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  • Consiglio dell'Unione europea
  • Comunicato stampa
  • 25 febbraio 2021 12:00

Ucraina: dichiarazione dell'alto rappresentante, a nome dell'Unione europea, sull'annessione illegale della Crimea e di Sebastopoli

Questo documento è disponibile in lingue non UE :

A sette anni dall'annessione violenta e illegale della Repubblica autonoma di Crimea e della città di Sebastopoli da parte della Federazione russa, l'Unione europea mantiene il suo fermo impegno a favore della sovranità e dell'integrità territoriale dell'Ucraina all'interno dei suoi confini riconosciuti a livello internazionale.

Ribadisce di non riconoscere e di continuare a condannare tale violazione del diritto internazionale, che rimane una sfida diretta alla sicurezza internazionale, con gravi ripercussioni sull'ordinamento giuridico internazionale che protegge l'integrità territoriale, l'unità e la sovranità di tutti gli Stati.

L'Unione europea continua a impegnarsi ad attuare pienamente la propria politica di non riconoscimento, anche per mezzo di misure restrittive e di una cooperazione nei consessi internazionali, e invita nuovamente gli Stati membri dell'ONU a prendere in considerazione analoghe misure di non riconoscimento, in linea con la risoluzione 68/262 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite del 27 marzo 2014. L'Unione europea non riconosce e non riconoscerà le elezioni organizzate dalla Federazione russa nella penisola di Crimea.

La crescente militarizzazione della penisola da parte della Federazione russa, comprese le molteplici esercitazioni militari e la costruzione di navi da guerra, continua a incidere negativamente sulla situazione della sicurezza nella regione del Mar Nero. In violazione del diritto internazionale umanitario, la Russia ha imposto agli abitanti della Crimea la cittadinanza russa e la coscrizione nelle sue forze armate. Conformemente alla risoluzione 75/29 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, del 7 dicembre 2020, l'Unione europea ricorda gli effetti negativi dell'annessione illegale sulla stabilità regionale, come dimostrato dall'uso ingiustificato della forza militare da parte della Russia nei confronti dell'Ucraina il 25 novembre 2018. Inoltre la Federazione russa dovrebbe smettere di modificare la struttura demografica della Crimea mediante il trasferimento della propria popolazione civile nella penisola.

L'Unione europea condanna la costruzione del ponte di Kerch e l'inaugurazione di un tratto ferroviario senza il consenso dell'Ucraina. Si tratta di ulteriori tentativi di integrazione forzata della penisola illegalmente annessa alla Russia nonché di un'ulteriore violazione della sovranità e dell'integrità territoriale dell'Ucraina. L'UE si aspetta che la Russia garantisca il passaggio libero e senza restrizioni di tutte le navi attraverso lo stretto di Kerch da e verso il Mar d'Azov, in conformità del diritto internazionale. Le restrizioni illegali a tale passaggio sono tuttora in atto e comportano conseguenze economiche negative per i porti dell'Ucraina nel Mar d'Azov, come anche per l'intera regione.

Dall'annessione illegale da parte della Federazione russa, la situazione dei diritti umani nella penisola di Crimea è notevolmente peggiorata. Tenendo presente la decisione storica della Corte europea dei diritti dell'uomo del 14 gennaio 2021, l'Unione europea chiede che la Russia rispetti pienamente il diritto internazionale umanitario, le norme internazionali in materia di diritti umani e le pertinenti risoluzioni dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, compresa la risoluzione 75/192 del 16 dicembre 2020. Gli abitanti della penisola devono far fronte a sistematiche restrizioni delle loro libertà fondamentali, tra cui la libertà di espressione, la libertà di religione o di credo e la libertà di associazione nonché il diritto alla riunione pacifica. Giornalisti, difensori dei diritti umani e avvocati fronteggiano interferenze e intimidazioni nel loro lavoro. I tatari di Crimea continuano a subire inaccettabili persecuzioni, pressioni e gravi violazioni dei loro diritti. Occorre garantire ai tatari di Crimea, agli ucraini e a tutte le comunità etniche e religiose della penisola la possibilità di mantenere e sviluppare la propria cultura, istruzione e identità, nonché le tradizioni e il patrimonio culturale, attualmente minacciati dall'annessione illegale. Le costanti azioni distruttive contro il patrimonio culturale della penisola, come i tesori archeologici, le opere d'arte, i musei o i siti storici, devono cessare.

Conformemente alla risoluzione 75/192 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, del 16 dicembre 2020, è fondamentale che i meccanismi regionali e internazionali di monitoraggio dei diritti umani e le organizzazioni non governative per la difesa dei diritti umani abbiano un accesso senza restrizioni alla Crimea e a Sebastopoli. Occorrono indagini approfondite su tutti i casi pendenti di violazioni e abusi dei diritti umani, come sparizioni forzate, torture e omicidi, violenze, procedimenti giudiziari per motivi politici, discriminazioni e molestie. Tutte le persone detenute nella penisola di Crimea e condannate in violazione del diritto internazionale, tra cui Emir-Usein Kuku e i suoi cinque coimputati, Oleh Prykhodko, così come Enver Omerov, Riza Omerov e Ayder Dzhapparov, recentemente condannati, devono essere immediatamente rilasciate. Il divieto delle attività del Mejlis, l'organo di autogoverno dei tatari di Crimea, deve essere revocato. La Russia deve inoltre adottare misure per migliorare la situazione ambientale, che è notevolmente peggiorata dall'annessione illegale.

L'UE accoglie con favore gli sforzi diplomatici volti a ripristinare la sovranità e l'integrità territoriale dell'Ucraina all'interno dei suoi confini riconosciuti a livello internazionale ed esaminerà le idee concrete dell'Ucraina a tale riguardo, in linea con la politica di non riconoscimento stabilita.

La presente dichiarazione è formulata in occasione del settimo anniversario dell'annessione illegale della Crimea e di Sebastopoli da parte della Federazione russa, commemorato dall'Ucraina il 26 febbraio 2021.


I paesi candidati Repubblica di Macedonia del Nord, Montenegro e Albania1) e i paesi dell'EFTA Islanda, Liechtenstein e Norvegia membri dello Spazio economico europeo, nonché l'Ucraina, la Repubblica di Moldova e la Georgia aderiscono alla presente dichiarazione.

1)La Repubblica di Macedonia del Nord, il Montenegro e l'Albania continuano a partecipare al processo di stabilizzazione e associazione.

Contatti stampa

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Ultima modifica: 31 gennaio 2024