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  • Discorso
  • 27 ottobre 2015 11:45

Discorso del presidente Donald Tusk al Parlamento europeo sull'ultimo Consiglio europeo del 15 ottobre 2015

Signor presidente, onorevoli membri del Parlamento europeo, 

prima di informarvi sul Consiglio europeo del 15 ottobre e sulle prossime tappe, vorrei fare le osservazioni seguenti. 

La crisi, o piuttosto la sfida, che noi, tutti noi, in quanto comunità, in quanto Unione europea, ci troviamo oggi ad affrontare è forse la più grande da decenni. Non ho il minimo dubbio che questa sfida potrebbe cambiare l'Unione europea che abbiamo costruito. Potrebbe addirittura annullare risultati già raggiunti, quali la possibilità di viaggiare senza frontiere nei paesi dello spazio Schengen. E, cosa forse ancor più pericolosa, potrebbe provocare cambiamenti epocali nel panorama politico europeo. E non si andrebbe certo in una direzione migliore. Sono tempi veramente fuori dell'ordinario che richiedono misure straordinarie, sacrifici straordinari nonché una solidarietà straordinaria. Per me, in quanto presidente del Consiglio europeo, e, penso, per la maggior parte di noi, è fondamentale garantire l'unità dei nostri Stati membri e delle nostre istituzioni europee. Insieme supereremo questa crisi. Non voglio nemmeno pensare al caso contrario. 

Fin dall'inizio di questa crisi ho sottolineato l'importanza di proteggere le nostre frontiere esterne. Anche se non c'è ancora un accordo su come procedere in termini operativi, i leader concordano almeno sul fatto che proteggere le frontiere esterne dell'UE debba essere la nostra priorità. Purtroppo la situazione è destinata a peggiorare ancora, come avevo preannunciato a questa assemblea nel mio ultimo intervento. Mi riferisco, ad esempio, alla nuova ondata di rifugiati da Aleppo e dalle regioni della Siria oggetto dei bombardamenti russi, che ha creato oltre 100.000 nuovi profughi.

Onorevoli membri, 

durante l’ultimo Consiglio europeo, i leader hanno accolto con cautela i lavori della Commissione europea per un accordo con la Turchia in materia di migrazione. In proposito, vorrei ringraziare personalmente il vicepresidente Timmermans, molto impegnato nei dettagli tecnici. Permettetemi di sottolineare ancora una volta che un accordo con la Turchia ha senso solo se contribuisce ad arginare i flussi migratori verso l'Europa. La cooperazione non sarà facile. Non dovremmo illuderci che un paese terzo, Turchia compresa, possa sostituirci nel proteggere le nostre frontiere. 

In secondo luogo, i leader hanno fatto il punto dei lavori intesi a rendere pienamente operativi undici punti di crisi in Grecia e in Italia entro la fine di novembre. Tale scadenza è ambiziosa e richiede una notevole accelerazione in termini di personale e di mezzi a favore di Frontex e dell'Ufficio europeo di sostegno per l’asilo (EASO). Per il momento le agenzie europee dispongono di meno della metà del loro fabbisogno. Per quanto riguarda il ruolo dei punti di crisi, abbiamo avviato un dibattito franco sul modo in cui dovrebbero funzionare, dibattito che è tuttora in corso.

In terzo luogo, abbiamo esaminato a lungo come proteggere le nostre frontiere. Occorre porre subito fine alla discussione del tutto superflua tra i sostenitori della protezione delle frontiere esterne e i fautori della solidarietà e dell'apertura. Abbiamo bisogno di entrambe. Per iniziare a gestire la situazione alle nostre frontiere dobbiamo ripristinare l'effettivo controllo delle frontiere esterne, tra l'altro mettendo fine agli attraversamenti illegali delle frontiere, registrando tutti i richiedenti asilo e organizzando strutture di accoglienza adeguate. Ciò non servirà di per sé ad arrestare il flusso ma lo ridurrà in maniera significativa. In proposito il Consiglio europeo ha convenuto lo sviluppo di Frontex oltre l'attuale mandato. L'agenzia potrà intervenire nelle crisi alle frontiere con maggiore rapidità e risolutezza. Prenderà inoltre l'iniziativa per il rimpatrio dei migranti irregolari. Per raggiungere questo scopo il più presto possibile abbiamo bisogno del sostegno del Parlamento europeo. L’obiettivo è quello di dotare Frontex degli strumenti necessari per la piena protezione delle frontiere europee. Desidero congratularmi per il notevole lavoro già svolto dai membri per finanziare sia Frontex che l'EASO. 

Parallelamente, dovremo trovare il modo di sviluppare ulteriormente la nostra solidarietà interna tra Stati membri. Un primissimo passo è quello di fornire a FRONTEX e all'EASO tutte le risorse di cui hanno bisogno, nonché di attuare il meccanismo di ricollocazione temporanea per alleggerire l'onere a carico degli Stati membri più colpiti. 

Onorevoli membri, 

questa crisi non riguarda soltanto i profughi siriani. Tra due settimane convocherò un vertice dei leader europei e africani a La Valletta. Con l'aiuto delle nostre controparti africane, puntiamo a che il vertice contribuisca a creare un vero partenariato euroafricano in materia di migrazione.

Il Consiglio europeo ha deciso che vogliamo conseguire misure operative concrete, in modo equo ed equilibrato sui seguenti temi: rimpatrio e riammissione efficaci, smantellamento delle reti criminali e prevenzione della migrazione illegale, unitamente a sforzi concreti per affrontare le cause profonde e sostenere lo sviluppo socioeconomico africano, insieme a un impegno in materia di possibilità continuative di migrazione legale. 

Avremo l'obiettivo di valutare le possibilità per sviluppare capacità di accoglienza sicure e sostenibili nelle regioni interessate e fornire ai rifugiati e alle loro famiglie prospettive durature e procedure adeguate, anche attraverso l'accesso all'istruzione e al lavoro, fino a quando potranno tornare nel paese d'origine. 

Chiederemo infine agli Stati membri di contribuire ulteriormente agli sforzi compiuti a sostegno dell'UNHCR, del Programma alimentare mondiale e di altre agenzie, nonché a sostegno del fondo fiduciario regionale dell'UE in risposta alla crisi siriana e del fondo fiduciario dell'UE per l'Africa.     

Signor presidente, onorevoli membri, 

infine sulla Gran Bretagna: ho ragguagliato i leader sulle discussioni preparatorie tenute tra i miei funzionari e il Regno Unito negli ultimi mesi. Abbiamo accolto con favore l'impegno del primo ministro Cameron a mettere per iscritto, all'inizio di novembre, le preoccupazioni specifiche del Regno Unito. 

Grazie.

 

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Ultima modifica: 13 gennaio 2024