Riflettori puntati sui lavoratori delle piattaforme digitali nell'UE
Il lavoro mediante piattaforme digitali è una modalità lavorativa relativamente nuova, in base alla quale una piattaforma online (come un sito web o un'applicazione) abbina la richiesta di un servizio da parte di un cliente con la prestazione di lavoro retribuito da parte di una persona fisica.
La nuova direttiva mira a contribuire a migliorare le condizioni di lavoro delle persone che lavorano mediante piattaforme digitali, preservando nel contempo le opportunità e i benefici offerti dall'economia delle piattaforme.
Il 13 dicembre 2023 il Consiglio e il Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo provvisorio sulla proposta di direttiva.
Le nuove norme affrontano casi di errata classificazione dei lavoratori delle piattaforme e agevolano le modalità con cui possono essere riclassificati come lavoratori subordinati, garantendo loro un più facile accesso ai diritti loro spettanti in qualità di lavoratori subordinati ai sensi del diritto dell'UE. L'accordo contiene anche disposizioni che miglioreranno la protezione dei dati personali dei lavoratori delle piattaforme e accresceranno la trasparenza in merito alle modalità di utilizzo dei sistemi algoritmici per adottare decisioni sul posto di lavoro.
Nell'ottobre 2024 il Consiglio ha adottato nuove norme tese a migliorare le condizioni di lavoro degli oltre 28 milioni di persone che lavorano mediante piattaforme di lavoro digitali in tutta l'UE.
Lavoratori delle piattaforme digitali nell'UE: cinque quesiti fondamentali
1. Quale ruolo svolgono nell'economia delle piattaforme?
Le persone che lavorano mediante piattaforme di lavoro digitali svolgono incarichi per i clienti in cambio di denaro. Le piattaforme digitali abbinano fornitori e clienti organizzando il lavoro svolto.
Cliente — abbinamento effettuato dalla piattaforma di lavoro digitale tramite algoritmo — lavoratori delle piattaforme digitali
2. Quanti sono?
I lavoratori delle piattaforme digitali rappresentano una fetta cospicua della forza lavoro dell'UE (28,3 milioni nel 2022), un numero simile a quello delle persone impiegate nei settori produttivi (29 milioni).
Si prevede che tale cifra crescerà rapidamente e raggiungerà i 43 milioni nel 2025, ossia un aumento pari al 52% in tre anni.
3. Qual è il loro profilo tipico?
- si tratta con buona probabilità di giovani uomini
- la maggior parte di loro ha un diploma superiore
- il lavoro mediante piattaforme digitali è in genere una fonte di reddito secondaria che si somma all'occupazione principale
4. Quali incarichi svolgono e per chi?
Proventi delle persone che lavorano mediante piattaforme digitali suddivisi per tipo di servizio prestato:
- taxi: 39%
- consegne (consegna di cibo, servizi di trasloco, ritiro della spesa): 24%
- servizi per la casa (pulizia, altri lavori manuali): 19%
- servizi professionali (contabilità): 7%
- attività freelance (progettazione grafica, editing fotografico): 6%
- servizi a domicilio (assistenza all'infanzia, assistenza sanitaria): 3%
- micro-incarichi (classificazione di oggetti, etichettatura): 2%
Tutti i servizi sono forniti tramite piattaforme basate sull'ubicazione, ad eccezione delle attività freelance e dei micro-incarichi, che vengono svolti tramite piattaforme online basate sul web.
I lavoratori sono sovraqualificati rispetto al lavoro che svolgono. Il 70% dei servizi offerti mediante piattaforme di lavoro digitali richiede un livello di competenze basso, il 20% medio-basso e medio, il 6% elevato e il 4% una combinazione di tutti i livelli.
La maggior parte dei servizi (83%) è fornita a persone fisiche. La quota restante (17%) è fornita a imprese o a una combinazione di persone e imprese.
5. Sono lavoratori dipendenti o autonomi?
Affinché i lavoratori delle piattaforme digitali possano beneficiare dei diritti sociali e dei lavoratori che spettano loro, è fondamentale che ne sia definita la corretta situazione occupazionale.
Il 55% di questa categoria di lavoratori guadagna meno del salario minimo orario del paese in cui lavorano, nel caso sia previsto.
Il 41% del tempo che dedicano al lavoro mediante piattaforme digitali non è retribuito (es. ricerca e attesa di incarichi, valutazione degli annunci ecc.).
I lavoratori erroneamente classificati come autonomi non possono beneficiare degli stessi diritti e delle stesse tutele dei dipendenti.
Dei 28,3 milioni di persone che lavorano mediante piattaforme digitali, il 7% (2 milioni) è costituito da lavoratori dipendenti e il 93% (26,3 milioni) da lavoratori autonomi. Tra i lavoratori autonomi, è probabile che il 19% sia classificato in modo scorretto (circa 5 milioni).
Fonti:
- Valutazione d'impatto sul miglioramento delle condizioni di lavoro nel lavoro mediante piattaforme digitali (documento di lavoro dei servizi della Commissione, 10 dicembre 2021)
- Studio a sostegno della valutazione d'impatto di un'iniziativa UE volta a migliorare le condizioni di lavoro nel lavoro mediante piattaforme digitali (Commissione europea)
- Piattaforme di lavoro digitali nell'UE (studio del CEPS per la Commissione europea)
- Eurostat (persone impiegate in attività economiche, 2020)
Informazioni generali:
Ultima modifica: 4 febbraio 2025