INTRODUZIONE
Nella riunione di Amsterdam del 16 e 17 giugno 1997 il Consiglio
europeo ha concluso con successo i lavori della Conferenza intergovernativa
approvando pienamente un progetto di trattato. Ciò permette
ora di avviare il processo di allargamento in conformità
delle conclusioni del Consiglio europeo di Madrid.
In base alle conclusioni del Consiglio europeo di dicembre a Dublino
e nel pieno rispetto del calendario stabilito, si è altresì
pervenuti a un accordo sulle necessarie risoluzioni del Consiglio
europeo e su altri testi pertinenti volti ad agevolare il passaggio
senza difficoltà alla terza fase dell'Unione economica
e monetaria e il buon funzionamento della stessa.
Il Consiglio europeo ha posto particolarmente l'accento sulla
situazione dell'occupazione e ha adottato, a tal fine, una risoluzione
su crescita e occupazione che, insieme al Patto di stabilità
e crescita, creerà condizioni favorevoli per la crescita
economica e nuove possibilità di lavoro.
Il Consiglio europeo ha iniziato i suoi lavori con uno scambio
di idee con il sig. José Maria GIL-ROBLES, Presidente
del Parlamento europeo, sui principali temi da discutere nel corso
della riunione.
CONFERENZA INTERGOVERNATIVA
La Conferenza intergovernativa, riunita a livello di Capi di Stato
o di Governo, è pervenuta a un accordo sul progetto di
trattato di Amsterdam in base ai testi presentati (doc. CONF 4001/97).
Si è deciso che l'ultima necessaria armonizzazione e messa
a punto giuridica dei testi sarà completata in modo che
la firma del trattato abbia luogo ad Amsterdam nell'ottobre 1997.
Il Consiglio europeo invita il Consiglio ad adottare il più
rapidamente possibile, in base ai testi approvati, misure appropriate
per assicurare il pieno funzionamento del trattato dal momento
della sua entrata in vigore:
- per quanto riguarda il secondo pilastro, l'istituzione della
cellula di programmazione politica e allarme tempestivo, menzionata
nella relativa dichiarazione che sarà allegata all'Atto
finale del trattato ed altre questioni afferenti l'organizzazione
del Segretariato generale del Consiglio e una più stretta
cooperazione tra UEO e UE;
- per quanto riguarda il protocollo Schengen, l'adozione di misure
d'attuazione del medesimo al momento dell'entrata in vigore del
trattato, nonché l'integrazione del Segretariato di Schengen
nel Segretariato generale del Consiglio.
In tale contesto, il Consiglio europeo prende atto con compiacimento
che le disposizioni stabilite nel protocollo relativo all'incorporazione
dell'"acquis" di Schengen nell'ambito dell'Unione
europea e nel protocollo relativo alla Danimarca rendono possibile
assicurare il mantenimento dell'Unione nordica dei passaporti
nel contesto di una più ampia cooperazione europea in materia
di libera circolazione delle persone.
Il Consiglio europeo prende atto della dichiarazione relativa
agli enti creditizi di diritto pubblico in Germania. Invita la
Commissione a esaminare se casi simili esistano negli altri Stati
membri, ad applicare, laddove opportuno, ai casi simili le stesse
norme e a informare il Consiglio ECOFIN.
ALLARGAMENTO
Il Consiglio europeo rileva che, poiché la Conferenza intergovernativa
si è conclusa con successo, è ora possibile avviare
il processo dell'allargamento in conformità delle conclusioni
del Consiglio europeo di Madrid.
Esso si compiace dell'intenzione della Commissione di presentare
per la metà di luglio il suo parere sulle domande di adesione
e una esauriente comunicazione ("Agenda 2000") concernente
lo sviluppo delle politiche dell'Unione, comprese quelle agricole
e strutturali, le questioni orizzontali connesse con l'allargamento
e infine il futuro quadro finanziario per il periodo successivo
al 1999.
Il Consiglio europeo prende nota che nella sua comunicazione "Agenda
2000" la Commissione elaborerà le principali conclusioni
e raccomandazioni in base ai pareri espressi ed esprimerà
le sue idee circa l'avvio del processo di adesione, presentando
anche proposte volte a rafforzare la strategia di preadesione
e sviluppare ulteriormente la relativa assistenza, basandosi sulle
riforme di PHARE in corso di attuazione.
Il Consiglio europeo invita il Consiglio "Affari generali"
ad esaminare accuratamente i pareri della Commissione, come pure
la comunicazione "Agenda 2000", e a presentargli una
relazione globale nella riunione di dicembre a Lussemburgo.
In tale riunione il Consiglio europeo, per consentire che i negoziati
siano effettivamente avviati il più rapidamente possibile
dopo il dicembre del 1997, prenderà le disposizioni necessarie
per l'intero processo dell'allargamento, comprese misure pratiche
per la fase iniziale dei negoziati e il rafforzamento della strategia
di preadesione dell'Unione, nonché altri eventuali provvedimenti
atti a rafforzare la cooperazione tra l'Unione europea e tutti
i paesi candidati.
UNIONE ECONOMICA E MONETARIA
Il Consiglio europeo si compiace dei contributi del Consiglio,
della Commissione, del Parlamento europeo e dell'IME, che hanno
consentito ulteriori passi concreti nella prospettiva dell'avvio
dell'UEM in data 1º gennaio 1999 nonché della salvaguardia
dell'efficacia del suo funzionamento:
* Il Consiglio europeo ha adottato una risoluzione che sancisce
il fermo impegno degli Stati membri, della Commissione e del Consiglio
per quanto concerne l'attuazione del Patto di stabilità
e di crescita. Il Consiglio europeo ha altresì adottato
una risoluzione distinta concernente la crescita e l'occupazione
che sancisce il fermo impegno degli Stati membri, della Commissione
e del Consiglio a dare un nuovo impulso al fine di mantenere l'occupazione
saldamente al primo posto tra le priorità del programma
politico dell'Unione. Sane politiche macroeconomiche e di bilancio
vanno di pari passo con una crescita forte e sostenibile della
produzione e dell'occupazione. Entrambe le risoluzioni (allegato I)
contribuiscono alla stabilità macroeconomica, alla crescita
e all'occupazione.
I due regolamenti facenti parte del Patto di stabilità
e crescita, intesi a garantire la disciplina di bilancio nell'UEM,
sono stati approvati. Tali regolamenti contemplano altresì
gli obblighi degli Stati membri non partecipanti all'area dell'euro.
Il Consiglio europeo invita il Consiglio ad adottare senza indugio
detti regolamenti.
I regolamenti definiscono il quadro per un'efficace sorveglianza
multilaterale e chiariscono la procedura per i disavanzi eccessivi.
Il Consiglio europeo approva il meccanismo contemplato nel regolamento
concernente la procedura per i disavanzi eccessivi, il quale stipula
che i proventi delle sanzioni siano distribuiti tra gli Stati
membri partecipanti all'area dell'euro e che non abbiano un disavanzo
eccessivo. Se necessario, il regolamento finanziario sarà
modificato entro la fine del 1998. È concordato che le
sanzioni di cui all'articolo 104 C non hanno ripercussioni sui
massimali di spesa contenuti nelle prospettive finanziarie. Si
prende inoltre atto del fatto che le spese relative alla distribuzione
dei proventi delle sanzioni non vengono calcolate ai fini del
massimale dell'1,335% del PNL per gli stanziamenti di impegno
di cui all'articolo 3, paragrafo 2 della decisione relativa
alle risorse proprie.
* I principi e gli elementi fondamentali di un nuovo meccanismo
di cambio (ERM 2) da istituire a decorrere dal 1º gennaio
1999 sono stati definiti in una risoluzione che è stata
adottata dal Consiglio europeo (allegato II). Il Consiglio europeo
prende atto che i Governatori delle banche centrali approvano
il testo di tale risoluzione, compresa la fissazione dei margini
di fluttuazione a +/ 15%.
* Sussiste ora un accordo totale sui due regolamenti che costituiscono
il quadro giuridico per l'euro e che saranno tra breve pubblicati
simultaneamente. Il primo regolamento si basa sull'articolo 235
ed è già stato adottato, mentre il secondo regolamento
sarà adottato dal Consiglio subito dopo che sarà
stata presa la decisione sugli Stati membri partecipanti all'area
dell'euro, quanto prima possibile nel 1998.
* Il Consiglio europeo accoglie con soddisfazione e approva pienamente
la scelta concernente l'aspetto grafico delle monete metalliche
in euro. Insieme alle banconote in euro, viene così fornito
ai cittadini un segno tangibile dei preparativi per l'introduzione
dell'euro.
I progressi realizzati indicano che la maggior parte dei preparativi
tecnici per l'UEM è stata completata. Il Consiglio europeo
rileva che il rimanente periodo prima dell'inizio della terza
fase dell'UEM in data 1º gennaio 1999 dovrebbe essere utilizzato
ai fini di un'intensificazione degli sforzi concreti da parte
di tutti gli attori interessati, comprese le pubbliche amministrazioni,
nella preparazione per l'introduzione dell'euro.
Il Consiglio europeo invita il Consiglio e la Commissione, in
cooperazione con l'Istituto monetario europeo, ad esaminare modalità
efficaci di attuazione di tutte le disposizioni previste all'articolo 109
del trattato, in particolare al paragrafo 2, in merito all'eventuale
formulazione di orientamenti generali di politica di tassi di
cambio nei confronti di una o più valute non comunitarie
che non pregiudichino l'obiettivo prioritario del sistema europeo
di banche centrali di mantenere la stabilità dei prezzi
nel pieno rispetto dello statuto della Banca centrale europea,
al paragrafo 4 in merito alla posizione della Comunità
sul piano internazionale per quanto riguarda questioni di particolare
importanza per l'Unione economica e monetaria, nonché in
merito alla sua rappresentanza in conformità della ripartizione
dei poteri prevista dagli articoli 103 e 105, e infine all'articolo
109 B, paragrafo 1 in merito alla posizione del Consiglio
nelle riunioni del Consiglio direttivo della BCE.
Il Consiglio europeo invita inoltre il Consiglio e la Commissione
ad esaminare e a precisare le modalità per migliorare le
procedure di coordinamento economico nella terza fase dell'unione
economica e monetaria in linea con i principi e le prassi definiti
nel trattato. Il Consiglio è invitato a predisporre una
relazione sullo stato dei lavori da sottoporre al Consiglio europeo
di Lussemburgo.
Il Consiglio europeo approva pienamente le raccomandazioni del
Consiglio circa gli indirizzi di massima delle politiche economiche
degli Stati membri e della Comunità. Nella risoluzione
sulla crescita e l'occupazione il Consiglio europeo esorta il
Consiglio a incentrare maggiormente gli indirizzi di massima sul
tema dell'occupazione. Il Consiglio è fermamente invitato
a porre in atto questo approccio con la massima sollecitudine
possibile.
Il Consiglio europeo nota che gli strenui sforzi degli Stati membri
ai fini del raggiungimento di un alto grado di convergenza sostenibile,
segnatamente in materia di bilancio, contribuiscono al miglioramento
delle prospettive per quanto concerne la crescita e l'occupazione
nel 1997 e nel periodo successivo.
Il Consiglio europeo si rallegra dell'intesa raggiunta dal Consiglio
sul calendario per l'attuazione, quanto prima possibile nel 1998,
della procedura stabilita all'articolo 109 J, paragrafo 4. Tale
calendario dovrebbe altresì consentire al Parlamento europeo
di svolgere pienamente il suo ruolo nell'ambito di tale processo.
Il Consiglio europeo sottolinea l'importanza dell'applicazione
di una rigorosa disciplina di bilancio non soltanto a livello
nazionale ma anche a livello comunitario nel contesto del bilancio
dell'UE.
Esso si compiace dei progressi compiuti nell'ambito del Programma
SEM 2000 (Gestione sana ed efficiente), ribadisce l'importanza
di tale iniziativa per il miglioramento della gestione finanziaria
delle spese della Comunità e la lotta contro le frodi e
sottolinea la necessità di portarla avanti.
OCCUPAZIONE, COMPETITIVITÁ E CRESCITA
Al fine di mantenere lo slancio nel promuovere la crescita economica
e nella lotta contro la disoccupazione, una sessione straordinaria
del Consiglio europeo passerà in rassegna, sotto la Presidenza
lussemburghese, i progressi compiuti nell'attuazione, tra l'altro,
delle iniziative riguardanti i potenziali delle piccole e medie
imprese per la creazione di posti di lavoro, un nuovo gruppo consultivo
in materia di competitività, lo studio sulle buone pratiche
in materia di politiche occupazionali degli Stati membri, nonché
le iniziative della BEI volte alla creazione di opportunità
di occupazione, come indicato nella risoluzione del Consiglio
europeo su crescita e occupazione. Il Consiglio europeo invita
la Commissione e il Consiglio, in cooperazione con la BEI, a presentare
a tale Consiglio europeo una relazione sullo stato dei lavori.
Il Consiglio europeo riafferma l'importanza che annette alla promozione
dell'occupazione e alla riduzione della disoccupazione in Europa
che ha raggiunto ormai livelli inaccettabili, in particolare tra
i giovani, i disoccupati di lunga durata e le persone scarsamente
qualificate.
Il Consiglio ribadisce la necessità di un approccio positivo
e coerente per la creazione di posti di lavoro, comprendente un
quadro macroeconomico stabile, il completamento del mercato unico,
politiche occupazionali attive e l'ammodernamento dei mercati
del lavoro per permettere agli Stati membri di avvicinarsi all'obiettivo
della piena occupazione.
Il Consiglio europeo si è compiaciuto della relazione congiunta
provvisoria sull'occupazione elaborata dai Consigli "ECOFIN"
e "Lavoro e affari sociali" e dalla Commissione, come
pure della relazione sul Patto di fiducia "Azione per l'occupazione
in Europa" presentata dal Presidente della Commissione.
Il Consiglio europeo ha preso atto con soddisfazione dell'accordo
raggiunto in sede di Conferenza intergovernativa sull'inserimento
nel trattato dell'accordo sociale e di un nuovo titolo sull'occupazione.
Il Consiglio dovrà adoperarsi affinché le pertinenti
disposizioni di questo titolo abbiano efficacia immediata. Ciò
sottolinea il nesso di fondamentale importanza tra creazione di
posti di lavoro, possibilità di occupazione e coesione
sociale.
Il ripristino di un tasso elevato e costante di crescita non inflazionistica
è necessario per pervenire a una soluzione duratura del
problema della disoccupazione nella Comunità e compiere
ulteriori progressi verso il risanamento delle finanze pubbliche.
Lacune strutturali continuano a limitare sia la crescita, sia
la misura in cui questa potrebbe tradursi in un aumento dell'occupazione.
Il Consiglio europeo annette un'importanza fondamentale alla creazione
negli Stati membri di condizioni che promuovano una forza di lavoro
qualificata e adattabile e mercati del lavoro flessibili, in grado
di rispondere ai mutamenti economici. Ciò richiede che
gli Stati membri intervengano attivamente nel mercato del lavoro
per aiutare i singoli a sviluppare le loro possibilità
d'impiego. Tale azione è importante se si vuole che l'Unione
europea resti globalmente competitiva, come pure per affrontare
il flagello della disoccupazione.
Nella maggior parte degli Stati membri è opportuna una
riduzione dell'imposizione fiscale complessiva, in particolare
degli oneri fiscali sul lavoro. Inoltre, una ristrutturazione
che contenga la spesa pubblica è necessaria per incoraggiare
gli investimenti in capitale umano, ricerca e sviluppo, innovazione
e infrastrutture essenziali per la competitività.
Si dovrebbe poi sottolineare l'importanza che la formazione iniziale
e permanente riveste per l'occupazione, si dovrebbero ulteriormente
rivedere i sistemi tributari e di previdenza sociale per accrescere
la possibilità di occupazione e si dovrebbe attuare una
politica più attiva per il mercato del lavoro. Si devono
ottenere miglioramenti sotto il profilo dell'efficienza e dell'equità
servendosi più attivamente dei trasferimenti sociali e
trasformando i sistemi di prestazioni sociali in sistemi dinamici
che migliorino le possibilità di occupazione dei lavoratori.
Il Consiglio europeo nota con soddisfazione i lavori svolti su
indicatori che permettano una valutazione comparativa delle misure
e politiche attuate dagli Stati membri nell'ambito dei loro programmi
pluriennali per l'occupazione. Il Consiglio europeo invita il
Comitato per l'occupazione e il mercato del lavoro e il Comitato
di politica economica a discutere tali questioni in modo da permettere
agli Stati membri di individuare prassi particolarmente efficienti
ed efficaci e di tenerne conto nella formulazione delle loro politiche.
Gli sforzi compiuti dalle parti sociali in materia di moderazione
salariale sono stati riconosciuti e dovrebbero essere portati
avanti. Inoltre gli accordi salariali dovrebbero, per facilitare
la creazione di posti di lavoro, tenere maggiormente conto delle
differenze esistenti per quanto concerne le qualifiche e tra le
diverse regioni. Il Consiglio europeo si compiace vivamente dell'accordo
concluso dalle parti sociali sul lavoro a tempo parziale e le
invita a tener presente, nelle loro discussioni, la necessità
di un equilibrio tra adattabilità del mercato del lavoro
e sicurezza sociale, per accrescere la possibilità di occupazione.
Il Consiglio europeo nota con soddisfazione la reazione estremamente
positiva degli Stati membri all'invito, che aveva rivolto loro
a Firenze, a selezionare regioni o città che potessero
candidarsi per progetti pilota relativi a patti territoriali e
locali per l'occupazione. Come risultato, si sono conclusi circa
90 patti cui si darà avvio in una conferenza che avrà
luogo a Bruxelles nel novembre del 1997.
*
* *
Il Consiglio europeo ribadisce l'importanza che annette a un corretto
funzionamento del mercato interno quale elemento essenziale della
strategia generale per la promozione della competitività,
della crescita economica e dell'occupazione nell'insieme dell'Unione.
Esso si rallegra del "Piano d'azione per il mercato unico"
presentato dalla Commissione e ne approva l'obiettivo generale.
I quattro obiettivi strategici del piano d'azione dovrebbero formare
la base di un rinnovato sforzo politico per la rimozione degli
ostacoli che ancora sussistono, in modo che si possano pienamente
sfruttare le potenzialità del mercato unico.
Il Consiglio europeo conviene dell'importanza di assicurare la
piena coerenza tra le azioni intraprese nel settore del mercato
interno e le altre politiche dell'Unione, in particolare in campi
quali la dimensione sociale, la coesione regionale, le politiche
in materia di concorrenza, lo sviluppo di piccole e medie imprese,
la protezione dell'ambiente, la salute e i diritti dei consumatori.
Il Consiglio europeo sottolinea la necessità di scaglionare
nel tempo le varie categorie di attività previste nel piano
d'azione. In primo luogo, le istituzioni della Comunità
e gli Stati membri dovrebbero concentrare la loro attenzione su
settori in cui si possono immediatamente intraprendere azioni
o in cui si possono rapidamente concludere i negoziati su proposte
già esistenti.
Il Consiglio europeo pone in rilievo, quale settore in cui si
possono immediatamente intraprendere azioni, il primo obiettivo
strategico del piano d'azione: rendere più efficaci le
attuali disposizioni per il mercato unico.
Il Consiglio europeo sottolinea la cruciale importanza di un recepimento
tempestivo e corretto nel diritto nazionale di tutti gli atti
legislativi adottati, la necessità di una completa informazione
dei cittadini e delle imprese in merito al mercato unico, di una
fattiva attuazione della normativa comunitaria negli Stati membri
e dell'introduzione di procedure più rapide ed efficaci
per la soluzione dei problemi, comprese le discussioni a livello
di Consiglio in caso di problemi ricorrenti. Il Consiglio europeo
chiede alla Commissione di esaminare metodi e modalità
atti a garantire efficacemente la libera circolazione delle merci,
inclusa la possibilità di imporre sanzioni agli Stati membri.
Chiede inoltre alla Commissione di presentare proposte al riguardo
prima della prossima riunione del dicembre 1997.
Il Consiglio europeo ribadisce il suo fermo impegno per la semplificazione
delle attuali e delle nuove disposizioni legislative e amministrative,
nell'intento di pervenire a un miglioramento della qualità
della normativa comunitaria e a una riduzione dell'onere amministrativo
gravante sulle imprese europee, in particolare sulle piccole e
medie imprese. La Commissione è invitata ad istituire a
tal fine una "task force". Il Consiglio europeo invita
inoltre la Commissione ad allargare il suo programma "Staffetta"
di semplificazione, in consultazione con tutte le parti interessate,
e invita gli Stati membri ad avviare un analogo lavoro di semplificazione
a livello nazionale.
Il Consiglio europeo esorta il Consiglio e il Parlamento europeo
a pervenire rapidamente, se possibile entro la fine dell'anno,
a un accordo su un numero limitato di misure prioritarie individuate
nel piano d'azione, in base a proposte esistenti. Esso invita
inoltre il Consiglio a prendere le disposizioni necessarie, se
del caso in base ad ulteriori proposte della Commissione, per
pervenire agli inizi del 1999 al più ampio accordo possibile
sugli altri settori chiave del mercato interno.
Il Consiglio europeo si rallegra dell'impegno, assunto dalle prossime
tre Presidenze, di accordare priorità al piano d'azione.
Esso invita il Parlamento europeo a dare il suo appoggio politico
al piano d'azione al fine di accelerare al massimo l'adozione
delle misure legislative previste. Esso invita la Commissione
a riferire sui progressi compiuti nell'attuazione del piano al
Consiglio nonché al Consiglio europeo nel dicembre del
1997.
Poiché la competitività dell'industria europea è
alla base della crescita, della creazione di posti di lavoro e
del miglioramento del livello di vita, il Consiglio europeo si
compiace delle conclusioni del Consiglio "Industria"
del 24 aprile 1997 sull'organizzazione dei lavori concernenti
la competitività dell'industria europea, in cui si prevede
che ogni anno sarà organizzato, nel quadro del Consiglio
"Industria", un dibattito sulla competitività
in base ad un programma di analisi comparativa formulato dalla
Commissione.
La Commissione svilupperà parimenti un'analisi e iniziative
in materia di competitività, in particolare nel settore
delle tecnologie dell'informazione e comunicazione (TIC). In questo
contesto il Consiglio europeo si compiace della formazione di
un nuovo gruppo consultivo in materia di competitività.
*
* *
I membri del Consiglio europeo i cui Stati sono parti dell'accordo
sulla politica sociale allegato al protocollo 14 del trattato
sull'Unione europea si compiacciono vivamente della decisione
del Regno Unito di aderire alle disposizioni sociali del nuovo
trattato. Essi prendono atto con grande soddisfazione della volontà
del Regno Unito di accettare le direttive che sono già
state adottate nel quadro dell'accordo o che potranno essere adottate
prima dell'entrata in vigore del nuovo trattato. Il Consiglio
europeo nota che, prima della firma del trattato di Amsterdam,
si dovrà individuare uno strumento che permetta di concretare
in un atto giuridico tali intenzioni.
In quest'ottica i membri del Consiglio europeo i cui Stati sono
parti dell'accordo sulla politica sociale dichiarano che il Regno
Unito sarà ora invitato a esprimere la sua opinione nelle
discussioni su atti da adottare in base a detto protocollo, e
che la Presidenza e gli Stati membri, nel pieno rispetto delle
disposizioni del medesimo protocollo e del regolamento interno
del Consiglio, si adopereranno per pervenire a una soluzione che
tenga conto di tale opinione.
Essi inoltre confermano che, se il trattato di Amsterdam non entrerà
in vigore anteriormente al 1° gennaio 1998,
nel primo semestre del 1998, durante la Presidenza del Regno Unito,
il Consiglio sarà presieduto dal rappresentante del Governo
del Regno Unito per le materie rientranti nel suddetto protocollo.
AMBIENTE
Il Consiglio europeo ribadisce l'impegno dell'Unione europea nei
riguardi dell'UNCED (Conferenza delle Nazioni Unite sull'ambiente
e lo sviluppo) di cinque anni fa. Il Consiglio europeo ritiene
che il processo avviato a Rio debba essere accelerato per giungere
ad una fase in cui lo sviluppo a livello mondiale sia sostenibile.
Perché ciò sia possibile è essenziale che
le politiche economiche, ambientali e sociali vengano integrate
e ben coordinate. Vi sono due obiettivi di particolare importanza:
lo sradicamento della povertà ed il cambiamento dei modelli
di consumo e di produzione. L'Unione europea svolgerà un
ruolo guida nell'ambito della sessione speciale dell'Assemblea
generale delle Nazioni Unite per cercare di giungere ad un consenso
su obiettivi concreti per lo sviluppo sostenibile.
Il Consiglio europeo ribadisce la necessità di una risposta
forte al rischio dei cambiamenti climatici.
Il Consiglio europeo ribadisce l'esigenza che il processo negoziale
volto a rafforzare la convenzione quadro sui cambiamenti climatici
porti all'adozione di un protocollo a Kyoto nel mese di dicembre,
che contenga impegni giuridicamente vincolanti per significative
riduzioni globali delle emissioni di gas ad effetto serra al di
sotto del livello del 1990 dopo l'anno 2000, nonché
misure e politiche comuni e coordinate.
L'Unione europea ha convenuto di proporre, quale posizione negoziale
della Comunità a Kyoto, una riduzione del 15% dei livelli
di emissione dei principali gas ad effetto serra rispetto al livello
del 1990, entro il 2010.
Il Consiglio europeo ha discusso in merito a varie iniziative
in campo ambientale e ha ribadito la posizione dell'Unione a favore
di una convenzione sulla protezione delle foreste.
*
* *
Il Consiglio europeo ha adottato una dichiarazione sul divieto
della clonazione umana (allegato IV).
LIBERTÀ, SICUREZZA E GIUSTIZIA:
AZIONE CONTRO LA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA E LA DROGA
Il Consiglio europeo ha espresso soddisfazione per il piano d'azione
elaborato dal Gruppo ad alto livello sulla criminalità
organizzata a seguito del mandato conferitogli dai Capi di
Stato e di Governo nella riunione di Dublino del dicembre 1996.
Condivide gli orientamenti politici sottoposti alla sua approvazione
e incarica il Consiglio di prendere le misure necessarie per attuare
il piano, controllarne i progressi e riferire al Consiglio europeo
nel giugno del 1998. Saluta con favore, in particolare, l'approccio
globale adottato nel piano d'azione che pone l'accento sulla prevenzione
come sulla repressione, sull'equilibrio raggiunto fra ravvicinamento
o armonizzazione delle legislazioni e cooperazione pratica fra
autorità incaricate dell'applicazione della legge, sia
a livello giudiziario che a livello di polizia, e sull'importanza
della cooperazione con i principali partner dell'Unione, in particolare
con i paesi candidati all'adesione. Il Consiglio europeo sottolinea
il ruolo chiave che l'EUROPOL dovrà svolgere nella lotta
contro la criminalità organizzata e ribadisce la priorità
che esso attribuisce alla ratifica, da parte di tutti gli Stati
membri, della convenzione EUROPOL e del protocollo sui privilegi
e sulle immunità entro la fine del 1997.
Il Consiglio europeo prende atto della relazione interinale della
Presidenza in materia di droga che illustra le azioni intraprese
per dar seguito alle proposte approvate a Dublino concernenti
i vari aspetti del problema della droga, in particolare la riduzione
della domanda e dell'offerta e la cooperazione internazionale.
Saluta con favore l'attenzione prioritaria rivolta alle droghe
sintetiche e l'azione comune adottata dal Consiglio per istituire
un sistema di allarme tempestivo. Chiede al Consiglio di proseguire
i lavori sui precursori chimici.
Il Consiglio europeo invita il Consiglio a proseguire i lavori
in materia di cooperazione con regioni e paesi terzi e l'attuazione
dell'azione comune relativa al ravvicinamento delle legislazioni
e prassi seguite da forze di polizia, servizi doganali e autorità
giudiziarie ai fini della lotta contro la tossicodipendenza e
il traffico illecito di droga, ed invita il Consiglio a presentare
una prima valutazione dell'attuazione delle misure al Consiglio
europeo di Lussemburgo.
CORRUZIONE
Il Consiglio europeo saluta con favore l'adozione della convenzione
in materia di corruzione da parte del Consiglio "Giustizia
e Affari interni", nella sessione del maggio 1997, e sollecita
gli Stati membri a ratificarla rapidamente. Sollecita inoltre
gli Stati membri a ratificare entro la metà del 1998
la convenzione sulla tutela degli interessi finanziari delle Comunità
europee ed il suo secondo protocollo.
ASILO E IMMIGRAZIONE
Il Consiglio europeo si compiace dell'espletamento delle procedure
di ratifica della convenzione sulla determinazione dello Stato
competente per l'esame di una domanda di asilo presentata in uno
degli Stati membri delle Comunità europee (Convenzione
di Dublino), che potrà quindi entrare in vigore il 1º
settembre 1997.
RAZZISMO E XENOFOBIA
Il Consiglio europeo saluta con favore l'accordo raggiunto sull'Osservatorio
europeo dei fenomeni di razzismo e xenofobia che avrà sede
a Vienna. Si tratta di una realizzazione significativa nel contesto
del 1997, anno europeo contro il razzismo e la xenofobia.
AZIONE ESTERNA DELL'UNIONE
QUESTIONI COMMERCIALI
Il Consiglio europeo esprime soddisfazione per la positiva conclusione
dell'accordo sulle tecnologie dell'informazione e per i negoziati
OMC sui servizi di telecomunicazione di base che, insieme, liberalizzano
circa 1.000 miliardi di dollari negli scambi globali di beni e
servizi.
Ribadisce l'importanza che l'Unione europea attribuisce all'attuazione
del piano d'azione globale ed integrato dell'OMC per i paesi meno
sviluppati, convenuto nell'ambito della Conferenza ministeriale
di Singapore.
Il Consiglio europeo prende atto con soddisfazione della presentazione
da parte del Consiglio della relazione sullo sviluppo della politica
commerciale e degli accordi preferenziali della Comunità,
come richiesto dal Consiglio europeo di Firenze.
RELAZIONI UE-USA
Il Consiglio europeo prende atto con soddisfazione dei progressi
realizzati nell'attuazione della nuova Agenda transatlantica (NTA)
e del piano d'azione congiunto UEUSA, constatati in occasione
del vertice UE-USA dell'Aia del 28 maggio. Prende inoltre atto
che il vertice ha coinciso con la celebrazione del 50º anniversario
del Piano Marshall, mettendo così in evidenza l'importante
ruolo che l'UE e gli USA intendono continuare a svolgere insieme
nella promozione della stabilità e dello sviluppo di un'Europa
democratica e unita.
MEDITERRANEO
Il Consiglio europeo saluta con favore le conclusioni adottate
nell'ambito della seconda conferenza euromediterranea, tenutasi
a La Valletta, Malta, il 15-16 aprile 1997 che, in una congiuntura
particolarmente difficile per le condizioni politiche della regione,
ha ribadito i principi e gli obiettivi convenuti a Barcellona
nel 1995 e stabilito una serie di priorità per il futuro
sviluppo del partenariato. Il Consiglio europeo incoraggia tutti
i partner a perseguire attivamente il rafforzamento del partenariato,
al fine di istituire un'area comune euromediterranea di pace,
prosperità e stabilità.
Il Consiglio europeo saluta con favore i progressi realizzati
nella prospettiva della creazione di un'area euromediterranea
di libero scambio attraverso l'ulteriore estensione di una rete
di accordi euromediterranei, elemento chiave del partenariato.
In tale contesto, esprime soddisfazione per la firma di un accordo
interinale euromediterraneo di associazione con l'Organizzazione
per la liberazione della Palestina, in rappresentanza dell'Autorità
palestinese della Cisgiordania e della striscia di Gaza, e sottolinea
l'importanza di concludere al più presto gli accordi con
Egitto, Libano, Giordania ed Algeria sulla base del mandato definito
dal Consiglio.
RUSSIA
Il Consiglio europeo ribadisce l'importanza fondamentale che esso
attribuisce allo sviluppo delle relazioni politiche ed economiche
fra l'Unione e la Federazione russa. Rileva con soddisfazione
l'attivo sviluppo del dialogo fra l'UE e la Russia a tutti i livelli
ed in particolare l'importante contributo apportato a tale sviluppo
dal vertice UE-Russia.
Il Consiglio europeo si compiace per la firma dell'atto costituente
sui rapporti reciproci, la cooperazione e la sicurezza tra la
NATO e la Federazione russa. Questo accordo, la cui idea era stata
appoggiata dal Consiglio europeo nelle conclusioni del vertice
di Cannes del giugno 1995, rappresenta un contributo fondamentale
allo sviluppo di una nuova architettura europea di sicurezza nella
quale la Russia trovi una giusta collocazione.
SUDAFRICA
Il Consiglio europeo ricorda l'importanza attribuita dall'Unione
all'approfondimento e al rafforzamento delle proprie relazioni
con il Sudafrica. La firma in aprile del protocollo che regola
la parziale adesione del Sudafrica alla Convenzione di Lomé
costituisce un passo importante in tale processo. Il Consiglio
europeo si compiace parimenti per la conferma fornita dal Governo
sudafricano che esso porterà avanti attivamente il negoziato
ai fini di una pronta conclusione degli accordi sul commercio
e la cooperazione, la pesca e il vino. L'Unione europea auspica
vivamente di lavorare in stretta cooperazione con il Sudafrica,
nella sua qualità di membro dell'OUA e della SADC, per
contribuire ad affrontare i più ampi problemi di comune
interesse nel continente africano.
PROCESSO DI PACE NEL MEDIO ORIENTE
Il Consiglio europeo ha adottato il testo relativo all'appello
per la pace in Medio Oriente, riportato nell'allegato III.
EX IUGOSLAVIA
Il Consiglio europeo continua a essere preoccupato per la lentezza
con cui procede finora il consolidamento della Bosnia-Erzegovina
come Stato unico in conformità con gli accordi di Dayton.
Richiama le parti alla loro responsabilità nei confronti
dei rispettivi popoli per quanto concerne la leale attuazione
degli impegni da esse assunti a Dayton, al fine di evitare un'ulteriore
catastrofe. Nel ricordare le diverse dichiarazioni e conclusioni
del Consiglio sulla BosniaErzegovina, saluta con favore
e appoggia le conclusioni della riunione dei Ministri svoltasi
a Sintra il 30 maggio. Esprime il suo profondo apprezzamento
all'Alto rappresentante, sig. Carl Bildt, per l'impegno dispiegato
e l'energia e la grande abilità dimostrate nell'adempimento
di un compito estremamente arduo. L'UE intende assicurare un altrettanto
vigoroso sostegno al suo successore, sig. Carlos Westendorp,
della cui nomina il Consiglio europeo si compiace. L'Unione europea
intende cooperare con il nuovo Alto Rappresentante e con gli altri
membri della comunità internazionale per far sì
che le parti in Bosnia-Erzegovina attuino pienamente gli impegni
assunti, nel proprio interesse e in quello del proprio popolo
nonché a vantaggio della stabilità nella regione.
Il Consiglio europeo condivide le preoccupazioni della comunità
internazionale per la lentezza dei progressi verso un'autentica
democrazia e il rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali
nella RFI nonché per l'attuazione solo parziale della relazione
Gonzalez. Ricorda alle autorità di Belgrado che l'ulteriore
sviluppo delle relazioni tra l'UE e la RFI dipenderà dalla
piena attuazione di tale relazione e dall'evoluzione della situazione
nel Kosovo (rispetto dei diritti dell'uomo, concessione di un
ampio margine di autonomia), dall'attuazione degli accordi di
Dayton e dalle altre pertinenti condizioni previste dalla strategia
dell'UE nei confronti dei paesi della regione.
In merito alla Croazia, il Consiglio europeo, nel compiacersi
per la tenuta di elezioni, in particolare nella Slavonia orientale,
e dando atto all'UNTAES e al suo amministratore, sig. Jacques
Klein, del ruolo fondamentale svolto, sottolinea nondimeno che
la rigorosa osservanza dei diritti dell'uomo e delle minoranze
in tutto il paese, compreso il ritorno degli sfollati e dei rifugiati,
resta un requisito essenziale per il processo di reintegrazione
e il miglioramento delle relazioni tra l'UE e la Croazia.
ALBANIA
Il Consiglio europeo riafferma la determinazione dell'Unione ad
aiutare l'Albania, conformemente alla sua posizione comune del
2 giugno e al suo approccio regionale, a ripristinare la stabilità
politica e economica, a instaurare la sicurezza interna e a promuovere
il processo democratico procedendo, come previsto, ad elezioni
libere e regolari, conformemente ai principi internazionali. Il Consiglio
europeo appoggia pienamente gli sforzi di coordinamento intrapresi
dal Rappresentante personale del Presidente in carica dell'OSCE,
sig. Franz Vranitzky, e sottolinea l'importante ruolo della
Forza di protezione multinazionale nel contribuire alla creazione
di un ambiente sicuro per il processo elettorale e le varie missioni
della comunità internazionale in Albania.
CONGO
L'Unione europea auspica di poter instaurare relazioni costruttive con il nuovo Governo della Repubblica democratica del Congo. La ricostruzione del paese e il riconoscimento e l'aiuto da parte della comunità internazionale, compresa l'Unione europea, dipendono da due condizioni essenziali: il rispetto dei diritti dell'uomo e del diritto umanitario internazionale e un autentico impegno a favore della democrazia. L'Unione europea si compiace dell'accordo raggiunto dal Presidente Kabila e dal Segretario Generale dell'ONU quanto alle indagini sulle presunte violazioni dei diritti dell'uomo in Congo e confida che il Presidente Kabila dia attuazione allo stesso e
intraprenda le iniziative concrete preannunciate riguardo al processo
di democratizzazione, che dovrebbero portare a elezioni libere
e regolari entro due anni. L'Unione europea è pronta a
svolgere pienamente la sua parte in questo processo. Si prevede
che una Troika a livello politico visiterà Kinshasa, se
possibile, nel corso di questo mese.
Il Consiglio europeo rammenta la necessità di indire una
conferenza internazionale sotto l'egida dell'ONU e dell'OUA sulla
pace e la stabilità nella regione dei Grandi Laghi.
HONG KONG E MACAO
Alla vigilia del ritorno di Hong Kong alla Cina, il Consiglio
europeo richiama le conclusioni di Dublino del 13 e 14 dicembre
e quelle del Consiglio del 2 giugno a sostegno della stabilità
e prosperità future della Regione amministrativa speciale
di Hong Kong della Repubblica popolare cinese. Mette in risalto
l'importanza che attribuisce al pieno rispetto dei diritti e delle
libertà della popolazione di Hong Kong nonché del
grado elevato di autonomia, anche a fini commerciali, accordato
a Hong Kong in virtù della dichiarazione congiunta sino-britannica
e dalla legge costitutiva della regione amministrativa speciale,
la cui attuazione costituisce la migliore garanzia per l'avvenire
di Hong Kong.
Per quanto riguarda Macao il Consiglio europeo esprime l'auspicio
che il processo di transizione in tale territorio continui a svilupparsi
in conformità della dichiarazione congiunta sino-portoghese
del 1987 in modo da contribuire ad un trasferimento senza scosse
dell'amministrazione nel 1999.
VERTICE UE-AMERICA LATINA E CARAIBI E VERTICE UE- AFRICA
Il Consiglio europeo auspica la convocazione di un vertice dei
Capi di Stato e di Governo dell'UE con l'America latina e i Caraibi.
Auspica inoltre che un analogo vertice abbia luogo tra l'UE e
l'Africa. Questi vertici dovrebbero svolgersi non più tardi
dell'anno 2000 e, secondo il Consiglio, è importante
che siano preparati in maniera approfondita per garantire che
conducano a risultati positivi.
CONTROLLO DELLE ESPORTAZIONI DI ARMI
Il Consiglio europeo ha sottolineato il ruolo essenziale che assumono
sforzi concertati a livello internazionale ai fini di un'opportuna
regolamentazione delle esportazioni di armi. Ha quindi auspicato
che, nell'ambito della politica estera e di sicurezza comune,
ci si adoperi con rinnovato e costante impegno per sviluppare
una politica responsabile e coerente di controllo delle esportazioni
di armi in tutta l'Unione, sulla scorta dei criteri comuni definiti
nelle conclusioni dei Consigli europei del 29 giugno 1991 e del
2627 giugno 1992. Ai fini di una migliore e più
armoniosa attuazione dei criteri comuni è importante pervenire
ad uno scambio più approfondito dei dati pertinenti relativi
alla politica e alle prassi nazionali vigenti in materia di concessione
di licenze.
I. RISOLUZIONI DEL CONSIGLIO EUROPEO SULLA STABILITÀ,
LA CRESCITA E L'OCCUPAZIONE
II. RISOLUZIONE DEL CONSIGLIO EUROPEO SULL'ISTITUZIONE DI UN
MECCANISMO DI CAMBIO NELLA TERZA FASE DELL'UNIONE ECONOMICA E
MONETARIA
III. APPELLO DELL'UNIONE EUROPEA PER LA PACE IN MEDIO ORIENTE
IV. DICHIARAZIONE DEL CONSIGLIO EUROPEO SUL DIVIETO DELLA CLONAZIONE
UMANA
ALLEGATO I
RISOLUZIONI DEL CONSIGLIO EUROPEO
SULLA STABILITÀ, LA CRESCITA E L'OCCUPAZIONE
Il Consiglio europeo ha adottato due risoluzioni distinte.
La prima risoluzione sancisce il fermo impegno degli Stati membri,
della Commissione e del Consiglio per quanto riguarda l'attuazione
del Patto di stabilità e crescita. La seconda risoluzione
concerne la crescita e l'occupazione e sancisce il fermo impegno
degli Stati membri, della Commissione e del Consiglio a dare un
nuovo impulso al fine di mantenere l'occupazione saldamente al
primo posto tra le priorità del programma politico dell'Unione.
Sane politiche macroeconomiche e di bilancio vanno di pari passo
con una crescita forte e sostenibile della produzione e dell'occupazione.
Entrambe le risoluzioni contribuiscono alla stabilità macroeconomica,
alla crescita e all'occupazione.
Risoluzione del Consiglio europeo
sul patto di stabilità e crescita
I. Riunito a Madrid nel dicembre 1995, il Consiglio europeo
confermò quanto fosse importante garantire la disciplina
di bilancio nella terza fase dell'unione economica e monetaria
(UEM). Sei mesi dopo a Firenze il Consiglio europeo ha ribadito
quest'opinione, e a Dublino nel dicembre 1996 ha raggiunto
un accordo sugli elementi principali del patto di stabilità
e crescita. Nella terza fase dell'UEM gli Stati membri evitano
disavanzi pubblici eccessivi: questo è un espresso obbligo
del trattato (). Il Consiglio europeo sottolinea l'importanza
di salvaguardare finanze statali sane come mezzo per rafforzare
le condizioni per la stabilità dei prezzi e una forte crescita
sostenibile che porti alla creazione di posti di lavoro. È
anche necessario far sì che le politiche di bilancio nazionali
sostengano politiche monetarie orientate alla stabilità.
Se perseguono l'obiettivo di una sana situazione di bilancio che
preveda un saldo vicino al pareggio o positivo, gli Stati membri
potranno affrontare le normali fluttuazioni cicliche, mantenendo
il disavanzo pubblico entro il valore di riferimento del 3% del
PIL.
II. Riunito a Dublino nel dicembre 1996 il Consiglio europeo
chiese che fosse predisposto un patto di stabilità e crescita
da stipulare secondo i principi e le procedure del trattato. Il
patto di stabilità e crescita non muta affatto i requisiti
per la partecipazione alla terza fase dell'UEM, all'interno del
primo gruppo o a una data successiva. Gli Stati membri restano
responsabili delle politiche di bilancio nazionali, fatte salve
le disposizioni del trattato: adottano le misure necessarie per
assolvere le loro responsabilità in conformità di
queste disposizioni.
III. Il patto di stabilità e crescita, che ha carattere
preventivo e di deterrente, consiste nella presente risoluzione
e in due regolamenti del Consiglio, uno sul rafforzamento della
sorveglianza delle posizioni di bilancio e della sorveglianza
e del coordinamento delle politiche economiche e l'altro sull'accelerazione
e il chiarimento delle modalità d'attuazione della procedura
per i disavanzi eccessivi.
IV. Il Consiglio europeo invita solennemente le parti, e cioè
gli Stati membri, il Consiglio e la Commissione, ad attuare il
trattato e il patto di stabilità e crescita in modo rigoroso
e tempestivamente. La presente risoluzione rappresenta per le
parti che attueranno il patto di stabilità e crescita un
orientamento politico rigoroso. A questo scopo il Consiglio europeo,
ha deciso i seguenti indirizzi:
Gli Stati membri
1. Si impegnano a rispettare l'obiettivo di una situazione di
bilancio a medio termine comportante un saldo vicino al pareggio
o positivo, indicato nei loro programmi di stabilità o
convergenza, e a mettere in atto i correttivi di bilancio che
ritengono necessari per conseguire gli obiettivi dei loro programmi
di stabilità o convergenza, ogniqualvolta dispongano di
informazioni indicanti un divario significativo, effettivo o presunto,
da detti obiettivi;
2. Sono invitati a rendere pubbliche, di propria iniziativa le
raccomandazioni che il Consiglio rivolge loro a norma dell'articolo 103
paragrafo 4;
3. Si impegnano ad intervenire sul bilancio con i correttivi che
ritengono necessari per conseguire gli obiettivi dei loro programmi
di stabilità e convergenza, allorché ricevono un
segnale di allarme sotto forma di raccomandazioni del Consiglio
a norma dell'articolo 103 paragrafo 4;
4. Avviano senza indugio gli aggiustamenti di bilancio che ritengono
necessari, non appena ricevano informazioni indicanti il rischio
di un disavanzo eccessivo;
5. Rimediano il più rapidamente possibile ai disavanzi
eccessivi constatati; tale correzione deve essere portata a termine
non oltre l'anno successivo alla constatazione del disavanzo eccessivo,
salvo circostanze particolari;
6. Sono invitati a rendere pubbliche, di propria iniziativa, le
raccomandazioni che sono loro rivolte a norma dell'articolo 104 C
paragrafo 7;
7. Si impegnano a invocare l'articolo 2 paragrafo 3
del regolamento del Consiglio per l'accelerazione e il chiarimento
delle modalità di attuazione della procedura per i disavanzi
eccessivi solo nel caso di una recessione grave; nel valutare
se la recessione economica è grave, di regola gli Stati
membri prendono come punto di riferimento una diminuzione annua
del PIL in termini reali di almeno lo 0,75%.
La Commissione
1. Eserciterà il suo diritto di iniziativa a norma del
trattato in modo da facilitare il funzionamento rigoroso, tempestivo
ed effettivo del patto di stabilità e crescita;
2. Presenterà senza indugio le relazioni, i pareri e le
raccomandazioni necessarie per consentire l'adozione di decisioni
del Consiglio a norma degli articoli 103 e 104 C:
ciò faciliterà l'effettivo funzionamento del sistema
di allarme nonché il rapido avvio e l'applicazione rigorosa
della procedura per i disavanzi eccessivi;
3. S'impegna a preparare una relazione a norma dell'articolo 104 C
paragrafo 3 ogniqualvolta vi sia rischio di disavanzo eccessivo
od ogniqualvolta il disavanzo pubblico programmato o effettivo
superi il valore di riferimento del 3% del PIL, mettendo così
in moto la procedura di cui all'articolo 104 C paragrafo 3;
4. S'impegna, qualora ritenga che un disavanzo superiore al 3%
del PIL non sia eccessivo e questo suo parere diverga da quello
del Comitato economico e finanziario, a presentare per iscritto
al Consiglio le motivazioni della sua posizione;
5. S'impegna, a seguito di una richiesta del Consiglio ai sensi
dell'articolo 109 D, a presentare, di regola, una raccomandazione
di decisione del Consiglio circa l'esistenza o meno di un disavanzo
eccessivo ai sensi dell'articolo 104 C, paragrafo 6.
Il Consiglio
1. È invitato a impegnarsi ad attuare con rigore e tempestività
tutti gli elementi del patto di stabilità e crescita che
sono di sua competenza; prenderà le necessarie decisioni
a norma degli articoli 103 e 104 C con la massima rapidità
possibile;
2. È sollecitato a considerare come limiti massimi le scadenze
previste per l'applicazione della procedura per i disavanzi eccessivi;
in particolare, agendo a norma dell'articolo 104 C, paragrafo
7, esso raccomanda che i disavanzi eccessivi - non appena
si presentino - siano corretti con la massima tempestività,
entro l'anno successivo alla costatazione, salvo sussistano circostanze
particolari;
3. È invitato a infliggere sempre sanzioni allo Stato membro
partecipante che non prenda le misure richieste per porre termine
alla situazione di disavanzo eccessivo come raccomandato dal Consiglio;
4. È sollecitato a richiedere sempre la costituzione di
un deposito infruttifero, ogniqualvolta il Consiglio decida di
imporre sanzioni ad uno Stato membro partecipante conformemente
all'articolo 104 C, paragrafo 11;
5. È sollecitato a convertire sempre un deposito in ammenda
dopo un periodo di due anni dalla decisione di imporre sanzioni
conformemente all'articolo 104 C, paragrafo 11,
a meno che, a parere del Consiglio, il disavanzo eccessivo non
sia stato corretto;
6. È invitato a mettere sempre per iscritto le ragioni
che giustificano la decisione di non dare seguito - in qualsiasi
fase della procedura per disavanzi eccessivi o di quella di sorveglianza
della situazione di bilancio - a una raccomandazione della
Commissione e, in tal caso, a rendere pubblico il voto di ciascuno
Stato membro.
Il Consiglio europeo, riunito ad Amsterdam il 16 giugno 1997,
RAMMENTANDO le conclusioni del Consiglio europeo di Essen, l'iniziativa
della Commissione "Azione per l'occupazione: un patto di
fiducia" e la dichiarazione di Dublino sull'occupazione,
ha adottato i seguenti orientamenti:
INTRODUZIONE
1. È indispensabile dare un nuovo impulso al fine di mantenere
l'occupazione saldamente al primo posto tra le priorità
del programma politico dell'Unione. L'UEM e il Patto di stabilità
e crescita potenzieranno il mercato interno e favoriranno un contesto
macroeconomico non inflazionistico caratterizzato da bassi tassi
d'interesse, consolidando così le condizioni propizie alla
crescita economica e le opportunità di occupazione. Si
dovranno inoltre rafforzare i legami fra un'unione economica e
monetaria riuscita e sostenibile, un mercato interno correttamente
funzionante e l'occupazione. A tal fine dovrebbe essere obiettivo
prioritario sviluppare una forza lavoro competente, qualificata
e flessibile e far sì che i mercati del lavoro siano in
grado di adattarsi ai mutamenti economici. Le riforme strutturali
dovranno avere una portata globale, differenziandosi in questo
da misure di carattere limitato o occasionale, in modo da affrontare
coerentemente la complessa questione degli incentivi per la creazione
e l'assunzione di posti di lavoro.
Le politiche economiche e sociali si rafforzano a vicenda. Si
dovrebbero ammodernare i regimi di protezione sociale, onde rafforzarne
il funzionamento per contribuire alla competitività, all'occupazione
e alla crescita, creando così una base durevole per la
coesione sociale.
Questa impostazione, affiancata da politiche che poggiano sulla
stabilità, fornisce la base per un'economia fondata sui
principi di inclusione, solidarietà, giustizia e un contesto
sostenibile di cui possano beneficiare tutti i cittadini. L'efficienza
economica e l'inclusione sociale sono aspetti complementari di
quella società europea più coesa a cui tutti noi
aspiriamo.
Tenendo conto di questa dichiarazione di principio, il Consiglio
europeo invita tutti gli attori sociali ed economici, comprese
le autorità nazionali, regionali e locali e le parti sociali,
ad assumersi appieno le proprie responsabilità nell'ambito
del rispettivo campo di attività.
SVILUPPO DEL PILASTRO ECONOMICO
2. Il trattato, in particolare gli articoli 102 A e 103, prevede
uno stretto coordinamento delle politiche economiche degli Stati
membri, di cui all'articolo 3A del trattato. Se è
vero che la principale responsabilità nella lotta contro
la disoccupazione compete agli Stati membri, dovremmo riconoscere
l'esigenza di rendere più efficace e allargare tale coordinamento,
concentrandosi in particolare sulle politiche per l'occupazione.
A tal fine sono necessarie varie iniziative.
3. Gli indirizzi di massima per le politiche economiche saranno
potenziati e trasformati in uno strumento efficace al fine di
garantire una convergenza duratura dei risultati economici degli
Stati membri. Nel quadro di politiche macroeconomiche sane e sostenibili
e sulla base di una valutazione della situazione economica nell'UE
e in ciascuno Stato membro, si rivolgerà maggiore attenzione
al miglioramento della competitività europea quale presupposto
della crescita e dell'occupazione, perseguendo, tra l'altro, l'obiettivo
di far sì che un maggior numero di posti di lavoro sia
alla portata dei cittadini europei. Al riguardo, un'attenzione
particolare andrà rivolta all'efficienza dei mercati del
lavoro e dei prodotti, all'innovazione tecnologica, alle capacità
delle piccole e medie imprese di creare posti di lavoro. Occorrerà
prestare la massima attenzione ai sistemi di istruzione e formazione,
compresa la formazione permanente, agli incentivi al lavoro nell'ambito
dei regimi fiscali e previdenziali e alla riduzione dei costi
salariali indiretti al fine di incrementare l'occupabilità.
4. I sistemi fiscale e di protezione sociale dovrebbero diventare
più favorevoli all'occupazione migliorando in tal modo
il funzionamento dei mercati del lavoro. Il Consiglio europeo
sottolinea l'importanza che gli Stati membri creino un ambiente
fiscale che stimoli l'impresa e la creazione di posti di lavoro.
Queste e altre politiche per l'occupazione diverranno parte essenziale
degli indirizzi di massima, tenendo conto delle politiche nazionali
in materia di occupazione e delle buone prassi risultanti da tali
politiche.
5. Si invita pertanto il Consiglio a tener conto dei programmi
pluriennali per l'occupazione, come previsti dalla procedura di
Essen, nel formulare gli indirizzi di massima, affinché
questi risultino maggiormente incentrati sull'occupazione. Il
Consiglio può rivolgere agli Stati membri le necessarie
raccomandazioni, in conformità dell'articolo 103,
paragrafo 4 del trattato.
6. Questo miglior coordinamento delle politiche economiche integrerà
la procedura prevista nel nuovo titolo del trattato sull'occupazione
che contempla la creazione di un Comitato per l'occupazione che
dovrà collaborare strettamente con il Comitato di politica
economica. Il Consiglio dovrebbe cercare di rendere tali disposizioni
immediatamente efficaci. Nel contesto di entrambe le procedure
il Consiglio europeo svolgerà il suo ruolo di integrazione
e di guida, in conformità del trattato.
7. L'Unione europea dovrebbe integrare le misure nazionali procedendo
a un esame sistematico di tutte le pertinenti politiche comunitarie
in vigore, compresi le reti transeuropee e i programmi di ricerca
e sviluppo, per far sì che esse siano gestite in vista
della creazione di posti di lavoro e della crescita economica,
rispettando al tempo stesso le prospettive finanziarie e l'accordo
interistituzionale.
8. Il Consiglio europeo ha deciso che si intraprenda un'azione
concreta per avanzare il più possibile nella realizzazione
del mercato interno rendendo le normative più efficaci,
affrontando le principali distorsioni del mercato tuttora esistenti,
evitando una concorrenza fiscale perniciosa, eliminando gli ostacoli
settoriali all'integrazione del mercato e creando un mercato interno
a vantaggio di tutti i cittadini.
9. Considerando che, come previsto all'articolo 198 E del
Trattato, il compito della Banca europea per gli investimenti
è contribuire, facendo appello al mercato dei capitali
ed alle proprie risorse, allo sviluppo equilibrato e costante
del mercato comune nell'interesse della Comunità, riconosciamo
l'importante ruolo che compete alla Banca europea per gli investimenti
a al Fondo europeo per gli investimenti nella creazione di posti
di lavoro attraverso opportunità di investimento in Europa.
Esortiamo la BEI a intensificare le sue attività al riguardo,
promuovendo progetti di investimento coerenti con i principi e
le prassi di una sana gestione bancaria, e in particolare a:
- esaminare la creazione di un meccanismo per il finanziamento
di progetti ad elevato contenuto tecnologico di piccole e medie
imprese, in cooperazione con il Fondo europeo per gli investimenti,
ricorrendo eventualmente a capitali di rischio con il coinvolgimento
del settore bancario privato;
- esaminare le proprie possibilità di intervento nei
settori dell'istruzione, della sanità, dell'ambiente urbano
e della protezione dell'ambiente;
- intensificare i propri interventi nel settore delle grandi
reti di infrastruttura, esaminando la possibilità di concedere
prestiti a lunghissimo termine, innanzitutto per i grandi progetti
prioritari adottati ad Essen.
10. La Commissione è invitata a presentare le opportune
proposte affinché, allo scadere del trattato CECA nel 2002,
i proventi delle riserve in essere siano utilizzati per un fondo
di ricerca in settori connessi con l'industria del carbone e dell'acciaio.
11. Questa strategia globale ci permetterà di ottimizzare
gli sforzi per la promozione dell'occupazione e dell'inserimento
sociale e per la lotta contro la disoccupazione. Nel fare ciò
la promozione dell'occupazione, la tutela e la sicurezza dei lavoratori
si combineranno con la necessità di un miglioramento del
funzionamento dei mercati del lavoro. Anche ciò contribuirà
al buon funzionamento dell'UEM.
IMPEGNO RIBADITO
12. Il Consiglio europeo invita tutte le parti, ossia gli Stati
membri, il Consiglio e la Commissione, ad attuare le presenti
disposizioni con vigore ed impegno. Le possibilità offerte
alle parti sociali dal capitolo sociale, integrato nel nuovo trattato,
dovrebbero servire ad appoggiare l'azione del Consiglio in materia
di occupazione. Il Consiglio europeo raccomanda il dialogo sociale
e la piena applicazione della legislazione comunitaria vigente
in materia di consultazione delle parti sociali, anche, se del
caso, nell'ambito dei processi di ristrutturazione, tenendo conto
altresì delle prassi nazionali.
13. L'insieme di queste politiche permette agli Stati membri di
basarsi sulle risorse della costruzione europea per coordinare
efficacemente le loro politiche economiche, nell'ambito del Consiglio,
in modo da creare un maggior numero di posti di lavoro e aprire
la via a una terza fase, positiva e sostenibile, dell'unione economica
e monetaria, in conformità del trattato. Il Consiglio europeo
invita le parti sociali ad assumersi appieno le proprie responsabilità
nell'ambito del rispettivo campo di attività.
ALLEGATO II
RISOLUZIONE DEL CONSIGLIO EUROPEO
sull'istituzione di un meccanismo di cambio nella terza fase
dell'unione economica e monetaria
Amsterdam
16 giugno 1997
Sulla base degli accordi raggiunti nelle riunioni di Firenze e
Dublino il Consiglio europeo ha convenuto che
UN MECCANISMO DI CAMBIO SARÀ ISTITUITO A DECORRERE DAL
1° GENNAIO 1999 CON
L'INIZIO DELLA TERZA FASE DELL'UNIONE ECONOMICA E MONETARIA.
Con l'inizio della terza fase dell'unione economica e monetaria
il sistema monetario europeo sarà sostituito dal meccanismo
di cambio definito nella presente risoluzione. Le procedure operative
saranno fissate in un accordo tra la Banca centrale europea e
le Banche centrali nazionali degli Stati membri non aderenti all'area
dell'euro.
Il meccanismo di cambio vincolerà all'euro le monete degli
Stati membri non aderenti all'area dell'euro. L'euro sarà
il centro del nuovo meccanismo. Il meccanismo funzionerà
nel prescritto quadro di politiche orientate alla stabilità,
ai sensi del trattato CE, che costituiscono il nucleo dell'unione
economica e monetaria.
1. PRINCIPI E OBIETTIVI
1.1. La convergenza duratura dei fattori economici fondamentali
è condizione necessaria per la stabilità sostenibile
dei tassi di cambio. A tal fine, nella terza fase dell'unione
economica e monetaria tutti gli Stati membri devono perseguire
politiche monetarie responsabili e coerenti volte alla stabilità
dei prezzi. Per la stabilità sostenibile dei tassi di cambio
sono almeno altrettanto essenziali politiche strutturali e politiche
fiscali sane in tutti gli Stati membri.
1.2. Un contesto economico stabile è necessario per il
corretto funzionamento del mercato unico e per maggiori investimenti,
crescita ed occupazione, ed è quindi a vantaggio di tutti
gli Stati membri. Il mercato unico non deve essere compromesso
da disallineamenti dei tassi di cambio reali né da eccessive
fluttuazioni dei tassi di cambio nominali tra l'euro e le altre
monete dell'UE, che perturberebbero i flussi commerciali tra gli
Stati membri. Inoltre, conformemente all'articolo 109 M
del trattato, ogni Stato membro ha l'obbligo di considerare la
propria politica di cambio come un problema di interesse comune.
La sorveglianza delle politiche macroeconomiche degli Stati membri
in sede di Consiglio prevista all'articolo 103 del trattato CE,
sarà organizzata, tra l'altro, al fine di evitare tali
disallineamenti e fluttuazioni.
1.3. Il meccanismo di cambio contribuirà a garantire che
gli Stati membri non aderenti all'area dell'euro che partecipano
al meccanismo orientino le loro politiche verso la stabilità
e promuovano la convergenza, aiutandoli così nei loro sforzi
per adottare l'euro. Esso fornirà a detti Stati membri
un riferimento per svolgere sane politiche economiche in generale
e la politica monetaria in particolare. Nello stesso tempo il
meccanismo aiuterà altresì a proteggere tali Stati
membri e gli Stati membri aderenti all'euro da pressioni ingiustificate
sui mercati valutari. In tali casi esso può aiutare gli
Stati membri non aderenti all'area dell'euro che vi partecipano,
quando le loro monete sono sotto pressione, a organizzare risposte
politiche appropriate, incluse misure in materia di tasso d'interesse,
con un intervento coordinato.
1.4. Esso aiuterà inoltre a garantire che gli Stati membri
che cercheranno di adottare l'euro dopo il 1° gennaio 1999
ricevano lo stesso trattamento di quelli che adottano l'euro dall'inizio
riguardo al rispetto dei criteri di convergenza.
1.5. Il meccanismo di cambio funzionerà senza pregiudicare
l'obiettivo primario della Banca centrale europea e delle Banche
centrali nazionali che consiste nel mantenere la stabilità
dei prezzi. Si dovrebbe assicurare che qualsiasi aggiustamento
delle parità centrali sia condotto in modo tempestivo,
al fine di evitare disallineamenti significativi.
1.6. La partecipazione al meccanismo di cambio sarà volontaria
per gli Stati membri non aderenti all'area dell'euro. Tuttavia
si può prevedere che gli Stati membri con deroga aderiranno
al meccanismo. Uno Stato membro che non partecipasse sin dall'inizio
al meccanismo di cambio potrà farlo successivamente.
1.7. Il nuovo meccanismo di cambio sarà basato su parità
centrali rispetto all'euro. La banda standard di oscillazione
sarà relativamente ampia. Attraverso l'attuazione di politiche
economiche e monetarie orientate alla stabilità, le parità
centrali continueranno ad essere il punto di riferimento per gli
Stati membri non aderenti all'area dell'euro che partecipano al
meccanismo.
1.8. È inoltre permessa una sufficiente flessibilità,
in particolare per tenere conto dei diversi gradi, ritmi e strategie
della convergenza economica degli Stati membri non appartenenti
all'area dell'euro che aderiscono al meccanismo. La cooperazione
nel settore della politica dei tassi di cambio può essere
ulteriormente rafforzata, per esempio consentendo legami più
stretti nei tassi di cambio tra l'euro e le altre valute del meccanismo
di cambio, laddove e nella misura in cui tali legami fossero opportuni
alla luce dei progressi verso la convergenza. L'esistenza di siffatti
legami più stretti, in particolare qualora implicasse bande
di oscillazione più strette, lascerebbe impregiudicata
l'interpretazione del criterio dei tassi di cambio di cui all'articolo
109 J del trattato CE.
2. CARATTERISTICHE PRINCIPALI
2.1. Per la valuta di ogni Stato membro non appartenente all'area
dell'euro che aderisce al meccanismo di cambio sarà definita
una parità centrale rispetto all'euro. Ci sarà una
banda di oscillazione standard di ± 15% rispetto alle parità
centrali. L'intervento ai margini sarà in linea di massima
automatico e illimitato, con disponibilità di finanziamento
a brevissimo termine. Tuttavia, la BCE e le Banche centrali degli
altri partecipanti potrebbero sospendere l'intervento se quest'ultimo
fosse in conflitto con il loro obiettivo primario. Nel decidere,
esse terrebbero debitamente conto di tutti i fattori pertinenti
e, in particolare, della necessità di salvaguardare la
stabilità dei prezzi e un credibile funzionamento del meccanismo
di cambio.
2.2. Come specificato nell'accordo che stabilisce le procedure
operative del meccanismo di cambio, che dovrà essere concluso
tra la Banca centrale europea e le Banche centrali nazionali,
l'utilizzazione flessibile dei tassi di interesse rappresenterà
un'importante caratteristica del meccanismo e vi sarà la
possibilità di effettuare interventi intramarginali coordinati.
2.3. Le decisioni relative alle parità centrali e alla
banda standard di oscillazione sono prese di comune accordo dai
ministri dell'area dell'euro, dalla BCE e dai ministri e governatori
delle Banche centrali degli Stati membri non appartenenti all'area
dell'euro che partecipano al nuovo meccanismo, secondo una procedura
comune alla quale è associata la Commissione europea, e
previa consultazione del Comitato economico e finanziario. I ministri
e i governatori delle Banche centrali degli Stati membri che non
partecipano al meccanismo di cambio prenderanno parte alla procedura
senza diritto di voto. Tutte le parti dell'accordo, inclusa la
BCE, avranno il diritto di avviare una procedura riservata volta
a riesaminare le parità centrali.
2.4. A richiesta dello Stato membro interessato non appartenente
all'area dell'euro possono essere fissate, caso per caso, bande
di oscillazione formalmente convenute più strette di quella
standard e sostenute in linea di principio da interventi e finanziamenti
automatici. La decisione di restringere la banda sarebbe presa
dai ministri degli Stati membri appartenenti all'area dell'euro,
dalla BCE e dal ministro e dal governatore della Banca centrale
dello Stato membro interessato non appartenente all'area dell'euro,
secondo una procedura comune alla quale prende parte la Commissione
europea, e previa consultazione del Comitato economico e finanziario.
I ministri e i governatori delle Banche centrali degli altri Stati
membri prenderanno parte alla procedura senza diritto di voto.
2.5. Le bande standard e le bande più strette lasciano
impregiudicata l'interpretazione dell'articolo 109 J, paragrafo
1, terzo trattino del trattato CE.
2.6. I particolari del meccanismo di finanziamento a brevissimo
termine saranno definiti nell'accordo tra la BCE e le Banche centrali
nazionali e si baseranno in larga misura sulle presenti disposizioni.
L'Istituto monetario europeo ha proceduto alla stesura di detto
accordo, che comprende le procedure operative richieste dalla
presente risoluzione. L'IME lo sottoporrà alla BCE e alle
Banche centrali degli Stati membri non appartenenti all'area dell'euro
alla data di insediamento della BCE.
ALLEGATO III
Appello dell'Unione europea per la pace in Medio Oriente
I Capi di Stato e di Governo dell'Unione europea invitano i popoli
e i governi del Medio Oriente a far rivivere lo spirito di fiducia
reciproca che a Madrid nel 1991 e a Oslo nel 1993 aveva
fatto nascere speranze in una pace giusta, durevole e globale.
I popoli dell'Europa e del Medio Oriente sono legati da un destino
comune, come affermato nel 1995 in sede di Conferenza euromediterranea
a Barcellona. Consapevoli della nostra storia comune, rivolgiamo
un invito al popolo mediorientale affinché si unisca ai
popoli dell'Europa per costruire un futuro di armonia, basato
su principi condivisi. La pace in Medio Oriente è possibile,
necessaria e urgente. Lo stallo nei capitoli palestinese, siriano
e libanese costituisce una minaccia permanente per la sicurezza
generale.
I capisaldi della pace sono universalmente noti: il diritto di
tutti gli Stati e i popoli della regione a vivere in pace all'interno
di confini sicuri e riconosciuti; il rispetto per la legittima
aspirazione del popolo palestinese a essere arbitro del proprio
futuro; il principio "terra in cambio di pace"; l'inaccettabilità
dell'annessione di un territorio con la forza; il rispetto dei
diritti dell'uomo; il rifiuto del terrorismo in qualsiasi forma;
le relazioni di buon vicinato; il rispetto degli accordi esistenti
e la rinuncia a iniziative unilaterali controproducenti. In questo
contesto l'Unione ribadisce la sua opposizione alla politica degli
insediamenti e il suo attaccamento alla cooperazione in materia
di sicurezza.
Quattro anni fa il reciproco riconoscimento dei popoli israeliano
e palestinese a Oslo apriva la strada a una coesistenza pacifica
nella terra che entrambi condividono. E' giunto il momento di
compiere passi concreti verso una pace durevole. Rivolgiamo un
appello alle autorità israeliane e palestinesi affinché
proseguano i negoziati ai fini dell'attuazione dell'accordo interinale
e dell'accordo di Hebron e affinché riprendano i colloqui
sullo statuto permanente. E' di vitale importanza rinunciare ad
azioni unilaterali che compromettano le questioni inerenti allo
statuto permanente e ripristinare e mantenere la piena cooperazione
in materia di sicurezza per combattere il terrorismo.
Rivolgiamo un appello al popolo di Israele affinché riconosca
il diritto dei palestinesi all'autodeterminazione, senza escludere
la prospettiva di un futuro Stato. La creazione di una entità
palestinese sovrana, autonoma e pacifica, è la migliore
garanzia per la sicurezza di Israele. Rivolgiamo in pari tempo
un appello al popolo palestinese affinché riaffermi il
proprio impegno nei confronti del legittimo diritto di Israele
a vivere entro confini sicuri e riconosciuti.
L'Unione sottolinea il suo attaccamento ai diritti dell'uomo,
alla democrazia e alla promozione della società civile
nel contesto arabo-israeliano. Condanna tutte le violazioni di
tali diritti in qualunque forma: abusi da parte delle forze di
sicurezza, tortura, soppressione della libertà di parola
e comunicazione, confisca delle terre, esecuzioni extragiudiziali,
privazione del diritto a risiedere o incitamento alla violenza.
L'Unione europea continuerà, attraverso gli sforzi del
suo inviato speciale per il processo di pace in Medio Oriente,
attraverso le sue relazioni diplomatiche e il suo impegno sul
piano economico, nonché attraverso le sue relazioni di
amicizia e di reciproca fiducia con le varie parti, a cooperare
con gli Stati Uniti, la Russia e le parti interessate della regione
e a impegnarsi affinché sia portato a termine il lavoro
dei "costruttori di pace". Il Consiglio europeo chiede
al Consiglio di proseguire gli sforzi, congiuntamente all'inviato
speciale, per l'avanzamento del processo di pace. Esorta tutti
i partecipanti a detto processo di pace a rinnovare gli sforzi
per il conseguimento di tale obiettivo, in particolare sostenendo
la recente iniziativa varata dal Presidente Mubarak.
ALLEGATO IV
Dichiarazione del Consiglio europeo sul divieto della clonazione
umana
Il Consiglio europeo constata che lo sviluppo delle nuove tecnologie
nel settore dell'ingegneria genetica pone gravi problemi etici.
Tra le più recenti evoluzioni, la clonazione presenta rischi
specifici e di considerevole importanza.
Pur nel rammentare l'importanza considerevole della ricerca in
questo fondamentale settore, segnatamente ai fini del miglioramento
della salute pubblica, nonché la sua volontà di
proseguire le azioni di sostegno condotte dalla Comunità
europea in tale settore, il Consiglio europeo intende anche dare
prova di un'accresciuta vigilanza nei confronti dei rischi che
possono sorgere sotto il profilo etico.
Considerando in particolare che la tutela dell'essere umano e
il rispetto della sua integrità costituiscono principi
essenziali ai quali non si può derogare, il Consiglio europeo
invita il Consiglio e la Commissione a valutare, all'atto della
definizione delle politiche comunitarie, segnatamente in materia
di ricerca e di proprietà intellettuale, nonché
nell'attuazione dei programmi esistenti, in che modo prevenire
la clonazione umana. Il Consiglio europeo invita il Consiglio
e la Commissione a fare appello in tale compito alle competenze
specifiche del gruppo dei consiglieri per l'etica e la biotecnologia,
il quale ha indicato, nel parere che ha reso il 29 maggio,
che la clonazione umana doveva essere oggetto di una condanna
inequivocabile sul piano europeo.
Il Consiglio europeo sottolinea inoltre la volontà degli
Stati membri di prendere per quanto di loro competenza, ogni disposizione
necessaria al divieto della clonazione umana.
Lavori sono inoltre in corso in diverse sedi, segnatamente presso
l'UNESCO e la Commissione per i diritti dell'uomo delle Nazioni
Unite. La Commissione per la scienza e la tecnologia dell'Assemblea
parlamentare del Consiglio d'Europa ha anch'essa espresso il suo
interesse per tale questione. Il Consiglio europeo invita pertanto
l'Unione europea e gli Stati membri a contribuire attivamente
a tali riflessioni nell'ambito delle rispettive competenze.