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  • Consiglio europeo
  • Discorso
  • 1º settembre 2021 12:20

Discorso del presidente Charles Michel alla sessione inaugurale del Forum strategico di Bled

Signore e signori,

Cari amici,

è un immenso piacere essere qui a Bled oggi. Questo forum è un evento fondamentale per il dibattito europeo. Desidero ringraziare il primo ministro e la presidenza slovena per aver conferito ulteriore peso al forum di quest'anno, a pochi mesi di distanza dal lancio della Conferenza sul futuro dell'Europa, un futuro che è inconcepibile senza i Balcani occidentali, con i quali terremo un vertice tra un mese. Ecco perché mi allieta così tanto la presenza numerosa dei leader di tali paesi, nostri amici.

Parlare del futuro dell'Europa può voler dire parlare di quello che l'UE dovrebbe essere in un futuro non troppo lontano, della sua composizione e delle sue relazioni con l'intera area geografica europea. Può voler dire parlare di come è organizzata e di come funziona. Può voler dire anche riflettere su come la nostra Unione dovrebbe coinvolgere maggiormente i nostri cittadini. Queste sono le questioni su cui verte la Conferenza sul futuro dell'Europa. Il futuro europeo di cui vorrei discutere è il nostro progetto di valori e libertà, il nostro progetto di prosperità e il nostro progetto di influenza.

L'integrazione europea è iniziata con la Comunità del carbone e dell'acciaio, un progetto a favore della prosperità economica. Jean Monnet ha affermato sin dall'inizio che l'Europa "non potrà farsi in una sola volta,... [ma] sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto". Solidarietà tra paesi liberi e democratici che condividono gli stessi valori. Queste sono le radici ma anche il futuro della nostra Unione.

Nel prendere forma, la nostra Unione è diventata anche un progetto di influenza. Il nostro grande mercato unico ci ha resi la prima potenza commerciale al mondo e, di conseguenza, il maggiore esportatore di norme e standard – il cosiddetto "effetto Bruxelles". Tuttavia, gli standard che diffondiamo con maggiore successo nel nostro vicinato sono la democrazia, i valori fondamentali e lo Stato di diritto, ossia la linfa vitale della nostra Unione europea.

Questi standard non possono essere imposti. Hanno un senso e sono efficaci solo se vengono scelti liberamente. Ma va detto anche con chiarezza che rappresentano la porta di accesso all'Unione, oltre a essere di vitale importanza per il suo buon funzionamento. Quali misure concrete stiamo quindi adottando per far progredire la nostra Unione?

Dal 2019 ci adoperiamo per la prosperità attraverso la nostra strategia per la duplice transizione climatica e digitale. Vogliamo sfruttare appieno il potenziale economico della protezione del pianeta e le nuove e infinite opportunità offerte dalla rivoluzione digitale. Questa strategia però non riguarda solo la prosperità. È parte integrante del nostro progetto, incentrato sulla dignità umana e sulla realizzazione dell'essere umano basate sul rispetto delle libertà e della diversità.

L'obiettivo della nostra transizione climatica è un modello sostenibile che rispetti il pianeta e l'umanità. Ne deriverà un cambiamento di paradigma che non possiamo ancora pienamente immaginare. Il dibattito legislativo sul pacchetto Pronti per il 55% sarà controverso, ma aprirà la strada a questa nuova era.

La nostra ambizione digitale va inoltre di pari passo con l'attenzione che prestiamo alla libertà, alla tutela della vita privata e ai diritti umani. Non vogliamo una società stile "Grande Fratello". I nostri cittadini devono essere padroni della loro vita privata e dei loro dati personali.

Abbiamo lanciato la nostra strategia per la duplice transizione nel 2019, prima della pandemia di COVID, la quale non ha fatto altro che raddoppiare la nostra determinazione ad attuare la strategia. Oggi i nostri obiettivi climatici e digitali sono più importanti che mai. Non abbiamo quindi bisogno di inventare un'altra strategia per la ripresa: ne abbiamo già una. E il nostro obiettivo di un modello più sostenibile e di una società più attenta è la risposta migliore all'incredibile shock causato dall'emergenza COVID.

La pandemia ha colpito quello che più ci sta a cuore: la nostra salute, le nostre famiglie, il nostro benessere. Ma ha anche rafforzato il significato e lo scopo della nostra Unione: la dignità umana e la solidarietà. Il modo in cui abbiamo reagito alla crisi COVID è anche una lezione per il futuro. Abbiamo commesso errori, ma abbiamo anche ottenuto grandi successi. Abbiamo reagito molto più in fretta rispetto alle crisi precedenti. Abbiamo sospeso il patto di stabilità e allentato le norme in materia di aiuti di Stato. Abbiamo adottato un pacchetto di imponenti misure di prevenzione in ambito finanziario. E soprattutto abbiamo concordato un bilancio pluriennale con un massiccio fondo per la ripresa finanziato da prestiti europei comuni.

Inoltre, non dimentichiamolo, abbiamo deciso di fidarci della scienza e della ricerca e oggi siamo i principali produttori ed esportatori mondiali di vaccini. Grazie al nostro approccio comune abbiamo garantito parità di accesso a tutti gli Stati membri e a tutti i nostri cittadini. Attualmente, il 70% della popolazione adulta dell'UE è vaccinata.

E con 3 miliardi di euro siamo il principale contributore allo strumento COVAX, che ha fornito oltre 220 milioni di dosi nel mondo; gli Stati membri dell'UE si sono impegnati a donare oltre 160 milioni di dosi nel 2021. Stiamo inoltre guidando le iniziative tese a sviluppare la capacità produttiva a livello mondiale, ad esempio in Africa.

Un'Europa influente sarà la nostra maggiore sfida negli anni a venire: l'Afghanistan ne è un'evidente dimostrazione. In quanto potenza economica e democratica globale, l'Europa può forse accontentarsi di una situazione in cui non è in grado di garantire, senza assistenza, l'evacuazione dei suoi cittadini e delle persone minacciate per averci aiutato? A mio avviso, non abbiamo bisogno di un altro evento geopolitico di questo tipo per comprendere che l'UE deve adoperarsi per conseguire una maggiore autonomia decisionale e una maggiore capacità d'azione nel mondo.

L'Unione europea ha cittadini da proteggere, interessi da difendere e valori e un ordine internazionale fondato su regole da promuovere. E naturalmente non possiamo ignorare gli sviluppi strategici nel mondo. Abbiamo bisogno di maggiore autonomia strategica perché vogliamo essere più forti e più influenti, vogliamo avere un impatto maggiore e vogliamo rafforzare le nostre alleanze. Sono gli alleati forti che rendono forti le alleanze.

Il mondo è diventato più interdipendente. Ma se l'interdipendenza è una cosa positiva, la dipendenza non lo è. Lavorare alla nostra autonomia strategica europea per esercitare una maggiore influenza richiede interventi in tre ambiti.

In primo luogo, dobbiamo accrescere il nostro potere economico. A tal fine, è necessario rafforzare il mercato unico e completare l'unione bancaria e l'unione dei mercati dei capitali. Questi temi saranno all'ordine del giorno del nostro Vertice euro di dicembre.

In secondo luogo, dobbiamo rafforzare il nostro vicinato. Ciò significa dare priorità ai Balcani occidentali, al partenariato orientale e a un'alleanza importante con l'Africa. E la connettività dovrebbe essere un pilastro del nostro impegno. La connettività non riguarda solo reti e infrastrutture, ma comprende un'ampia gamma di iniziative e politiche che avvicinano le persone e le società.

Dobbiamo definire la nostra personale "offerta" di connettività ai paesi vicini e ad altri partner che condividono gli stessi principi. Un'offerta che dovrebbe essere ancorata ai nostri valori e basata sulle nostre straordinarie capacità: le nostre risorse finanziarie, la nostra reputazione e credibilità e, naturalmente, il nostro potere di regolamentazione.

Dobbiamo infine riflettere, con apertura e lucidità, su una nuova fase della sicurezza collettiva e delle capacità di difesa, in particolare a seguito della crisi afghana.

La nostra Unione europea è un progetto di valori, prosperità e influenza. E l'emergenza COVID non rallenterà la nostra azione. Al contrario, stimolerà la nostra determinazione a innovare e a prendere decisioni audaci.

Permettetemi di concludere con un'ultima riflessione. La nostra Unione europea non è un'unione statica ma dinamica. Si ispira a un'idea che è più grande di lei.

Abbiamo iniziato con sei Stati membri e oggi siamo 27. Chi voleva aderire – e chi alla fine ci è riuscito – ha sempre arricchito l'Unione europea. Ogni allargamento ha migliorato l'Unione, portandoci dove siamo oggi e rendendoci quelli che siamo oggi: un'Unione di idee, solidarietà, innovazione, diversità.

Sappiamo che l'Unione europea è importante per i Balcani occidentali. Ma anche i Balcani occidentali sono importanti per l'UE. Insieme possiamo sognare e costruire il nostro futuro europeo per un mondo migliore.

Grazie.

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Ultima modifica: 23 aprile 2025