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Trasparenza retributiva nell'UE

L'UE intende rafforzare il principio della parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro attraverso nuove norme UE in materia di trasparenza retributiva.

In che modo le norme dell'UE in materia di trasparenza retributiva andranno a vantaggio dei cittadini dell'UE?

Il Consiglio ha adottato nuove norme sulla trasparenza retributiva il 24 aprile 2023.

La direttiva dell'UE mira a combattere la discriminazione retributiva e contribuire a colmare il divario retributivo di genere nell'UE.

In base alle nuove norme, le imprese dell'UE saranno tenute a fornire informazioni sulle retribuzioni e a intervenire se il divario retributivo di genere supera il 5%.

La direttiva contiene inoltre disposizioni in materia di risarcimento per le vittime di discriminazione retributiva, come pure sanzioni, che comprendono ammende, per i datori di lavoro che non rispettano le norme.

Le nuove norme sulla trasparenza retributiva dovrebbero contribuire a combattere la discriminazione retributiva sul lavoro e a colmare il divario retributivo di genere.

La trasparenza può contribuire a dotare i lavoratori e le lavoratrici dei mezzi necessari per far valere il loro diritto alla parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore attraverso una serie di misure vincolanti.

La mancanza di trasparenza retributiva è stata individuata come uno dei principali ostacoli all'eliminazione del divario retributivo di genere, che resta intorno all'11%. Ciò significa che, per ora prestata, le donne guadagnano in media l'11% in meno rispetto agli uomini per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore (dati Eurostat del 2024).

Il divario retributivo ha ripercussioni a lungo termine sulla qualità della vita delle donne, sul loro rischio di esposizione alla povertà e sulla persistenza del divario pensionistico, che è pari a circa il 25% nell'UE (dati Eurostat del 2024).

Ancora oggi nell'UE molte donne guadagnano meno degli uomini per lo stesso lavoro. Una maggiore trasparenza retributiva e un'applicazione più rigorosa contribuiscono a colmare il divario retributivo di genere.
Divario retributivo di genere nell'UE: fatti e cifre

Divario retributivo di genere nell'UE: fatti e cifre

La pandemia di COVID-19 e le sue ricadute economiche e sociali rendono ancora più urgente affrontare la questione: la pandemia ha ulteriormente messo in luce le sfide di lunga data connesse alla partecipazione delle donne al mercato del lavoro, in quanto le donne si sono assunte la maggior parte delle responsabilità di assistenza durante questo periodo.

In che modo le nuove norme dell'UE intendono aumentare la trasparenza retributiva e l'applicazione delle norme?

Accesso alle informazioni

In base alle nuove norme i datori di lavoro avranno l'obbligo di fornire alle persone in cerca di lavoro informazioni sulla retribuzione iniziale o sulla fascia retributiva dei posti vacanti pubblicati, riportandole nel relativo avviso di posto vacante o comunicandole prima del colloquio di lavoro.

Ai datori di lavoro sarà inoltre fatto divieto di chiedere ai candidati e alle candidate informazioni sulle retribuzioni percepite negli attuali o nei precedenti rapporti di lavoro.

Una volta assunti, i lavoratori e le lavoratrici avranno il diritto di chiedere ai loro datori di lavoro informazioni riguardanti:

  • livelli retributivi medi, ripartiti per sesso, delle categorie di lavoratori che svolgono lo stesso lavoro o un lavoro di pari valore
  • i criteri utilizzati per determinare la progressione retributiva e di carriera, che devono essere oggettivi e neutri sotto il profilo del genere

Obbligo di comunicazione

Le imprese con più di 250 dipendenti saranno tenute a riferire annualmente all'autorità nazionale competente in merito al divario retributivo di genere all'interno della propria organizzazione.

Per le imprese più piccole, l'obbligo di comunicazione avrà cadenza triennale. Le organizzazioni con meno di 100 dipendenti non avranno alcun obbligo di comunicazione.

Se dalla comunicazione emerge un divario retributivo superiore al 5% non giustificabile sulla base di criteri oggettivi e neutri sotto il profilo del genere, le imprese saranno tenute ad agire svolgendo una valutazione congiunta delle retribuzioni in collaborazione con i rappresentanti dei lavoratori.

Accesso alla giustizia

Ai sensi della nuova direttiva, i lavoratori e le lavoratrici che hanno subito una discriminazione retributiva basata sul genere possono ottenere un risarcimento, compreso il recupero integrale delle retribuzioni arretrate e dei relativi bonus o pagamenti in natura.

Sebbene l'onere della prova, nei casi di discriminazione retributiva, sia stato solitamente a carico del lavoratore o della lavoratrice, spetterà ora al datore di lavoro dimostrare di non aver violato le norme UE in materia di parità di retribuzione e trasparenza retributiva. In caso di violazioni, le sanzioni devono essere efficaci, proporzionate e dissuasive e comporteranno delle ammende.

Estensione del campo d'applicazione

Per la prima volta, la discriminazione intersezionale (ossia fondata su una combinazione di molteplici forme di disuguaglianza o svantaggio, come il genere e l'etnia o la sessualità) è stata inclusa nell'ambito di applicazione delle nuove norme. La direttiva contiene inoltre disposizioni volte a garantire che si tenga conto delle esigenze delle persone con disabilità.

In che modo le nuove norme affrontano la questione della discriminazione?

La trasparenza retributiva dovrebbe consentire ai lavoratori e alle lavoratrici di individuare e contrastare eventuali discriminazioni tra donne e uomini.

I pregiudizi di genere nei sistemi retributivi e l'inquadramento professionale che non valorizza il lavoro delle donne e degli uomini in modo equo e neutro sotto il profilo del genere sono molto comuni.

Poiché tali pregiudizi sono spesso inconsci, la trasparenza retributiva può contribuire a sensibilizzare i datori di lavoro sulla questione e aiutarli a individuare disparità retributive discriminatorie basate sul genere che non possono essere spiegate da validi fattori discrezionali e che sono spesso involontarie.

Contesto e cronistoria

Il diritto alla parità di retribuzione tra donne e uomini per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore è sancito dall'articolo 157 TFUE e dalla direttiva 2006/54/CE sulla parità di retribuzione.

Tuttavia, l'attuazione e l'applicazione di questo principio si sono sempre rivelate difficili. In parte, ciò si deve al fatto che la discriminazione retributiva spesso non è nemmeno rilevata proprio a causa di una mancanza di trasparenza retributiva, il che impedisce alle vittime di presentare ricorso.

La trasparenza retributiva basata sul genere è stata inclusa tra le priorità fondamentali della strategia dell'UE per la parità di genere 2020-2025 e il 4 marzo 2021 la Commissione europea ha presentato una proposta di direttiva sulla trasparenza retributiva.

I principali obiettivi della proposta sono i seguenti:

  • dotare i lavoratori e le lavoratrici dei mezzi necessari per far valere il loro diritto alla parità retributiva attraverso una serie di misure vincolanti in materia di trasparenza retributiva (prima e dopo l'impiego)
  • potenziare la trasparenza dei sistemi retributivi
  • migliorare la comprensione da parte del pubblico dei concetti giuridici pertinenti
  • rafforzare l'applicazione dei diritti e degli obblighi relativi alla parità di retribuzione tra uomini e donne

La proposta ha risposto all'invito del Consiglio del giugno 2019 a elaborare misure concrete per aumentare la trasparenza retributiva e ha fatto seguito ai ripetuti inviti a intraprendere ulteriori azioni in questo settore.

Posizione del Consiglio

Il Consiglio ha adottato una posizione (orientamento generale) sulla direttiva nel dicembre 2021.

Durante le discussioni in sede di Consiglio sono state sollevate varie questioni:

  • proporzionalità e interferenza con i sistemi nazionali
  • aumento degli oneri finanziari e amministrativi a carico dei datori di lavoro (in particolare dei datori di lavoro delle microimprese e delle piccole imprese)
  • candidatura a un posto di lavoro
  • mezzi di tutela e applicazione dei diritti e degli obblighi connessi al principio della parità di retribuzione

Proporzionalità e interferenza con i sistemi nazionali

Durante le discussioni in sede di Consiglio sono stati compiuti notevoli sforzi per affrontare le preoccupazioni relative alla proporzionalità delle soluzioni proposte. Diverse disposizioni sono state modificate al fine di chiarire che la proposta non dovrebbe interferire con i modelli nazionali del mercato del lavoro.

La posizione finale del Consiglio tiene conto del ruolo delle parti sociali e dell'autonomia del dialogo sociale. Inoltre, diversi concetti chiave della proposta sono stati ridefiniti o ulteriormente chiariti al fine di dissipare eventuali dubbi in merito alla comprensione della terminologia e garantire l'applicazione uniforme della direttiva.

Aumento degli oneri finanziari e amministrativi a carico dei datori di lavoro (in particolare dei datori di lavoro delle microimprese e delle piccole imprese)

Sono state espresse preoccupazioni riguardo agli oneri amministrativi e finanziari che l'attuazione degli obblighi relativi alla trasparenza retributiva potrebbe comportare per i datori di lavoro.

Le discussioni si sono incentrate sulla possibilità di esentare le microimprese, le piccole e medie imprese da taluni obblighi nel contesto delle preoccupazioni riguardo agli obblighi eccessivi in materia di comunicazione dei dati. La presidenza ha mantenuto la soglia di 250 lavoratori e lavoratrici nella sua proposta di compromesso e l'elemento relativo alla comunicazione dei dati. Ha tuttavia introdotto diverse esenzioni per i datori di lavoro delle microimprese e delle piccole imprese e ha chiarito i criteri da utilizzare nell'applicazione del concetto di lavoro di pari valore.

Candidatura a un posto di lavoro

Non era chiaro se la proposta riguardasse i candidati e le candidate a un posto di lavoro (piuttosto che le persone occupate). Il testo di compromesso finale chiarisce che, ai fini della trasparenza retributiva prima dell'assunzione, la direttiva si applica anche ai candidati e alle candidate a un posto di lavoro.

Mezzi di tutela e applicazione dei diritti e degli obblighi connessi al principio della parità di retribuzione

Gli Stati membri hanno sollevato preoccupazioni riguardo al fatto che le disposizioni fossero troppo dettagliate e interferissero con i sistemi giudiziari nazionali. La posizione finale del Consiglio consente una maggiore flessibilità per gli Stati membri mantenendo nel contempo i principali elementi necessari per l'efficace applicazione del principio della parità di retribuzione.

Tiene inoltre conto dei diversi modelli di mercato del lavoro e del ruolo delle parti sociali. Prevede esenzioni e deroghe per i datori di lavoro delle microimprese e delle piccole imprese al fine di ridurre al minimo l'impatto finanziario e amministrativo di disposizioni specifiche. Inoltre, offre maggiore flessibilità agli Stati membri per quanto riguarda l'applicazione della proposta.

Negoziati con il Parlamento europeo

Il Parlamento europeo e il Consiglio, sotto la presidenza ceca, hanno raggiunto un accordo politico il 15 dicembre 2022. Il Parlamento europeo ha adottato la direttiva nella plenaria del 30 marzo 2023.

Adozione in sede di Consiglio

La nuova direttiva sulla trasparenza retributiva è stata adottata dal Consiglio il 24 aprile 2023.

Entrata in vigore

La direttiva sulla trasparenza retributiva entrerà in vigore al momento della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'UE. Successivamente, gli Stati membri dell'UE avranno tre anni per "recepire" la direttiva, adeguando la rispettiva legislazione nazionale per includere le nuove norme.

L'impegno dell'UE nelle questioni sociali

Le politiche per l'occupazione e l'inclusione sociale sono principalmente di competenza dei paesi dell'UE. Ciò significa che i governi nazionali decidono in merito a questioni quali la regolamentazione salariale, i sistemi pensionistici e l'età pensionabile e le prestazioni di disoccupazione.

La direttiva sulla trasparenza retributiva fa parte del lavoro svolto dall'UE per sostenere gli Stati membri con normative, fondi e strumenti tesi a coordinare meglio le politiche nazionali, promuovere l'occupazione, migliorare le condizioni di vita e di lavoro, fornire una protezione sociale adeguata e combattere l'esclusione sociale.

Illustrazione: promuovere un'Europa sociale più forte.
Promuovere un'Europa sociale più forte (Infografica)

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Ultima modifica: 14 aprile 2026