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Come l'UE gestisce i flussi migratori

L'UE ha adottato diverse normative relative alla gestione dei flussi migratori legali, al trattamento delle domande di asilo e al rimpatrio dei migranti illegali.

Attirare le competenze e i talenti

Il 27 aprile 2022 la Commissione europea ha presentato una comunicazione che definisce un approccio verso una politica nuova e sostenibile dell'UE in materia di migrazione legale, capace di attirare le competenze e i talenti di cui l'UE ha bisogno per far fronte alle carenze di forza lavoro e rispondere ai cambiamenti demografici in Europa.

Lo stesso giorno la Commissione ha presentato anche due proposte tese a modernizzare la direttiva sul permesso unico e la direttiva sui soggiornanti di lungo periodo.

Bacino di talenti

L'UE sta creando un bacino di talenti, ossia una piattaforma a livello dell'UE, che potrebbe accrescere la visibilità dell'Unione e far sì che i datori di lavoro nell'UE possano ricorrere maggiormente a cittadini di paesi terzi con competenze specifiche. Sarà la prima piattaforma UE volta a facilitare e accelerare le assunzioni internazionali per le professioni caratterizzate da carenza di personale a livello dell'UE.

Gli obiettivi della piattaforma sono:

  • abbinare le persone in cerca di lavoro stabilite in paesi terzi con i datori di lavoro stabiliti nell'UE
  • contribuire ad affrontare le carenze critiche nel mercato del lavoro interno dell'UE

La piattaforma si rivolge:

  • alle persone in cerca di lavoro provenienti da paesi terzi
  • ai datori di lavoro in Europa, specie nei settori che registrano carenze
  • agli Stati membri interessati, che possono aderire su base volontaria

Nel giugno 2024 il Consiglio ha concordato il suo mandato negoziale per il bacino di talenti dell'UE. I negoziati tra la presidenza danese e il Parlamento europeo si sono conclusi nel novembre 2025. Nel marzo 2026 il Consiglio ha dato il via libera per l'istituzione del bacino di talenti dell'UE.

Permesso unico

La proposta di revisione della direttiva sul permesso unico è intesa a razionalizzare ulteriormente questa procedura affinché sia più facile per gli Stati membri attirare competenze e talenti da paesi terzi. La proposta rafforza anche la protezione dei lavoratori migranti dallo sfruttamento e dalla disparità di trattamento.

La proposta di direttiva mira a istituire:

  • una procedura unica di domanda per un permesso combinato di lavoro e di soggiorno
  • la garanzia di un insieme comune di diritti per i cittadini di paesi terzi ammissibili, sulla base della parità di trattamento con i cittadini dello Stato membro che rilascia il permesso unico
  • un trattamento più rapido delle domande
  • la possibilità per i titolari di un permesso unico di cambiare datore di lavoro
  • istruzioni chiare in caso di disoccupazione di un titolare del permesso unico

L'8 giugno 2023 il Consiglio ha adottato il suo orientamento generale. Il 20 dicembre il Consiglio e il Parlamento europeo hanno convenuto in via provvisoria di aggiornare la procedura di rilascio del permesso unico. La direttiva sul permesso unico è stata adottata dal Consiglio il 12 aprile 2024.

Soggiornanti di lungo periodo

La proposta della Commissione del settembre 2020, che rientra anche nel più ampio pacchetto sulla migrazione legale, è intesa a:

  • creare un vero e proprio status di soggiornante di lungo periodo dell'UE
  • rafforzare il diritto dei soggiornanti di lungo periodo di spostarsi e lavorare in altri Stati membri

La proposta di direttiva stabilisce le condizioni alle quali i cittadini di paesi terzi che soggiornano legalmente e ininterrottamente in uno Stato membro da almeno cinque anni possono ottenere il permesso di soggiorno di lungo periodo o il permesso di soggiorno permanente dell'UE.

Si applicheranno alcune condizioni affinché i richiedenti possano acquisire lo status di soggiornante di lungo periodo, ad esempio:

  • i richiedenti di paesi terzi devono dimostrare di disporre di risorse stabili e regolari sufficienti al sostentamento loro e dei loro familiari nonché di un'assicurazione malattia
  • gli Stati membri possono inoltre esigere che i cittadini di paesi terzi soddisfino condizioni di integrazione

Il 23 novembre 2023 gli Stati membri dell'UE hanno concordato il loro mandato negoziale per l'aggiornamento di tale direttiva.

Lavoratori altamente qualificati

Il 7 ottobre 2021 il Consiglio ha adottato la direttiva "Carta blu" riveduta. Le nuove norme armonizzano ulteriormente le condizioni di ingresso e soggiorno per i lavoratori altamente qualificati provenienti da paesi terzi e aumentano l'attrattiva della Carta blu UE.

Questo regime di ammissione a livello dell'Unione mira ad attrarre e trattenere lavoratori altamente qualificati, specialmente nei settori che risentono di una carenza di competenze, in particolare attraverso le seguenti misure:

  • definizione di criteri di ammissione più inclusivi
  • facilitazione della mobilità intra-UE
  • agevolazione del ricongiungimento familiare
  • semplificazione delle procedure per i datori di lavoro riconosciuti
  • concessione di un livello molto elevato di accesso al mercato del lavoro

Gli Stati membri potranno mantenere i regimi nazionali per i lavoratori altamente qualificati parallelamente al sistema della Carta blu UE. Le nuove norme introdurranno comunque una serie di disposizioni volte a garantire che i titolari della Carta blu UE e le loro famiglie non siano svantaggiati rispetto ai titolari di permessi nazionali.

La direttiva "Carta blu UE" è stata adottata per la prima volta nel 2009. La Commissione ha proposto una riforma delle norme nel 2016.

Carta recante la dicitura "Carta blu" con la bandiera dell'UE e alcune illustrazioni astratte.
Carta blu UE: attirare talenti (Infografica)

Carta blu UE: attirare talenti (Infografica)

Reinsediamento

Il reinsediamento permette ai rifugiati bisognosi di protezione di entrare nell'UE in modo legale e sicuro senza rischiare la vita intraprendendo viaggi pericolosi.

Dal 2015, programmi di reinsediamento sponsorizzati dall'UE hanno permesso a oltre 98 000 persone vulnerabili e bisognose di protezione internazionale di trovare rifugio nell'Unione. Prima dell'attuazione di ciascun programma di reinsediamento, i paesi dell'UE annunciano i loro impegni riguardo al numero di rifugiati che intendono accogliere.

Il programma 2021-2022 comprendeva per la prima volta, oltre agli impegni per il reinsediamento, anche impegni in materia di ammissioni umanitarie.

Considerando anche i programmi di ammissione umanitaria, gli Stati membri dell'UE hanno finora offerto protezione a circa 130 000 persone:

  • 19 455 nel periodo 2015-2017, pari all'86% degli impegni totali
  • 45 570 nel periodo 2018-2019, pari al 91% degli impegni totali
  • 24 656 nel periodo 2020-2021, pari al 72% degli impegni totali
  • 33 800 nel periodo 2021-2022 (quasi 5 000 persone nell'ambito di programmi di reinsediamento e 28 800 nel quadro di programmi di ammissione umanitaria)

Il periodo di attuazione del programma 2020-2021 è stato prorogato a causa della pandemia di coronavirus. Gli impegni in materia di reinsediamento e di ammissione umanitaria degli Stati membri hanno continuato ad essere attuati nel corso del 2022.

Nel luglio 2022 la Commissione europea ha avviato il ciclo di impegni 2023-2025 per il reinsediamento e le ammissioni umanitarie e ha invitato gli Stati membri a fornire:

  • gli impegni per il 2023
  • una previsione degli impegni per il periodo 2024-2025 (nella misura del possibile)

Oltre ai programmi di reinsediamento, più di 37 300 persone sono state reinsediate in virtù della dichiarazione UE-Turchia del 2016.

Nel 2016 la Commissione europea ha proposto un regolamento che istituisce un quadro dell'UE per il reinsediamento al fine di offrire a chi ne ha bisogno percorsi sicuri e legali per ottenere la protezione internazionale. In questo modo l'UE passerà da programmi di reinsediamento ad hoc a un quadro più stabile caratterizzato da una maggiore sostenibilità e prevedibilità.

Altri flussi migratori legali

Studenti e ricercatori

Nel 2016 l'UE ha adottato una direttiva che stabilisce le condizioni di ingresso e soggiorno dei cittadini di paesi terzi per motivi di ricerca, studio, tirocinio, volontariato, programmi di scambio di alunni o progetti educativi, e collocamento alla pari.

Le norme previste contribuiscono a:

  • promuovere l'UE come centro di eccellenza a livello mondiale
  • favorire l'UE nella competizione mondiale per i talenti e la leadership
  • accrescere la competitività globale e i tassi di crescita dell'UE
  • generare conoscenze e competenze e promuoverne l'acquisizione
  • creare solidarietà e contribuire a rafforzare la coesione sociale
  • contribuire all'arricchimento reciproco e alla familiarità con altre culture

L'UE promuove inoltre la mobilità degli studenti, dei ricercatori e degli imprenditori attraverso il programma Erasmus+, che dispone di un bilancio stimato pari a 26,2 miliardi di EUR, ossia quasi il doppio rispetto ai fondi a disposizione del programma precedente (2014-2020). Il programma 2021-2027 pone un forte accento sull'inclusione sociale, sulle transizioni verde e digitale, come anche sulla promozione della partecipazione dei giovani alla vita democratica.

Lavoratori stagionali

Di fronte alla crescente carenza di manodopera, l'economia dell'UE dipende da un elevato numero di lavoratori stagionali provenienti da paesi terzi.

Nel 2014 il Consiglio e il Parlamento hanno adottato la direttiva sui lavoratori stagionali, che definisce le condizioni alle quali i cittadini di paesi terzi possono entrare e soggiornare nell'UE in qualità di lavoratori stagionali.

Le norme previste contribuiscono a:

  • armonizzare e semplificare le norme di ammissione tra gli Stati membri
  • proteggere i lavoratori stagionali di paesi terzi dallo sfruttamento e da condizioni di lavoro inadeguate
  • affrontare il problema dei lavoratori stagionali di paesi terzi che soggiornano in modo irregolare nell'UE

Trasferimenti intra-societari

Nel 2014 il Consiglio e il Parlamento hanno adottato una direttiva sulle condizioni di ingresso e soggiorno di cittadini di paesi terzi nell'ambito di trasferimenti intra-societari.

Grazie a queste nuove norme, i cittadini di paesi terzi possono chiedere di essere ammessi nell'UE come dirigenti, personale specializzato o dipendenti in tirocinio nell'ambito di trasferimenti intra-societari.

Ricongiungimento familiare

Il ricongiungimento familiare permette a coloro che risiedono legalmente nell'UE di essere raggiunti dai familiari, contribuendo a una migliore integrazione dei cittadini di paesi terzi nella società.

Le norme dell'UE in materia di ricongiungimento familiare sono definite nella direttiva relativa al diritto al ricongiungimento familiare, che stabilisce norme comuni per l'esercizio di tale diritto nell'UE (a eccezione dell'Irlanda e della Danimarca).

Richiedenti asilo

Il sistema europeo comune di asilo (CEAS) stabilisce norme minime comuni per il trattamento dei richiedenti asilo. In pratica, i richiedenti asilo non sono trattati in modo uniforme e i tassi di riconoscimento variano tra gli Stati membri.

Di conseguenza, molti richiedenti asilo si spostano all'interno dell'UE alla ricerca del miglior paese in cui chiedere asilo. Tale fenomeno è noto come "caccia all'asilo più vantaggioso".

La crisi migratoria ha aggravato il problema e ha messo in evidenza la necessità di armonizzare meglio le procedure e le norme in materia di asilo.

Questa infografica presenta una panoramica dei richiedenti asilo nell'UE tra il 1990 e il 2022.
Domande di asilo nell'UE (Infografica)

Domande di asilo nell'UE (Infografica)

Politica di rimpatrio e accordi di riammissione

La politica di rimpatrio dell'UE si basa sulla direttiva "rimpatri". Tale direttiva stabilisce norme chiare, trasparenti ed eque per il rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è illegale.

La direttiva sottolinea inoltre la necessità di concludere accordi di riammissione con i paesi terzi. Tali accordi sono fondamentali per l'attuazione della politica di rimpatrio dell'UE, in quanto definiscono le norme per il rimpatrio nei rispettivi paesi di origine delle persone che risiedono illegalmente nell'UE.

L'UE negozia e conclude accordi di riammissione con i paesi terzi. Il Consiglio incarica la Commissione di negoziare tali accordi con determinati paesi terzi.

Finora l'UE ha concluso 18 accordi di riammissione. L'accordo di Cotonou (il quadro dell'UE per le relazioni con 79 paesi dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico) include altresì disposizioni sul rimpatrio dei migranti irregolari nei rispettivi paesi di origine.

Oltre ad accordi di riammissione, l'UE ha concluso con alcuni paesi terzi anche accordi di rimpatrio aventi lo stesso obiettivo.

Il Consiglio europeo e il Consiglio sottolineano regolarmente la necessità di rafforzare la politica di rimpatrio e riammissione dell'UE e di renderla più efficace attraverso la piena attuazione degli accordi di riammissione e rimpatrio in vigore e la conclusione di nuovi.

Nel settembre 2018 la Commissione ha proposto una riforma delle norme comuni dell'UE in materia di rimpatrio. Le modifiche proposte mirano a rendere le norme vigenti più efficaci. Il 7 giugno 2019 il Consiglio ha concordato la sua posizione su nuove norme per migliorare l'efficacia dei rimpatri.

Nel dicembre 2025 il Consiglio ha concordato la sua posizione su nuove norme dell'UE per rendere le procedure di rimpatrio più rapide, semplici ed efficaci per le persone che non hanno il diritto legale di rimanere nell'UE. Il regolamento proposto introduce procedure comuni a livello dell'UE, obblighi più chiari per i rimpatriati e la possibilità di istituire centri di rimpatrio in paesi terzi, rafforzando la cooperazione e migliorando l'esecuzione delle decisioni di rimpatrio.

Nel giugno 2026 il Consiglio e il Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo sulla nuova normativa dell'UE, aprendo la strada a procedure di rimpatrio più rapide ed efficaci in tutta l'UE. L'accordo integra il patto sulla migrazione e l'asilo e ne sostiene l'effettiva attuazione.

Ultima modifica: 30 marzo 2025