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Sudan

L'UE ha attivamente sostenuto gli sforzi internazionali volti a conseguire la pace e la stabilità in Sudan dall'inizio della guerra nel 2023. L'UE, insieme ai suoi Stati membri, è il principale donatore di aiuti umanitari al Sudan.

La crisi in Sudan

Il popolo sudanese ha subito decenni di conflitto, durante i quali si sono susseguiti la seconda guerra civile sudanese dal 1983 al 2005 e il conflitto nel Darfur dal 2003 al 2020, che hanno portato all'instabilità politica, economica e della sicurezza del paese.

Dall'aprile 2023, il Sudan si trova ad affrontare una nuova guerra civile che vede coinvolte due fazioni, le forze armate sudanesi (SAF) e le forze di supporto rapido (RSF), oltre alle rispettive milizie affiliate.

Il conflitto tra le SAF e le RSF ha aggravato la già difficile crisi umanitaria e causato una grave insicurezza alimentare, sfociata anche nella carestia. Sono stati inoltre segnalati casi diffusi di abuso e violazione dei diritti umani, come:

  • attacchi contro civili sulla base della presunta affiliazione o dell'origine etnica
  • violenza sessuale e di genere
  • attacchi mirati alle strutture sanitarie e alle infrastrutture energetiche
  • reclutamento e impiego di bambini da parte delle fazioni belligeranti

Inoltre, il Sudan ha fortemente risentito degli eventi meteorologici estremi associati ai cambiamenti climatici, come inondazioni e siccità.

Secondo le Nazioni Unite, oltre 33,7 milioni di persone hanno urgente bisogno di assistenza umanitaria. Questa cifra equivale al 65% della popolazione sudanese. Si stima che 19 milioni di persone (due sudanesi su cinque) si trovino ad affrontare livelli elevati di insicurezza alimentare acuta.

Al momento, il Sudan si trova ad affrontare la più grande crisi degli sfollamenti al mondo, con 9 milioni di sfollati interni e oltre 4,4 milioni di persone fuggite al di fuori del Sudan, per lo più in paesi vicini.

Negli ultimi 15 anni il Sudan è stato sempre tra i primi 10 paesi al mondo per numero di sfollati interni a causa di conflitti e violenza.

Secondo le stime dell'UNICEF, in Sudan circa 8,4 milioni di bambini (su 16,5 milioni di bambini in età scolare) non frequentano la scuola. Si stima che il 65% della popolazione sudanese non abbia accesso all'assistenza sanitaria essenziale.

In tutto il paese si registrano carenze di cibo, acqua pulita, medicinali, denaro contante e carburante, che si aggiungono a limitazioni nelle comunicazioni e nell'approvvigionamento di energia elettrica.

Fonte dei dati:

Rifugiati sudanesi.
Rifugiati sudanesi che attraversano il confine con il Ciad.

Le conclusioni del Consiglio sul Sudan

Il 20 ottobre 2025 il Consiglio ha approvato conclusioni in cui condanna fermamente il conflitto in corso in Sudan che, da oltre due anni, causa la perdita di migliaia di vite umane ed enormi difficoltà per il popolo sudanese, oltre a rappresentare una grave minaccia per la stabilità e la sicurezza in tutta la regione.

L'UE è estremamente preoccupata per l'unità, l'integrità territoriale e la stabilità del Sudan, segnato da una crescente frammentazione a livello politico ed etnico, ulteriormente aggravata dall'emergere di strutture di governo parallele. L'UE respinge qualsiasi tentativo di dividere il paese.

L'UE sottolinea che la responsabilità primaria di porre fine al conflitto spetta alla leadership sia delle forze armate sudanesi (SAF) che delle forze di supporto rapido (RSF), e a chi fornisce sostegno a tali entità. L'UE ha definito le richieste seguenti rivolte a tutte le parti del conflitto:

  • un impegno costruttivo nei negoziati per un cessate il fuoco immediato e in un processo credibile e inclusivo di mediazione per la pace, che porti a una cessazione duratura delle ostilità
  • la garanzia di un accesso umanitario rapido, senza ostacoli e sostenibile e della protezione dei civili in tutto il Sudan
  • impegni credibili per favorire una governance civile realmente inclusiva, rappresentativa e indipendente
  • il ripristino e il rafforzamento dello Stato di diritto, dell'assunzione di responsabilità, del rispetto del diritto internazionale, compresi il diritto internazionale umanitario e il diritto internazionale dei diritti umani, e della giustizia in Sudan

L'UE è pronta a intensificare il dialogo con le parti del conflitto, a condizione che vi siano progressi credibili verso l'accoglimento delle sue principali richieste.

In qualità di copresidente delle conferenze di Parigi e Londra per il Sudan e i paesi vicini, l'UE ha dimostrato il suo impegno per sostenere il popolo sudanese e svolgere un ruolo attivo nell'affrontare il conflitto in modo globale.

L'UE continuerà a impegnarsi attivamente, anche al più alto livello, e agirà con una sola voce, promuovendo formati inclusivi e garantendo il pieno coordinamento con i pertinenti attori che condividono le stesse idee. Al fine di giungere a una risoluzione pacifica della crisi, continuerà ad avvalersi dell'intera gamma di strumenti di politica estera a sua disposizione, comprese se del caso misure restrittive mirate, e ove possibile vi ricorrerà maggiormente.

L'UE riconosce i diritti intrinseci del popolo sudanese alla libertà, alla pace e alla giustizia e ribadisce il suo fermo impegno ad accompagnare il Sudan nei suoi sforzi volti a preservare l'unità e l'integrità territoriale e a conseguire una stabilità duratura, la democrazia e una prosperità sostenibile.

L'assistenza umanitaria al popolo sudanese

L'UE, insieme ai suoi 27 Stati membri, è il principale donatore di aiuti umanitari al Sudan. Tra il 2023 e il 2026 l'UE ha destinato 598,3 milioni di euro all'assistenza alle persone più vulnerabili in Sudan.

Tenendo conto del sostegno fornito anche ai paesi vicini colpiti dalla crisi sudanese – come il Ciad, il Sud Sudan, l'Etiopia, la Repubblica centrafricana, l'Uganda, l'Egitto e la Libia – il contributo complessivo dell'UE per il periodo dal 2023 al 2026 ammonta a 974,8 milioni di euro. Queste cifre non comprendono l'assistenza umanitaria fornita dai singoli Stati membri dell'UE.

Inoltre il 15 aprile 2026, in occasione della terza conferenza internazionale sul Sudan, l'UE, insieme ai suoi Stati membri, si è impegnata a stanziare oltre 812 milioni di euro in aiuti per rispondere rapidamente all'emergenza in corso sia all'interno che all'esterno dei confini del paese.

Rispetto all'importo totale di tale impegno, il contributo dell'Unione europea ammonta a 360,8 milioni di euro, di cui 215,5 milioni sosterranno le persone bisognose in Sudan e 145,3 milioni contribuiranno a rispondere alla crisi regionale dei rifugiati provocata dalla guerra.

Gli aiuti umanitari dell'UE forniscono alle comunità sudanesi:

Una ciotola di cibo.

assistenza alimentare e nutrizionale

Mani che raccolgono acqua da un rubinetto aperto.

acqua e servizi igienico-sanitari

Una mano che impugna una siringa.

assistenza sanitaria

Una tenda.

riparo

Uno zaino, alcuni quaderni e penne.

istruzione

Una pila di banconote.

contributi in denaro

L'UE contribuisce inoltre al trattamento e all'assistenza nutrizionali dei bambini di età inferiore ai cinque anni e delle donne incinte o in periodo di allattamento in tutto il Sudan.

L'assistenza è fornita tramite agenzie delle Nazioni Unite, organizzazioni non governative internazionali e il Movimento della Croce Rossa.

Dal 2023 l'UE ha inoltre completato numerosi voli del ponte aereo umanitario, trasportando forniture essenziali attraverso il Ciad e Port Sudan per raggiungere le persone bisognose.

L'UE promuove inoltre il rispetto del diritto internazionale umanitario per l'accesso sicuro e senza restrizioni agli aiuti umanitari, la protezione dei civili e la sicurezza degli operatori umanitari.

Le sanzioni connesse al Sudan

Stabilità e transizione politica del Sudan

Nell'ottobre 2023, in risposta al conflitto tra le RSF e le SAF, l'UE ha istituito un nuovo quadro di sanzioni connesse al Sudan.

Il quadro riguarda le persone e le entità responsabili delle seguenti attività o in esse coinvolte:

  • azioni o politiche che minacciano la pace, la stabilità o la sicurezza del Sudan
  • attività che ostacolano o compromettono gli sforzi volti a riprendere la transizione politica democratica in Sudan
  • attività che ostacolano la fornitura, l'accesso o la distribuzione di assistenza umanitaria in Sudan
  • pianificazione, direzione o esecuzione di gravi abusi dei diritti umani o violazioni del diritto internazionale umanitario in Sudan

Le sanzioni si applicano a persone fisiche o a entità appartenenti o affiliate alle SAF o alle RSF, così come a persone ed entità ad esse associate. Consistono tra l'altro nel divieto di viaggio nei confronti di persone, nel congelamento dei beni nei confronti di persone ed entità e nel divieto di mettere fondi e risorse economiche a disposizione delle persone e delle entità inserite in elenco.

18 persone fisiche e 8 entità sono oggetto di sanzioni nell'ambito di tale regime, prorogato fino al 10 ottobre 2026.

Nel luglio 2026 l'UE ha introdotto un divieto di acquisto, importazione o trasferimento di oro originario del Sudan. Ha inoltre vietato la vendita, la fornitura, il trasferimento o l'esportazione di mercurio e cianuro in Sudan. Queste sostanze chimiche sono ampiamente utilizzate per l'estrazione o lo sfruttamento dell'oro.

Tali misure mirano a limitare le fonti di finanziamento del conflitto e ad aumentare ulteriormente la pressione su coloro che alimentano la guerra.

L'imposizione delle sanzioni sottolinea il risoluto sostegno dell'UE alla pace e all'accertamento delle responsabilità in Sudan. L'UE, in coordinamento con la comunità internazionale, utilizzerà gli strumenti diplomatici a sua disposizione, comprese le sanzioni, per favorire una risoluzione pacifica del conflitto, affrontare la grave situazione umanitaria nel paese e oltre i confini e promuovere un processo politico inclusivo e duraturo che rispecchi le aspirazioni del popolo sudanese.

Embargo sulle armi

A partire dal 1994, l'UE ha imposto un embargo sulle forniture di armi al Sudan, integrato nel 2005 con l'attuazione, da parte dell'UE, delle sanzioni delle Nazioni Unite nei confronti del Sudan connesse al conflitto nel Darfur.

Nel 2011, a seguito dell'indipendenza del Sud Sudan, l'UE ha modificato l'embargo sulle armi per includervi sia il Sudan che il Sud Sudan, per poi decidere nel 2014 di separare i quadri di sanzioni relativi ai due paesi.

Nell'ambito del regime relativo al Sudan, ai cittadini dell'UE è vietato svolgere le seguenti attività con qualsiasi persona o organismo in Sudan o per un uso in Sudan:

  • fornire, vendere, trasferire o esportare armamenti o materiale militare connesso di qualsiasi tipo
  • fornire assistenza tecnica, servizi di intermediazione e altri servizi collegati ad attività militari e alla fornitura, alla fabbricazione, alla manutenzione e all'impiego di armamenti e materiale militare connesso
  • finanziare o prestare assistenza finanziaria collegata ad attività militari

La decisione ha imposto il divieto di viaggio e il congelamento dei beni nei confronti di cinque persone fisiche che sono considerate:

  • un ostacolo al processo di pace
  • una minaccia per la stabilità nel Darfur e nella regione
  • colpevoli di aver commesso violazioni del diritto internazionale umanitario o del diritto internazionale dei diritti umani o altre atrocità
  • colpevoli di violazioni dell'embargo sulle armi e/o responsabili di voli militari offensivi nella regione del Darfur e sullo spazio aereo sovrastante

Per saperne di più

Un elicottero antincendio e alcuni elementi astratti che rappresentano la risposta alle crisi.
Risposta alle crisi

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Aiuti umanitari

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Perché l'UE adotta sanzioni?

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Ultima modifica: 13 luglio 2026