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  • Consiglio europeo
  • Dichiarazione e osservazioni
  • 24 settembre 2015 01:45

Osservazioni del presidente Donald Tusk al termine della riunione informale dei capi di Stato o di governo, 23/9/2015

Buonasera, 

i miei obiettivi per questo vertice erano di porre fine alle reciproche accuse e avere una discussione aperta tra i leader sulla natura del problema e le possibili soluzioni. In secondo luogo dovevamo concordare misure a breve termine da attuare prima della riunione ordinaria del Consiglio europeo sulla migrazione che si terrà fra tre settimane. 

Stasera le discussioni si sono basate sui fatti, non sulle emozioni. In Siria si contano otto milioni di sfollati interni, mentre circa quattro milioni di persone sono fuggite nei paesi limitrofi. Ci troviamo di fronte all'eventualità che milioni di potenziali rifugiati cerchino di raggiungere l’Europa dalla sola Siria, per non parlare dell’Iraq, dell’Afghanistan, dell’Eritrea e di altri luoghi. Durante le mie recenti visite di campi profughi in Turchia e Giordania ho sentito un solo messaggio: "Siamo determinati a raggiungere l' Europa". È chiaro che la più grande ondata di rifugiati e di migranti deve ancora arrivare. Per questo è necessario correggere la politica di apertura incondizionata. Occorre ora concentrarsi sulla protezione adeguata delle nostre frontiere esterne e sull’assistenza esterna ai rifugiati e ai paesi limitrofi dell'UE. 

Di conseguenza, i leader hanno convenuto di offrire maggiore assistenza a Libano, Giordania, Turchia e ad altri paesi della regione, in cambio di una cooperazione rafforzata. Almeno un ulteriore miliardo di euro sarà destinato all'assistenza ai rifugiati nella regione tramite l’UNHCR e il Programma alimentare mondiale. A questo proposito, vorrei ringraziare i leader che hanno risposto alla mia richiesta di venerdì scorso e hanno già offerto nuovi fondi a favore del Programma alimentare mondiale. 

I leader hanno anche convenuto di porre fine all’attuale situazione caotica alle nostre frontiere esterne. Garantire una gestione e un controllo adeguati delle nostre frontiere esterne è una responsabilità comune. Sarebbe iniquo riversare tutti gli oneri sull’Italia o la Grecia o altri paesi. Pertanto, abbiamo tutti convenuto di offrire assistenza in tutti i modi possibili, compresa la cooperazione riguardo ai punti di crisi. Si tratta di un risultato decisamente importante, perché solo pochi giorni fa la questione dei punti di crisi appariva molto spinosa. Le discussioni di oggi sono state proficue e tutti i leader hanno convenuto, in uno spirito di leale cooperazione, che i punti di crisi siano istituiti entro la fine di novembre. 

Le misure che abbiamo concordato oggi non porranno fine alla crisi, ma segnano tutte dei progressi necessari nella giusta direzione. Molto lavoro sarà probabilmente compiuto già prima del nostro prossimo incontro al Consiglio europeo di ottobre. Stasera abbiamo la consapevolezza comune che non possiamo continuare come abbiamo fatto in passato: senza modificare l’assetto attuale lo spazio Schengen rischia di esistere solo sulla carta. 

Jean-Claude illustrerà adesso in modo più dettagliato le diverse misure da realizzare, e vorrei appunto ringraziarlo, insieme ai suoi collaboratori, per gli enormi sforzi compiuti nelle ultime settimane. Il vostro aiuto è stato oggi evidente.

Grazie.

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Ultima modifica: 13 gennaio 2024