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Situazione in Israele, nella Striscia di Gaza e nella regione
Il Consiglio "Affari esteri" ha tenuto una discussione sulla situazione in Israele, nella Striscia di Gaza e nella regione, sulla base della dichiarazione approvata all'unanimità dal Consiglio il giorno precedente che chiedeva, tra l'altro, immediate pause umanitarie delle ostilità a Gaza e la creazione di corridoi umanitari.
I ministri si sono concentrati in particolare sulla situazione umanitaria a Gaza, e hanno ricevuto un resoconto a tale riguardo dal commissario Lenarčič. Il Consiglio ha sottolineato che l'apertura del valico di Rafah rappresenta uno sviluppo positivo ma insufficiente per alleviare la situazione umanitaria.
I ministri hanno rimarcato la necessità di aumentare la capacità di transito attraverso l'apertura di più valichi terrestri o attraverso la creazione di una rotta marittima dedicata; inoltre hanno nuovamente chiesto il rilascio immediato e incondizionato di tutti gli ostaggi e l'accesso a tali ostaggi da parte della Croce Rossa.
Il Consiglio ha poi discusso della necessità di evitare l'escalation e le ricadute sulla regione. A tal fine l'UE sta interagendo con tutti i pertinenti attori regionali, prestando particolare attenzione alla situazione con Hezbollah al confine settentrionale di Israele con il Libano.
Infine, il Consiglio si è concentrato sulla necessità di lavorare a una soluzione a più lungo termine, a uno scenario postbellico in grado di garantire la stabilità e una pace sostenibile per la Palestina, Israele e l'intera regione.
La drammatica crisi che stiamo attraversando ha costi incredibilmente elevati in termini di vite umane — israeliane e palestinesi — e rappresenta un fallimento politico e morale della comunità internazionale. Non siamo riusciti a trovare una soluzione a questa situazione. E quanto sta succedendo ora deve essere l'occasione per far capire a tutti che una soluzione è assolutamente indispensabile e che si deve realizzare un futuro a due Stati. Non si tratta solo di ricostruire Gaza, questo lo abbiamo fatto già più volte. Dobbiamo costruire uno Stato per i palestinesi.
Josep Borrell, alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza
L'alto rappresentante ha proposto ai ministri un insieme di condizioni per lavorare a una soluzione, in stretta cooperazione con gli Stati Uniti e gli Stati arabi.
Lo sfollamento forzato del popolo palestinese al di fuori di Gaza non può avvenire, e nemmeno l'espulsione dei palestinesi sperando che siano accolti altrove. [...] No a modifiche territoriali o riduzioni del territorio di Gaza. No alla rioccupazione da parte delle forze di difesa israeliane in una situazione permanente. Ma anche: no al ritorno di Hamas a Gaza.
Josep Borrell, alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza
Guardando al futuro, l'alto rappresentante ha sottolineato che la situazione a Gaza non può essere dissociata dalla questione palestinese nel suo complesso e che deve far parte di una soluzione globale e sostenibile. I vari soggetti coinvolti devono impegnarsi a trovare soluzioni intorno a un'Autorità palestinese a Gaza, il cui mandato e la cui legittimità devono essere attentamente definiti e decisi dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
L'alto rappresentante ha inoltre rimarcato l'importanza di un maggiore coinvolgimento dei paesi arabi come pure dell'Unione europea nella regione.
I ministri UE degli Affari esteri hanno discusso dell'aggressione della Russia nei confronti dell'Ucraina, dopo che il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba si è rivolto ai ministri dell'UE in videoconferenza informandoli in merito agli ultimi sviluppi sul campo e alle attuali priorità ed esigenze militari del paese.
Il Consiglio ha ribadito il suo fermo impegno a sostenere l'Ucraina e ad aiutarla a difendersi dalla guerra di Putin. I ministri hanno inoltre discusso del sostegno militare e dei futuri impegni dell'UE in materia di sicurezza, a seguito dell'incarico conferito dai leader europei nell'ottobre 2023.
L'alto rappresentante ha confermato che la prima priorità è garantire un sostegno militare supplementare attraverso la dotazione specifica dello strumento europeo per la pace (EPF) proposta — il Fondo di assistenza per l'Ucraina a partire dal 2024.
Inoltre l'UE continuerà a formare i soldati ucraini attraverso la missione consultiva dell'UE in Ucraina, che ha già formato più di 30 000 soldati in meno di un anno, e ne formerà altri 10 000 nel prossimo periodo.
Infine l'UE insisterà su un'altra priorità fondamentale, la formula di pace per l'Ucraina, che il Consiglio considera l'unica proposta per una pace giusta e sostenibile da discutere a livello internazionale.
Armenia/Azerbaigian
Il Consiglio "Affari esteri" ha tenuto una discussione sulla questione Armenia/Azerbaigian, alla luce dell'operazione militare effettuata il 19 e 20 settembre 2023 dall'Azerbaigian nel Nagorno-Karabakh, del successivo sfollamento di massa di oltre 100 000 armeni del Karabakh e degli sforzi in corso per normalizzare le relazioni.
Il Consiglio europeo dell'ottobre 2023 ha discusso di come rafforzare ulteriormente la cooperazione dell'UE con l'Armenia e sostenere la resilienza, la sicurezza, le autorità democraticamente elette e il proseguimento delle riforme del paese.
Su tale base il Consiglio ha convenuto di esplorare la possibilità di fornire un sostegno non letale all'Armenia nell'ambito dello strumento europeo per la pace e di rafforzare la missione dell'UE in Armenia, al fine di consentire un maggior numero di osservatori e di pattugliamenti anche in aree sensibili. I ministri hanno inoltre discusso dell'opzione di consentire la liberalizzazione dei visti per l'Armenia.
Dobbiamo restare estremamente vigili rispetto a qualsiasi tentativo di destabilizzare l'Armenia, sia internamente che esternamente. Il nostro messaggio all'Azerbaigian è chiaro: qualsiasi violazione dell'integrità territoriale dell'Armenia è inaccettabile e avrà gravi conseguenze sulla qualità delle nostre relazioni.
Chiediamo la ripresa dei negoziati tra Armenia e Azerbaigian sulla base del lavoro svolto dal presidente del Consiglio europeo. Occorre concludere il trattato di pace, e siamo impegnati a proseguire il nostro ruolo di mediazione. Abbiamo deciso di invitare il ministro degli Esteri armeno a unirsi a noi a margine di una delle prossime sessioni del Consiglio "Affari esteri".
Josep Borrell, alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza
Altre decisioni
Il Consiglio ha inoltre adottato senza dibattito i punti che figurano negli elenchi dei punti "A" legislativi e non legislativi.
Diplomazia climatica
Ai ministri UE degli Affari esteri si è unito il presidente designato della COP 28 Sultan Al Jaber per uno scambio di opinioni sulla diplomazia climatica. La discussione ha confermato la determinazione dell'UE a garantire che, nonostante le attuali turbolenze geopolitiche, la conferenza delle Nazioni Unite sul clima continui a concentrarsi sulla lotta esistenziale contro il riscaldamento globale e i cambiamenti climatici, con decisioni e impegni ambiziosi.
Riunione ministeriale UE-Balcani occidentali
Al termine della sessione formale del Consiglio "Affari esteri" i ministri dell'UE hanno partecipato alla riunione ministeriale UE-Balcani occidentali insieme ai sei ministri degli Esteri dei partner dei Balcani occidentali: Albania, Bosnia-Erzegovina, Kosovo*, Montenegro, Macedonia del Nord e Serbia.
L'obiettivo della riunione ministeriale era intensificare ulteriormente il dialogo dell'UE con i Balcani occidentali, con particolare attenzione alle sfide comuni in materia di sicurezza, come la manipolazione delle informazioni e le ingerenze da parte di attori stranieri, le minacce informatiche e le ripercussioni dell'aggressione russa nei confronti dell'Ucraina, nonché alla cooperazione nei consessi internazionali.
* Tale designazione non pregiudica le posizioni riguardo allo status ed è in linea con la risoluzione 1244/1999 dell'UNSC e con il parere della CIG sulla dichiarazione di indipendenza del Kosovo.
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