrontare la maggior parte di problemi che incontrano gli attuali Stati membri dell'Unione. Occorre pertanto tenere conto della prospettiva dell'allargamento in tutti i settori della politica sociale.

Affermare la dimensione sociale della mondializzazione

25. La mondializzazione degli scambi commerciali e finanziari, estendendo la concorrenza, rafforza l'esigenza di competitività con implicazioni per le politiche sociali (ad esempio, impatto degli oneri sociali sul costo del lavoro). I negoziati multilaterali a dominante economica acquistano sempre più una dimensione sociale (p.es. dibattiti sui diritti sociali fondamentali, problemi di sicurezza sanitaria). È importante che l'Unione europea si organizzi in modo tale da garantire l'integrazione delle sfide sociali nei negoziati internazionali.

4. Modalità di attuazione

26. Per raccogliere le nuove sfide l'agenda deve provvedere a modernizzare e approfondire il modello sociale europeo e porre l'accento in tutti i settori della politica sociale sulla promozione della qualità. La qualità della formazione, la qualità del lavoro, la qualità delle relazioni industriali e la qualità di tutta la politica sociale sono elementi fondamentali per il conseguimento degli obiettivi che l'Unione europea si è prefissa in materia di competitività e di piena occupazione. La realizzazione di questa iniziativa e le azioni intraprese a livello comunitario devono concentrarsi più specificamente a garantire il conseguimento di obiettivi comuni nel rispetto del principio di sussidiarietà e dando lo spazio necessario al dialogo sociale.

27. Tutti gli attori, le istituzioni dell'Unione europea (Parlamento europeo, Consiglio, Commissione), gli Stati membri, le autorità regionali e locali, le parti sociali, la società civile e le imprese hanno un ruolo da svolgere.

 

28. L'agenda sociale deve ricorrere per la sua attuazione a tutti gli strumenti comunitari esistenti, senza eccezione: il metodo di coordinamento aperto, la normativa, il dialogo sociale, i fondi strutturali, i programmi di supporto, l'approccio integrato delle politiche, l'analisi e la ricerca.

29. L'agenda riconosce la necessità di tenere pienamente conto del principio di sussidiarietà e delle diversità esistenti tra gli Stati membri per quanto concerne le tradizioni e le situazioni in materia sociale e occupazionale.

30. Essa deve inoltre mantenere un carattere evolutivo, in modo da tener conto degli sviluppi economici e sociali.

31. Per rafforzare e modernizzare il modello sociale europeo al fine di renderlo capace di rispondere a nuove sfide è necessario trarre tutte le conseguenze dell'interazione fra crescita economica, occupazione e coesione sociale nella definizione delle politiche dell'Unione. Su tale base occorre definire le opzioni strategiche di tali politiche.

32. Il Consiglio "Occupazione e politica sociale", in considerazione degli orientamenti definiti dal Consiglio europeo di Lisbona e di Feira e sulla base della comunicazione della Commissione, propone al Consiglio europeo di Nizza di esprimere il suo accordo sui punti sottoelencati:

· I seguenti orientamenti per la politica sociale, illustrati in appresso:

I. miglioramento quantitativo e qualitativo dell'occupazione

II. anticipazione e sfruttamento dei cambiamenti dell'ambiente di lavoro mediante lo sviluppo di un nuovo equilibrio tra flessibilità e sicurezza nelle relazioni di lavoro

III. lotta contro tutte le forme di esclusione e di discriminazione per favorire l'integrazione sociale

IV. ammodernamento della protezione sociale

V. promozione della parità tra donne e uomini

VI. rafforzamento del capitolo sociale nell’ambito dell’allargamento e delle relazioni esterne dell’Unione europea.

· Le seguenti modalità di attuazione di tali orientamenti:

La Commissione è invitata a:

presentare le proposte adeguate ed a esercitare le sue competenze di esecuzione e di controllo dell'applicazione del diritto comunitario conformemente al ruolo riconosciutole dal trattato;

conformemente alle conclusioni del Consiglio europeo di Lisbona relative al metodo di coordinamento aperto, sostenere quest'ultimo mediante iniziative appropriate, in particolare in materia di sviluppo di indicatori, congiuntamente al Comitato per l'occupazione e al Comitato per la protezione sociale.

Il Consiglio:

nella formazione "Occupazione e politica sociale", è incaricato, con la partecipazione delle altre formazioni del Consiglio, dell'attuazione dell'agenda sociale;

esamina, in vista della loro adozione, per la durata dell'agenda sociale, con la partecipazione del Parlamento europeo, le opportune proposte presentate dalla Commissione, secondo le modalità previste dal trattato;

conformemente alle conclusioni del Consiglio europeo di Lisbona relative al metodo di coordinamento aperto, definisce e aggiorna gli orientamenti e gli obiettivi adeguati o comuni; determina eventualmente indicatori quantitativi e qualitativi e criteri di valutazione. Incarica il Comitato per l'occupazione e il Comitato per la protezione sociale di sostenere i lavori del Consiglio, favorendo i contributi delle parti sociali e, per quanto concerne l'esclusione sociale, delle organizzazioni non governative. Esprime compiacimento per l'auspicio del Parlamento europeo di essere pienamente associato a tale attuazione e di stabilire gli opportuni contatti.

Le parti sociali sono invitate a:

sfruttare pienamente il potenziale offerto dal trattato in materia di relazioni convenzionali e di azioni comuni e far conoscere, prima di ogni Consiglio europeo di primavera, le azioni congiunte intraprese o previste;

a tale titolo, presentare un primo contributo congiunto per il Consiglio europeo di Stoccolma che si terrà nel marzo prossimo.

Gli Stati membri:

provvedono all'attuazione a livello nazionale degli atti adottati dal Consiglio;

conformemente alle conclusioni del Consiglio europeo di Lisbona relative al metodo di coordinamento aperto, traducono tali orientamenti e obiettivi appropriati o comuni in politiche nazionali, regionali e locali, stabilendo obiettivi specifici e adottando misure che tengano conto delle diversità a livello nazionale, regionale e locale.

· Le seguenti modalità di monitoraggio e di aggiornamento:

La Commissione è invitata:

nella sua relazione annuale di sintesi al Consiglio europeo, a illustrare le iniziative da essa adottate e a porre l'accento sui contributi di tutti gli altri attori per la modernizzazione e il miglioramento del modello sociale europeo, al fine di conseguire l'obiettivo strategico adottato a Lisbona;

a provvedere, in questo contesto, al monitoraggio e al controllo dell'attuazione dell'agenda sociale auspicati dal Consiglio europeo di Lisbona, nel quadro della comunicazione del 28 giugno 2000 e degli orientamenti esposti in appresso, e alla sua revisione intermedia nel 2003. A presentare a tal fine, nella prospettiva del Consiglio europeo di primavera, un quadro di valutazione annuale relativo ai progressi compiuti nell'attuazione delle azioni.

Il Consiglio,

nella formazione "Occupazione e politica sociale":

- esamina le relazioni e il quadro di valutazione della Commissione e,

- in coordinamento con le altre formazioni del Consiglio interessate, apporta contributi al Consiglio europeo di primavera per conseguire l'obiettivo strategico definito a Lisbona. Un primo contributo è atteso per il Consiglio europeo di Stoccolma.

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I - MIGLIORAMENTO QUANTITATIVO E QUALITATIVO DELL'OCCUPAZIONE

Per facilitare la partecipazione del maggior numero di persone al mercato del lavoro, la prospettiva della realizzazione della piena occupazione deve essere accompagnata da sforzi risoluti; a tal fine è necessario in particolare rafforzare le politiche volte a promuovere la parità professionale fra uomini e donne, assicurare una migliore articolazione fra vita professionale e vita familiare, facilitare il mantenimento in attività dei lavoratori anziani, lottare contro la disoccupazione di lunga durata, e offrire, attraverso la mobilitazione di tutte le parti attive, segnatamente quelle dell'economia sociale e solidale, prospettive d'integrazione alle persone più vulnerabili. La scelta di una società basata sulla conoscenza presuppone l'investimento nelle risorse umane per promuovere la qualificazione e la mobilità dei lavoratori. Parallelamente, occorre promuovere la qualità dell'occupazione e sviluppare effettivamente, a vantaggio del maggior numero di persone, strategie d'istruzione e di formazione permanenti.

a) Aumentare la partecipazione al lavoro intensificando le politiche che mirano ad assicurare una migliore articolazione fra vita familiare e vita professionale sia per gli uomini che per le donne e a favorire l'accesso all'attività lavorativa o la sua prosecuzione da parte di gruppi specifici (segnatamente i disoccupati di lunga durata, i lavoratori disabili, e i lavoratori anziani, le minoranze): analisi comparativa realizzata dalla Commissione entro il 2002, sui fattori strutturali che possono incoraggiare la partecipazione al mercato del lavoro e adattamento degli orientamenti in materia di occupazione, in particolare mediante la definizione di un nuovo criterio di valutazione delle prestazioni relativamente al miglioramento delle strutture per la custodia dei bambini.

 

b) Rafforzare e portare avanti la strategia coordinata per l'occupazione avvalendosi dei lavori del Comitato per l'occupazione. Intraprendere, nel 2002, la revisione e la valutazione dell'impatto di tale strategia per precisarne i futuri sviluppi.

c) Tenere maggiormente in considerazione, in questo contesto, gli obiettivi di qualità del lavoro e l'importanza di quest'ultimo per la crescita, quali rilevanti elementi di attrattività e incitamento al lavoro. Una comunicazione della Commissione nel 2001, riguarderà l'apporto della politica occupazionale relativamente alla qualità del lavoro sotto i suoi diversi aspetti (segnatamente condizioni di lavoro, salute e sicurezza, retribuzione, parità fra i sessi, equilibrio fra flessibilità e sicurezza, relazioni sociali). Su tale base il Comitato per l'occupazione presenterà alla fine del 2001 una relazione sulla questione, in modo da poter definire indicatori che consentano di garantirne il follow up.

d) Lottare contro la disoccupazione di lunga durata sviluppando strategie attive di prevenzione e di reinserimento fondate sull’individuazione precoce di bisogni individuali e sul miglioramento della capacità di inserimento professionale.

e) Sostenere, in questo ambito, le dimensioni locale e regionale della strategia per l'occupazione. La dimensione regionale richiederà un'impostazione strategica a tutti i livelli, ivi compreso a livello europeo, e potrebbe comportare l'adozione di politiche modulate e mirate a seconda delle regioni, al fine di conseguire gli obiettivi definiti a Lisbona e una coesione regionale rafforzata.

f) Migliorare l'effettivo accesso all'istruzione e alla formazione permanente, in particolare nel settore delle nuove tecnologie, al fine di evitare le lacune di qualificazione. Le strategie in questo settore dovrebbero coordinare la responsabilità condivisa delle pubbliche amministrazioni, delle parti sociali e dei singoli, con un contributo appropriato della società civile. Le parti sociali sono invitate a negoziare misure di miglioramento dell'istruzione postsecondaria e della formazione per accrescere la capacità di adattamento. Insieme ai Governi esse sono inoltre invitate a comunicare al Consiglio (Occupazione e politica sociale), entro la fine del 2001, le disposizioni adottate a livello europeo e a livello nazionale nell'ambito dei piani d'azione nazionali per l'occupazione; nel 2002 sarà organizzata al riguardo una conferenza che riunirà le parti interessate. Sarà creato un riconoscimento europeo per imprese particolarmente avanzate.

g) Promuovere l’individuazione e la diffusione di buone pratiche sull’occupazione e la dimensione sociale della società dell’informazione in stretta collaborazione con il pertinente "Gruppo ad alto livello" e sviluppare maggiormente gli aspetti "risorse umane" del piano "e-Europe".

h) Agevolare la mobilità dei cittadini europei,

- sviluppare l'Europa della conoscenza attraverso l'eliminazione degli ostacoli alla mobilità degli insegnanti, dei ricercatori, degli studenti, del personale preposto alla formazione e delle persone in fase di formazione, segnatamente nell'ambito del piano d'azione sulla mobilità e della raccomandazione adottati dal Consiglio;

- promuovere il riconoscimento a livello europeo delle competenze e delle capacità acquisite negli Stati membri conformemente alle disposizioni del trattato;

- favorire la libera circolazione delle persone: adeguare, entro il 2003, il contenuto delle direttive sul diritto di soggiorno, promuovere il miglioramento delle norme relative alla libera circolazione dei lavoratori;

- modernizzare le norme, per tutta la durata dell'agenda, che assicurino il mantenimento dei diritti alla sicurezza sociale dei lavoratori migranti migliorare l'applicazione della pertinente legislazione, in particolare favorendo il ricorso alle nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione;

- rafforzare, entro la fine del 2002, le modalità di salvaguardia dei diritti alla pensione integrativa dei lavoratori che si spostano all'interno dell'Unione europea.

i) Avviare, per tutta la durata dell'agenda sociale, una riflessione sui nessi tra flussi migratori e politiche occupazionali.

j) Invitare la Commissione a proseguire, nel rispetto delle competenze conferitele dal trattato in tale materia, l'esame della relazione tra politica sociale e politica della concorrenza, mantenendo i contatti adeguati con gli Stati membri e le parti sociali.

II - ANTICIPAZIONE E SFRUTTAMENTO DEI CAMBIAMENTI DELL’AMBIENTE DI LAVORO MEDIANTE LO SVILUPPO DI UN NUOVO EQUILIBRIO TRA FLESSIBILITÀ E SICUREZZA

Le trasformazioni profonde dell'economia e del lavoro, legate in particolare all'emergere di un'economia basata sulla conoscenza e alla globalizzazione, procedono a ritmo sempre più rapido in tutti gli Stati dell'Unione. Esse richiedono risposte collettive nuove che tengano conto delle aspettative dei lavoratori dipendenti. Il dialogo sociale e la concertazione devono creare le condizioni per la partecipazione dei lavoratori al cambiamento, resa possibile da un'anticipazione delle innovazioni nelle imprese, nel settore produttivo e nel territorio. La ricerca di strutture collettive innovative, adeguate alle nuove forme di lavoro dovrà favorire una maggiore mobilità e l'investimento degli individui in situazioni lavorative sempre più diversificate, prevedendo la transizione tra le situazioni o i lavori successivi. Le azioni volte ad assecondare tali trasformazioni devono basarsi in modo equilibrato sui vari strumenti comunitari in vigore, in particolare il metodo di coordinamento aperto, lasciando ampio margine d'iniziativa alle parti sociali.

a) Rafforzare il coinvolgimento dei lavoratori nella gestione dei cambiamenti migliorando, entro il 2002, il quadro comunitario relativo ai diritti di informazione, di consultazione e di partecipazione dei lavoratori (revisione della direttiva sul comitato aziendale europeo, proseguimento dell'esame delle direttive sull’informazione e la consultazione e sull’aspetto sociale della società europea).

b) Sviluppare segnatamente in base ad una comunicazione della Commissione, nel 2002, la strategia comunitaria in materia di sanità e di sicurezza sul luogo di lavoro;

- codificare, adeguare e, se del caso, semplificare le norme vigenti;

- rispondere ai nuovi rischi, quali lo stress da lavoro, con iniziative normative e scambi di buone prassi;

- favorire l'applicazione della legislazione nelle PMI, tenendo conto dei vincoli particolari cui sono tenute, segnatamente tramite un programma specifico;

- sviluppare, a partire dal 2001, gli scambi di buone prassi e la collaborazione tra i servizi di ispezione del lavoro per meglio rispondere alle esigenze essenziali comuni.

c) Tener conto nel contesto della crescente interdipendenza delle economie europee, dei cambiamenti nell'ambiente e nei rapporti di lavoro:

- organizzare, su scala comunitaria, per tutta la durata dell'agenda sociale europea, lo scambio di esperienze innovative in materia di rapporti di lavoro atte a conciliare la sicurezza per i lavoratori e la flessibilità per le imprese e affidare alle parti sociali l’insieme degli elementi pertinenti della modernizzazione e del miglioramento dei rapporti di lavoro;

- istituire, a partire dal 2001 e conformemente alle proposte delle parti sociali, un "osservatorio europeo del cambiamento", nel quadro della Fondazione di Dublino;

- esaminare, ai fini del suo adeguamento, entro il 2003, la direttiva sulla tutela dei lavoratori in caso di insolvenza del datore di lavoro; procedere, conformemente a quanto annunciato dalla Commissione, alla valutazione delle direttive vigenti sulle garanzie dei lavoratori in caso di licenziamenti collettivi e sulla protezione del rapporto di lavoro in caso di cambiamento del datore di lavoro e, se del caso, all'adeguamento delle medesime;

- invitare le parti sociali:

- a proseguire il dialogo sociale sui problemi connessi all’organizzazione del lavoro e alle nuove forme di occupazione;

- ad avviare discussioni che possano sfociare in negoziati sulla responsabilità condivisa tra le imprese e i lavoratori per quanto concerne la capacità di inserimento professionale e la capacità di adattamento dei lavoratori, in particolare sotto l’angolo della mobilità;

- a esaminare le questioni relative alla protezione dei dati.

d) Sostenere le iniziative connesse alla responsabilità sociale delle imprese e alla gestione del cambiamento mediante una comunicazione della Commissione.

 e) Migliorare il funzionamento del dialogo macroeconomico previsto dal Consiglio europeo di Colonia affinché contribuisca pienamente all’interazione positiva e dinamica delle politiche economica, sociale e dell’occupazione. Favorire gli scambi di informazioni tra le istituzioni comunitarie e le parti sociali, sulle evoluzioni in corso relative ai regimi di formazione delle retribuzioni e alla loro composizione.

f) Entro il 2004, organizzare uno scambio di opinioni sui licenziamenti individuali, tenendo conto delle prestazioni di sicurezza sociale e delle caratteristiche nazionali del mercato del lavoro.

g) Completare, nel 2001, la legislazione comunitaria sull'orario di lavoro ultimando le disposizioni relative al settore dei trasporti stradali. Far avanzare i testi relativi all'armonizzazione sociale nei trasporti marittimi e aerei.

III - LOTTA CONTRO TUTTE LE FORME DI ESCLUSIONE E DI DISCRIMINAZIONE PER FAVORIRE L'INTEGRAZIONE SOCIALE

Il ritorno ad una crescita economica sostenuta e la prospettiva ravvicinata del pieno impiego non implicano la regressione spontanea delle situazioni di povertà e di esclusione in seno all'Unione europea; al contrario, rendono ancor più inaccettabile il persistere di tali situazioni. Il Consiglio europeo di Lisbona ha sottolineato la necessità di iniziative per imprimere una svolta decisiva alla lotta contro la povertà. Affermata ai massimi livelli da ciascuno Stato membro, una volontà in tal senso dev'essere accompagnata, di fatto, dalla mobilitazione di tutti gli operatori locali, in particolare le ONG e i servizi sociali, nonché da azioni destinate a garantire la parità di trattamento a tutti i cittadini di paesi terzi che risiedono legalmente nel territorio dell'Unione.

a) Attuare, entro il giugno 2001 e conformemente al metodo di coordinamento aperto definito dal Consiglio europeo di Lisbona, un piano nazionale d'azione per lottare contro la povertà e l'esclusione sociale relativo a un periodo di due anni, sulla base di indicatori convenuti di comune accordo. Questo piano precisa i progressi cui mirano le politiche nazionali e specifica gli indicatori utilizzati per valutare i risultati delle azioni intraprese; a decorrere dal 2001, compiere progressi, in base agli indicatori adottati dagli Stati membri nei piani d'azione nazionali, nell'armonizzazione di tali indicatori e nella definizione di indicatori convenuti di comune accordo.

 b) Utilizzare le possibilità offerte dalle nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione per ridurre l'esclusione sociale favorendo l'accesso di tutti alla società dei saperi; a tal fine attuare il piano d'azione della Commissione "eEurope 2002 - Una società dell'informazione per tutti" approvato dal Consiglio europeo di Feira.

c) Assicurare, alla scadenza dei primi piani d'azione nazionali il seguito della raccomandazione del 1992 relativa alle garanzie minime di risorse che devono essere fornite dai regimi di protezione sociale ed esaminare le possibili iniziative a sostegno dei progressi nel settore.

d) Sostenere, con lo scambio di esperienze, gli sforzi compiuti dagli Stati membri in materia di politica urbana per lottare contro i fenomeni di segregazione sociale e spaziale.

e) Valutare l’impatto dell’FSE, ivi compresa l’iniziativa comunitaria Equal nella promozione dell’inclusione sociale.

f) Provvedere all'attuazione effettiva della normativa comunitaria in materia di lotta contro tutte le discriminazioni fondate su sesso, razza o origine etnica, religione o convinzioni personali, handicap, età o tendenze sessuali. Sviluppare gli scambi di esperienze e di buone prassi per rafforzare tali politiche.

g) Varare, conformemente alle conclusioni del Consiglio europeo di Tampere, una politica più energica in materia di integrazione dei cittadini dei paesi terzi che risiedono legalmente nel territorio dell'Unione con l'ambizione di offrire ad essi diritti e obblighi comparabili a quelli dei cittadini dell'Unione europea. Sviluppare gli scambi di esperienze sulle politiche di integrazione attuate a livello nazionale.

h) Sviluppare, in particolare in occasione dell'anno europeo dei disabili (2003) l'insieme delle azioni volte ad assicurare una migliore integrazione delle persone portatrici di handicap in tutti i settori della vita sociale.

i) Creare le condizioni di un efficace partenariato con le parti sociali, le organizzazioni non governative le collettività territoriali e gli organismi di gestione dei servizi sociali. Coinvolgere le imprese in tale partenariato per rafforzarne la responsabilità sociale.

IV - AMMODERNAMENTO DELLA PROTEZIONE SOCIALE

Componente essenziale del modello sociale europeo, i regimi di protezione sociale, pur restando di competenza nazionale, devono affrontare sfide comuni. Per raccoglierle in modo più efficace, la cooperazione tra gli Stati membri deve essere rafforzata, in particolare tramite il comitato per la protezione sociale L'ammodernamento di tali regimi deve confortare le esigenze di solidarietà: questo l'obiettivo delle azioni da lanciare in materia sia di pensioni che di sanità per ottenere uno Stato sociale attivo che promuova con determinazione la partecipazione sul mercato del lavoro.

a) Proseguire la cooperazione e gli scambi tra Stati sulle strategie volte a garantire in futuro pensioni sicure e sostenibili: contributi nazionali trasmessi per il Consiglio europeo di Stoccolma (marzo 2001), studio in materia trasmesso dal Consiglio "Occupazione e politica sociale" al Consiglio europeo di Göteborg (giugno 2001) che ne fisserà le tappe successive.

b) Analizzare, a partire dalla politiche di ciascuno Stato membro, le modifiche apportate ai regimi di protezione sociale nonché i progressi ancora da compiere per rendere il lavoro più vantaggioso e favorire un reddito sicuro (2002) e favorire l'articolazione fra vita professionale e vita familiare.

c) Portare a termine entro il 2003 una riflessione sui mezzi per garantire, nel rispetto delle esigenze di solidarietà, un livello elevato e durevole di tutela della salute tenendo conto dell'impatto dell'invecchiamento della popolazione (assistenza sanitaria a lungo termine): relazione del Consiglio "Occupazione e politica sociale" in collaborazione con il Consiglio "Sanità".

d) Esaminare, in base a studi realizzati dalla Commissione, l'evoluzione della situazione in materia di accesso transfrontaliero a un'assistenza e a prodotti sanitari di qualità.

e) Garantire il seguito e la valutazione, per tutta la durata dell'agenda, della cooperazione approfondita in materia di protezione sociale; prevedere e sviluppare indicatori adeguati in questo settore.

V - PROMOZIONE DELLA PARITÀ TRA DONNE E UOMINI

La promozione della parità dev'essere applicata in modo trasversale in tutta l'agenda sociale ed essere completata da un certo numero di azioni specifiche incentrate sia sull'accesso delle donne al processo decisionale sia sul rafforzamento dei diritti in materia di parità e di articolazione tra la vita professionale e la vita familiare.

a) Integrare la nozione di parità tra donne e uomini in tutti i settori pertinenti, in particolare quelli che rientrano nell'agenda sociale, nella progettazione, il controllo e la valutazione delle politiche predisponendo meccanismi e strumenti appropriati, come, all’occorrenza, le valutazioni dell'impatto secondo il genere, nonché gli strumenti di controllo e i criteri di valutazione delle prestazioni.

b) Sviluppare l'accesso delle donne al processo decisionale delineando, in ciascuno Stato membro, obiettivi appropriati o obiettivi di progressione corredati di scadenze, nella sfera pubblica e nelle sfere economica e sociale.

c) Applicare la comunicazione della Commissione "Verso una strategia quadro comunitaria per la parità tra donne e uomini (2001-2005)", esaminare, in vista della loro adozione, le modifiche proposte alla direttiva del 1976 sulla parità di trattamento e rafforzare i diritti in materia di parità adottando, entro il 2003, una direttiva basata sull'articolo 13 del trattato CE, per promuovere la parità di trattamento tra uomini e donne in settori diversi dall'occupazione e dall'attività professionale.

d) Sviluppare la conoscenza la condivisione delle risorse e lo scambio di esperienze, in particolare tramite la creazione di un istituto europeo del genere e di una rete di esperti. Lo studio di fattibilità deve essere realizzato nel 2001.

e) Estendere e rafforzare le iniziative e azioni volte a promuovere la parità professionale tra uomini e donne, segnatamente riguardo alla retribuzione. Sviluppare l'iniziativa esistente per le donne imprenditrici.

f) Garantire una migliore articolazione tra la vita familiare e la vita professionale, favorendo in particolare un'assunzione a carico di qualità dei bambini e delle persone non autosufficienti.

VI - RAFFORZAMENTO DEL CAPITOLO SOCIALE NELL'AMBITO DELL'ALLARGAMENTO E DELLE RELAZIONI ESTERNE DELL'UNIONE EUROPEA

L'allargamento e le relazioni esterne rappresentano per vari aspetti una sfida e un'opportunità per l'azione comunitaria nel settore sociale. È necessario sviluppare la condivisione di esperienze e di strategie con gli Stati candidati, in particolare per far fronte insieme in modo più efficace alle sfide della piena occupazione e della lotta contro l'esclusione, e promuovere un'agenda economica e sociale integrata corrispondente all'impostazione europea nelle sedi internazionali.

a) Preparare l'allargamento al fine di promuovere il progresso economico e sociale nell'Unione allargata:

- Organizzare regolarmente, in connessione con le parti sociali, scambi di opinioni su tutti gli aspetti sociali dell’allargamento;

- Aiutare i paesi candidati a far propria la strategia europea per l'occupazione, la realizzazione degli obiettivi della lotta contro la povertà e l'esclusione sociale e la cooperazione rafforzata in materia di protezione sociale;

- Sostenere il ruolo del dialogo sociale in tale contesto;

- Contribuire allo sviluppo delle ONG interessate nei paesi candidati.

b) Sviluppare un’impostazione concertata riguardo agli aspetti sociali internazionali nel quadro delle istituzioni multilaterali (Organizzazione delle Nazioni Unite, Organizzazione mondiale della sanità, Consiglio d’Europa, Organizzazione internazionale del lavoro e, se del caso, OMC, OCSE).

c) Potenziare la dimensione sociale della politica di cooperazione, segnatamente la lotta contro la povertà, lo sviluppo della salute e dell’istruzione, prendendo altresì in considerazione la parità tra uomini e donne (in particolare nel quadro del processo euromediterraneo).

 

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ALLEGATO II

 

DICHIARAZIONE

RELATIVA AI SERVIZI D’INTERESSE ECONOMICO GENERALE

 

Dal dibattito pubblico del Consiglio (Mercato interno/Consumatori/Turismo) del 28 settembre 2000 e dai contributi scritti degli Stati membri sono emersi gli elementi illustrati in appresso.

L’articolo 16 del trattato, che sancisce l’importanza dei servizi d’interesse economico generale nell’ambito dei valori comuni dell’Unione, prevede che:

"Fatti salvi gli articoli 73, 86 e 87, in considerazione dell’importanza dei servizi di interesse economico generale nell’ambito dei valori comuni dell’Unione, nonché del loro ruolo nella promozione della coesione sociale e territoriale, la Comunità e gli Stati membri, secondo le rispettive competenze e nell’ambito del campo di applicazione del presente trattato, provvedono affinché tali servizi funzionino in base a principi e condizioni che consentano loro di assolvere i loro compiti".

Il Consiglio europeo di Lisbona del marzo 2000 ha adottato una strategia economica e sociale globale per l’Unione europea, in modo da assicurarne un buon inquadramento nel contesto della nuova era economica iniziata con lo sviluppo accelerato delle tecnologie dell’informazione, pur rimanendo fedele al modello sociale europeo. Nelle nostre economie aperte alla concorrenza, i servizi d’interesse economico generale svolgono un ruolo fondamentale per garantire la competitività globale dell’economia europea, resa attrattiva dalla qualità delle sue infrastrutture, dal grado elevato di formazione dei lavoratori, dal rafforzamento e dallo sviluppo delle reti su tutto il territorio, e fiancheggiare i mutamenti in atto attraverso il mantenimento della coesione sociale e territoriale.

 

In questo contesto, la nuova comunicazione riveduta della Commissione sui servizi di interesse generale è stata accolta in maniera assai positiva, tenuto segnatamente conto di quanto segue:

- il campo dei servizi d’interesse economico generale non deve irrigidirsi, bensì deve tenere conto delle rapide evoluzioni del nostro scenario economico, scientifico e tecnologico;

- l’apertura al mercato di taluni servizi d'interesse economico generale, intrapresa nel quadro del programma sul mercato unico, ha avuto un impatto positivo, sulla disponibilità, la qualità e il prezzo di tali servizi;

- il contributo dei servizi d’interesse economico generale alla concorrenza europea corrisponde ad obiettivi specifici: tutela degli interessi dei consumatori, sicurezza degli utenti, coesione sociale ed assetto del territorio, sviluppo sostenibile;

- viene riaffermata l'importanza dei principi di neutralità, libertà e proporzionalità. Essi garantiscono che gli Stati membri sono liberi di definire i compiti e le modalità di gestione e di finanziamento dei servizi d’interesse economico generale, lasciando alla Commissione la responsabilità di vigilare sul rispetto delle norme del mercato interno e della concorrenza;

- l'assolvimento dei compiti dei servizi d’interesse economico generale deve realizzarsi nel rispetto delle legittime aspettative dei consumatori e dei cittadini che ambiscono ad ottenere prezzi abbordabili, in un sistema di prezzi trasparente, e che sono interessati a pari opportunità di accesso a servizi di qualità indispensabili al loro inserimento economico, territoriale e sociale.

Inoltre, sono state espresse alcune preoccupazioni:

- l’applicazione delle norme del mercato interno e della concorrenza deve consentire ai servizi d’interesse economico generale di adempiere ai loro compiti in condizioni di certezza del diritto e di vitalità economica che garantiscano, tra l'altro, i principi di parità di trattamento, di qualità e di continuità di tali servizi. Al riguardo, va precisata segnatamente l’articolazione delle modalità di finanziamento dei servizi d’interesse economico generale con l’applicazione delle norme in materia di aiuti di Stato. In particolare, si dovrebbe ammettere la compatibilità degli aiuti destinati a compensare i costi supplementari che comporta l'assolvimento dei compiti dei servizi d’interesse economico generale nel pieno rispetto dell'articolo 86, paragrafo 2;

- il contributo dei servizi d’interesse economico generale alla crescita economica e al benessere sociale giustifica pienamente una valutazione periodica, nel rispetto del principio di sussidiarietà, della maniera in cui sono assolti i relativi compiti, segnatamente in termini di qualità del servizio, di accessibilità, di sicurezza e di prezzi, equi e trasparenti. Tale valutazione potrebbe effettuarsi sulla base dello scambio di buone pratiche o della valutazione a pari livello, di contributi degli Stati membri e delle relazioni della Commissione, al livello appropriato, per esempio nel quadro del processo di Cardiff. La consultazione dei cittadini e dei consumatori potrebbe altresì essere effettuata, tra l'altro, attraverso Forum quali "Il mercato interno al servizio dei cittadini e delle imprese".

Tali dibattiti, che si collocano nel quadro delle disposizioni dell’articolo 16 del trattato, hanno dimostrato l'interesse di un'approfondita riflessione in merito a queste tematiche.

 

 

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ALLEGATO III

RISOLUZIONE DEL CONSIGLIO

SUL PRINCIPIO DI PRECAUZIONE

Il Consiglio,

A. considerando che il trattato CE prevede nei suoi principi che l'azione della Comunità deve mirare a un elevato livello di protezione della salute umana, dei consumatori e dell'ambiente e che tali obiettivi devono essere integrati nelle politiche e azioni dell'Unione europea;

B. considerando che il trattato riconosce nell'articolo 174, paragrafo 2 che il principio di precauzione fa parte dei principi da prendere in considerazione nella politica della Comunità in materia ambientale; che tale principio è altresì applicabile alla salute umana nonché ai settori zoosanitario e fitosanitario;

C. Considerando che potrebbe essere utile esaminare, a tempo debito e nelle sedi appropriate, la necessità e la possibilità di ancorare formalmente il principio di precauzione, conformemente alla giurisprudenza della Corte di Giustizia delle Comunità europee, anche in altre disposizioni del trattato, in particolare in collegamento con la sanità e la protezione dei consumatori;

D. rammentando che il riconoscimento di questo principio si colloca in una prospettiva di sviluppo sostenibile;

E. rammentando che tale principio è sancito in vari testi internazionali, in particolare nella Dichiarazione di Rio del 1992, nella convenzione sui cambiamenti climatici del 1992, nella convenzione sulla diversità biologica del 1992 e nel protocollo sulla Biosicurezza del 2000 e in varie convenzioni sulla protezione dell'ambiente marino;

F. sottolineando l'importanza dei lavori in corso in materia nel quadro del "Codex Alimentarius";

G. considerando che il principio di precauzione non deve essere utilizzato per prendere misure di restrizione dissimulata nel commercio;

H. considerando gli obiettivi generali definiti nel preambolo dell'accordo che istituisce l'OMC, in particolare lo sviluppo sostenibile, la tutela e la preservazione dell'ambiente; considerando le eccezioni generali di cui all'articolo XX del GATT e all'articolo XIV del GATS, come pure l'accordo sull'applicazione delle misure sanitarie e fitosanitarie (SPS) e l'articolo 5, paragrafo 7, che fissa le norme circa la procedura da seguire in caso di rischio e di prove scientifiche insufficienti; considerando inoltre l'accordo sugli ostacoli tecnici agli scambi (OTC), che consente di prendere in considerazione i rischi che la mancata applicazione di misure potrebbe comportare per la salute e la sicurezza umana, la vita degli animali o dei vegetali, e per l'ambiente;

 I. considerando che l'Unione europea annette grande importanza all'aiuto ai paesi in via di sviluppo affinché partecipino agli accordi SPS e OTC, tenuto conto delle particolari difficoltà che incontrano a tale riguardo;

J. rammentando le raccomandazioni dei gruppi speciali dell'OMC, in particolare dell'organo di appello nel caso "ormoni", relative al diritto dei membri dell'OMC di stabilire il proprio livello di protezione sanitaria adeguato, che può essere più elevato di quello risultante dalle norme, direttive e raccomandazioni esistenti, come pure di prendere in considerazione i pareri minoritari degli esperti;

K. consapevole che le autorità pubbliche hanno la responsabilità di assicurare un elevato livello di protezione della salute e dell'ambiente e che esse debbono rispondere alle preoccupazioni crescenti del pubblico per quanto concerne i rischi cui esso è potenzialmente esposto,

 

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1. si rallegra per l'iniziativa della Commissione di presentare una comunicazione sul principio di precauzione, di cui condivide gli orientamenti di massima;

2. ritiene che il principio di precauzione si applichi alle politiche e azioni della Comunità e dei suoi Stati membri e che esso riguardi l'azione delle autorità pubbliche a livello sia di istituzioni comunitarie sia di Stati membri; che tali autorità pubbliche debbano adoperarsi affinché esso sia riconosciuto pienamente nelle sedi internazionali pertinenti;

3. constata che il principio di precauzione si sta affermando gradualmente come principio di diritto internazionale nei settori della protezione della salute e dell'ambiente;

4. ritiene che le norme dell'OMC consentano a priori di tener conto del principio di precauzione;

5. considera che, per quanto riguarda il diritto internazionale, la Comunità e gli Stati membri hanno il diritto di stabilire il livello di protezione nell'ambito della gestione del rischio; che essi possono, per conseguire tale obiettivo, prendere misure appropriate in base al principio di precauzione; che non è sempre possibile definire in anticipo il livello di protezione appropriato per tutte le situazioni;

6. ritiene necessario definire gli orientamenti per quanto riguarda il principio di precauzione, al fine di chiarirne le modalità di applicazione;

 

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7. considera che è necessario ricorrere al principio di precauzione allorché è identificata la possibilità di effetti nocivi per la salute o l'ambiente e quando una valutazione scientifica preliminare, in base ai dati disponibili, non consente di trarre conclusioni certe per quanto riguarda il livello del rischio;

8. considera che la valutazione scientifica del rischio deve seguire un percorso logico, volto a identificare il pericolo, caratterizzare il pericolo, valutare l'esposizione e caratterizzare il rischio, facendo riferimento alle procedure esistenti, riconosciute a livello comunitario e internazionale e considera che a causa dei dati insufficienti e della natura del pericolo o del suo carattere urgente, talvolta non è possibile portare a termine in modo sistematico queste fasi;

9. ritiene che per procedere alla valutazione dei rischi l'autorità pubblica debba disporre di un contesto di ricerca appropriato, basandosi in particolare su comitati scientifici e sui lavori scientifici pertinenti condotti a livello nazionale e internazionale; che essa sia responsabile dell'organizzazione della valutazione del rischio, che deve essere svolta in modo pluridisciplinare, contraddittorio, indipendente e trasparente;

10. ritiene che la valutazione del rischio debba anche riportare gli eventuali pareri minoritari; essi devono potersi esprimere e devono essere resi noti agli operatori interessati, in particolare ove essi sottolineino la mancanza di certezza scientifica;

11. afferma che deve esserci una separazione funzionale tra i responsabili incaricati della valutazione scientifica del rischio e quelli incaricati della gestione del rischio, pur riconoscendo la necessità di mantenere un dialogo costante tra essi;

12. ritiene che le misure di gestione del rischio debbano essere prese dalle autorità pubbliche responsabili sulla base di una valutazione politica del livello di protezione ricercato;

13. ritiene che, nella scelta delle misure da prendere per la gestione del rischio, debba essere preso in considerazione l'insieme delle misure che consentano di conseguire il livello di protezione ricercato;

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14. è del parere che tutte le fasi debbano essere condotte in modo trasparente, in particolare quelle della valutazione e della gestione del rischio, compreso il controllo delle misure decise;

15. ritiene che la società civile debba essere coinvolta e che occorra prestare particolare attenzione alla consultazione di tutte le parti interessate, in una fase quanto più possibile precoce;

16. ritiene che debba essere garantita una comunicazione appropriata sui pareri scientifici e sulle misure di gestione del rischio;

 

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17. ritiene che le misure prese debbano rispettare il principio di proporzionalità tenendo conto dei rischi a breve e a lungo termine e perseguendo l'elevato livello di protezione ricercato;

18. ritiene che le misure non debbano portare a discriminazioni arbitrarie o ingiustificate nella loro applicazione; quando esistono varie possibilità di raggiungere lo stesso livello di protezione della salute o dell'ambiente, vanno ricercate le misure meno restrittive per gli scambi;

19. considera che le misure dovrebbero essere coerenti con le misure già adottate in situazioni analoghe o basarsi su approcci paragonabili, tenuto conto dei più recenti sviluppi scientifici e dell'evoluzione del livello di protezione ricercato;

20. insiste sul fatto che le misure adottate presuppongono l'esame dei vantaggi e degli oneri risultanti dall'azione o dall'inazione; tale esame deve tener conto dei costi sociali e ambientali nonché dell'accettabilità per la popolazione delle diverse opzioni possibili e comportare, quando è realizzabile, un'analisi economica, fermo restando che le necessità connesse con la protezione della salute pubblica, compresi gli effetti dell'ambiente sulla salute pubblica devono essere considerate prioritarie;

21. ritiene che le decisioni prese in virtù del principio di precauzione debbano essere rivedute in funzione dell'evoluzione delle conoscenze scientifiche; a tal fine, deve essere assicurato il monitoraggio degli effetti di tali decisioni e devono essere effettuate ricerche complementari per ridurre il livello di incertezza;

22. considera che, all'atto della definizione delle misure prese in virtù del principio di precauzione e nel quadro del seguito loro riservato, l'autorità competente ha la possibilità di determinare, caso per caso, in base a norme chiare definite al livello appropriato, a chi spetti fornire gli elementi scientifici necessari per una valutazione più completa del rischio.

Un siffatto obbligo può variare secondo i casi e deve essere inteso a stabilire un equilibrio soddisfacente tra poteri pubblici, organi scientifici e operatori economici, tenendo conto in particolare degli obblighi che gravano su questi ultimi a motivo delle loro attività;

 

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23. si impegna ad attuare i principi figuranti nella presente risoluzione;

24. invita la Commissione a:

· ad applicare in modo sistematico gli orientamenti sulle condizioni del ricorso al principio di precauzione, tenendo conto delle specificità dei diversi settori in cui possono essere applicati;

· a introdurre il principio di precauzione, ogniqualvolta necessario, nell'elaborazione delle sue proposte legislative e nell'insieme delle sue azioni;

25. invita gli Stati membri e la Commissione:

· a dare un'importanza particolare allo sviluppo della perizia scientifica e al coordinamento istituzionale necessario;

· a fare in modo che il principio di precauzione sia pienamente riconosciuto nei consessi internazionali pertinenti in materia di sanità, ambiente e commercio internazionale, in particolare sulla scorta dei principi proposti dalla presente risoluzione, a promuovere tale obiettivo e a provvedere affinché se ne tenga conto, in particolare nell'ambito dell'OMC, contribuendo affinché sia precisato;

· ad assicurare la più completa informazione del pubblico e dei vari operatori circa la situazione delle conoscenze scientifiche, le sfide e i rischi cui essi e il loro ambiente sono confrontati;

· ad adoperarsi attivamente per ottenere l'impegno dei partner internazionali di individuare un terreno comune per l'applicazione del principio;

· ad assicurare la più ampia diffusione della presente risoluzione.

 

 

 

 

 

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ALLEGATO IV

DICHIARAZIONE RELATIVA ALLE CARATTERISTICHE SPECIFICHE

DELLO SPORT E ALLE SUE FUNZIONI SOCIALI IN EUROPA DI CUI TENER CONTO

NELL'ATTUAZIONE DELLE POLITICHE COMUNI

1. Il Consiglio europeo ha preso atto della relazione sullo sport presentata dalla Commissione europea al Consiglio europeo a Helsinki, nel dicembre 1999, nell'ottica di salvaguardare le strutture sportive attuali e di mantenere la funzione sociale dello sport in seno all'Unione europea. Le associazioni sportive e gli Stati membri hanno una responsabilità fondamentale nella conduzione delle questioni inerenti allo sport. Nell'azione che esplica in applicazione delle differenti disposizioni del trattato, la Comunità deve tener conto, anche se non dispone di competenze dirette in questo settore, delle funzioni sociali, educative e culturali dello sport, che ne costituiscono la specificità, al fine di rispettare e di promuovere l'etica e la solidarietà necessarie a preservarne il ruolo sociale.

2. Il Consiglio europeo desidera in particolare che siano mantenuti la coesione e i legami di solidarietà che uniscono le pratiche sportive a tutti i livelli, l'imparzialità delle competizioni, gli interessi morali e materiali, segnatamente quelli dei giovani sportivi minorenni, nonché l'integrità fisica degli sportivi.

Pratiche dilettantistiche e sport per tutti

3. Lo sport è un'attività umana che si fonda su valori sociali, educativi e culturali essenziali. È un fattore di inserimento, di partecipazione alla vita sociale, di tolleranza, di accettazione delle differenze e di rispetto delle regole.

4. L'attività sportiva deve essere accessibile a tutte e a tutti, nel rispetto delle aspirazioni e delle capacità di ciascuno e nella diversità delle pratiche agonistiche o amatoriali, organizzate o individuali.

5. La pratica delle attività fisiche e sportive rappresenta, per i disabili, fisici o mentali, un mezzo privilegiato di sviluppo individuale, di rieducazione, di integrazione sociale e di solidarietà e a tale titolo deve essere incoraggiata. Al riguardo il Consiglio europeo si compiace del contributo prezioso ed esemplare dei giochi paraolimpici di Sydney.

6. Gli Stati membri promuovono il volontariato sportivo, nell'ambito delle rispettive competenze, con misure che favoriscono una protezione pertinente e un riconoscimento del ruolo economico e sociale dei volontari, appoggiati, se del caso, dalla Comunità per quanto di sua competenza.

 

Il ruolo delle federazioni sportive

7. Il Consiglio europeo sottolinea l'importanza che annette all'autonomia delle associazioni sportive e al loro diritto a organizzarsi autonomamente per mezzo di adeguate strutture associative. Riconosce che le associazioni sportive hanno, nel rispetto delle normative nazionali e comunitarie e sulla base di un funzionamento democratico e trasparente, la missione di organizzare e di promuovere le rispettive discipline, segnatamente per quanto concerne le regole specificamente sportive, la formazione delle squadre nazionali, nel modo da esse ritenuto più conforme ai loro obiettivi.

8. Constata che, data la coesistenza dei vari livelli della pratica sportiva, dallo sport amatoriale allo sport di alto livello, le federazioni sportive svolgono un ruolo centrale nella solidarietà necessaria fra i vari livelli di attività: esse consentono l'accesso di un vasto pubblico alle manifestazioni sportive, il sostegno umano e finanziario alle pratiche dilettantistiche, la promozione della parità di accesso da parte delle donne e degli uomini all'attività sportiva a tutti i livelli, la formazione dei giovani, la tutela della salute degli sportivi, la lotta contro il doping, la lotta contro la violenza e le manifestazioni razziste o xenofobe.

9. Tali funzioni sociali comportano responsabilità particolari per le federazioni e basano il riconoscimento della loro competenza sull'organizzazione delle competizioni.

10. Pur tenendo conto dell'evoluzione del mondo dello sport, le federazioni devono restare l'elemento chiave di un modo organizzativo che assicuri la coesione sportiva e la democrazia partecipativa.

Preservazione delle politiche di formazione degli sportivi

11. Le politiche di formazione dei giovani sportivi sono necessarie alla vitalità dello sport, delle squadre nazionali, delle pratiche di alto livello e devono essere incoraggiate. Le federazioni sportive, all'occorrenza in collaborazione con i pubblici poteri, sono competenti per prendere le misure necessarie per preservare la capacità di formazione delle società loro affiliate e la qualità di detta formazione, nel rispetto delle normative e delle prassi nazionali e comunitarie.

Protezione dei giovani sportivi

12. Il Consiglio europeo sottolinea i vantaggi della pratica sportiva per i giovani e insiste sulla necessità che un'attenzione particolare sia prestata, soprattutto dalle associazioni sportive, all'educazione e alla formazione professionale dei giovani sportivi di alto livello, affinché il loro inserimento professionale non sia compromesso dalla carriera sportiva, al loro equilibrio psicologico e ai loro legami familiari nonché alla loro salute, segnatamente alla prevenzione del doping. Apprezza l'apporto delle associazioni ed organizzazioni che, nell'attività di formazione, rispondono a queste esigenze e offrono un contributo sociale prezioso.

13. Il Consiglio europeo esprime la sua preoccupazione in relazione alle transazioni commerciali che hanno per oggetto gli sportivi minorenni, prevenienti anche da paesi terzi, nella misura in cui non rispettano la vigente legislazione sul lavoro o mettono a repentaglio la salute e il benessere dei giovani sportivi. Invita le associazioni sportive degli Stati membri a compiere indagini su tali pratiche, a tenerle sotto controllo e, se del caso, a prevedere opportune misure di regolamentazione.

Contesto economico dello sport e solidarietà

14. Il Consiglio europeo ritiene che la proprietà o il controllo economico da parte di uno stesso operatore finanziario di varie società sportive che partecipano alle medesime competizioni in una stessa disciplina possa pregiudicare l'imparzialità della competizione. Se necessario, le federazioni sportive sono incoraggiate ad attuare dispositivi del controllo di gestione delle società.

15. La vendita dei diritti di ritrasmissione televisiva costituisce oggi una delle più importanti fonti di entrate per talune discipline sportive. Il Consiglio europeo ritiene che le iniziative prese per favorire la messa in comune, ai livelli appropriati e tenuto conto delle prassi nazionali, di una parte degli introiti provenienti da tale vendita, siano positive per attuare il principio della solidarietà tra tutti i livelli di pratica sportiva e tutte le discipline.

Trasferimenti

16. Il Consiglio europeo appoggia vivamente il dialogo fra il movimento sportivo, soprattutto le autorità calcistiche, le associazioni sportive professionistiche, la comunità e gli Stati membri, imperniato sull'evoluzione del regime dei trasferimenti tenendo conto delle esigenze specifiche dello sport nel rispetto del diritto comunitario.

 

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17. Le istituzioni comunitarie e gli Stati membri sono invitati a proseguire l'esame delle loro politiche, nel rispetto del trattato e in base alle rispettive competenze, secondo detti principi generali.

 

 

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ALLEGATO V

RISOLUZIONE DEL CONSIGLIO

E DEI RAPPRESENTANTI DEI GOVERNI DEGLI STATI MEMBRI RIUNITI IN SEDE DI CONSIGLIO

del 14 dicembre 2000

relativa al piano d’azione per la mobilità

 

IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA E I RAPPRESENTANTI DEI GOVERNI DEGLI STATI MEMBRI RIUNITI IN SEDE DI CONSIGLIO

PERSUASI che la creazione di un vero e proprio spazio europeo della conoscenza costituisce una priorità della Comunità europea e che è attraverso l’istruzione che gli Europei faranno proprie le differenze culturali condivise, su cui si fonda una cittadinanza europea e un’Europa politica.

CERTI che tale sentimento si basa sulla scoperta reciproca della nostra diversità e delle nostre complementarità e implica la moltiplicazione dei contatti personali e degli scambi di conoscenze ed esperienze.

CONVINTI che è dunque fondamentale intraprendere a favore dei giovani, degli studenti dell'insegnamento secondario e superiore, dei ricercatori, di qualsiasi persona che segua una formazione e degli insegnanti azioni concrete e condivise da tutti gli Stati membri; che è costruendo l’Europa dell’intelligenza che susciteremo un vero e proprio sentimento di appartenenza europea.

COSCIENTI che questa Europa della conoscenza è altresì una necessità economica; che, in un’economia internazionalizzata e sempre più basata sulla conoscenza, l’apertura alle culture straniere e la capacità di formarsi e lavorare in un contesto plurilingue sono essenziali per la competitività dell’economia europea.

CONVINTI che lo sviluppo della mobilità dei giovani, degli studenti dell'insegnamento secondario e superiore, dei ricercatori, di qualsiasi persona che segua una formazione e degli insegnanti in Europa costituisce pertanto un obiettivo politico fondamentale; che occorre un impegno e sforzi simultanei della Comunità europea e degli Stati membri.

RILEVANO che, per conseguire tale obiettivo, l’Europa beneficia già di un ricco patrimonio; al riguardo i programmi comunitari SOCRATE, LEONARDO da VINCI e GIOVENTÙ hanno costituito un progresso considerevole e svolgono un ruolo essenziale, destinato a divenire più rilevante con la seconda generazione di programma.

CONVINTI che occorra rendere più incisivo questo progresso; che anche se è in aumento, il numero di persone che effettuano una mobilità è ancora ridotto; che tra gli studenti ad esempio, riguarda solo una piccola percentuale; che sussistono importanti ostacoli: accesso ineguale alla formazione, ostacoli di carattere finanziario, difficoltà amministrative nei settori fiscale e della protezione civile, formalità di soggiorno complesse, svantaggi sotto il profilo dello status e della carriera.

 

OSSERVANO che il Consiglio europeo straordinario di Lisbona del 23 e 24 marzo 2000 ha riconosciuto l’urgenza di eliminare tali ostacoli e di promuovere la mobilità e che, nelle sue conclusioni, si invitano il Consiglio e la Commissione a definire "entro il 2000 i mezzi atti a promuovere la mobilità di studenti, docenti e personale preposto alla formazione e alla ricerca, sia utilizzando al meglio i programmi comunitari esistenti, eliminando gli ostacoli, sia mediante una maggiore trasparenza nel riconoscimento delle qualifiche e dei periodi di studio e formazione" (punto 26).

S’IMPEGNANO, per rispondere alla viva attesa dei loro concittadini, con l’appoggio della Commissione, ciascuno nel proprio settore e nel pieno rispetto del principio di sussidiarietà, ad adottare le disposizioni necessarie per eliminare gli ostacoli che si frappongono alla mobilità e a promuoverne lo sviluppo.

CONSIDERANO che la presente risoluzione, ben lungi dal pregiudicare il considerevole lavoro già intrapreso dalla Commissione e dal Consiglio per fornire il quadro giuridico adeguato alla promozione della mobilità, in particolare la proposta di raccomandazione sulla mobilità di cui si auspica una rapida azione, si prefigge al contrario di facilitare l’attuazione delle iniziative comunitarie in questo settore, suggerendo possibili azioni concrete. Tali azioni troveranno un'applicazione in stretta collaborazione con l’insieme degli attori e delle istituzioni interessate, in particolare le università, la cui mobilitazione costituisce un fattore essenziale di successo.

ACCOLGONO favorevolmente il piano d’azione per la mobilità riportato in allegato e presentato ai ministri dell’Istruzione alla Sorbona il 30 settembre 2000. Detto piano risponde a tre grandi obiettivi:

- definire e democratizzare la mobilità in Europa;

- promuovere le forme di finanziamento adeguate;

- accrescere la mobilità e migliorarne le condizioni.

Le misure indicate nel piano d’azione sono concepite come un "armamentario" di 42 misure riunite in 4 grandi capitoli, la cui portata e la cui combinazione mirano a individuare gli ostacoli cui si confrontano coloro che, ovunque si trovino, cercano di attuare un’azione di mobilità, e ad eliminare tali ostacoli.

Il primo capitolo riguarda le azioni volte a favorire la mobilità attraverso misure riguardanti la formazione delle persone che contribuiscano ad attuare la mobilità, a sviluppare il plurilinguismo e a rendere accessibili le informazioni utili.

Il secondo capitolo si riferisce al finanziamento della mobilità e cerca di individuare una serie di misure atte a rendere disponibili tutti i mezzi finanziari possibili.

Il terzo capitolo mira ad accrescere e migliorare la mobilità moltiplicando le forme che questa può rivestire e migliorando l’accoglienza e l’organizzazione dei calendari.

Infine, il quarto capitolo descrive le misure volte alla valorizzazione dei periodi di mobilità e al riconoscimento dell’esperienza acquisita.

 

PERSUASI che, se tutti gli Stati membri, con il contributo della Commissione, utilizzeranno, su base volontaria, le azioni del piano che, secondo loro, consentono di superare meglio gli ostacoli incontrati dai loro candidati alla mobilità, tutti saranno fin d’ora d’accordo nel considerare che le seguenti misure del piano d’azione rivestono una particolare importanza:

- sviluppare il plurilinguismo;

- istituire un portale che dia accesso alle diverse fonti di informazione europee sulla mobilità;

- riconoscere i periodi di mobilità nei cicli che consentono di conseguire un diploma;

- formare gli insegnanti e il personale amministrativo coinvolto affinché divengano veri e propri operatori della mobilità, in grado di consigliare, orientare ed elaborare progetti di mobilità;

- definire e adottare una carta di qualità che garantisca l’accoglienza dei cittadini di altri paesi che seguono corsi di formazione;

- redigere un inventario dei percorsi di mobilità e delle buone prassi esistenti in materia di scambi di studenti, di persone che seguono corsi di formazione e di formatori;

- articolare i finanziamenti della mobilità assicurati dall’Unione, dagli Stati membri e dalle collettività locali, dal settore pubblico e dal settore privato.

PROPONGONO che, nell'ambito dell’ordine del giorno ricorrente instaurato dal Consiglio nella risoluzione del 17 dicembre 1999 ( 1), e al fine di valutare regolarmente i progressi compiuti nella realizzazione degli obiettivi stabiliti, il Consiglio, in collaborazione con le altre istituzioni europee interessate, faccia sistematicamente il punto della situazione, in linea di massima ogni due anni.

RAMMENTANO che nel presente piano si individuano anche misure di portata più vasta che rientrano nell'ambito di un più ampio coordinamento in seno ai singoli Stati membri, nonché tra la Commissione e le amministrazioni degli Stati membri.

Secondo le conclusioni del Consiglio europeo straordinario di Lisbona, la presente risoluzione è presentata al Consiglio europeo di Nizza.

 

 

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ALLEGATO VI

 

RELAZIONE DELLA PRESIDENZA

SULLA POLITICA EUROPEA IN MATERIA DI SICUREZZA E DI DIFESA

 

Introduzione

Gli sforzi intrapresi dopo i Consigli europei di Colonia, Helsinki e Feira sono volti a dotare l'Unione europea dei mezzi necessari per svolgere appieno il suo ruolo sulla scena internazionale e a far sì che essa possa assumersi le proprie responsabilità nelle situazioni di crisi, integrando la gamma di strumenti di cui dispone già con una capacità autonoma di decisione e azione nel settore della sicurezza e della difesa. Dinanzi alle crisi la specificità dell'Unione consiste nella capacità di mobilitare un'ampia serie di mezzi e strumenti sia civili sia militari da cui deriva una capacità globale di gestione delle crisi e prevenzione dei conflitti al servizio degli obiettivi della politica estera e di sicurezza comune.

Sviluppando questa capacità autonoma di prendere decisioni e, ove la NATO non sia impegnata nel suo complesso, di lanciare e condurre operazioni militari dirette dell'Unione europea in risposta a crisi internazionali, l'Unione stessa sarà in grado di assolvere tutti i compiti di Petersberg definiti nel trattato sull'Unione europea: missioni umanitarie e di soccorso, attività di mantenimento della pace e missioni di unità di combattimento nella gestione di crisi, ivi comprese missioni tese al ristabilimento della pace. Ciò non comporta la creazione di un esercito europeo. Il coinvolgimento di mezzi nazionali da parte degli Stati membri in tali operazioni si basa sulla loro decisione sovrana. Per gli Stati membri interessati la NATO resta il fondamento della difesa collettiva dei suoi membri e continuerà a svolgere un ruolo importante nella gestione delle crisi. Lo sviluppo della PESD contribuirà a conferire vitalità ad un collegamento transatlantico rinnovato e si tradurrà inoltre in un vero partenariato strategico tra l'UE e la NATO per la gestione delle crisi nel rispetto dell'autonomia decisionale delle due organizzazioni.

Lo sviluppo della politica europea in materia di sicurezza e di difesa rafforza il contributo dell'Unione alla pace e alla sicurezza internazionali secondo i principi della Carta delle Nazioni Unite. L'Unione europea riconosce al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite la responsabilità primaria del mantenimento della pace e della sicurezza internazionali.

L'utilità della cooperazione tra l'Unione e le Nazioni Unite, nonché l'OSCE e il Consiglio d'Europa, che andrà di pari passo con lo sviluppo delle capacità dell'Unione riguardo alla gestione delle crisi e alla prevenzione dei conflitti, è stata sottolineata nel quadro dei lavori condotti sotto la Presidenza. In questo contesto il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha inoltre presentato una proposta volta ad instaurare una cooperazione più stretta fra l'UE e le Nazioni Unite. L'Unione europea si compiace a tale riguardo dei recenti contatti fra il Segretario generale delle Nazioni Unite, il Segretario Generale/Alto Rappresentante, la Presidenza e la troika dell'UE.

Lo sviluppo delle capacità europee di gestione delle crisi amplia la gamma di strumenti di risposta alle crisi di cui dispone la comunità internazionale. In particolare gli sforzi intrapresi consentiranno all'Europa di reagire con maggior efficacia e coerenza alle richieste poste da organizzazioni con funzioni guida, quali l'ONU o l'OSCE. Tale sviluppo è parte integrante del rafforzamento della politica estera e di sicurezza comune.

Nel presentare la presente relazione la Presidenza ha preso atto del fatto che la Danimarca ha ricordato il protocollo n. 5 allegato al trattato di Amsterdam sulla posizione di questo paese.

I. SVILUPPO DELLE CAPACITA' MILITARI E RAFFORZAMENTO DELLE CAPACITA CIVILI DI GESTIONE DELLE CRISI

1) Elaborazione dell'obiettivo primario e degli obiettivi di capacità militari fissati a Helsinki

La sfida principale a cui sono confrontati gli Stati membri è lo sviluppo di capacità militari che possono essere messe a disposizione dell'UE per gestire le crisi. In questo settore occorre concentrare gli sforzi degli Stati membri.

Dalla conferenza sull'impegno di capacità, svoltasi a Bruxelles il 20 novembre, è emerso che gli europei, con i loro contributi, sono in grado di soddisfare pienamente sul piano quantitativo le esigenze individuate in base ai diversi tipi di missioni di gestione delle crisi rientranti nell’obiettivo primario fissato ad Helsinki.

In quell'occasione gli Stati membri hanno altresì manifestato la volontà di adoperarsi nella misura necessaria per migliorare ulteriormente le loro capacità operativa al fine di soddisfare pienamente le necessità connesse ai compiti di Petersberg più impegnativi, in particolare quanto a disponibilità, schierabilità, sostenibilità nel tempo e interoperabilità. Per ciò che concerne gli obiettivi di capacità collettive gli Stati membri hanno convenuto di proseguire i loro sforzi nei settori del controllo e del comando, delle informazioni e dei trasporti strategici aerei e navali.

Il Consiglio ha approvato la dichiarazione di impegno di capacità militari, pubblicata al termine della sessione del 20 novembre, nonché l'istituzione di un meccanismo di valutazione delle capacità militari.

Esso consentirà all'UE di assicurare il follow-up e facilitare progressi verso la realizzazione degli impegni assunti in vista del raggiungimento dell'obiettivo primario, di riesaminare i suoi obiettivi se mutano le circostanze e di assicurare altresì la coerenza degli impegni assunti in sede UE e, per i paesi interessati, la coerenza con gli obiettivi approvati nel quadro della pianificazione della NATO e del processo di pianificazione e di revisione del partenariato per la pace. I documenti in cui figurano questi temi sono allegati alla presente relazione.

Negli incontri ministeriali con gli Stati europei membri della NATO non appartenenti all'Unione europea e altri paesi candidati all'adesione, seguiti alla conferenza suddetta, questi Stati hanno annunciato che verseranno ulteriori contributi in vista della loro partecipazione ad operazioni dirette dall'UE. Gli Stati membri accolgono con favore questo impegno che amplia e rafforza le capacità disponibili per operazioni di gestione delle crisi dirette dall'UE.

2) Definizione e messa in atto delle capacità dell'UE nel settore degli aspetti civili della gestione delle crisi

L'Unione europea ha portato avanti lo sviluppo delle capacità civili nei quattro settori prioritari fissati dal Consiglio europeo di Feira: polizia, rafforzamento dello stato di diritto, rafforzamento dell'amministrazione civile e della protezione civile. I lavori hanno privilegiato l'attuazione dell'obiettivo concreto in materia di polizia secondo cui gli Stati membri dovrebbero fornire, entro il 2003, 5000 agenti di polizia per le missioni internazionali, 1000 dei quali dovrebbero poter essere dispiegati in meno di 30 giorni. Un altro tema ha riguardato la definizione degli obiettivi concreti riguardo al rafforzamento dello stato di diritto. I lavori del Comitato per gli aspetti civili della gestione delle crisi hanno permesso di compiere progressi notevoli nell'elaborazione dell'obiettivo riguardante le capacità di polizia, che sono sfociati nella messa a punto di un metodo e di concetti di impiego delle forze. Si tratta ora di concretare l'impegno degli Stati membri con una richiesta di contributi volontari. È stata inoltre individuata l'esigenza di dotare il Segretariato generale del Consiglio di un know-how permanente in materia di polizia.

I lavori relativi al rafforzamento dello stato di diritto, seconda priorità determinata a Feira, consentiranno di definire in questo settore obiettivi concreti coerenti con lo sviluppo delle capacità di polizia dell'Unione europea. Il seminario su questo tema, svoltosi a Bruxelles il 25 ottobre, ha permesso di compiere le prime riflessioni e di abbozzare degli orientamenti per il prosieguo dei lavori in sede di Comitato per gli aspetti civili della gestione delle crisi. In tale contesto è stata costituita presso il Segretariato generale del Consiglio una base di dati per censire la capacità degli Stati membri in ordine al ripristino dei sistemi giudiziario e penitenziario.

Sono stati avviati lavori sulla cooperazione con l'ONU, l'OSCE e il Consiglio d'Europa che dovranno proseguire.

Il contributo degli Stati che non fanno parte dell'UE alle operazioni civili di gestione delle crisi dell'UE, in particolare le missioni di polizia, sarà esaminato in uno spirito positivo secondo modalità da definire.

In allegato figura un documento che illustra gli elementi essenziali dei lavori realizzati sugli aspetti civili della gestione delle crisi.

II. Creazione di strutture politiche e militari permanenti

Il processo avviato dopo il Consiglio europeo di Colonia è volto a far sì che l'Unione europea sia in grado di assumere la gestione delle crisi in tutti i suoi aspetti. Per svolgere appieno il suo ruolo sulla scena internazionale l'UE deve poter disporre della gamma completa degli strumenti richiesti da un approccio globale alla gestione delle crisi e, in particolare:

- sviluppare un approccio europeo coerente alla gestione delle crisi e alla prevenzione dei conflitti;

- assicurare la sinergia tra aspetti civili e militari della gestione delle crisi;

- assolvere all'intera serie dei compiti di Petersberg.

Per consentire all'Unione europea di assumere integralmente le sue responsabilità il Consiglio europeo decide di istituire gli organi permanenti politici e militari seguenti che dovranno essere pronti ad iniziare i lavori:

- Comitato politico e di sicurezza,

- Comitato militare dell'Unione europea,

- Stato maggiore dell'Unione europea.

Nell'allegato della presente relazione figurano i documenti che definiscono composizione, competenze e funzionamento di questi organi.

Il potenziamento delle risorse necessarie al funzionamento degli organi succitati, soprattutto dello Stato maggiore, dovrà essere attuato senza indugio.

Al fine di garantire l'efficacia e la coerenza nella gestione di una crisi relativamente agli aspetti civili e militari, si impone la messa a punto di un dispositivo che consenta l'uso sinergico degli strumenti civili e militari.

A questo riguardo si è preso atto con interesse di un documento (doc. 13957/1/00 REV 1 COR 1) presentato dal Segretario generale/Alto Rappresentante che delinea un quadro di riferimento. Inoltre il Segretariato generale del Consiglio ha diffuso un altro documento relativo alle procedure di gestione delle crisi e recante un allegato sul Centro di situazione. Esso sarà oggetto di un'analisi approfondita e, in seguito, di prove ed esercizi per essere eventualmente modificato alla luce dell'esperienza e, infine, convalidato.

Nel dispositivo di gestione delle crisi il CPS svolge un ruolo centrale nella definizione e nel follow-up della risposta dell'UE alle crisi. Il Segretario generale/Alto Rappresentante, che può presiedere il CPS, ha un ruolo d'impulso importante e contribuisce inoltre all'efficacia e alla visibilità dell'azione e della politica dell'Unione.

III. DISPOSIZIONI CHE CONSENTIRANNO, NELLA GESTIONE MILITARE DELLE CRISI DA PARTE DELL'UE, LA CONSULTAZIONE E LA PARTECIPAZIONE DEGLI STATI EUROPEI MEMBRI DELLA NATO NON APPARTENENTI ALL'UE E DI ALTRI PAESI CANDIDATI ALL'ADESIONE ALL'UNIONE EUROPEA

Il progetto dell'UE è aperto. Per una gestione efficace delle crisi l'Unione europea auspica di poter beneficiare dei contributi degli Stati europei membri della NATO non appartenenti all'UE e di altri paesi candidati all'adesione, in particolare quelli che hanno manifestato la volontà e la capacità di mobilitare mezzi congrui per partecipare ai compiti di Petersberg.

Questa impostazione aperta deve naturalmente rispettare il principio dell'autonomia di decisione dell'Unione europea.

Nel porre in atto le disposizioni concertate a Feira la Presidenza ha dato avvio e sviluppato un dialogo regolare e sostanziale sulla PESD con i paesi interessati. Dopo la conferenza sull'impegno delle capacità hanno così avuto luogo incontri a livello ministeriale il 21 novembre. Il dialogo si è altresì sviluppato a livello di iPSC, che ha tenuto riunioni plenarie il 27 luglio, 2 ottobre e 17 novembre, nonché riunioni di esperti militari per definire i contributi dei paesi terzi agli obiettivi di capacità. Queste consultazioni si sono aggiunte alle riunioni svoltesi a titolo del dialogo politico dell'Unione con i suoi partner.

Il documento sulle disposizioni concernenti gli Stati europei membri della Nato non appartenenti all'UE e altri paesi candidati all'adesione all'Unione europea è allegato al presente documento. In conformità degli impegni assunti, tali disposizioni consentiranno di consultare regolarmente questi Stati al di fuori dei periodi di crisi e di associarli nella misura più ampia possibile alle operazioni militari dirette dall'UE qualora sorga una crisi.

IV. INTESE PERMANENTI IN MATERIA DI CONSULTAZIONE E COOPERAZIONE UE/NATO

In base alle decisioni adottate dal Consiglio di Feira e in stretta consultazione con la NATO l'Unione europea ha proseguito sotto la Presidenza francese i lavori preparatori per instaurare una relazione permanente ed efficace tra le due organizzazioni. I documenti qui allegati relativi agli accordi sulla consultazione, la cooperazione e la trasparenza con la NATO e sulle modalità di accesso dell'UE ai mezzi e alle capacità della NATO (Berlin plus) sono il contributo dell'UE ai lavori relativi alle future intese tra le due organizzazioni. L'UE attende la reazione positiva della NATO per poter mettere in atto tali accordi con soddisfazione reciproca.

Le consultazioni e la cooperazione tra l'UE la NATO verteranno sulle questioni di interesse comune inerenti alla sicurezza, alla difesa e alla gestione delle crisi al fine di consentire la risposta militare più adeguata alle crisi e di garantirne la gestione efficace, nel pieno rispetto dell'autonomia decisionale delle due organizzazioni.

L'UE rammenta quanto consideri importanti l'utilizzazione, se necessario, della garanzia di accesso alle capacità di pianificazione e la presunzione di disponibilità di capacità e mezzi della Nato, previsti nel comunicato del vertice di Washington. Per la pianificazione operativa delle operazioni con il ricorso a mezzi e capacità della NATO l'Unione europea farà appello a quest'ultima. Quando l'Unione esaminerà le opzioni possibili per un'operazione, la messa a punto delle sue opzioni militari strategiche potrebbe comportare il contributo delle capacità di pianificazione della NATO.

L'UE sottolinea l'importanza di disposizioni appropriate che consentano l'accesso, per coloro che lo desiderano alle strutture dell'Alleanza allo scopo di facilitare, per quanto necessario, l'effettiva partecipazione di tutti gli Stati membri alle operazioni dirette dall'UE con il ricorso ai mezzi e alle capacità della NATO.

Gli incontri fra il Comitato politico e di sicurezza ad interim e il Consiglio atlantico, del 19 settembre e 9 novembre, hanno segnato una tappa decisiva nello sviluppo di una relazione di fiducia tra l'UE e la NATO. I lavori condotti nell'ambito dei gruppi ad hoc istituiti a Feira, nonché del gruppo di esperti in materia di capacità militari (HTF plus) hanno consentito di progredire nella trasparenza e nella cooperazione fra le due organizzazioni. L'accordo interinale in materia di sicurezza concluso dai due Segretari generali ha dato un impulso a questa relazione, autorizzando i primi scambi di documenti, e ha aperto la via a un accordo definitivo tra l'Unione europea e la NATO.

V. INTEGRAZIONE NELL'UE DELLE FUNZIONI PROPRIE DELL'UEO

L'Unione europea ha confermato l'intenzione di assumere la funzione di gestione delle crisi dell'UEO. A tale riguardo ha preso atto delle misure adottate dal Consiglio dei ministri dell'UEO a Marsiglia per stabilire quali conseguenze avranno le evoluzioni intervenute nell'ambito dell'UE per questa organizzazione.

Il Consiglio ha adottato le seguenti decisioni di massima relative all'integrazione nell'UE delle funzioni proprie dell'UEO nell'ambito dei compiti di Petersberg:

- creazione, sotto forma di agenzie di un "Centro satellitare" e di un "Istituto per gli studi sulla sicurezza" che incorporeranno gli elementi pertinenti delle attuali strutture corrispondenti dell'UEO;

- gestione diretta da parte dell'UE di una missione di cooperazione tecnica di polizia in Albania, che subentra al Multinational Advisory Police Element, di cui aveva affidato l'esecuzione all'UEO sulla base dell'articolo 17 del TUE. Il Consiglio ha preso atto della valutazione secondo cui la missione di sminamento in Croazia avrà raggiunto, nella forma attuale all'UEO, i propri obiettivi alla scadenza del suo mandato.

Il Consiglio ha inoltre convenuto di arricchire il dialogo transatlantico affidando all'Istituto per gli studi sulla sicurezza lo sviluppo di attività analoghe a quelle oggi svolte in seno al Foro transatlantico, secondo modalità da convenire intese a consentire la partecipazione a tali attività di tutti gli Stati interessati.

VI. ACCORDI SULLA CONSULTAZIONE E LA PARTECIPAZIONE DI ALTRI PARTNER POTENZIALI

A Feira è stato rammentato che la Russia, l'Ucraina, altri paesi europei con cui l'Unione intrattiene un dialogo politico ed altri paesi interessati, quali il Canada, potranno essere invitati a partecipare alle operazioni dirette dall'UE.

In tale prospettiva l'Unione propone di rafforzare il dialogo, la cooperazione e la consultazione sulle questioni concernenti la sicurezza e la difesa con i paesi interessati nel quadro degli accordi esistenti sulla base dei principi illustrati in appresso.

Nei periodi ordinari l'Unione provvederà a garantire scambi di informazioni sulle questioni connesse con la PESD e la gestione militare delle crisi mediante riunioni dedicate a tale argomento che si terranno, di norma, una volta a semestre a livello della troika del CPS. Riunioni supplementari saranno organizzate, se necessario, su decisione del Consiglio. In caso di crisi, all'atto di prendere in esame l'eventualità di un'operazione militare di gestione della crisi, tali consultazioni, condotte a livello di troika o dal Segretario generale/Alto Rappresentante, costituiranno il quadro che consentirà di procedere a scambi di vedute e a discussioni sull'eventuale partecipazione dei partner potenziali.

L'Unione europea ha già espresso il suo compiacimento per l'interesse manifestato dal Canada, paese con il quale si terranno consultazioni intensificate in periodi di crisi. La partecipazione del Canada rivestirà un interesse particolare in caso di operazioni dell'UE in cui si faccia appello ai mezzi ed alle capacità della NATO. A tale proposito, all'atto di esaminare in modo approfondito opzioni che facciano appello ai mezzi ed alle capacità della NATO, l'Unione accorderà speciale attenzione alla consultazione con il Canada.

I paesi che partecipano ad un'operazione potranno designare gli ufficiali di collegamento presso il personale addetto alla pianificazione e prendere parte, assieme a tutti gli Stati membri dell'UE, al Comitato dei contributori ed avranno, per quanto riguarda la gestione corrente dell'operazione, gli stessi diritti e gli stessi doveri degli altri Stati partecipanti.

Tali principi di massima lasciano impregiudicati i particolari meccanismi di consultazione e/o partecipazione eventualmente convenuti con alcuni dei paesi interessati. L'UE ha ad esempio adottato assieme alla Russia una dichiarazione comune relativa al rafforzamento del dialogo sulle questioni politiche e di sicurezza in Europa che prevede, in particolare, consultazioni specifiche sulle questioni riguardanti la sicurezza e la difesa.

VI. PREVENZIONE DEI CONFLITTI

I Consigli europei di Colonia, di Helsinki e successivamente di Feira hanno deciso che l'Unione deve assumersi pienamente le sue responsabilità in materia di prevenzione dei conflitti. A tal fine il Consiglio europeo di Feira ha invitato il Segretario Generale/Alto Rappresentante e la Commissione a presentare al Consiglio europeo di Nizza raccomandazioni concrete per migliorare la coerenza e l'efficacia dell'azione dell'Unione europea nel settore della prevenzione dei conflitti.

La relazione è stata presentata al Consiglio europeo, che ha accolto con soddisfazione le raccomandazioni concrete formulate dal Segretario generale/Alto Rappresentante e dalla Commissione ed ha posto l'accento sulla necessità di proseguire tali lavori.

VIII. MANDATO PER LA PRESIDENZA SUCCESSIVA

1. Sulla scorta della presente relazione la Presidenza svedese è invitata a proseguire, nell'ambito del Consiglio "Affari generali", in collaborazione con il Segretario generale/Alto Rappresentante, i lavori relativi allo sviluppo della politica europea in materia di sicurezza e di difesa e a mettere in atto le misure necessarie nei seguenti ambiti:

a) l'obiettivo è rendere l'UE rapidamente operativa. Una decisione a tal fine sarà adottata quanto prima dal Consiglio europeo nel corso del 2001 e, al più tardi, in occasione del Consiglio europeo di Laeken.

A tale proposito la Presidenza svedese è invitata a:

- adottare le misure necessarie per la messa in atto e la convalida del dispositivo di gestione delle crisi, ivi comprese le relative strutture e procedure;

- proseguire i colloqui con la NATO in vista dell'attuazione degli accordi tra l'UE e la NATO;

- presentare una relazione al Consiglio europeo di Göteborg.

b) verifica degli obiettivi di capacità militari e degli impegni contenuti nella dichiarazione d'impegno delle capacità militari, in particolare tramite la definizione delle modalità del meccanismo di verifica e di valutazione stabilite per grandi linee nel documento in appendice all'allegato alla presente relazione;

 

c) prosecuzione dei lavori avviati sugli aspetti civili della gestione delle crisi, fra cui lo sviluppo di una capacità di pianificazione e di conduzione di operazioni di polizia e una richiesta di contributi volontari in materia di polizia, nonché l'elaborazione di altri obiettivi concreti;

d) attuazione delle decisioni adottate al presente Consiglio europeo relative agli accordi permanenti con gli Stati europei membri della NATO non appartenenti all'UE ed i paesi candidati all'adesione e presentazione di proposte riguardanti le modalità di partecipazione dei paesi terzi agli aspetti civili della gestione delle crisi;

e) attuazione degli accordi sulla consultazione e la partecipazione di altri partner potenziali i cui principi sono definiti da questo Consiglio europeo;

f) creazione, sotto forma di agenzie in seno all'Unione europea, di un "Centro satellitare" (incaricato di gestire le immagini satellitari ed aeree) e di un "Istituto per gli studi sulla sicurezza", che incorporeranno gli elementi pertinenti delle attuali strutture corrispondenti dell'UEO;

g) individuazione dei possibili settori e delle modalità di cooperazione tra l'Unione europea e le Nazioni unite nella gestione delle crisi;

h) formulazione di proposte volte a migliorare la coerenza e l'efficacia dell'azione dell'Unione europea nel settore della prevenzione dei conflitti.

2. La Presidenza svedese è invitata a presentare al Consiglio europeo di Göteborg una relazione sui temi summenzionati.

 

 

 

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ALLEGATO I dell'ALLEGATO VI

 

DICHIARAZIONE DI IMPEGNO DI CAPACITÀ MILITARI

1. Dal Consiglio europeo di Colonia del giugno 1999 in poi, specie grazie ai lavori svolti dalle Presidenze finlandese e portoghese, lo sviluppo e la realizzazione dei mezzi e delle capacità civili e militari necessarie per consentire all'Unione di prendere decisioni sull'insieme delle missioni di prevenzione dei conflitti e di gestione delle crisi definite nel trattato sull'Unione ("compiti di Petersberg" ( 2)) e di attuarle, hanno rappresentato una delle priorità dell'Unione. Questa ha sottolineato al riguardo di avere la ferma intenzione di sviluppare una capacità autonoma di decidere e, là dove la NATO non è impegnata in quanto tale, di lanciare e di condurre operazioni militari sotto la direzione dell'Unione, in risposta a crisi internazionali. A tal fine gli Stati membri hanno deciso di sviluppare capacità militari più efficaci. Questo processo, condotto senza inutili duplicazioni, non implica la creazione di un esercito europeo. Questi sviluppi sono parte integrante del rafforzamento della politica estera e di sicurezza comune. L'Unione sarà in grado così di contribuire maggiormente alla sicurezza internazionale conformemente ai principi della Carta delle Nazioni Unite, della Carta dell'OSCE e dell'atto finale di Helsinki. L'Unione riconosce la responsabilità primaria del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite in materia di mantenimento della pace e della sicurezza internazionale.

2. Nel settore delle capacità militari, che vengono a completare gli altri strumenti a disposizione dell'Unione, al Consiglio europeo di Helsinki del dicembre 1999 gli Stati membri si sono prefissi l'obiettivo globale di essere in grado, di qui al 2003, di schierare nell'arco di 60 giorni e di mantenere per almeno un anno forze sino al livello di un corpo d'armata (60.000 uomini).

Tali forze dovrebbero essere militarmente autonome e provviste delle opportune capacità di comando, controllo e intelligence, nonché della logistica, di altre unità di supporto al combattimento e, all'occorrenza, anche di elementi aerei e navali.

A Helsinki gli Stati membri hanno inoltre deciso di sviluppare rapidamente obiettivi di capacità collettive nei settori del comando e del controllo, dell'intelligence e del trasporto strategico. Al Consiglio europeo di Feira del giugno 2000 l'Unione ha altresì incoraggiato i paesi candidati all'adesione all'Unione e gli Stati europei membri della NATO che non sono membri dell'Unione a contribuire al miglioramento delle capacità europee. I lavori intrapresi dopo il Consiglio europeo di Feira hanno permesso all'Unione di definire la gamma dei mezzi necessari per svolgere l'insieme dei compiti di Petersberg, compresi i più impegnativi. Hanno consentito di fare il punto delle esigenze dell'Unione in termini di capacità militari e di forze per conseguire l'obiettivo globale. Le esigenze individuate sono indicate in un catalogo delle capacità, per la cui elaborazione ci si è avvalsi, come convenuto al Consiglio europeo di Feira, delle competenze militari della NATO.

3. Il 20 novembre 2000, a Bruxelles, gli Stati membri hanno partecipato a una conferenza sull'impegno di capacità che ha permesso di raccogliere gli impegni nazionali concreti corrispondenti agli obiettivi militari di capacità fissati dal Consiglio europeo di Helsinki ( 3). In questa conferenza sono stati inoltre individuati una serie di settori in cui concentrare lo sforzo di potenziamento dei mezzi esistenti, di investimento o di sviluppo e coordinamento al fine di acquisire o migliorare progressivamente le capacità necessarie a un'azione autonoma dell'Unione. Gli Stati membri hanno reso noti i loro primi impegni al riguardo.

Questa conferenza costituisce la prima tappa di un processo impegnativo di rafforzamento delle capacità militari di gestione delle crisi da parte dell'Unione, che ha lo scopo di raggiungere l'obiettivo globale fissato per il 2003 e che proseguirà al di là di tale data per conseguire gli obiettivi di capacità collettive. Al Consiglio europeo di Helsinki gli Stati membri avevano infatti deciso anche di sviluppare rapidamente obiettivi di capacità collettive nei settori del comando e del controllo, dell'intelligence e del trasporto strategico, e si erano compiaciuti delle decisioni già annunciate da altri Stati membri in tal senso: - sviluppare e coordinare capacità militari di controllo e di tempestivo allarme;

- aprire gli attuali stati maggiori nazionali interforze ad ufficiali provenienti da altri Stati membri; - rafforzare le capacità di reazione rapida delle attuali forze europee multinazionali; - organizzare l'istituzione di un comando europeo di trasporto aereo; - aumentare il numero delle truppe rapidamente schierabili; - potenziare la capacità di trasporto strategico via mare. Questo sforzo sarà portato avanti. Resta infatti essenziale per la credibilità e l'efficacia della politica europea di sicurezza e di difesa che siano rafforzate le capacità militari di gestione delle crisi dell'Unione, affinché essa sia in grado di intervenire senza necessariamente far ricorso ai mezzi della NATO.

4. Nella conferenza sull’impegno di capacità, conformemente alle decisioni dei Consigli europei di Helsinki e di Feira, gli Stati membri si sono impegnati a offrire, su base volontaria, contributi nazionali corrispondenti alle capacità di reazione rapida necessarie per raggiungere l’obiettivo globale. Tali impegni sono stati riuniti in un catalogo, cosiddetto "catalogo delle forze", la cui analisi consente di affermare che nella prospettiva del 2003, conformemente all’obiettivo globale definito ad Helsinki, l’Unione sarà in grado di svolgere tutti i compiti di Petersberg, pur essendo necessario migliorare alcune capacità, sia sul piano quantitativo che qualitativo, al fine di ottimizzare le capacità a disposizione dell’Unione. In proposito i ministri hanno riaffermato il loro impegno a conseguire pienamente gli obiettivi definiti dal Consiglio europeo di Helsinki. A tale scopo, essi cercheranno di individuare al più presto le iniziative complementari che potranno porre in essere, su base nazionale o in cooperazione con dei partner, per rispondere alle esigenze riscontrate. Tali sforzi si aggiungeranno ai contributi già individuati. Per i paesi interessati essi si rafforzeranno reciprocamente con quelli intrapresi nel quadro dell’Iniziativa sulle capacità di difesa della NATO.

A) Le forze

Sul piano quantitativo, i contributi volontari annunciati dagli Stati membri consentono di rispondere pienamente all’obiettivo globale definito ad Helsinki (60.000 uomini schierabili nell'arco di 60 giorni, per almeno un anno di missione). Tali contributi, raccolti nel "catalogo delle forze", costituiscono un serbatoio di oltre 100.000 uomini e circa 400 aerei da combattimento e 100 navi, che consentono di soddisfare pienamente le esigenze individuate in base ai diversi tipi di missioni di gestione delle crisi che rientrano nell’obiettivo globale.

Fino al 2003, non appena gli organi politici e militari competenti dell’Unione saranno in grado di assicurare, sotto l’autorità del Consiglio, il controllo politico e la direzione strategica delle operazioni condotte dall’Unione, questa potrà progressivamente assumere alcuni compiti di Petersberg in funzione del potenziamento delle sue capacità militari. Tuttavia è stata individuata la necessità di migliorare ancora la disponibilità, la schierabilità, la sostenibilità nel tempo e l’interoperabilità delle forze al fine di soddisfare pienamente le necessità connesse ai compiti di Petersberg più impegnativi. Si dovrà inoltre compiere uno sforzo in settori specifici, quali l'equipaggiamento militare, comprese armi e munizioni, e i servizi di sostegno, compreso il settore sanitario, nonché la prevenzione dei rischi operativi e la protezione delle forze.

B) Le capacità strategiche

In materia di comando, controllo e comunicazione, gli Stati membri hanno offerto un numero soddisfacente di stati maggiori nazionali o multinazionali a livello strategico, operativo, di forze e di componenti. Tali offerte dovranno essere valutate successivamente sul piano qualitativo affinché l’Unione possa disporre, al di là di un eventuale ricorso alle capacità della NATO, di mezzi ottimali di comando e di controllo. L’Unione ha ricordato a questo riguardo come sia importante concludere rapidamente i lavori in corso sull’accesso alle capacità e ai mezzi della NATO. Lo Stato maggiore dell’Unione, che disporrà di una prima capacità operativa  nel corso dell’anno 2001, rafforzerà la capacità collettiva di tempestivo allarme dell’Unione e la doterà di una capacità di valutazione della situazione e di pianificazione strategica predecisionale.

In materia di informazione, oltre alle capacità di interpretazione d'immagine del Centro satellitare di Torrejon, gli Stati membri hanno offerto un certo numero di mezzi che possono contribuire alla capacità di analisi e di controllo della situazione dell’Unione. Essi hanno tuttavia rilevato che saranno necessari seri sforzi in questo settore per disporre in futuro di una maggiore intelligence di livello strategico.

Per quanto riguarda le capacità di trasporto strategico aereo e navale di cui dispone l’Unione, sono necessari miglioramenti al fine di garantire che l’Unione sia in grado di rispondere, quale che sia lo scenario, anche alle esigenze di una delle operazioni più impegnative nell’ambito dei compiti di Petersberg, come definito ad Helsinki.

5. Conformemente alle decisioni dei Consigli europei di Helsinki e di Feira sugli obiettivi di capacità collettive, gli Stati membri si sono inoltre impegnati a intraprendere iniziative a medio e a lungo termine al fine di migliorare ulteriormente le loro capacità, sia operative che strategiche. Gli Stati membri si sono impegnati a proseguire, segnatamente nel quadro delle riforme in corso in seno alle loro forze armate, le iniziative di rafforzamento delle loro capacità, nonché i progetti esistenti o in gestazione volti a porre in essere soluzioni multinazionali, anche nel settore dell'uso comune dei mezzi.

L'insieme di detti progetti riguarda

- il miglioramento dei risultati delle forze europee quanto a disponibilità, schierabilità, sostenibilità nel tempo e interoperabilità;

- lo sviluppo delle capacità "strategiche": mobilità strategica per inviare rapidamente le forze sul luogo dell’operazione; stati maggiori per comandare e controllare le forze nonché sistema informativo e di comunicazione associati; mezzi per fornire loro intelligence;

- il rafforzamento delle capacità operative essenziali nel quadro di un’operazione di gestione delle crisi; al riguardo sono stati individuati i mezzi di ricerca e di soccorso in condizioni operative, gli strumenti di difesa antimissile terra-terra, le armi di precisione, il supporto logistico, gli strumenti di simulazione.

Al riguardo, un aspetto positivo è dato dalla ristrutturazione delle industrie della difesa europee in corso in taluni Stati membri, in quanto essa favorisce lo sviluppo delle capacità europee. A titolo esemplificativo gli Stati membri interessati hanno ricordato i lavori da essi avviati su un certo numero di progetti essenziali che contribuiranno al rafforzamento delle capacità a disposizione dell’Unione: Future Large Aircraft (Airbus A 400M), navi per il trasporto marittimo, elicotteri per il trasporto delle truppe (NH 90). Alcuni Stati membri hanno inoltre annunciato di voler proseguire gli sforzi per dotarsi di equipaggiamento atto a rafforzare la sicurezza e l’efficacia dell’azione militare. Inoltre alcuni Stati membri si sono impegnati a fare passi avanti in materia di accesso garantito dell’Unione alle immagini satellitari, in particolare grazie allo sviluppo di nuove attrezzature satellitari, sia ottiche sia radar (Helio II, SAR Lupe e Cosmos skymed).

6. Al fine di garantire continuità all’iniziativa europea per il rafforzamento delle capacità, gli Stati membri hanno convenuto che è importante definire un meccanismo di valutazione che consenta di assicurare il follow-up e facilitare progressi verso la realizzazione degli impegni assunti in vista del raggiungimento dell'obiettivo globale, sia in termini quantitativi che qualitativi.

Questo meccanismo, le grandi linee del quale saranno approvate nel Consiglio europeo di Nizza, mira a dotare l'Unione di una capacità di valutazione e di follow-up dei propri obiettivi (fondata sulla Task force "Obiettivo primario") in base a un metodo di consultazione tra Stati membri. Per evitare duplicazioni si potranno, per quanto riguarda gli Stati membri interessati, utilizzare dati tecnici derivati dai meccanismi esistenti della NATO, quali il Comitato di pianificazione della difesa e il Processo di pianificazione e di verifica della difesa (PARP). Ciò avverrà, con il sostegno dello Stato maggiore dell'Unione (EUMS), tramite consultazioni tra esperti attraverso un gruppo istituito secondo il modello adottato per elaborare il catalogo delle capacità (HTF plus). Inoltre l'informazione e la trasparenza tra l'Unione e la NATO saranno garantite in maniera adeguata dal Gruppo "Capacità" istituito tra le due organizzazioni, che provvederà ad assicurare lo sviluppo coerente delle capacità dell'Unione e della NATO laddove esse si sovrappongono (in particolare quelle derivanti dagli obiettivi definiti al Consiglio europeo di Helsinki e dall'iniziativa sulle capacità di difesa della NATO).

Il meccanismo si ispirerà ai seguenti principi:

a) salvaguardia dell'autonomia decisionale dell'Unione, in particolare per quanto riguarda la definizione, la valutazione, il controllo e il follow-up degli obiettivi di capacità;

b) riconoscimento del carattere politico e volontario degli impegni assunti, il che significa che gli Stati membri sono responsabili degli eventuali adattamenti apportati agli impegni a seguito della valutazione fatta;

c) trasparenza, semplicità e chiarezza, in particolare per consentire il raffronto degli impegni assunti dai vari Stati membri;

d) regolarità e continuità della valutazione dei progressi compiuti, in base a rapporti che permettano ai ministri di prendere le decisioni appropriate;

e) flessibilità necessaria per adattare gli impegni alle nuove esigenze.

Per quanto riguarda le relazioni con la NATO:

Le intese in materia di trasparenza, cooperazione e dialogo tra l'Unione e la NATO dovrebbero essere definite nel documento relativo alle intese permanenti UE/NATO. Il meccanismo di valutazione terrà inoltre conto dei seguenti principi:

f) necessità per i paesi interessati di assicurare la coerenza tra gli impegni assunti nel quadro dell'Unione e gli obiettivi primari approvati nell'ambito del Comitato di pianificazione della difesa della NATO e del PARP;

g) necessità di un reciproco rafforzamento tra gli obiettivi di capacità dell'Unione e quelli derivanti, per i paesi interessati, dall'Iniziativa sulle capacità di difesa della NATO;

h) esigenza di evitare inutili duplicazioni delle procedure e delle richieste di informazioni.

Per quanto riguarda le relazioni con i paesi terzi:

i) il meccanismo terrà conto dei contributi degli Stati europei membri della NATO che non fanno parte dell'Unione e dei paesi candidati all'adesione, per consentire la valutazione dei rispettivi impegni complementari che contribuiscono al miglioramento delle capacità europee e per facilitarne l'eventuale partecipazione a operazioni condotte dall'Unione in conformità delle decisioni di Helsinki e di Feira.

All'analisi delle attività svolte in seno all'Unione, su cui sarà riferito al Consiglio, parteciperà l'EMUE nell'ambito del proprio mandato.

* * *

Gli Stati membri si sono compiaciuti del fatto che, rispondendo all'invito loro rivolto dal Consiglio europeo di Feira, i paesi candidati all'adesione e gli Stati europei membri della Nato, in vista delle riunioni ministeriali del 21 novembre, abbiano manifestato l'intenzione di contribuire al miglioramento delle capacità europee sotto forma di impegni complementari.

 

I contributi, che sono stati raccolti nelle riunioni ministeriali del 21 novembre 2000, amplieranno la gamma delle capacità disponibili per le operazioni condotte dall'Unione, consentendo così il rafforzamento ottimale delle capacità d'intervento dell'Unione nel modo più adeguato alle circostanze. Saranno accolti come validi contributi che si aggiungono alle capacità offerte dagli Stati membri. Gli Stati membri hanno convenuto di sottoporre tali contributi ad una valutazione condotta in cooperazione con gli Stati interessati in base ai criteri adottati per gli Stati membri .

 

 

 

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Appendice dell'ALLEGATO I dell'ALLEGATO VI

CONSEGUIMENTO DELL'OBIETTIVO PRIMARIO

MECCANISMO DI VALUTAZIONE DELLE CAPACITA' MILITARI

INTRODUZIONE

1. Il Consiglio europeo di Helsinki del 10-11 dicembre 1999 ha deciso di proseguire il conseguimento degli obiettivi di capacità (un obiettivo primario e obiettivi di capacità collettive nei settori del controllo e del comando, delle informazioni e dei trasporti strategici) per essere in grado di svolgere l'insieme dei compiti di Petersberg conformemente al trattato di Amsterdam, compresi i più ambiziosi.

2. Il Consiglio europeo ha incaricato inoltre il Consiglio "Affari generali" di elaborare gli obiettivi inerenti alle priorità e alle capacità nonché "un sistema di consultazione grazie al quale tali obiettivi potranno essere raggiunti e salvaguardati; detto sistema permetterà a ciascuno Stato membro di definire il contributo nazionale corrispondente al suo impegno e alla sua volontà politica nei riguardi degli obiettivi sopramenzionati, valutando periodicamente i progressi compiuti."

3. Il Consiglio europeo di Santa Maria da Feira ha preso atto dei progressi compiuti e ribadito quanto sia "importante istituire un meccanismo di verifica per valutare i progressi compiuti nel conseguimento di detti obiettivi."

 

PROGRESSI COMPIUTI DOPO HELSINKI

4. Dopo Helsinki

a) gli esperti militari degli Stati membri hanno elaborato l'obiettivo primario e, assistiti eventualmente dagli esperti della NATO, hanno specificato quantitativamente e qualitativamente un serbatoio o "catalogo delle forze" necessarie all'espletamento dell'intera gamma dei compiti di Petersberg prospettati. Gli Stati membri hanno annunciato i propri contributi nazionali ed individuato i settori in cui è ancora necessario progredire per ottemperare totalmente ai requisiti dei compiti di Petersberg più ambiziosi;

b) gli Stati membri hanno assunto impegni sul piano dei mezzi esistenti e delle misure per colmare le lacune ancora restanti nella conferenza sull'impegno delle capacità del 20 novembre 2000;

c) si è tenuto conto dei contributi in termini di capacità e di forze dei membri europei della NATO che non sono Stati membri dell'UE e dei paesi candidati all'adesione all'UE che sono stati accolti come validi contributi complementari al miglioramento delle capacità militari europee.

OBIETTIVI DEL MECCANISMO DI VERIFICA DELL'UE

5. Dando seguito all'elaborazione dell'obiettivo primario enunciato in un catalogo particolareggiato delle capacità necessarie e all'annuncio degli impegni nazionali intesi a fornirle, il meccanismo di valutazione prospettato a Helsinki deve essere specificato più a fondo. Si prefigge tre obiettivi specifici:

a) consentire all'UE di proseguire e agevolare i progressi verso la realizzazione degli impegni assunti al fine di conseguire l'obiettivo generale sul piano quantitativo e sul piano qualitativo;

b) consentire all'UE di valutare e, se del caso, rivedere gli obiettivi di capacità, fissati per soddisfare i requisiti dell'intera gamma dei compiti di Petersberg a seconda delle mutate circostanze;

c) contribuire alla coerenza tra gli impegni assunti nell'ambito dell'UE e, per i paesi interessati, gli obiettivi primari approvati nell'ambito della programmazione della NATO o del partenariato per la pace (PARP).

Come concordato a Helsinki, gli Stati membri interessati faranno uso delle attuali procedure di programmazione della difesa, comprese eventualmente quelle disponibili nell'ambito della NATO, nonché del processo di programmazione e di revisione (PARP) del partenariato per la pace.

 

PRINCIPI

6. Il sistema di consultazione e il processo di valutazione sui quali si è convenuto a Helsinki devono rispettare i seguenti principi:

a) salvaguardia dell'autonomia decisionale dell'UE, in particolare per quanto riguarda la definizione, la valutazione, il controllo e il follow-up degli obiettivi di capacità;

b) riconoscimento del carattere politico e volontario degli impegni assunti, il che significa che gli Stati membri sono responsabili degli eventuali adattamenti apportati agli impegni a seguito della valutazione fatta;

c) trasparenza, semplicità e chiarezza, in particolare per consentire il raffronto degli impegni assunti dai vari Stati membri;

d) regolarità e continuità della valutazione dei progressi compiuti, in base a rapporti che permettano ai ministri di prendere le decisioni appropriate;

e) flessibilità necessaria per adattare gli impegni alle nuove esigenze.

 

Per quanto riguarda le relazioni con la NATO:

le intese in materia di trasparenza, cooperazione e dialogo tra l'UE e la NATO sono definite nel documento relativo alle intese permanenti UE/NATO. Il meccanismo di valutazione terrà inoltre conto dei seguenti principi:

f) necessità per i paesi interessati di assicurare la coerenza degli impegni assunti in sede UE con gli obiettivi primari approvati nel quadro della pianificazione della NATO o del PARP;

g) necessità di un reciproco rafforzamento tra gli obiettivi di capacità dell'UE e quelli derivanti, per i paesi interessati, dall'iniziativa sulle capacità di difesa della NATO;

h) esigenza di evitare inutili doppioni dei processi e delle informazioni richieste.

 

Per quanto riguarda le relazioni con i paesi terzi:

i) il meccanismo terrà conto dei contributi degli Stati europei membri della NATO che non fanno parte dell'UE e dei paesi candidati, per consentire la valutazione dei rispettivi impegni complementari che contribuiscono al miglioramento delle capacità europee e per facilitare la loro eventuale partecipazione a operazioni condotte dall'UE in conformità delle decisioni di Helsinki e di Feira.

 

PROCESSO DI VALUTAZIONE DELL'UE: COMPITI

7. I progressi compiuti dopo Helsinki rappresentano le fasi iniziali di un'operazione di programmazione e di valutazione che sarà svolta periodicamente.

Il processo continuerà a basarsi sul sistema applicato con successo nell'elaborazione iniziale dell'obiettivo primario, segnatamente la partecipazione di esperti degli Stati membri e della NATO attraverso i gruppi di esperti basati sulle formazioni Task Force "Obiettivo primario" e Task Force "Obiettivo primario plus" (HTF HTF plus). In tale processo l'EUMS contribuirà all'elaborazione, valutazione e revisione degli obiettivi di capacità conformemente al suo mandato.

Tutti i lavori saranno oggetto di relazioni al Comitato militare dell'UE che formulerà eventualmente raccomandazioni al CPS.

Il meccanismo dell'UE si articola nei seguenti compiti principali:

a) individuazione degli obiettivi di capacità dell'UE per la gestione militare delle crisi.

Si valuteranno e eventualmente rivedranno gli obiettivi inizialmente fissati dal Consiglio europeo di Helsinki. Nuovi obiettivi di capacità e il calendario adeguato saranno stabiliti dal Consiglio europeo quando riterrà necessario rispecchiare le decisioni politiche dell'UE nello sviluppo della PESD.

b)

Follow-up, sotto la direzione del Comitato militare dell'UE, di un "catalogo" delle forze e delle capacità necessarie derivanti da tali obiettivi. Detto follow-up sarà effettuato per mezzo della preparazione e dell'analisi di ipotesi e di scenari di programmazione da parte di un gruppo di lavoro di esperti nazionali, coadiuvati dallo stato maggiore dell'UE (la HTF) che si avvarrà delle conoscenze specifiche della NATO per il tramite di un gruppo di esperti basato sulla formazione HTF plus.

c) Identificazione e armonizzazione dei contributi nazionali in base alle capacità necessarie. Questo compito è stato inizialmente svolto all'atto della conferenza ministeriale sull'impegno di capacità del mese di novembre 2000, che era stata preceduta da un processo continuativo sotto la direzione dell'EUMC che ha comportato il rilevamento delle offerte iniziali degli Stati membri, l'esame delle stesse in termini quantitativi e qualitativi, l'identificazione dei fabbisogni non interamente soddisfatti, nonché il rilevamento delle offerte supplementari. I contributi nazionali dovranno essere nuovamente valutati e armonizzati alla luce delle revisioni dei fabbisogni concordati. Per quanto concerne i paesi interessati, ciò dovrà essere realizzato in maniera da assicurare la coerenza con la pianificazione della difesa (DPP) e con il Processo di pianificazione e di revisione della difesa (PARP).

d) Esame quantitativo e qualitativo dei progressi verso la realizzazione degli impegni nazionali in precedenza concordati, compresi i fabbisogni in materia di interoperabilità delle forze (C3, esercizi, addestramento, equipaggiamento) ( 4) e le norme in materia di disponibilità delle forze. Tale valutazione sarà effettuata dal Comitato militare dell'UE sulla scorta dei lavori particolareggiati del Gruppo di esperti (HTF) coadiuvato, per quanto necessario, dalla NATO per il tramite del Gruppo di esperti basato sulla formazione HTF plus. Il Comitato militare dell'UE dovrà identificare eventuali carenze e formulare al CPS raccomandazioni in merito alle misure atte ad assicurare la congruità degli impegni assunti dagli Stati membri con i fabbisogni.

e) Se necessario, modifica degli impegni nazionali.

PROCESSO DI VALUTAZIONE DELL'UE: MECCANISMI

8. Alla luce della positiva esperienza acquisita nel quadro dei lavori svolti successivamente a Helsinki al fine di elaborare gli obiettivi di capacità, le formazioni di esperti militari, segnatamente quelli delle capitali, assistiti dallo stato maggiore dell'UE, e quelli della NATO/SHAPE e dello stato maggiore internazionale (basate sulle forme HTF e HTF plus) dovranno essere in grado di proseguire le loro attività su base regolare, al fine, tra l'altro:

- di consentire lo scambio delle informazioni necessarie (in particolare provenienti dal DPP e dal PARP per gli Stati membri interessati e allo scopo di evitare inutili sovrapposizioni);

- di fornire una valutazione tecnica dei progressi realizzati per quanto concerne gli impegni, ivi comprese le questioni qualitative quali la disponibilità, gli standard e l'interoperabilità.

Il Comitato militare dell'UE trarrà le sue conclusioni dagli scambi a livello di esperti, per sottoporre le raccomandazioni adeguate al CPS.

9. Un gruppo sulle capacità UE-NATO, basato sul Gruppo ad hoc creato dal Consiglio europeo di Feira, prenderà misure per assicurare uno sviluppo coerente delle capacità dell'UE e della NATO nei settori in cui esse si sovrappongono (in particolare quelle scaturenti dall'obiettivo primario dell'UE e dell'iniziativa della NATO sulle capacità di difesa ( 5)). Detto gruppo parteciperà alla trasparenza, allo scambio di informazioni e al dialogo tra le due organizzazioni.

Esso contribuirà a promuovere:

- lo scambio di informazioni in merito alle questioni relative alle capacità;

- una comprensione reciproca in merito allo stato delle loro capacità rispettive;

- una visione d'insieme della coerenza tra gli obiettivi dell'UE e, per i paesi interessati, quelli scaturenti dai processi di programmazione della NATO, compresa la programmazione della difesa e il PARP;

- la discussione tra esperti sulle questioni qualitative quali la disponibilità, gli standard e l'interoperabilità.

Spetterà agli Stati membri interessati, nonché all'UE e alla NATO, trarre le appropriate conclusioni dai lavori del Gruppo.

RELAZIONI CON I PAESI TERZI

10. I contributi supplementari degli Stati europei membri della NATO non appartenenti all'UE e altri paesi candidati all'adesione all'UE saranno presi in considerazione e accolti come validi contributi complementari al miglioramento delle capacità militari europee. Detti contributi saranno esaminati, in collegamento con gli Stati interessati, in base ai medesimi criteri seguiti per i contributi degli Stati membri.

Potranno anche essere stilate relazioni all'interno della struttura unica di consultazione che comprende gli Stati non membri dell'UE.

11. La determinazione di un calendario particolareggiato sarà esaminata successivamente, tenendo conto della necessità, per gli Stati interessati, di garantire la coerenza con le discipline di programmazione della NATO. In linea di massima il meccanismo sopra descritto darà luogo, per lo meno ogni sei mesi, a relazioni al Consiglio in merito ai progressi compiuti verso la realizzazione degli obiettivi di capacità. Almeno nella fase iniziale, il meccanismo dell'UE potrebbe richiedere da parte dei Ministri della difesa una sorveglianza relativamente frequente dei progressi concernenti gli impegni collettivi e nazionali, per garantire la realizzazione dell'obiettivo primario entro il 2003. Viceversa, non dovrebbe essere necessaria una valutazione completa di tutti gli elementi del processo dell'obiettivo primario. Le modalità di questo meccanismo di valutazione delle capacità militari, che dovranno essere precisate nel corso della prossima presidenza, potranno inoltre essere oggetto di riesame in base all'esperienza acquisita.

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ALLEGATO II dell'ALLEGATO VI

 

RAFFORZAMENTO DELLE CAPACITÀ DELL'UNIONE EUROPEA

NEL SETTORE DEGLI ASPETTI CIVILI DELLA GESTIONE DELLE CRISI

 

I. INTRODUZIONE

Per essere in grado di rispondere efficacemente alle sfide poste dalla gestione delle crisi, l'Unione europea, nel quadro dell'attuazione della politica europea di sicurezza e di difesa, si è impegnata a rafforzare e migliorare le sue capacità di azione, compresi gli aspetti civili della gestione delle crisi. In tale prospettiva, il Consiglio europeo di Santa Maria da Feira ha identificato la polizia, il rafforzamento dello stato di diritto, il rafforzamento dell'amministrazione civile e della protezione civile, come i quattro assi su cui concentrare gli sforzi in via prioritaria affinché l'Unione possa dotarsi di capacità concrete da utilizzare nel quadro di operazioni condotte dalle principali organizzazioni internazionali, quali le Nazioni Unite o l'OSCE, o nel quadro di missioni autonome condotte dall'UE.

Mediante la sua azione in tali settori l'Unione potrà rafforzare il suo contributo alla prevenzione dei conflitti e alla gestione delle crisi, in conformità dei principi della Carta delle Nazioni Unite.

Sulla base delle raccomandazioni del Consiglio europeo di Santa Maria da Feira, il Comitato per gli aspetti civili della gestione delle crisi, istituito mediante decisione del Consiglio del 22 maggio 2000, ha svolto i suoi lavori dando la priorità all'attuazione dell'obiettivo concreto in materia di polizia. Esso si è occupato del rafforzamento dello stato di diritto nella prospettiva della definizione di obiettivi concreti in questo settore. Un incontro con rappresentanti dell'ONU, dell’OSCE e del Consiglio d'Europa è stato organizzato al fine in particolare di identificare i settori e i principi di cooperazione con tali organizzazioni.

Il presente documento espone gli elementi essenziali dei lavori compiuti dal Comitato per gli aspetti civili della gestione delle crisi.

II. CAPACITÀ DI POLIZIA

A Feira gli Stati membri, collaborando su base volontaria, si sono impegnati a poter fornire entro il 2003 fino a 5000 agenti di polizia, di cui 1000 in grado di essere dispiegati entro 30 giorni, per le missioni internazionali nel contesto dell'intera gamma delle operazioni di prevenzione dei conflitti e di gestione delle crisi.

Al fine di realizzare tale obiettivo concreto, il Comitato per gli aspetti civili della gestione delle crisi ha definito un metodo che consente di raggiungere gli obiettivi scaglionati nel tempo e di mantenerli grazie a contributi su base volontaria. È stato convenuto che il presente documento servirà di base per i lavori delle successive Presidenze.

 

Nel quadro di questo metodo sono state definite quattro fasi:

· Elaborazione di opzioni generiche di pianificazione e determinazione delle missioni che ne derivano.

· Definizione delle capacità necessarie per realizzare le missioni identificate.

· Appello agli Stati membri affinché contribuiscano e facciano un inventario delle capacità offerte.

· Eventuali misure per garantire il seguito degli obiettivi concreti.

I lavori del Comitato, che hanno seguito un approccio pragmatico, hanno consentito in questo modo di meglio definire i principi su cui si fonda l'impostazione dell'Unione in materia di aspetti di polizia nella gestione delle crisi, nonché di studiare i concetti di impiego delle forze di polizia europee e di compiere significativi progressi verso l'identificazione della gamma delle capacità necessarie.

1. Principi guida

Sono stati individuati i seguenti principi guida:

1) L'intera gamma delle missioni: l'Unione europea deve essere in grado di svolgere tutte le missioni di polizia, da quelle di consulenza, di assistenza o di formazione a quelle di sostituzione delle polizie locali. Gli Stati membri dispongono a questo scopo di tutta la gamma delle capacità di forze di polizia necessarie, che devono poter essere utilizzate in modo complementare pur tenendo conto delle loro specificità.

Si terrà conto del particolare quadro di impiego delle forze di polizia degli Stati membri e del tipo di competenza di polizia che essi possono fornire. La diversità delle forze di polizia nell'ambito degli Stati membri costituisce un elemento prezioso per quanto consente all'Unione europea di compiere un'ampia gamma di missioni di polizia.

2) Missioni chiare e un mandato adeguato: ai fini del dispiegamento delle forze di polizia dell'Unione europea sono necessarie direttive chiaramente definite per quanto concerne i compiti e le prerogative, nonché un adeguato mandato.

3) Approccio integrato: l'azione dell'Unione europea nel quadro delle missioni dette di Petersberg necessita di una stretta sinergia tra la componente militare e quella civile (polizia, stato di diritto, amministrazione civile, protezione civile). La componente militare e quella civile devono quindi, se necessario, far parte di un processo di pianificazione integrata ed essere utilizzate in loco in maniera strettamente coordinata, in condizioni che tengano conto dei vincoli relativi al ricorso alle forze di polizia degli Stati membri.

 

4) Stretto coordinamento con le organizzazioni internazionali: l’Unione europea si adopererà affinché i propri sforzi e quelli delle Nazioni Unite, dell'OSCE e del Consiglio d'Europa siano coerenti e in grado di rafforzarsi reciprocamente senza sovrapporsi. L'Unione europea terrà conto in particolare delle raccomandazioni del rapporto del comitato speciale sulle operazioni di pace delle Nazioni Unite ("rapporto Brahimi").

2. Concetti di impiego delle forze di polizia

Per individuare le capacità richieste sono stati elaborati due concetti generici, fondati su esperienze recenti, in Guatemala, Croazia, Albania, a Mostar e in Salvador, come pure in Bosnia-Erzegovina, a Timor orientale e in Kosovo: rafforzare le polizie locali e sostituirsi alle polizie locali.

Il rafforzamento delle capacità di polizia locale svolge una funzione essenziale, in materia di prevenzione dei conflitti, di gestione delle crisi e di riabilitazione dopo i conflitti. In tale contesto, gli elementi delle forze di polizia dell'Unione europea sono incaricati di condurre essenzialmente azioni di addestramento, formazione, assistenza, controllo o consulenza: si tratta di riportare le capacità e i comportamenti delle polizie locali a standard conformi alle norme internazionali, in particolare in materia di diritti umani, e di rafforzare la loro efficacia. Il ricorso a personale di polizia altamente qualificato consentirà di dare continuità a tali missioni e la formazione impartita dovrebbe poter coprire l'intera gamma delle attività di polizia e rivolgersi a tutti i livelli.

Nel quadro della seconda funzione, la forza di polizia dell'Unione europea opera in sostituzione delle polizie locali, soprattutto in mancanza di strutture locali. Una situazione di crisi complessa di tipo Kosovo può quindi articolarsi in tre fasi:

- una fase iniziale di intervento a carattere essenzialmente militare, che consenta di garantire il controllo globale del terreno;

- una fase di transizione, incentrata sul ripristino della sicurezza pubblica, come condizione primaria per il ritorno alla vita normale;

- una fase di uscita dalla crisi, che corrisponde alla ricostruzione civile ed al ripristino progressivo del buon funzionamento delle istituzioni locali.

In tale contesto, le componenti militare e di polizia di un'operazione di gestione di crisi devono far parte di un processo di pianificazione integrata per compiere tali operazioni, al fine di contribuire a garantire il carattere efficace e coerente della risposta globale dell'UE. Il compito principale delle forze di polizia, che dovrebbero essere insediate al più presto, è contribuire al ripristino della sicurezza pubblica (mantenimento dell'ordine pubblico, protezione dei beni e delle persone). Si tratta di lottare contro le violenze, ridurre le tensioni, appianare i contenziosi a tutti i livelli, in particolare agevolando la riattivazione degli organi giudiziari e dei servizi carcerari.

Nelle missioni di sostituzione le forze di polizia internazionale svolgono funzioni esecutive. Funzioni di questo tipo possono essere svolte da tutte le forze di polizia dell'UE. In certi casi può risultare necessario schierare rapidamente unità integrate di polizia, flessibili ed interconnesse, sulla base di una cooperazione tra vari Stati membri. Nel rispetto delle proprie norme e legislazioni nazionali, tali forze di polizia possono essere poste temporaneamente sotto la responsabilità dell'autorità militare incaricata di garantire la protezione delle popolazioni.

In vista del ripristino più rapido possibile delle funzioni della polizia locale, l'Unione europea apporterà inoltre parallelamente, se necessario, il suo sostegno nei settori dell'addestramento, della consulenza, dell'assistenza e della formazione in materia di polizia.

3. Capacità necessarie

Le due funzioni summenzionate (rafforzamento e sostituzione delle forze di polizia locali) fanno appello a tutti i corpi di polizia rappresentati negli Stati membri (n.b. nel presente testo, il termine "forze di polizia" comprende la polizia con statuto civile e quella con statuto militare del tipo della "gendarmerie"). È stato constatato che le polizie europee hanno sviluppato al loro interno svariate competenze, fondate su criteri professionali omogenei, che possono essere utilizzate in varie fasi della gestione delle crisi.

Più precisamente, nel quadro di missioni di rafforzamento delle polizie locali, le capacità richieste riguardano tra l'altro i seguenti settori:

- Controllo e consulenza quotidiana e a stretto contatto con le attività delle polizie locali, compreso il settore della polizia giudiziaria. Tale attività può estendersi alle raccomandazioni di riorganizzazione delle strutture di polizia.

- Formazione del personale di polizia secondo le norme internazionali, sia del personale ad alto livello che di quello addetto alle mansioni esecutive. Si riserverà un'attenzione particolare, se necessario, alla formazione in materia di deontologia professionale e di diritti umani.

- Formazione di istruttori segnatamente attraverso programmi di cooperazione.

Nell'ambito delle missioni di sostituzione, le capacità richieste riguardano tra l'altro i seguenti settori:

- sorveglianza pubblica, il controllo del rispetto delle norme, attività di polizia di frontiera e l'informazione generale;

- la polizia giudiziaria, responsabile della constatazione delle infrazioni, della ricerca degli autori e della loro consegna alle autorità giudiziarie competenti;

- la protezione delle persone e dei beni e il mantenimento dell'ordine in caso di disordini sulla pubblica via. In tale contesto deve essere preso in considerazione il rischio che la situazione sfugga di mano e si renda necessario il sostegno di forze militari.

 

Per sviluppare le capacità necessarie per svolgere i due tipi di missioni, sono state individuate le seguenti esigenze prioritarie:

- mantenimento e sviluppo della banca dati relativa alle capacità di polizia, elaborata mediante il meccanismo di coordinamento stabilito dal Consiglio europeo di Helsinki;

- scambio di informazioni tra Stati membri attraverso una rete di punti di contatto;

- definizione quantitativa e qualitativa delle capacità di polizia da utilizzare a seconda delle varie opzioni considerate;

- messa a punto di documenti generali, sulla scorta dei lavori delle Nazioni Unite, che definiscano le missioni di polizia (regole per la mobilitazione della forza, procedure operative standard, quadro giuridico, ecc.);

- pianificazione delle esigenze logistiche per l'attuazione rapida di operazioni di polizia internazionale, per la loro integrazione nel processo generale di pianificazione nonché per il sostegno logistico per tutta la durata della missione (attrezzature, personale, ecc.);

- proseguimento della cooperazione tra Stati membri nel settore dell'addestramento alle missioni di polizia;

- identificazione di elementi precursori (advance teams, capacità di inquadramento stand-by e capacità logistiche) per operazioni di polizia dell'UE;

- interfaccia con le strutture militari.

L'azione dell'Unione in materia di polizia deve integrarsi, sin dalla fase di pianificazione, nell'ambito di un dispositivo coerente e globale di gestione delle crisi. Ciò significa dotare al più presto il Segretariato Generale del Consiglio di un know-how permanente in materia di polizia. Lo sviluppo di una capacità di pianificazione e realizzazione di operazioni di forze di polizia è stata oggetto di lavori preliminari nel quadro di uno studio dettagliato sulla fattibilità e le implicazioni di missioni autonome di polizia dell'UE.

III. RAFFORZAMENTO DELLO STATO DI DIRITTO

Conformemente alle raccomandazioni di Feira, particolare attenzione è stata dedicata a rendere più efficaci le missioni di polizia tramite azioni parallele volte a potenziare e ripristinare i sistemi giudiziario e penitenziario locali.

In tale contesto è stata costituita una base di dati per censire la capacità degli Stati membri di mettere a disposizione personale specializzato in campo giudiziario e penale. Questo strumento, regolarmente aggiornato attraverso il meccanismo di coordinamento, costituisce un primo passo verso la definizione di obiettivi concreti in questo settore.

 

Il 25 ottobre 2000 si è tenuto un seminario sul tema "Il rafforzamento dello stato di diritto nella gestione delle crisi. Quali obiettivi concreti per l'Unione europea?". Gli scambi di idee tra l'UE e i rappresentanti delle Nazioni Unite, dell'OSCE e del Consiglio d'Europa hanno inizialmente riguardato quattro temi: esperienze concrete, insegnamenti e prospettive, considerazioni riguardanti il quadro giuridico, metodologia e questioni con valore aggiunto. Grazie alla partecipazione di rappresentanti delle Nazioni Unite, dell'OSCE e del Consiglio d'Europa è stato possibile arricchire le riflessioni dell'Unione europea attraverso le esperienze concrete di queste organizzazioni internazionali.

Dai lavori del seminario sono emersi i seguenti orientamenti:

- la necessità in certe situazioni di crisi, di fronte a un vuoto normativo e istituzionale, di basarsi su un quadro giuridico immediatamente applicabile a titolo provvisorio a tutte le componenti di una missione di polizia internazionale e agli operatori locali. Al riguardo, l'Unione europea dovrebbe tener conto in particolare delle raccomandazioni del rapporto del comitato speciale sulle operazioni di pace delle Nazioni Unite ("rapporto Brahimi");

- in questa prospettiva è necessario sviluppare, sulla base degli obiettivi specifici individuati dall'Unione europea, una stretta sinergia tra le azioni intraprese a sostegno dello stato di diritto e quelle relative alle missioni di polizia. L'obiettivo è quello di disporre al più presto, nella gestione di una crisi, di un'appropriata capacità penale onde evitare vuoti giuridici che potrebbero determinare difficoltà supplementari da risolvere;

- se, in determinate situazioni non stabilizzate, occorre avviare un'azione immediata di sostituzione incentrata prioritariamente nel settore dell'ordine pubblico e nel settore penale, è opportuno garantire una soluzione durevole ripristinando al più presto il sistema giudiziario e penitenziario a livello locale. Dall'esperienza maturata in una serie di recenti situazioni di crisi è emersa l'esigenza di assicurare la continuità tra gli interventi di emergenza di breve durata e le iniziative a più lungo termine;

- la ricostruzione, il ripristino e il miglioramento dei sistemi giudiziari e penitenziario possono, tra l'altro, assumere la forma della formazione dei magistrati e del personale del paese, della consulenza e dell'apporto di know-how alle autorità e alle istituzioni governative locali per l'elaborazione di leggi e di regolamentazioni conformi alle norme internazionali. Si dovrà tener conto della complessità degli aspetti sociali, etnici, culturali, economici e politici che possono richiedere azioni coordinate su vari fronti (polizia, giustizia, amministrazione locale);

- la selezione del personale internazionale deve essere realizzata secondo standard comuni. In tale contesto l'Unione europea deve avvalersi pienamente, nei suoi lavori, dell'esperienza sviluppata dalle Nazioni Unite, dall'OSCE e dal Consiglio d'Europa.

 

IV. FOLLOW-UP

I lavori avviati in materia di rafforzamento degli aspetti civili della gestione delle crisi devono essere proseguiti con determinazione per consentire all'Unione europea di utilizzare più efficacemente gli strumenti civili a sua disposizione ai fini della prevenzione dei conflitti e della gestione delle crisi.

Il progredire dei lavori in materia di capacità di polizia permette a questo punto di prevedere la terza tappa del metodo scelto per raggiungere l'obiettivo concreto. Si tratta ora di concretare l'impegno degli Stati membri per una richiesta di contributi volontari da organizzare prossimamente, secondo modalità da definire. A tal fine i lavori dovrebbero mirare a proseguire nella definizione, in particolare qualitativa, delle capacità richieste, e precisare le esigenze in termini di pianificazione e svolgimento di operazioni di forze di polizia europee. La prossima Presidenza, di concerto con il Segretario Generale/Alto Rappresentante, è invitata a presentare proposte in tal senso.

Per quanto riguarda lo stato di diritto, si è deciso che l'Unione europea può ormai stabilire in questo settore obiettivi concreti in collegamento con lo sviluppo delle capacità in materia di polizia. A tal fine potrebbero essere studiate opzioni ispirate ad esperienze recenti al fine di precisare le capacità necessarie, sia in termini di mezzi degli Stati membri che in termini di know-how in seno all'Unione europea. I lavori futuri del Comitato per gli aspetti civili della gestione delle crisi dovrebbero ispirarsi, tra l'altro, ai temi trattati nel seminario svoltosi il 25 ottobre 2000.

In questi due settori, la Commissione e il meccanismo di coordinamento messo a punto in seno al Segretariato generale del Consiglio continueranno a dare il loro contributo ai lavori avviati.

Nei prossimi lavori del Comitato per gli aspetti civili della gestione delle crisi sarà opportuno adoperarsi affinché i lavori in corso siano coerenti e coordinati con quelli svolti da altri organi in settori connessi.

Quanto al rafforzamento dell'amministrazione civile e della protezione civile, l'Unione europea dovrà proseguire la sua riflessione sulla base delle raccomandazioni del Consiglio europeo di Feira, al fine di definire obiettivi concreti e dotare l'UE di mezzi adeguati per far fronte efficacemente a crisi politiche complesse.

I contributi di Stati non membri dell'UE alle operazioni civili UE di gestione delle crisi, in particolare alle missioni di polizia dell'UE, saranno esaminati in uno spirito positivo, secondo modalità da stabilire.

L'Unione europea dovrà infine intensificare ulteriormente la sua cooperazione con le Nazioni Unite, l'OSCE e il Consiglio d'Europa, in particolare alla luce dell'incontro organizzato con tali organizzazioni nel quadro del Comitato per gli aspetti civili della gestione delle crisi e del seminario sul rafforzamento dello stato di diritto.

 

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ALLEGATO III dell'ALLEGATO VI

 

COMITATO POLITICO E DI SICUREZZA

In base all'approccio adottato a Helsinki il CPS è il fulcro della politica europea in materia di sicurezza e di difesa (PESD) e della politica estera e di sicurezza comune (PESC):" Il CPS tratterà tutte le questioni relative alla PESC, compresa la PECSD..." Il CPS svolge un ruolo centrale nel definire e controllare la risposta dell'UE a una crisi, fatto salvo l'articolo 207 del trattato che istituisce la Comunità europea.

Il CPS svolge tutti i compiti di cui all'articolo 25 del TUE. Può riunirsi a livello dei direttori politici.

Il Segretario Generale/Alto Rappresentante per la PESC, dopo aver consultato la presidenza, può, fatto salvo l'articolo 18 del TUE, presiedere il CPS, segnatamente in caso di crisi.

1. Il CPS dovrà segnatamente:

- seguire la situazione internazionale nei settori che rientrano nella politica estera e di sicurezza comune, contribuire a definire le politiche formulando "pareri" per il Consiglio, a richiesta di questo o di propria iniziativa e sorvegliare l'attuazione delle politiche concordate, sempre fatti salvi l'articolo 207 del trattato che istituisce la Comunità europea e le competenze della presidenza e della Commissione;

- esaminare, nell'ambito delle sue competenze, i progetti di conclusioni del CAG;

- fornire agli altri comitati orientamenti sulle materie che rientrano nella PESC;

- essere un interlocutore privilegiato del Segretario Generale /Alto Rappresentante e dei rappresentanti speciali;

- fornire orientamenti al Comitato militare, che gli offre consulenze e raccomandazioni. Il presidente del Comitato militare (EUMC), che funge da interfaccia con lo Stato maggiore dell'Unione europea (EUMS), partecipa, se del caso, alle riunioni del CPS;

- ricevere informazioni, raccomandazioni e consulenze dal Comitato sugli aspetti civili della gestione delle crisi e fornire a quest'ultimo orientamenti sulle materie di competenza della PESC;

- coordinare, controllare, sorvegliare i lavori svolti nel settore della PESC dai vari gruppi di lavoro, cui potrà fornire orientamenti e di cui dovrà esaminare le relazioni;

-

svolgere il dialogo politico al suo livello e nelle forme previste dal trattato;

- essere l'organo privilegiato di dialogo sulla PESD con i 15 e i 6 nonché con la NATO secondo le modalità stabilite nei documenti pertinenti;

- assumersi, sotto l'autorità del Consiglio, la responsabilità della direzione politica dello sviluppo delle capacità militari, tenendo conto della natura delle crisi cui l'Unione intende reagire. Nell'ambito dello sviluppo delle capacità militari il CPS disporrà della consulenza del Comitato militare assistito dallo Stato maggiore dell'Unione europea.

2. In periodo di crisi, inoltre, il CPS è l'organo del Consiglio che tratta le situazioni di crisi ed esamina tutte le opzioni praticabili per la risposta dell'Unione, nel quadro istituzionale unico e fatte salve le procedure decisionali e di applicazione proprie di ciascun pilastro. Pertanto il Consiglio, i cui lavori sono predisposti dal Coreper, e la Commissione sono gli unici competenti, ciascuno nella sfera delle sue competenze e secondo le procedure stabilite dai trattati, a prendere decisioni giuridicamente vincolanti. La Commissione esercita le sue competenze, compreso il potere di iniziativa ai sensi dei trattati. Il Coreper svolge il ruolo affidatogli dall'articolo 207 del trattato che istituisce la Comunità europea e dall'articolo 19 del regolamento interno del Consiglio. A tale effetto il CPS lo interpella in tempo utile.

In situazione di crisi è particolarmente necessario uno stretto coordinamento tra detti organi, che sarà effettuato mediante :

- la partecipazione del presidente del CPS alle riunioni del Coreper se del caso;

- il ruolo svolto dai consiglieri per le relazioni esterne, incaricati di mantenere un coordinamento efficiente e permanente tra i lavori della PESC e quelli effettuati in altri pilastri (allegato delle conclusioni del Consiglio dell'11 maggio 1992).

Per predisporre la risposta dell'UE alle crisi spetta al CPS proporre al Consiglio gli obiettivi politici che l'Unione deve perseguire nonché raccomandare un insieme coerente di opzioni intese a contribuire alla soluzione della crisi. Esso può elaborare segnatamente una consulenza per raccomandare al Consiglio di adottare un'azione comune. Fatto salvo il ruolo della Commissione, sorveglia l'attuazione delle misure decise e ne valuta gli effetti. La Commissione informa il CPS delle misure che ha adottato o intende adottare. Gli Stati membri informano il CPS delle misure che hanno adottato o che intendono adottare a livello nazionale.

Il CPS assicura il controllo politico e la direzione strategica della risposta militare dell'UE alla crisi. A tal fine valuta segnatamente, in base alle consulenze e alle raccomandazioni del Comitato militare, le componenti fondamentali (opzioni militari strategiche, tra cui gerarchia, concetto operativo, piano operativo) da presentare al Consiglio.

 

Il CPS svolge un ruolo importante nell'intensificarsi delle consultazioni segnatamente con la NATO e i paesi terzi interessati.

Il Segretario Generale/Alto Rappresentante indirizza le attività della cellula di crisi in base ai lavori del CPS. Questa sostiene il CPS e gli fornisce le informazioni in condizioni adeguate alla gestione delle crisi.

Per consentire al CPS di assicurare pienamente "il controllo politico e la direzione strategica" di un'operazione militare di gestione delle crisi, saranno adottate le seguenti disposizioni:

- in previsione dell'avvio di un'operazione il CPS rivolge al Consiglio una raccomandazione, in base alle consulenze del Comitato militare, secondo le procedure consuete di preparazione del Consiglio. Il Consiglio decide su questa base di avviare l'operazione nell'ambito di un'azione comune;

- l'azione comune stabilisce segnatamente ai sensi degli articoli 18 e 26 del TUE il ruolo del Segretario Generale/Alto Rappresentante nell'attuazione delle misure che rientrano nel "controllo politico e nella direzione strategica" assicurati dal CPS. Per dette misure il Segretario Generale/Alto Rappresentante agisce su parere conforme del CPS. Qualora fosse ritenuta necessaria una nuova decisione del Consiglio si potrebbe ricorrere alla procedura scritta semplificata (articolo 12, paragrafo 4 del regolamento interno del Consiglio);

- durante l'operazione si dovrà rendere conto al Consiglio mediante relazioni del CPS presentate dal Segretario Generale/Alto Rappresentante quale presidente del comitato stesso.

 

 

 

 

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ALLEGATO IV dell'ALLEGATO VI

 

COMITATO MILITARE DELL'UNIONE EUROPEA

(EUMC)

 

1. Introduzione

Ad Helsinki il Consiglio europeo ha deciso di istituire, nell'ambito del Consiglio, nuovi organi politici e militari permanenti che consentano all'UE di assumersi le proprie responsabilità nell'intero ambito della prevenzione dei conflitti e delle attività di gestione delle crisi definite nel trattato sull'Unione europea, i cosiddetti compiti di Petersberg.

Come previsto nella relazione di Helsinki il Comitato militare dell'Unione europea (EUMC), istituito in seno al Consiglio, è composto dai Capi di Stato maggiore della difesa rappresentati dai loro delegati militari (MILREP). L'EUMC si riunisce a livello di Capi SMD se e quando necessario; esso offre consulenze militari e formula raccomandazioni al Comitato politico e di sicurezza (CPS), oltre ad assicurare la direzione militare dello Stato maggiore dell'Unione europea (EUMS). Il presidente dell'EUMC partecipa alle riunioni del Consiglio quando si devono prendere decisioni con implicazioni in materia di difesa.

L'EUMC è l'organo militare superiore in seno al Consiglio.

A tal fine il mandato dell'EUMC è così definito.

2. Missione

L'EUMC è competente per fornire al CPS consulenze e raccomandazioni militari su tutte le questioni militari all'interno dell'UE. Esso assicura la direzione militare di tutte le attività militari nell'ambito dell'UE.

3. Funzioni

L'EUMC è la fonte di consulenze militari basate sul consenso.

Esso rappresenta la sede istituzionale delle consultazioni e della cooperazione tra gli Stati membri dell'Unione europea in ordine alla prevenzione dei conflitti e alla gestione delle crisi.

Offre consulenze militari e formula raccomandazioni al CPS, su richiesta di quest'ultimo o di propria iniziativa, attenendosi agli orientamenti trasmessi dal CPS stesso con particolare riguardo a:

- sviluppo del concetto generale di gestione delle crisi sotto il profilo militare;

- aspetti militari relativi al controllo politico e alla direzione strategica delle operazioni e situazioni di gestione delle crisi;

- valutazione del rischio di potenziali crisi;

- dimensione militare della situazione di crisi e relative implicazioni, soprattutto durante la gestione successiva; a tale scopo riceve le informazioni raccolte dal Centro di situazione; 

- elaborazione, valutazione e riesame degli obiettivi di capacità secondo procedure approvate;

- relazione militare dell'UE con i membri europei della NATO non appartenenti all'UE, gli altri paesi candidati all'adesione all'UE e altri Stati e organizzazioni tra cui la NATO;

- stima finanziaria delle operazioni ed esercitazioni.

a) Situazioni di gestione delle crisi

Su richiesta del CPS, esso fornisce una direttiva iniziale al direttore generale dell'EUMS per consentire di elaborare e illustrare opzioni strategiche militari.

Esso valuta le opzioni strategiche militari definite dall'EUMS e le inoltra al CPS corredate della sua valutazione e del suo parere militare.

In base all'opzione militare scelta dal Consiglio dà il suo avallo alla direttiva di pianificazione iniziale che utilizzerà il Comandante dell'operazione.

Sulla scorta della valutazione effettuata dall'EUMS esso fornisce consulenze e raccomandazioni al CPS riguardo a:

- concetto operativo elaborato dal Comandante dell'operazione

- progetto di piano operativo elaborato dal Comandante dell'operazione.

Offre al CPS la sua consulenza riguardo alla scelta di porre termine ad un'operazione.

b) Operazioni in corso

L'EUMC controlla la corretta esecuzione delle operazioni militari guidate dal Comandante delle operazioni.

I membri dell'EUMC partecipano al Comitato dei contributori o sono in esso rappresentati.

 

4. Presidente dell'EUMC (CEUMC)

L'EUMC ha un Presidente permanente le cui funzioni sono descritte qui di seguito.

Il Presidente, preferibilmente un ex Capo di Stato maggiore della difesa di uno Stato membro dell'UE, è di nomina generale o ammiraglio.

È selezionato dai Capi SMD degli Stati membri secondo procedure approvate e nominato dal Consiglio su raccomandazione dell'EUMC riunito a livello di Capi SMD.

Il suo mandato è in linea di massima triennale, salvo circostanze eccezionali.

Il Presidente agisce su autorizzazione dell'EUMC e risponde ad esso. Nell'azione a livello internazionale egli rappresenta l'EUMC in sede di CPS e di Consiglio come opportuno.

In qualità di Presidente dell'EUMC:

- presiede le riunioni dell'EUMC a livello di MILREP o di Capi SMD;

- è il portavoce dell'EUMC e, in quanto tale:

· partecipa ove opportuno al CPS con il diritto di contribuire alle discussioni e assiste alle sessioni del Consiglio quando si devono prendere decisioni aventi implicazioni in materia di difesa;

· ha il ruolo di consulente militare dell'SG/AR per tutte le questioni militari, in particolare per assicurare la coerenza all'interno della struttura dell'UE preposta alla gestione delle crisi;

- conduce i lavori dell'EUMC con imparzialità e in modo da riflettere il consenso;

- agisce per conto dell'EUMC allorché emana direttive e formula orientamenti per il Direttore generale dello Stato maggiore dell'Unione europea;

- è il punto di contatto principale del Comandante dell'operazione durante le operazioni militari dell'UE;

- mantiene i collegamenti con la Presidenza nella definizione e realizzazione del suo programma di lavoro.

Nelle sue funzioni il Presidente dell'EUMC è coadiuvato da collaboratori personali e assistito dall'EUMS, soprattutto per quanto riguarda il supporto amministrativo all'interno del Segretariato generale del Consiglio.

Se assente il Presidente è sostituito

- dal Vicepresidente, qualora il posto sia creato e assegnato, o

- dal rappresentante della Presidenza, ovvero

- dal decano ("Dean").

 

5. Varie

Le relazioni tra l'EUMC e le autorità militari NATO sono definite nel documento relativo agli accordi permanenti UE /NATO. Le relazioni tra l'EUMC e i membri NATO europei che non appartengono all'UE e gli altri paesi candidati all'adesione all'UE sono definite nel documento sulle relazioni dell'UE con i paesi terzi.

L'EUMC è assistito dal Gruppo di lavoro "EUMC", dall'EUMS e da altri dipartimenti e servizi a seconda delle esigenze.

 

 

 

 

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ALLEGATO V dell'ALLEGATO VI

 

ORGANIZZAZIONE DELLO STATO MAGGIORE DELL’UNIONE EUROPEA

(EUMS)

 

1. Introduzione

Ad Helsinki gli Stati membri dell’UE hanno deciso di istituire nell’ambito del Consiglio nuovi organi militari e politici permanenti che permettano all’UE di assumersi le proprie responsabilità per quanto riguarda la gamma completa di compiti in materia di prevenzione dei conflitti e gestione delle crisi definiti nel trattato sull'UE, i cosiddetti compiti di Petersberg. Come previsto nella relazione di Helsinki, l'EUMS, "in seno alle strutture del Consiglio, fornirà consulenza e sostegno in campo militare alla PECSD, compresa l'esecuzione delle operazioni di gestione militare delle crisi sotto la guida dell'UE."

A tal fine, il mandato dello Stato maggiore dell’Unione europea (EUMS) è così definito:

2. Missione

Lo Stato maggiore "assicurerà il tempestivo allarme, la valutazione della situazione e la pianificazione strategica nell'ambito dei compiti di Petersberg, compresa l'identificazione delle forze europee nazionali e multinazionali" e attuerà politiche e decisioni in base alle direttive del Comitato militare dell'Unione europea (EUMC).

3. Ruolo e compiti

- è la fonte di consulenza militare dell’UE;

- assicura il collegamento fra l'EUMC da un lato e le risorse militari disponibili per l’UE dall’altro; fornisce consulenza militare agli organi dell’UE in base alle direttive dell'EUMC;

- fornisce una capacità di allarme tempestivo; pianifica, valuta e fa raccomandazioni in merito al concetto di gestione delle crisi ed alla strategia militare generale; attua le decisioni e gli orientamenti dell'EUMC;

-

fornisce appoggio all'EUMC per quanto riguarda la valutazione della situazione e gli aspetti militari di pianificazione strategica ( 6), nell'intero ambito dei compiti di Petersberg, in tutti i casi di operazioni sotto la guida dell’UE, a prescindere dal fatto che l’UE ricorra o meno alle risorse ed alle capacità della NATO;

- contribuisce al processo di elaborazione, valutazione e revisione degli obiettivi di capacità, tenendo conto della necessità per gli Stati membri interessati di garantire la coerenza con il processo di pianificazione della difesa della NATO (DPP) e con il processo di pianificazione e revisione (PARP), del partenariato per la pace (PFP) in conformità delle procedure convenute;

- ha la responsabilità di controllare, valutare e fare raccomandazioni per quanto riguarda le forze e le capacità che gli Stati membri mettono a disposizione dell’UE e in materia di formazione, esercitazioni e interoperabilità;

4. Funzioni

- svolge tre principali funzioni operative: allarme tempestivo, valutazione della situazione e pianificazione strategica;

- sotto la direzione dell'EUMC, fornisce consulenza militare agli organi dell’UE e, in particolare, al Segretario Generale/Alto rappresentante;

- controlla le crisi potenziali affidandosi ad adeguate capacità di intelligence nazionali e multinazionali;

- fornisce informazioni militari al Centro di situazione e riceve le sue reazioni;

- attua gli aspetti militari di pianificazione strategica preventiva per i compiti di Petersberg;

- individua ed elenca le forze nazionali e multinazionali europee per operazioni sotto la guida dell’UE in coordinamento con la NATO;

 

- contribuisce allo sviluppo ed alla preparazione (compresa la formazione e le esercitazioni) delle forze nazionali e multinazionali messe a disposizione dell’UE dagli Stati membri. Le modalità delle relazioni con la NATO sono definite nei documenti pertinenti;

- organizza e coordina le procedure con i Quartieri Generali nazionali e multinazionali, compresi i Quartieri Generali della NATO accessibili all’UE, garantendo per quanto possibile la compatibilità con le procedure NATO;

- programma, pianifica, conduce e valuta l’aspetto militare delle procedure dell’UE in materia di gestione delle crisi, compresa l’esecuzione delle procedure UE/NATO;

- partecipa alla valutazione finanziaria delle operazioni e delle esercitazioni;

- mantiene i collegamenti con i Quartieri Generali nazionali e i Quartieri Generali multinazionali delle forze multinazionali;

- stabilisce relazioni permanenti con la NATO in conformità degli "accordi permanenti UE/NATO" ed appropriate relazioni con determinati corrispondenti in seno all’ONU ed all’OSCE, fatto salvo l'accordo delle suddette organizzazioni.

a) Funzioni supplementari in situazioni di gestione delle crisi

- richiede ed elabora informazioni specifiche fornite dalle organizzazioni di informazione ed altre informazioni pertinenti di tutte le fonti disponibili;

- appoggia l'EUMC nei suoi contributi alla direzione di pianificazione iniziale ed alle direttive di pianificazione del Comitato politico e di sicurezza (CPS);

- sviluppa e tratta prioritariamente le opzioni militari strategiche che fungono da base per la consulenza militare che l'EUMC fornisce al CPS attraverso:

· la definizione delle opzioni generali iniziali;

· il ricorso, laddove appropriato per il sostegno della pianificazione, a fonti esterne che analizzeranno e svilupperanno ulteriormente queste opzioni in modo più dettagliato;

· la valutazione dei risultati di questo lavoro più dettagliato e la richiesta di qualsiasi ulteriore lavoro che risultasse necessario;

· la presentazione di una valutazione complessiva, con indicazione delle priorità e formulazione delle raccomandazioni, all’occorrenza, all'EUMC;

- può anche contribuire agli aspetti non militari delle opzioni militari;

- in coordinamento con gli addetti nazionali alla pianificazione e, laddove appropriato, con la NATO, individua le forze che potrebbero partecipare ad eventuali operazioni sotto la guida dell’UE;

 

 

- assiste il Comandante delle operazioni negli scambi tecnici con paesi terzi che offrono contributi militari ad un’operazione sotto la guida dell’UE e nei preparativi della conferenza sulla costituzione della forza;

- continua a controllare le situazioni di crisi.

b) Funzioni supplementari durante le operazioni

- lo Stato maggiore dell’Unione europea (EUMS), operando sotto la direzione dell'EUMC, controlla in permanenza tutti gli aspetti militari delle operazioni. Effettua analisi strategiche in collegamento con il Comandante designato delle operazioni per appoggiare l'EUMC nel suo ruolo di consulente del CPS incaricato della direzione strategica;

- alla luce degli sviluppi politici ed operativi, fornisce nuove opzioni all'EUMC quale base per la consulenza militare che quest'ultimo fornisce al CPS.

5. Organizzazione

- opera sotto la direzione militare dell'EUMC, cui riferisce;

- l'EUMS è un dipartimento del Segretariato generale del Consiglio direttamente collegato al Segretario Generale/Alto rappresentante; è composto di personale distaccato dagli Stati membri, che esercita funzioni internazionali nell’ambito dello statuto che deve essere stabilito dal Consiglio;

- l'EUMS è diretto dal Direttore generale dello Stato maggiore, un Generale/Ammiraglio a tre stelle, ed opera sotto la direzione dell'EUMC;

- per far fronte alla gamma completa dei compiti di Petersberg, a prescindere dal fatto che l’UE ricorra alle risorse NATO o meno, l'EUMS è organizzato come illustrato nell’allegato A;

- in situazioni di gestione delle crisi o di esercitazioni, l'EUMS potrebbe costituire nuclei di azione crisi (CAT) che si avvarrebbero delle sue conoscenze, del suo personale e della sua infrastruttura. Se necessario, esso potrebbe anche ricorrere temporaneamente a personale supplementare esterno, su richiesta del CMUE agli Stati membri dell'UE.

6. Relazioni con i paesi terzi

- Le relazioni fra lo SMUE ed i membri europei della NATO non appartenenti all'UE e gli altri paesi che sono candidati all’adesione all'UE saranno definite nel documento sulle relazioni dell’UE con i paesi terzi.

 

 

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ABBREVIAZIONI

A

ADMIN Sezione "Amministrazione"

C

CEUMC Presidente del Comitato militare dell'Unione europea

CIO Sezione "Operazioni CIMIC e informazione"

CIS Divisione "Comunicazioni e sistemi informativi"

CMC SPT Supporto al Presidente del Comitato militare dell'Unione europea

CON Sezione "Concetti"

CRM/COP Sezione "Gestione delle crisi e operazioni in corso"

D

DDG/COS Vicedirettore generale e Capo di Stato maggiore dello Stato maggiore dell'Unione europea

DGEUMS Direttore generale dello Stato maggiore dell'Unione europea

E

EUMC Comitato militare dell'Unione europea

EUMS Stato maggiore dell'Unione europea

EXE Sezione "Esercitazioni"

EX OFFICE Gabinetto

F

FOR Sezione "Preparazione delle forze"

I

INT Divisione "Intelligence"

INT POL Sezione "Politica dell'Intelligence"

ITS Sezione "Tecnologia dell'informazione e sicurezza"

L

LEGAL Consigliere giuridico

LOG Sezione "Logistica"

LOG/RES Divisione "Logistica e risorse"

O

OPS/EXE Divisione "Operazioni e esercitazioni"

P

PERS Collaboratori personali

POL Sezione "Politica"

POL/PLS Divisione "Politica e pianificazione militare"

POL/REQ Sezione "Politica e esigenze"

PRD Sezione "Produzione"

R

REQ Sezione "Esigenze"

RES/SPT Sezione "Risorse di supporto"

 

 

 

 

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ALLEGATO VI dell'ALLEGATO VI

 

DISPOSIZIONI CONCERNENTI GLI STATI EUROPEI MEMBRI

DELLA NATO NON APPARTENENTI ALL'UNIONE EUROPEA

ED ALTRI PAESI CANDIDATI ALL'ADESIONE ALL'UE

I. Principi informatori

Ad Helsinki è stato convenuto quanto segue:

L'Unione assicurerà il dialogo necessario e le attività di consultazione e cooperazione con gli Stati della NATO non membri dell'UE, con gli altri candidati all'adesione all'UE e con altri possibili partner nella gestione delle crisi sotto la guida dell'UE, nel pieno rispetto dell'autonomia decisionale dell'UE e del quadro istituzionale unico dell'Unione.

Si creeranno strutture appropriate con i membri europei della NATO che non sono membri dell'UE e con altri paesi che sono candidati all'adesione all'Unione europea, al fine di instaurare un dialogo e diffondere le informazioni su temi riguardanti la sicurezza, la politica di difesa e la gestione delle crisi. In caso di crisi, tali strutture forniranno una base consultiva finché il Consiglio non abbia adottato una decisione.

Nel caso in cui il Consiglio decida di lanciare un'operazione, i membri della NATO che non sono membri dell'UE parteciperanno, se lo desiderano, qualora l'operazione richieda il ricorso a mezzi e capacità della NATO. Su decisione del Consiglio essi verranno invitati a partecipare ad operazioni per le quali l'UE non ricorre a mezzi della NATO.

Gli altri paesi candidati all'adesione all'UE potranno essere parimenti invitati dal Consiglio a partecipare ad operazioni dirette dall'UE, una volta che il Consiglio abbia deciso di lanciare una siffatta operazione.

Tutti gli Stati che hanno confermato la loro partecipazione ad un'operazione diretta dall'UE dispiegando importanti forze militari fruiranno degli stessi diritti e avranno gli stessi obblighi degli Stati membri dell'UE partecipanti all'operazione nella conduzione quotidiana di quest'ultima.

La decisione di porre termine ad un'operazione è adottata dal Consiglio previa consultazione tra gli Stati partecipanti in seno al comitato dei contributori.

A Feira sono stati sanciti i seguenti principi informatori :

L'Unione assicurerà il dialogo, la consultazione e la cooperazione necessari con i membri europei della NATO che non sono Stati membri dell'UE e con altri paesi candidati all'adesione all'UE in merito alla gestione delle crisi da parte dell'UE.

 

Saranno definite opportune disposizioni per quanto riguarda il dialogo e l'informazione su questioni connesse con la politica in materia di sicurezza e di difesa e con la gestione delle crisi.

Sarà assicurato il pieno rispetto per l'autonomia decisionale dell'UE e il suo quadro istituzionale unico.

Sarà creata una struttura globale unica nella quale tutti i 15 paesi interessati (i membri europei della NATO che non sono Stati membri dell'UE e i paesi candidati all'adesione all'UE) potranno fruire del dialogo, della consultazione e della cooperazione necessari con l'UE.

Nell'ambito di tale struttura si procederà, se necessario, a scambi di opinioni con i membri europei della NATO che non sono Stati membri dell'UE su questioni riguardanti, ad esempio, la natura e il funzionamento delle operazioni dirette dall'UE che si avvalgono di mezzi e di capacità della NATO.

II. Disposizioni permanenti in materia di consultazione al di fuori della fase di crisi

Sulla scorta di quanto convenuto a Helsinki e Feira, le modalità di consultazione in fase ordinaria si fonderanno sugli elementi seguenti :

La frequenza e le modalità delle consultazioni saranno stabilite in funzione delle necessità e si baseranno su considerazioni di pragmatismo e di efficacia, fermo restando che durante ogni Presidenza saranno organizzate almeno due riunioni nella formazione UE + 15, dedicate a questioni PESD e alle relative eventuali implicazioni per i paesi interessati. In tale ambito, saranno organizzate durante ogni Presidenza almeno due riunioni con i sei membri europei della NATO che non sono Stati membri dell'UE (formazione UE + 6).

Durante ogni Presidenza sarà organizzato con i 15 e con i 6 un incontro ministeriale.

Il Comitato politico e di sicurezza (CPS) svolgerà un ruolo guida nell'attuazione di tale dispositivo, che comprenderà parimenti almeno due riunioni a livello dei rappresentanti in sede di Comitato militare, così come scambi di opinioni a livello di esperti militari (in particolare quelli relativi alla definizione degli obiettivi in termini di capacità) che proseguiranno per consentire ai membri europei della NATO che non sono Stati membri dell'UE e agli altri paesi candidati di contribuire al processo di miglioramento delle capacità militari europee; potranno essere convocate riunioni di esperti per temi diversi dalle capacità, per esempio, in fase di crisi, per l'informazione sulle opzioni strategiche prospettate.

Tali riunioni integreranno quelle che si tengono nel quadro del dialogo politico rafforzato in materia di PESC.

 

Il suesposto schema di riunioni è indicativo. Potranno essere organizzate riunioni supplementari in funzione delle circostanze. Ciascuna Presidenza presenterà il progetto di calendario delle riunioni del semestre e i relativi ordini del giorno. Anche gli Stati interessati potranno avanzare proposte.

Ciascun paese terzo potrà, se lo desidera, designare in seno alla propria Rappresentanza presso l'UE, un rappresentante per seguire la PESD e fungere da interlocutore nel CPS.

Per agevolare l'associazione dei paesi terzi che lo desiderano alle attività militari dell'Unione, essi potranno designare un ufficiale accreditato preso lo Stato maggiore dell'Unione europea che svolgerà un ruolo di punto di contatto. Durante ogni Presidenza saranno organizzate almeno due riunioni d'informazione per questi ufficiali dei 15 e dei 6, dedicate, per esempio, alle modalità di follow-up delle fasi di crisi. Potranno inoltre essere messe a punto disposizioni di collegamento specifiche, in particolare per tutta la durata delle esercitazioni NATO/UE. Tali disposizioni saranno particolarmente importanti per l'implicazione dei 15 e dei 6 nello sviluppo delle capacità militari a disposizione dell'Unione per operazioni dirette dall'UE.

 

III. Disposizioni in fase di crisi

A) Fase preoperativa

Conformemente a Helsinki e Feira, in caso di crisi si intensificheranno il dialogo e le consultazioni a tutti i livelli, compreso quello ministeriale, durante il periodo precedente la decisione del Consiglio. In caso di crisi, tale intensificazione delle consultazioni consentirà di procedere a scambi di opinioni sulla valutazione della situazione e di far presenti le preoccupazioni dei paesi interessati, in particolare quando questi ultimi ritengono che siano messi in causa i loro interessi in materia di sicurezza.

Quando è all'esame la possibilità di un'operazione di gestione militare di una crisi diretta dall'UE, le consultazioni, che potranno tenersi a livello degli esperti politico-militari, avranno lo scopo di fare in modo che i paesi potenzialmente atti a contribuire ad un'operazione di gestione di una crisi diretta dall'UE siano informati delle intenzioni dell'Unione, in particolare per quanto attiene alle opzioni militari ipotizzate. A questo proposito, non appena l'Unione si impegnerà nell'esame approfondito di un'opzione che ricorre ai mezzi e alle capacità della NATO, si presterà particolare attenzione alle consultazioni con i sei Stati europei membri della NATO che non sono Stati membri dell'UE.

 

B) Fase operativa

Non appena il Consiglio avrà definito le opzioni militari strategiche, verranno presentati i lavori di pianificazione operativa agli Stati europei membri della NATO che non sono Stati membri dell'UE e agli altri paesi candidati all'adesione che hanno espresso la loro intenzione di principio di partecipare all'operazione, per consentire loro di determinare la natura e il grado del contributo che potrebbero apportare ad un'operazione diretta dall'UE.

Non appena il Consiglio avrà approvato il concetto operativo, che terrà conto dei risultati delle consultazioni con i paesi terzi che potrebbero partecipare all'operazione, questi ultimi saranno formalmente invitati a partecipare all'operazione secondo le seguenti disposizioni previste a Helsinki :

- i membri della NATO che non sono membri dell'UE parteciperanno, se lo desiderano, qualora l'operazione richieda il ricorso a mezzi e capacità della NATO. Su decisione del Consiglio essi verranno invitati a partecipare ad operazioni per le quali l'UE non ricorre a mezzi della NATO;

- altri paesi candidati all'adesione all'UE potranno essere parimenti invitati dal Consiglio a partecipare ad operazioni dirette dall'UE, una volta che il Consiglio abbia deciso di lanciare una siffatta operazione.

La pianificazione operativa verrà effettuata, qualora l'operazione richieda il ricorso a mezzi e capacità della NATO, nell'ambito degli organi di pianificazione dell'Alleanza o, qualora si tratti di un'operazione autonoma dell'UE, nell'ambito di uno degli Stati maggiori europei di livello strategico. Qualora per l'operazione si ricorra ai mezzi della NATO, gli Alleati europei che non sono Stati membri dell'UE sono coinvolti in tale pianificazione secondo modalità definite nell'ambito della NATO. In caso di operazione autonoma alla quale sono invitati a partecipare, i paesi candidati e gli alleati europei non membri potranno distaccare ufficiali di collegamento presso gli Stati maggiori europei di livello strategico, consentendo in tal modo uno scambio di informazioni sulla pianificazione operativa e sui contributi prospettati. Gli Stati interessati forniscono all'UE una prima indicazione del loro contributo, che verrà precisato nel corso di scambi di opinioni con il comandante dell'operazione assistito dallo SMUE.

Tali scambi di opinione consentono di constatare l'importanza dei contributi nazionali proposti e la loro adeguatezza rispetto alle necessità dell'operazione diretta dall'UE. I paesi interessati confermano il livello e la qualità dei rispettivi contributi nazionali alla Conferenza sulla costituzione della forza, al termine della quale viene avviata formalmente l'operazione e istituito il Comitato dei contributori.

 

C) Comitato dei contributori

Il Comitato dei contributori svolge un ruolo fondamentale nella conduzione quotidiana dell'operazione. Esso costituisce la principale sede di discussione di tutti i problemi attinenti alla conduzione quotidiana in vista delle misure prese dal CPS in questo settore. Le deliberazioni del Comitato dei contributori costituiscono un contributo positivo a quelle del CPS.

Per tale ragione :

- esso è informato in modo dettagliato dell'operazione sul campo attraverso gli organi dell'UE che ne assicurano il follow-up e riceve un'informazione regolare dal Comandante dell'operazione, che può essere ascoltato dal Comitato.

 

- tratta i vari problemi riguardanti lo svolgimento dell'operazione militare, l'impiego delle forze armate e tutti i problemi di conduzione quotidiana che non sono di competenza esclusiva, in virtù della direttiva che gli sarà stata impartita, del Comandante dell'operazione.

- formula pareri e raccomandazioni sugli eventuali adeguamenti della pianificazione operativa, ivi compresi eventuali adeguamenti degli obiettivi che possono ripercuotersi sullo stato delle forze armate. Si pronuncia sulla pianificazione della cessazione dell'operazione e del ritiro delle forze armate.

In tali settori, il Comitato politico e di sicurezza, che esercita il controllo politico e assicura la direzione strategica dell'operazione, terrà conto delle opinioni espresse dal Comitato dei contributori.

Tutti gli Stati membri dell'UE hanno il diritto di assistere ai lavori del Comitato, a prescindere dal fatto che partecipino o meno all'operazione, ma soltanto gli Stati contributori partecipano alla conduzione quotidiana dell'operazione. Gli alleati europei non membri e i paesi candidati all'adesione presenti con un considerevole spiegamento di forze militari nel quadro di un'operazione diretta dall'UE hanno gli stessi diritti e gli stessi obblighi, nella conduzione quotidiana, rispetto agli Stati membri dell'UE che partecipano all'operazione.

I lavori del Comitato dei contributori si svolgono fatte salve le consultazioni che proseguono nel quadro della struttura globale unica comprendente gli Stati europei membri della NATO che non sono Stati membri dell'UE e i paesi candidati all'adesione all'UE.

In funzione della natura dei suoi compiti, il Comitato può riunirsi in varie formazioni. Per quanto riguarda gli Stati membri, esso potrà comprendere i rappresentanti in sede di CPS e di Comitato militare. Solitamente è presieduto da un rappresentante del Segretariato Generale/Alto Rappresentante o della Presidenza, assistito dal Presidente del Comitato militare o dal suo vice. Il Direttore dello Stato maggiore e il comandante dell'operazione possono anch'essi assistere ai lavori o essere rappresentati nel Comitato.

Il Presidente è responsabile della trasmissione dei risultati delle discussioni del Comitato al CPS e al Comitato militare.

Il Comitato verrà consultato dal Comitato militare e dal CPS sulle questioni relative alla pianificazione della cessazione dell'operazione e del ritiro delle forze armate. Una volta conclusa l'operazione, si potrà chiedere al Comitato dei contributori di pronunciarsi sugli insegnamenti tratti dalla stessa.

 

 

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ALLEGATO VII dell'ALLEGATO VI

 

INTESE PERMANENTI DI CONSULTAZIONE E COOPERAZIONE UE/NATO

I. Principi informatori

I rapporti tra l'UE e la Nato, conformemente alle conclusioni del Consiglio europeo di Helsinki, hanno l'obiettivo di assicurare un'efficace consultazione, una cooperazione e una trasparenza per quanto riguarda l'adeguata risposta militare in caso di crisi, garantendo una gestione efficiente di tale crisi. Il Consiglio europeo di Feira ha deciso di fondare le consultazioni con la NATO sui seguenti principi:

- La definizione della consultazione e della cooperazione fra l'UE e la NATO deve avvenire nel pieno rispetto dell'autonomia del processo decisionale dell'UE.

- L'UE e la NATO si sono impegnate a rafforzare e a sviluppare ulteriormente la loro cooperazione nella gestione militare delle crisi sulla base di valori comuni, della parità e in uno spirito di partenariato. L'obiettivo è raggiungere consultazione, cooperazione e trasparenza complete ed effettive onde individuare e prendere decisioni rapide in merito alla più adeguata risposta militare a una crisi e garantire una gestione efficiente di tale crisi. In tale contesto, gli obiettivi dell'UE nel settore delle capacità militari oltre a quelli derivanti, per i paesi interessati, dall'Iniziativa sulle capacità di difesa della NATO, si rafforzeranno reciprocamente.

- Pur rafforzandosi reciprocamente nella gestione delle crisi, l'UE e la NATO sono organizzazioni di natura diversa. Di ciò si terrà conto nelle disposizioni concernenti le loro relazioni e nella valutazione che farà l'UE delle attuali procedure che regolano le relazioni UEO-NATO in vista del loro eventuale adeguamento a un ambito UE-NATO.

- Le disposizioni e le modalità delle relazioni fra l'UE e la NATO rispecchieranno il fatto che ciascuna organizzazione tratterà con l'altra in condizioni di parità.

- Nelle relazioni fra l'UE e la NATO, come istituzioni, non ci sarà discriminazione nei confronti di alcuno Stato membro.

In questo spirito e affinché la consultazione e la cooperazione si instaurino in un vero partenariato strategico nella gestione delle crisi, l'autonomia decisionale della NATO e dell'UE sarà integralmente rispettata.

Le consultazioni e la cooperazione tra le due organizzazioni saranno sviluppate sulle questioni di comune interesse riguardanti sicurezza, difesa e gestione delle crisi, onde permettere la più adeguata risposta militare a una crisi e assicurare una gestione efficiente delle crisi.

 

II. Modalità di consultazione all'infuori dei periodi di crisi

1. Un dialogo regolare verrà stabilito tra le due organizzazioni per assicurare la consultazione, la cooperazione e la trasparenza, anche attraverso riunioni tra il CPS e il Consiglio Atlantico (NAC) e a livello ministeriale, con periodicità non inferiore a una riunione per presidenza e la possibilità per ciascuna organizzazione di chiedere lo svolgimento di riunioni supplementari, proponendo un progetto di ordine del giorno.

Riunioni tra i Comitati militari della NATO e dell'UE potranno svolgersi, se necessario, su richiesta dell'una o dell'altra organizzazione, con periodicità non inferiore a una riunione per presidenza. Queste riunioni si svolgeranno sulla base di ordini del giorno determinati.

Potranno aver luogo anche riunioni tra i gruppi sussidiari (quali il PCG ( 7) e il GPM ( 8), o i gruppi di lavoro del Comitato militare) nella forma di gruppo ad hoc UE/NATO (ad esempio sulle capacità) o nella forma di gruppo di esperti del tipo di quelli che sono stati istituiti in seno all'HTF Plus per ricevere la conferenza della NATO su temi precisi.

Le modalità di organizzazione dei lavori delle riunioni dovranno essere oggetto di un'intesa tra le due organizzazioni.

2. Questo dialogo sarà completato, in quanto necessario e in particolare quando sono chiamate in causa le competenze e la consulenza dell'Alleanza, dall'invito di rappresentanti della NATO, conformemente alle disposizioni del TUE e su base di reciprocità. L'invito sarà rivolto al Segretario Generale della NATO in occasione di riunioni ministeriali, soprattutto quelle cui partecipano i Ministri della difesa, al Presidente del Comitato militare della NATO per riunioni del Comitato militare e, per tener conto delle sue responsabilità nei confronti del pilastro europeo della NATO e del suo ruolo potenziale nelle operazioni dirette dall'UE, al DSACEUR ( 9) per riunioni del Comitato militare.

3. Rapporti stretti anche tra i Segretari Generali, i Segretariati e gli Stati maggiori dell'UE e della NATO saranno utili per assicurare la trasparenza e lo scambio di informazioni e di documenti.

Al riguardo sono previsti:

- contatti tra Segretari Generali o tra il Segretario Generale aggiunto per gli affari politici e il responsabile delle questioni PESD dell'Unione europea;

 

- contatti tra il Segretariato internazionale della NATO e i servizi del Segretariato del Consiglio che si occupano della PESD (CPPTA ( 10), DGE ( 11), Centro di situazione, ...), in particolare per la preparazione delle riunioni e la trasmissione dei relativi documenti;

- contatti tra gli esperti dello Stato maggiore dell'UE (EUMS) e i loro omologhi negli Stati maggiori della NATO sulla base delle direttive del Comitato militare, in particolare per la preparazione delle riunioni e la trasmissione dei relativi documenti (compresi i documenti in materia di programmazione).

L'insieme di questi contatti e scambi sarà oggetto di regolari resoconti, in sede rispettivamente di CPS e EUMC.

III. Le relazioni NATO/UE in periodi di crisi

A) Nella fase di emergenza di una crisi, i contatti e le riunioni saranno intensificati, se del caso anche a livello ministeriale, per permettere alle due organizzazioni, nell'interesse della trasparenza, della consultazione e della cooperazione, di procedere a scambi di opinioni sulla valutazione della crisi e della sua possibile evoluzione nonché su qualsiasi problema di sicurezza legato alla crisi.

Lo Stato maggiore europeo è incaricato dall'EUMC, su richiesta del CPS, di elaborare e organizzare, in ordine di priorità, le opzioni strategiche militari. A tal fine, dopo aver definito le opzioni generali iniziali, potrà far ricorso, in quanto necessario, a fonti esterne in materia di programmazione, soprattutto all'accesso garantito alle capacità di programmazione della NATO, che analizzeranno ed elaboreranno le opzioni in modo più particolareggiato. Tale contributo sarà valutato dall'EUMS, che potrà richiedere qualsiasi lavoro supplementare eventualmente necessario.

Qualora l'Unione intenda procedere allo studio approfondito di un'opzione facendo ricorso a mezzi e capacità predeterminati della NATO, il CPS ne informa il NAC.

B) Nel caso di operazioni facenti ricorso alle risorse e capacità della NATO (cfr. appendice del presente allegato).

- Il CPS, sulla base dei pareri e raccomandazioni del Comitato militare assistito dall'EUMS, invia, tramite il Comitato militare, al Comandante dell'operazione designato le direttive strategiche che gli permettono di preparare i documenti di programmazione necessari all'operazione, utilizzando l'accesso garantito alle capacità di programmazione della NATO; i documenti di programmazione sono presentati al CPS per approvazione;

 

- gli esperti delle due organizzazioni, in collegamento con il DSACEUR coordinatore strategico, si riuniscono per specificare risorse e capacità predeterminate della NATO occorrenti per l'opzione prescelta;

- una volta stabilite le risorse e capacità predeterminate da utilizzare nel quadro dell'operazione, l'UE trasmette una domanda alla NATO;

- la cessione delle risorse e capacità predeterminate utilizzate per l'operazione dell'UE e le modalità della loro messa a disposizione, comprese le eventuali condizioni di richiamo, sono definite in una riunione CPS/NAC;

- durante l'operazione, l'impiego di risorse e capacità della NATO sarà oggetto di un'informazione dell'Alleanza, anche con la possibilità di riunire il CPS e il NAC;

- il comandante dell'operazione sarà invitato alle riunioni dell'EUMC al fine di rendere conto a quest'ultimo dello svolgimento dell'operazione. Egli potrà essere invitato dalla Presidenza al CPS e al CAG;

- il CPS propone al Consiglio di mettere fine all'operazione e ne informa preventivamente il NAC. L'UE mette fine all'impiego delle risorse e capacità della NATO.

C) Nel caso di operazioni dell'Unione europea condotte senza le risorse della NATO:

durante tutto il periodo in cui l'Unione europea assicura lo svolgimento di un'operazione senza le risorse della NATO, o se la NATO conduce un'operazione di gestione di crisi, ciascuna delle due organizzazioni terrà informata l'altra dello svolgimento generale dell'operazione.

 

 

 

 

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Appendice dell'ALLEGATO VII dell'ALLEGATO VI

 

ALLEGATO DEGLI ACCORDI PERMANENTI SULLA CONSULTAZIONE

E LA COOPERAZIONE UE/NATO RELATIVO ALL'ATTUAZIONE

DEL PUNTO 10 DEL COMUNICATO DI WASHINGTON

 

In base alle decisioni adottate dall'Alleanza al vertice di Washington del 24 aprile 1999, l'Unione europea propone che l'attuazione di Berlino Plus avvenga tra le due organizzazioni secondo le modalità seguenti :

1) Garanzia di accesso alle capacità di pianificazione della NATO

L'Unione europea avrà un accesso garantito( 12) e permanente alle capacità di pianificazione della NATO:

- quando l'UE esamina le opzioni per un'operazione, l'elaborazione delle sue opzioni militari strategiche potrebbe implicare un contributo delle capacità di pianificazione della NATO;

- per assicurare la pianificazione operativa di un'operazione che si avvale dei mezzi e delle capacità della NATO.

Tale accesso sarà garantito secondo le disposizioni seguenti :

- sotto il controllo del Comitato militare dell'Unione europea (EUMC) il Direttore generale dello Stato maggiore dell'Unione europea (EUMS) rivolgerà al Vicecomandante supremo delle forze alleate in Europa (DSACEUR), in virtù delle sue responsabilità nel pilastro europeo della NATO, richieste tecniche di pianificazione per contribuire all'elaborazione delle opzioni strategiche;

- nel campo della pianificazione operativa gli Stati maggiori dell'Alleanza, che saranno incaricati di trattare le richieste dell'UE, saranno aperti agli esperti degli Stati membri che lo desiderino, senza discriminazione tra di essi;

- qualora il DSACEUR comunicasse all'UE che non può assicurare simultaneamente l'evasione della richiesta dell'UE e l'esecuzione dei lavori della NATO per un'operazione non contemplata dall'articolo V, tra le organizzazioni si procederà ad una stretta consultazione al livello appropriato per trovare una soluzione accettabile per le due organizzazioni in termini di gestione delle priorità e di assegnazione dei mezzi e la decisione finale spetterà alla NATO;

- qualora la NATO si impegnasse in un'operazione contemplata dall'articolo V e dovesse decidere di rifiutare o richiamare le capacità di pianificazione in tale quadro, l'UE avrà accesso alle capacità di pianificazione della NATO che rimarranno disponibili.

2) Presunzione di disponibilità di mezzi e capacità preidentificati

Per quanto riguarda la preidentificazione dei mezzi, i lavori di preidentificazione dei mezzi e delle capacità collettivi dell'Alleanza utilizzabili per operazioni condotte dall'UE saranno svolti tra gli esperti dell'UE e dell'Alleanza e saranno convalidati da una riunione dei Comitati militari delle due organizzazioni ai fini della loro approvazione secondo le procedure proprie di ciascuna organizzazione.

Qualora l'UE prevedesse lo studio approfondito di un'opzione strategica che si avvale dei mezzi e delle capacità della NATO, il Comitato politico e di sicurezza (CPS) ne informa il Consiglio atlantico (NAC).

Per un'operazione dell'UE che ricorresse ai mezzi e alle capacità della NATO e la messa a disposizione dell'Unione europea di mezzi e capacità in tal modo preidentificati sarà stabilita la seguente procedura :

- gli esperti delle due organizzazioni si riuniscono, dopo la scelta di un'opzione strategica da parte dell'UE, per precisare i mezzi e le capacità preidentificati che potrebbero essere utilizzati nel quadro di tale operazione;

- il CPS, su proposta dell'EUMC in base alla relazione dell'EUMS che tiene conto dei contatti di esperti, trasmette al NAC una richiesta di mezzi e di capacità preidentificati;

- il NAC risponde alla richiesta del CPS. L'adeguatezza dei mezzi e delle capacità proposti dall'Alleanza alla richiesta dell'UE è esaminata da un punto di vista tecnico in una riunione di esperti delle due organizzazioni;

- la messa a disposizione è confermata ufficialmente in una riunione CPS/NAC sotto forma di pacchetto globale che definisce per l'intera durata dell'operazione le modalità pratiche della messa a disposizione, comprese quelle amministrative, giuridiche e finanziarie;

- i mezzi e le capacità messi a disposizione dell'UE lo sono per l'intera durata dell'operazione, salvo nel caso in cui l'Alleanza dovesse condurre un'operazione contemplata dall'articolo V o per un'operazione non contemplata dall'articolo V divenuta prioritaria al termine di una consultazione tra le due organizzazioni;

- nuove richieste eventualmente presentate nel corso di un'operazione saranno oggetto della stessa procedura descritta per il primo pacchetto;

- per l'intera durata dell'operazione l'UE informa la NATO dell'utilizzazione dei mezzi e delle capacità da quest'ultima messi a disposizione dell’UE, in particolare mediante riunioni tra il CPS e il NAC e tramite il Presidente del Comitato militare dell'UE che dovrà esprimersi davanti al Comitato militare dell'Alleanza.

3) Identificazione di una serie di opzioni di comando messo a disposizione dell'UE

Tra gli esperti dell'UE e dell'Alleanza saranno effettuati lavori scopo di identificare una serie di opzioni possibili per la scelta di una catena di comando intera o parziale (comandanti di operazione, comandanti di forza, comandanti di componenti nonché gli elementi di stati maggiori associati). Tali lavori comprenderanno l'elaborazione del ruolo del DSACEUR in modo da permettere a quest'ultimo di espletare pienamente ed effettivamente le sue responsabilità europee. Tali lavori saranno convalidati da una riunione dei Comitati militari delle due organizzazioni ai fini della loro approvazione secondo le procedure proprie di ciascuna organizzazione.

- qualora l'UE prevedesse lo studio approfondito di un'opzione strategica che si avvale di opzioni di comando della NATO, segnatamente per il comando dell'operazione, il CPS ne informa il NAC;

- dopo che il Consiglio dell'UE ha adottato un'opzione strategica e deciso di ricorrere ad un comandante di operazione, il CPS trasmette al NAC una richiesta vertente sulle opzioni di comando relative all'operazione;

- dopo la risposta del NAC, il Consiglio nomina il comandante dell'operazione e lo incarica, tramite il CPS, di attivare la catena di comando;

- l'insieme della catena di comando dovrà rimanere soggetto al controllo politico e alla direzione strategica dell'UE, per l'intera durata dell'operazione, al termine di una consultazione tra le due organizzazioni. In tale contesto il comandante dell'operazione renderà conto della condotta dell'operazione soltanto agli organi dell'UE. La NATO è informata dell'evoluzione della situazione dagli organi appropriati, segnatamente il CPS e il Presidente del Comitato militare.

 

 

 

 

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ALLEGATO VII

 

 

DICHIARAZIONE DEL CONSIGLIO EUROPEO SUL VICINO ORIENTE

 

 

Il Vicino Oriente deve ritrovare una prospettiva di pace.

Nessuno può rassegnarsi alla violenza, alla sofferenza delle popolazioni, all'odio tra i popoli.

Il negoziato deve riprendere. Al riguardo, l'Unione europea ritiene necessario:

- l'impegno personale del Primo Ministro israeliano e del Presidente dell'Autorità palestinese;

- l'attuazione integrale e immediata degli impegni da essi assunti a Sharm el-Sheikh e a Gaza;

- gesti concreti delle due parti, per quanto riguarda, tra l'altro, la rinuncia alla violenza e, per quanto concerne Israele, la questione della colonizzazione;

- instaurazione di un meccanismo di misure miranti a rafforzare la fiducia;

- l'avvio dei lavori in loco da parte della Commissione per l'accertamento dei fatti, cui partecipa, in qualità di rappresentante dell'Unione europea, il sig. Solana, Segretario Generale/Alto Rappresentante per la PESC;

- un accordo sulla costituzione di una missione di osservatori.

L'Unione europea ha interessi rilevanti nel Vicino Oriente. Le sue posizioni sono state chiaramente definite, in particolare nel Consiglio europeo di Berlino del marzo 1999 e nella dichiarazione dell'Unione europea del 12 settembre 2000. Essa è disposta a concertarsi con tutte le parti sui mezzi atti a conseguire tali obiettivi in vista della ripresa del negoziato per un accordo di pace.

 

 

 

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ALLEGATO VIII

 

DOCUMENTI PRESENTATI AL CONSIGLIO EUROPEO DI NIZZA

 

· Nota della Presidenza sulla proclamazione solenne della Carta dei diritti fondamentali

(14101/00)

· Documento di sintesi

(CONFER 4816/00)

· Quadro d'insieme del processo di allargamento (conclusioni del Consiglio "Affari generali")

(13970/1/00 REV 1)

· Relazione del Consiglio (ECOFIN) sugli aspetti dell'allargamento relativi al cambio

(13055/00)

· Documento di strategia per l'allargamento: relazione sui progressi compiuti da ciascuno dei paesi candidati verso l'adesione

(13358/00)

· Relazione della Presidenza sulla politica europea in materia di sicurezza e di difesa

(14056/2/00 REV2 + REV 3 (de, nl, en)

· Contributo del SG/AR: quadro di riferimento per la gestione globale e coerente delle crisi

(13957/1/00 REV 1+ COR 1)

· Relazione dell'SG/AR e della Commissione contenente raccomandazioni concrete per un miglioramento della coerenza e dell'efficacia dell'azione dell'UE in materia di prevenzione dei conflitti

(14088/00)

· Relazione comune sull'occupazione 2000

(12909/00 COR 1 (en), COR 2, ADD 1, ADD 1 COR 1 (en))

· Proposta di decisione del Consiglio relativa a orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell'occupazione per il 2001

(14116/00)

· Raccomandazione della Commissione relativa a raccomandazioni del Consiglio riguardanti l'attuazione delle politiche in materia di occupazione degli Stati membri

(14115/00)

· Agenda sociale europea

(14011/00 + COR 1 (en) + COR 2 (es) + COR 3 (de))

· Comunicazione della Commissione "Agenda sociale europea"

(9964/00)

· Lotta contro la povertà e l'esclusione sociale – Definizione degli obiettivi adeguati

(14110/00)

· Relazione interinale del Gruppo ad alto livello "Protezione sociale" riguardante la comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo e al Comitato economico e sociale sulla futura evoluzione della protezione sociale nel lungo periodo: pensioni sicure e sostenibili

(14055/00)

· Relazione del Consiglio (ECOFIN) sull'analisi degli strumenti finanziari comunitari per le imprese

(13056/00)

· Relazione del Consiglio (ECOFIN) sugli indicatori strutturali: uno strumento per le riforme strutturali

(13217/00, 13170/1/00 REV 1)

· Comunicazione della Commissione sugli indicatori strutturali

(11909/00)

· Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo "e-Europe 2002"

(14203/00)

· Relazioni della Commissione e del Consiglio sull'attuazione del Piano d'azione e-Europe

(13515/1/00 REV 1, 14195/00)

· Risoluzione del Consiglio relativa al piano d'azione per la mobilità

(13649/00 + COR 1 (de))

· Nota di trasmissione della risoluzione del Consiglio sul principio di precauzione

(14328/00 + COR 1 (de))

· Relazione del Consiglio (ECOFIN) sull'ambiente e lo sviluppo sostenibile

(13054/1/00 REV 1)

· Relazione del Gruppo ad alto livello "Asilo e Migrazione"

(13993/00 + ADD 1 , 13994/00)

· Relazione del Consiglio sull'attuazione della strategia comune sull'Ucraina

(14202/00)

· Dichiarazione del Consiglio relativa ai servizi di interesse economico generale

(14185/00)

· Dichiarazione relativa alle caratteristiche specifiche dello sport e alle sue funzioni sociali in Europa di cui tener conto nell'attuazione delle politiche comuni

(13948/00 + COR 1 (de))

· "Legiferare meglio 2000" (relazione della Commissione)

(14253/00)

· Relazione della Presidenza e del Segretariato generale del Consiglio sul miglioramento dell'efficacia della procedura di codecisione

(13316/1/00 REV 1, 14144/00)

· Risoluzione del Consiglio relativa all'applicazione dei sistemi nazionali di fissazione del prezzo dei libri

(13981/00)

· Risoluzione del Consiglio sugli aiuti nazionali ai settori del cinema e degli audiovisivi

(13980/00 + COR 1 (s), COR 2 (p), COR 3 (f), COR 4 (d,dk,es,fin))

· Documento di lavoro della Commissione concernente l'articolo 299, paragrafo 2, strategia di sviluppo sostenibile per le regioni ultraperiferiche (RUP)

(7072/00, SEC(2000)2192)

 

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Footnotes:

( 1) Risoluzione del Consiglio, del 17 dicembre 1999, sullo sviluppo di nuovi approcci di lavoro per la cooperazione europea nel settore dell'istruzione e della formazione "Come entrare nel nuovo millennio" (GU C 8 del 12.1.2000, pag. 6).

( 2) I compiti di Petersberg comprendono le missioni umanitarie e di soccorso, le attività di mantenimento della pace e le missioni di unità di combattimento nella gestione di crisi, ivi comprese le missioni tese al ristabilimento della pace (art. 17 par. 2 del trattato sull'Unione europea).

( 3) La Danimarca ha ricordato il protocollo n. 5 allegato al trattato di Amsterdam.

( 4) C3 = Comando, controllo e comunicazioni.

( 5) Iniziativa sulle capacità di difesa.

( 6) Definizioni preliminari:

Pianificazione strategica: attività di pianificazione che inizia non appena si profila una crisi e termina allorché le autorità politiche dell'UE approvano un'opzione militare strategica o una gamma di opzioni militari strategiche. Il processo di pianificazione strategica comprende la valutazione della situazione militare, la definizione di un quadro politico/militare e l'elaborazione di opzioni militari strategiche.

Opzione militare strategica: eventuale azione militare diretta a realizzare gli obiettivi politico/militari definiti nel quadro politico/militare. Un'opzione militare strategica comporta lo schema della soluzione militare prevista e la descrizione delle risorse occorrenti, delle limitazioni e raccomandazioni relative alla scelta del comandante delle operazioni e del QG operativo.

( 7) Gruppo di coordinamento politico della NATO.

( 8) Gruppo politico-militare.

( 9) Vicecomandante supremo delle forze alleate in Europa.

( 10) Cellula di programmazione politica e tempestivo allarme.

( 11) Direzione generale delle relazioni esterne.

( 12) Senza autorizzazione caso per caso della NATO.