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  • Consiglio dell'Unione europea
  • Comunicato stampa
  • 29 maggio 2017 16:05

Repubblica democratica del Congo: l'UE adotta sanzioni nei confronti di altre nove persone

Il Consiglio ha adottato misure restrittive nei confronti di nove persone che detengono posizioni di responsabilità nell'amministrazione statale e nella catena di comando delle forze di sicurezza della Repubblica democratica del Congo (RDC), con effetto immediato. Esse vanno ad aggiungersi alle sette persone nei confronti di cui l'UE ha imposto sanzioni a partire dal 12 dicembre 2016 in risposta all'ostruzione del processo elettorale e alle relative violazioni dei diritti umani.

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Dichiarazione dell'UE sulla situazione nella Repubblica democratica del Congo  

Il deterioramento della situazione nella Repubblica democratica del Congo (RDC) continua a preoccupare profondamente l'Unione europea.

La crisi nella provincia del Kasaï ha raggiunto un livello allarmante sia in termini umanitari e di sicurezza sia per quanto riguarda i diritti umani. Nel condannare con forza tutti gli atti di violenza, indipendentemente dalla loro origine, l'UE manifesta la propria preoccupazione per le segnalazioni di uso sproporzionato della forza da parte degli organi statali, soprattutto le forze di sicurezza, nella gestione della crisi. Esorta le autorità della RDC ad agire nel rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali e ad avviare senza indugio indagini credibili e trasparenti, ricorrendo a competenze internazionali di alto livello per potenziarne la credibilità e l'indipendenza, al fine di individuare i responsabili di atti di violenza e massacri. Sottolinea la necessità di assicurare che la MONUSCO possa esercitare pienamente il suo mandato e di garantire l'accesso umanitario alle zone colpite dalla crisi.

L'UE resta inoltre preoccupata per il protrarsi delle restrizioni dello spazio democratico e dei diritti fondamentali, che includono le restrizioni nei confronti dei media e il divieto di manifestare.

Sul fronte politico, l'UE esprime preoccupazione riguardo alla mancanza di consenso per portare avanti la transizione. Ribadisce che, per uscire dalla crisi in condizioni sostenibili, la transizione deve condurre a elezioni democratiche e trasparenti, da tenersi quanto prima e nel rispetto della costituzione e dell'accordo politico del 31 dicembre 2016. In particolare, è necessario agire in buona fede per istituire istituzioni di transizione genuinamente inclusive e attuare rapidamente misure tese ad allentare la tensione, entrambi elementi fondamentali per un clima elettorale calmo e aperto. L'esistenza di uno spazio di espressione e dibattito senza restrizioni è fondamentale per consentire ai cittadini di esprimersi liberamente mentre si preparano alle elezioni.

Il processo elettorale rimane la sfida principale dei mesi a venire, a partire dalla definizione consensuale di un calendario e di un bilancio elettorali, conformemente all'accordo politico. Il rispetto della risoluzione 2348 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e gli impegni assunti nel quadro dell'accordo politico consentiranno all'Unione europea di sostenere tale processo. La definizione di un calendario guiderà il processo e renderà possibile, in tempo utile, la mobilitazione del sostegno da parte dei partner regionali e internazionali. L'UE incoraggia e sostiene gli sforzi compiuti in tal senso dalle Nazioni Unite, dall'Unione africana e dall'Organizzazione internazionale della Francofonia, come pure dagli altri partner internazionali.

La situazione socioeconomica critica, aggravata da una cattiva governance e dall'appropriazione indebita delle risorse nazionali, lascia gran parte della popolazione, soprattutto i giovani, con poche prospettive future e rappresenta un rischio di destabilizzazione. Tenuto conto del significativo deterioramento della situazione, come indicato nelle conclusioni del 6 marzo 2017, l'UE ha deciso oggi di imporre nuove misure restrittive nei confronti di nove persone responsabili di gravi violazioni dei diritti umani.

Nei prossimi mesi l'Unione europea seguirà da vicino gli sviluppi in ambito politico e dei diritti umani e, a seconda del loro esito, potrà prendere in considerazione l'adozione di ulteriori misure restrittive o, al contrario, revocarne alcune. A tale proposito, ribadisce la sua disponibilità ad avviare un dialogo politico ai più alti livelli, conformemente all'articolo 8 dell'accordo di Cotonou.

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La decisione odierna riguarda il ministro dell'interno attuale e quello precedente, il governatore del Kasaï Centrale, l'ex governatore dell'Alto Katanga, due alti ufficiali, un leader della milizia e il capo del Servizio di intelligence nazionale, inseriti in elenco per aver contribuito ad atti che costituiscono gravi violazioni dei diritti umani nella RDC pianificandoli, dirigendoli o compiendoli. Il ministro delle comunicazioni e dei media nonché portavoce del governo è inoltre inserito in elenco in quanto responsabile della politica repressiva applicata nella RDC nei confronti dei media, che viola il diritto alla libertà di espressione e d'informazione e compromette una soluzione consensuale e pacifica a favore dello svolgimento di elezioni.

I nomi delle persone in questione e i motivi che hanno indotto il Consiglio ad inserirle in elenco figurano nella Gazzetta ufficiale del 29 maggio 2017. Le misure restrittive entrano in vigore immediatamente. Di esse fanno parte il divieto di entrare nell'UE e il congelamento dei beni, come pure l'interdizione di mettere capitali e risorse economiche a disposizione delle persone inserite in elenco.

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Ultima modifica: 14 gennaio 2024