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Consiglio “Ambiente”, 19.6.2017, 19 giugno 2017

Principali risultati

Accordo di Parigi

Il Consiglio ha discusso, in seduta pubblica, gli ultimi sviluppi in materia di cambiamenti climatici su scala internazionale. I ministri dell'ambiente hanno espresso opinioni sulla decisione unilaterale dell'amministrazione statunitense di recedere dall'accordo di Parigi e hanno accolto all'unanimità le conclusioni adottate lo stesso giorno sulla questione in sede di Consiglio "Affari esteri".

I ministri sono unanimi nel ribadire il loro fermo impegno a favore della rapida e piena attuazione di tale accordo globale e giuridicamente vincolante. La lotta ai cambiamenti climatici richiede una leadership responsabile a livello mondiale e l'UE e i suoi Stati membri sono pronti ad assumere tale ruolo. Il Consiglio europeo discuterà a sua volta dell'argomento nel corso della riunione prevista questa settimana il 22 e 23 giugno 2017.

"Non vi possono essere ripensamenti quando si tratta di agire contro i cambiamenti climatici. Il nostro futuro ha bisogno di un pianeta pulito e sostenibile. Oggi, insieme ai miei colleghi, ho riaffermato le opinioni espresse dai ministri degli esteri nel ribadire che l'accordo di Parigi è idoneo allo scopo e non può essere rinegoziato. L'UE e i suoi Stati membri stanno lavorando assiduamente per preparare la conferenza COP 23 che si terrà questo novembre a Bonn; siamo ora in procinto di attuare pienamente l'accordo di Parigi. Invitiamo tutti i partner mondiali a fare altrettanto."  

Jose A. Herrera, ministro maltese dello sviluppo sostenibile, dell'ambiente e dei cambiamenti climatici 

L'UE si è impegnata a ridurre le emissioni di gas a effetto serra di almeno il 40% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990. Tale obiettivo è stato presentato nel marzo 2015 quale contributo previsto stabilito a livello nazionale dell'UE e dei suoi Stati membri all'accordo di Parigi. Per conseguire l'obiettivo, la riduzione sarà pari al 43% nei settori contemplati dal sistema di scambio di quote di emissione (settori ETS) e al 30% nei settori non ETS entro il 2030 rispetto al 2005 in entrambi i casi. L'UE si sta adoperando per porre in essere la nuova normativa in materia.

I settori non ETS: condivisione degli sforzi e regolamento LULUCF

Il Consiglio ha tenuto un dibattito sulle due proposte legislative intese a ridurre le emissioni in settori non contemplati dal sistema di scambio di quote di emissione: il regolamento sulla condivisione degli sforzi e il regolamento sull'uso del suolo, sui cambiamenti di uso del suolo e sulla silvicoltura (regolamento LULUCF).

I ministri hanno valutato i progressi finora compiuti e hanno condiviso le loro opinioni sulle principali questioni in sospeso delle proposte, concentrandosi sull'aggiunta di una nuova riserva di sicurezza al regolamento sulla condivisione degli sforzi e fissando livelli di riferimento per le foreste nel regolamento LULUCF.

Le delegazioni hanno fornito validi orientamenti politici sulla via da seguire in relazione a questi due aspetti. Su tale base, si continuerà a lavorare in sede di Consiglio al fine di concordare una posizione negoziale entro la fine dell'anno.

"Abbiamo compiuto notevoli progressi durante la presidenza maltese sui fascicoli non ETS. Ritengo che il raggiungimento di un accordo non sia così lontano, ma occorrono ulteriori sforzi da parte degli Stati membri. Ora più che mai è importante concentrarsi sull'obiettivo di riduzione delle emissioni dell'UE per il 2030. È nostra responsabilità comune tener fede al nostro impegno condiviso. Sono certo che sarà possibile giungere a un compromesso durante la presidenza estone".  

Jose A. Herrera, ministro maltese dello sviluppo sostenibile, dell'ambiente e dei cambiamenti climatici

I settori non ETS rientrano tra i principali strumenti dell'UE volti a ridurre le emissioni di gas a effetto serra e a concretizzare gli impegni assunti dall'UE nel quadro dell'accordo di Parigi.

Piano d'azione dell'UE per la natura, i cittadini e l'economia

Il Consiglio ha adottato conclusioni sul piano d'azione dell'UE per la natura, i cittadini e l'economia. Il piano migliorerà l'attuazione delle direttive sulla tutela della natura affinché possano realizzare il loro pieno potenziale.

I ministri hanno espresso sostegno per il piano d'azione dell'UE, che mira a colmare varie lacune attuative individuate attraverso quattro settori prioritari e 15 azioni concrete.

Tali conclusioni dimostrano il forte impegno dell'UE volto a proteggere le specie e gli habitat naturali e a progredire verso l'obiettivo della strategia Europa 2020 di arrestare e invertire la perdita di biodiversità e il degrado dei servizi ecosistemici.

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Ultima modifica: 14 gennaio 2025