Skip to content
  • Consiglio europeo
  • Dichiarazione e osservazioni
  • 7 marzo 2018 14:00

Dichiarazione del presidente Donald Tusk sul progetto di orientamenti sul quadro delle future relazioni con il Regno Unito

Buon pomeriggio. Sono molto lieto di essere di nuovo in Lussemburgo e altrettanto lieto di essere qui con il mio collega e caro amico, il primo ministro Bettel, per discutere dell'ordine del giorno del Consiglio europeo di marzo.

Due ore fa ho trasmesso ai 27 Stati membri dell'UE il mio progetto di orientamenti sulle nostre relazioni con il Regno Unito dopo la Brexit. Sono venuto qui, in Lussemburgo, per consultare il primo ministro su questi orientamenti, che spero saranno adottati durante il Consiglio europeo di marzo. Non è una coincidenza che, ancora una volta, io abbia iniziato le consultazioni in vista del Consiglio europeo proprio qui, in Lussemburgo, con il primo ministro Bettel. Apprezzo davvero molto il suo parere, sempre molto costruttivo e responsabile.

La mia proposta mostra che non vogliamo costruire un muro tra l'UE e la Gran Bretagna. Al contrario, la Gran Bretagna sarà il nostro vicino più prossimo e desideriamo rimanere amici e partner anche dopo la Brexit. Partner che siano i più stretti possibile, proprio come abbiamo sempre detto sin dal primo giorno dopo il referendum.

È in questo spirito che propongo una stretta cooperazione nei seguenti settori.

In primo luogo, dal momento che le minacce alla sicurezza cui dobbiamo far fronte sono analoghe, propongo che l'UE e il Regno Unito portino avanti la lotta comune contro il terrorismo e la criminalità internazionale. Per rispondere alla crescente instabilità globale è necessario proseguire, senza interruzioni, la cooperazione nei settori della difesa e degli affari esteri. Ne va della sicurezza dei nostri cittadini, che deve essere tutelata al di là della Brexit.

In secondo luogo, invitiamo la Gran Bretagna a partecipare ai programmi dell'UE nei settori della ricerca e dell'innovazione, nonché dell'istruzione e della cultura. Ciò è fondamentale per mantenere reti personali vantaggiose e arricchenti per entrambe le parti in questi settori strategici e per permettere alla nostra comunità di valori di prosperare anche in futuro.

In terzo luogo, è mia ferma intenzione evitare una conseguenza della Brexit particolarmente assurda, ovvero l'interruzione dei voli tra il Regno Unito e l'UE. A tal fine dobbiamo avviare quanto prima le discussioni sull'argomento.

E ora vengo al nocciolo delle nostre future relazioni economiche. Durante i colloqui di giovedì scorso a Londra e poi nel discorso di venerdì, il primo ministro Theresa May ha confermato che il Regno Unito uscirà dal mercato unico, dall'unione doganale e dalla giurisdizione della Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE). Non c'è quindi da stupirsi che l'unico modello possibile sia un accordo di libero scambio. Mi auguro che sarà ambizioso e di alto livello - e faremo del nostro meglio perché lo sia, come abbiamo fatto di recente con altri partner quali il Canada - ma resterà pur sempre solo un accordo commerciale.

Propongo di puntare a un accordo commerciale che interessi tutti i settori e preveda tariffe nulle sui beni. Come altri accordi di libero scambio, anche questo dovrà includere i servizi e per quanto riguarda il settore della pesca, si dovrebbe mantenere l'accesso reciproco alle acque e alle risorse di pesca.

Nonostante l'approccio positivo resta comunque il fatto che a causa della Brexit le nostre strade si divideranno. Questo sarà infatti il primo accordo di libero scambio della storia che allenta i legami economici invece di rafforzarli. L'accordo non renderà gli scambi tra l'UE e il Regno Unito agevoli o più semplici; al contrario, saranno più difficili e onerosi di oggi, per tutti noi. Questa è l'essenza della Brexit.

Per sintetizzare, affronteremo i negoziati per definire le future relazioni con il Regno Unito con spirito aperto, positivo e costruttivo ma anche con realismo. Dal mio punto di vista, l'esito dei negoziati non può prescindere dal superamento di due test fondamentali:

- il test dell'equilibrio tra diritti e obblighi. L'UE, ad esempio, non può accordare al Regno Unito i diritti della Norvegia con gli obblighi del Canada;

- il test dell'integralità del mercato unico. Nessuno Stato membro è libero di scegliere solo i settori del mercato unico di suo gradimento, né può accettare il ruolo della CGUE solo quando è nel suo interesse. Allo stesso modo, è fuori discussione adottare un approccio su misura con uno Stato non membro. Non siamo disposti a rinunciare a questi principi. Semplicemente non è nel nostro interesse.

Infine, alcune parole su un altro argomento del Consiglio di marzo. A seguito della dichiarazione del presidente Trump, esiste il rischio di una seria controversia commerciale tra gli USA e il resto del mondo, UE inclusa. Il presidente Trump ha di recente dichiarato, testualmente, che le guerre commerciali fanno bene e sono facili da vincere. Ma la verità è semmai l'opposto: le guerre commerciali fanno male e sono facili da perdere. Per questo motivo sono fermamente convinto che sia giunto il momento per gli uomini politici sui due lati dell'Atlantico di agire responsabilmente.

Dal momento che le dichiarazioni del presidente Trump possono avere ripercussioni sui nostri cittadini e sulle imprese europee, per non parlare dell'economia mondiale, proporrò che al prossimo vertice i leader dell'UE procedano un dibattito straordinario sul commercio. Il nostro obiettivo deve essere chiaro: tenere vivo il commercio mondiale e, se necessario, proteggere gli europei dalle turbolenze commerciali, anche attraverso risposte proporzionate in linea con l'OMC. Grazie.

Contatti stampa

Per i non giornalisti: si prega di inviare le richieste al servizio Informazioni al pubblico.

Ultima modifica: 13 gennaio 2024